Mark Lawrence.
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Il principe delle tenebre.
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Parte 2.
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Titolo originale:Prince Of Fools: Book 1 of The Red Queen's War. 2014.
2016 Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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16.
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Arrivammo ad Ancrath attraversando le strade di confine tra Rhone e Gelleth. L'innata prudenza di Snorri ci tenne al sicuro in varie occasioni, per esempio quando ci nascondemmo nella foresta, appena prima di incrociare una truppa di soldati malridotti in marcia verso sud; o quando ci infilammo in un campo di mais per evitare dei briganti pronti a qualche ruberia. Io ero pi determinato di Snorri a evitare certi incontri, ma i miei sensi se la cavavano meglio quando dovevano scovare problemi imminenti in mezzo a qualche festa, o nei fumi d'oppio di un salotto, piuttosto che a cavallo in aperta campagna.
Nella citt di Oppen, pochi chilometri nell'entroterra di Ancrath, comprai dei vestiti da viaggio pi comodi. Mi assicurai che la qualit fosse abbastanza alta, volevo distinguermi come un uomo di un certo rango - anche se, ovviamente, in condizioni normali, non me ne sarei andato in giro con stivali robusti e stoffe spesse capaci di resistere a trattamenti poco gentili. Avevo schifato l'idea che un tizio di Rhone mi prendesse le misure per il cappotto e il cappello, ma decisi che potevo anche sopportare le attenzioni di un sarto di Ancrath.
Snorri sbuffava e pestava i piedi cos tanto durante le misurazioni che dovetti mandarlo fuori a cercarsi un'ascia che fosse pi di suo gradimento.
Nel momento stesso in cui lasci la stanza, iniziai a sentirmi male.
Non c'entrava nulla la vicinanza a cui ci costringeva l'incantesimo: il problema era la negromante che a Chamy-Nix aveva cercato di ucciderci e che sicuramente seguiva le nostre tracce. Be', lei o quell'essere che mi aveva guardato da dietro la maschera all'opera. La Sorella Silente aveva piazzato la trappola per quella creatura. Ne ero certo ora. Era disposta a sacrificare la vita di duecento persone, inclusa l'lite di Vermillion - me compreso, dannazione - pur di bruciare quel mostro. Potevo solo pregare che la crepa che avevo creato, scappando dal suo sortilegio, non avesse liberato anche quella strana creatura. E ovviamente, c'erano tanti altri seguaci del Re dei Morti che potevano nascondersi dietro ogni angolo. Persino nella bottega di un sarto!
Alla fine, lasciai Oppen con un senso di sollievo. Tenermi sempre in movimento era diventata un'abitudine, e non ero certo che sarei pi tornato a sentirmi al sicuro fermo in un posto.
Costeggiamo i monti Matterack, una tetra catena che non aveva nulla della maestosit delle Aspi, e ci ritrovammo su Via di Roma. Da tempo sostenevo che avremmo dovuto prenderla sin dall'inizio.  lastricata in modo migliore, pi sicura, piena di locande e bordelli a intervalli regolari, attraversa almeno dodici citt importanti....
E pi sorvegliata. Snorri guid Sleipnir su quel lastricato antico. La cavalla inizi immediatamente a scalpitare. Quel rumore - le zampe di un destriero sulla pietra - lo riconobbi come il suono della civilt. In campagna, c' solo fango. Quanto vorrei sentire uno zoccolo sul lastricato ogni giorno.
E quindi perch ora ci arrischiamo?
Siamo pi veloci.
Che differenza.... Non continuai. La velocit era importante? Per Snorri s. La moglie e il figlio erano prigionieri da mesi, ormai, gi da prima che Snorri arrivasse in catene a Vermillion. E se avevano tenuto duro cos a lungo, svolgendo i lavori assegnati loro dai negromanti delle Isole Sommerse, pochi giorni in pi non avrebbero fatto molta differenza. Ma non glielo potevo dire. Pi che altro perch ci tenevo parecchio ai miei denti, ma anche perch l'angelo che mi sussurrava nell'orecchio non avrebbe approvato, ed  meglio non far incazzare un angelo che vive dentro la tua pelle. Sono i peggiori. Ce la siamo cavata bene, con il nostro ritmo. Perch dobbiamo accelerare ora all'improvviso?. Decisi di aspettare che ci arrivasse da solo. Mentire a te stesso a voce alta, se c' qualcuno che ti ascolta,  difficile. Gli lasciai la possibilit di dirmi se davvero credeva ancora che i suoi fossero vivi.
Lo sai. Mi lanci uno sguardo severo.
Dimmelo lo stesso, risposi.
Le voci. Dobbiamo darci una mossa e finire tutto alla svelta, toglierci di dosso l'incantesimo di quella maledetta strega, prima che la voce che sento la smetta di suggerire e cominci a ordinare.
Mi lasci a bocca aperta, e senza nulla da aggiungere. Soltanto dopo una cinquantina di metri, con il sottofondo del clop-clop degli zoccoli di Ron, mi ricordai di richiudere la bocca.
Stai cercando di dirmi che tu non senti una voce?. Snorri si volt a lanciarmi un'occhiata. Aveva quell'espressione... l'espressione di un uomo che d un nome alle sue asce.
Era difficile negarlo. Quella voce che a Compere aveva iniziato a bisbigliare piano nelle mie orecchie era cresciuta giorno dopo giorno - e sempre pi frequentemente mi diceva cosa fare. Si faceva pi forte alba dopo alba. All'inizio, avevo pensato che fosse ci che intendeva la gente - soprattutto la cugina Serah - quando mi diceva di ascoltare la coscienza. Avevo ipotizzato che forse tutta quell'aria fresca, unita alla carenza di alcool per la prima volta nella mia vita, mi avesse spinto a prestare attenzione al seccante monologo della voce della coscienza. Ma mattina dopo mattina, una lezione morale dopo l'altra, avevo iniziato a dubitarne. Di certo nessuno se ne va in giro con una specie di insopportabile voyeur moralista che lo tormenta ogni secondo della vita, no? Come potrebbe rimanere anche lontanamente sano di mente, altrimenti? E, soprattutto, come farebbe a divertirsi?
E cosa ti dice la tua voce?, chiesi, senza ammettere niente. Snorri torn a guardare la strada, mostrandomi le sue ampie spalle. L'oscurit mi ha attraversato, Jal. Si  fatta strada con forza dentro di me. Che tipo di segreti pensi che bisbigli la notte?
Uhm. Non suonava allettante, anche se, in tutta sincerit, non mi sarebbe dispiaciuto fare a cambio. Dagli oscuri recessi della mia mente affioravano in continuazione dei consigli sgradevoli. Il pi delle volte, li ignoravo con facilit. Ma d'altra parte, venir ripreso in continuazione sulle mie mancanze morali stava diventando fastidioso. Ha un nome, la tua voce?
La chiamano Aslaug.
La? Ti sei beccato una donna?, non riuscii a nascondere il disappunto nella mia voce. E neppure ci provai, a dirla tutta.
Loki ha giaciuto con una jtnar, una bellezza con l'ombra di ragno. Snorri sembrava a disagio, non c'era pi nulla nelle sue parole che ricordasse la sicurezza del narratore che tante volte aveva dimostrato. Esitava prima di esporre i dettagli meno consueti. Diede alla luce le cento figlie negli angoli pi oscuri del mondo. Nessuna di loro usc mai alla luce del sole.  una storia che ci raccontava la vecchia Elida, questa. Ora una di quelle sorelle cammina nella mia ombra.
Quindi a te  toccata una donna bella e depravata, mentre io ho un guastafeste timorato di Dio. C' forse giustizia al mondo?
Come si chiama?, Snorri si volt a guardarmi.
Baraqel. Sicuramente, mio padre ne avr parlato fin troppo a lungo dal suo pulpito. Ma figurati se mi ricordo un nome del genere. Baraqel, certamente, sarebbe stato entusiasta di annoiarmi con la sua genealogia, se solo gliel'avessi permesso. A quanto pareva era una voce eterea che adorava il suono delle proprie parole. Per fortuna, le sue visite erano limitate ai pochi minuti che intercorrevano tra il momento in cui il sole sorgeva e quello in cui si levava alto nel cielo - per il resto del tempo, riuscivo a ignorarlo piuttosto bene. E dato che ero composto per gran parte di vizi e peccati che dovevano assolutamente essere condannati, non avevamo molto spazio per trattare altre faccende.
Bene, disse Snorri. Direi che  chiaro che dobbiamo affrettarci, prima che Baraqel faccia di te un uomo per bene. E prima che Aslaug mi renda un uomo cattivo. Tu non le piaci, Jal, dovresti saperlo.
Sapessi cosa dice Baraqel del mio compagno di viaggio pagano. Non male come risposta, anche se in verit il mio angelo, durante le nostre chiacchierate mattutine, nominava sempre Snorri come un esempio da seguire. Quindi, dopo tutto, era un bene che il norreno non potesse sentirlo.
Cavalcammo tutto il giorno, e per una volta il sole splendeva alto. Ancrath dunque si stava godendo quell'estate, che a noi era stata a lungo negata durante il viaggio. Forse il clima influenz il mio giudizio, ma devo ammettere che Ancrath mi rimase impressa come un gentile angolo d'impero. Ben lontana dalle pecche di Rhone, aveva terre fertili e ben coltivate, cittadini piacevoli e umili, e una classe mercantile pi che disposta a compiacere il prossimo nell'incessante ricerca di monete sonanti.
Tenni d'occhio Snorri per tutto il giorno, per assicurarmi che in lui non comparisse alcun segno di malvagit - anche se non avevo alcuna idea di che cosa avrei fatto se ne avessi notato uno. Essere incatenato a un vichingo assetato di sangue e dover affrontare una missione di salvataggio praticamente suicida era di per s gi piuttosto straziante. E come se non bastasse, ora ero incatenato a un vichingo che sarebbe potuto diventare un mostro malefico da un istante all'altro.
La giornata trascorse tranquillamente e Snorri non mostr la minima inclinazione verso una qualche tendenza demoniaca. Tuttavia, mi ero convinto che la sua ombra fosse pi scura di quella degli altri, e mi ritrovai ogni tanto a osservarla, cercando qualche cenno della sua nuova padrona.
La piccola benedizione che la Sorella Silente mi aveva personalmente recapitato mi svegli nell'istante in cui il sole iniziava a sorgere, proprio mentre i galli si schiarivano la voce per il loro primo canto.
Il pagano  divenuto servo dell'oscurit, dovresti denunciarlo a qualche giusto membro dell'inquisizione. Baraqel parlava piuttosto piano, ma si sa che una voce che ti bisbiglia proprio nel timpano  difficile da ignorare. Inoltre, aveva un modo di fare davvero irritante.
Co... cosa?
Fallo arrestare.
Sbadigliai e mi stiracchiai. Fui felice di ritrovarmi dopo tutto quel tempo in un letto, anche se non in piacevole compagnia. Pensavo che Snorri fosse il tuo pupillo. L'esempio che mi dovevo sforzare di seguire, no?
Persino un pagano pu incarnare virt ammirevoli, e buoni modelli di comportamento sono difficili da incontrare tra i selvaggi, principe Jalan. Tuttavia, la sua mancanza di una vera fede lo ha lasciato esposto alla possessione, al di l di ogni possibilit di salvezza. Il fuoco e la tortura sono gli unici strumenti che possono alleviare la sua condanna all'inferno, ormai.
Uhmmm. Mi grattai le palle. Delle pulci ignote erano un piccolo prezzo da pagare per la comodit di un letto. Non credo che mi ringrazierebbe per questo favore.
Ci che vuole Snorri  irrilevante, principe Jalan. Il demone che ha preso possesso di lui deve essere bruciato. Deve essere gettata nel fuoco e....
Gettata? Quindi tu conosci la passeggera di Snorri, vero? Una tua vecchia amica?
Jalan Kendeth, ogni volta che mi prendi in giro metti a repentaglio la tua anima. Io sono un servo di Dio sulla terra, disceso dal Cielo. Perch....
Perch Dio ha creato le pulci? Te l'ha mai spiegato? Ah! Presa, piccola bastarda!. La schiacciai tra due dita. Quindi, che si dice oggi, Baraqel? Hai qualche notizia utile che dovrei sapere? Fammi sentire un po' della tua saggezza divina. Non  che non credessi che fosse un angelo, e di certo non volevo mettere in dubbio l'esistenza di simili creature - figuriamoci, sul collo portavo ancora i segni di un cadavere tornato in vita per strangolarmi; pi che altro, avevo il sospetto che Baraqel fosse un esemplare di basso livello. Dopo tutto, gli angeli dovrebbero essere immensi, scintillanti d'oro e di piume; dovrebbero recare in mano una spada fiammeggiante e dispensare saggezza in tutte le lingue. Non mi aspettavo certo che si nascondessero e mi assillassero ogni mattina al risveglio, con una voce sospettosamente simile a quella di mio padre.
Baraqel rimase in silenzio per un po', poi un galletto salut il giorno con un rauco alleluia e ne dedussi che il mio angelo doveva aver spiccato il volo.
Degli oscuri viaggiatori sono sul vostro cammino. Nati dalle fiamme e inviati da un principe. Un principe malvagio, oscuro e vendicativo, un principe dei fulmini, malefico. Sono opera sua: messaggeri della sventura imminente.
Quelle parole mi svegliarono del tutto.  proprio il genere di sciocchezze che potrei comprare per mezza moneta dalla vecchia indovina del dottor Taproot. Sbadigliai di nuovo, e di nuovo mi grattai. Quale principe? Quale sventura?
Il principe dei fulmini. I suoi manderanno il paradiso all'inferno e faranno a pezzi il mondo. Il suo potere  la morte degli angeli, la morte di.... Probabilmente, oltre i confini ammuffiti della mia stanza, il sole doveva aver varcato la soglia dell'orizzonte, perch miracolosamente la sua voce divenne sempre pi flebile, fino a scomparire del tutto.
Sbadigliai, mi stiracchiai e mi grattai, contemplai la fine del mondo e di ogni cosa, e mi rimisi a dormire.
Lasciammo la locanda dopo una colazione a base di fegato e patate fritte, accompagnati da una birra piccola. Fino ad allora, la cucina di Ancrath aveva costituito l'aspetto meno invitante della citt; tuttavia, starsene in groppa a un cavallo tutto il giorno settimana dopo settimana ti fa venire un appetito che ti rende capace di ingurgitare qualsiasi cosa. Persino il cavallo stesso.
Lasciammo la stradina sterrata che portava alla locanda e ritornammo su Via di Roma, e io caddi nei miei soliti sogni a occhi aperti: il tipico atteggiamento che pu farti ammazzare in mezzo alla natura selvaggia ma rappresenta senza dubbio un grande lusso della civilizzazione. Realizzai subito che non avevo proprio idea di quale fosse la funzione del fegato, ma ero comunque certo di non volerne pi mangiare in vita mia, soprattutto a colazione e con l'aglio.
Snorri si ferm proprio di fronte a me, strappandomi a quei pensieri. Un gruppo di viaggiatori, vestiti di stracci e diretti a nord verso Borgo Crath, bloccava la strada. Alcuni di loro si trascinavano dietro dei carretti, altri si spezzavano la schiena sotto il peso dei loro beni, altri ancora se ne andavano a zonzo con i soli cenci che avevano addosso. Non si vedeva nemmeno un centimetro di pelle pulita: braccia e gambe erano tutte nere, chiss quale specie di sporcizia avevano addosso.
Profughi, disse Snorri.
Gli oscuri viaggiatori. Un'eco della profezia di Baraqel risuon nella mia mente.
Quando li raggiungemmo, notai che avevano diverse ferite profonde, scorticate e aperte, e tutti quanti - uomini, donne e bambini - erano neri di fuliggine o di fango rappreso, o forse di entrambi. Snorri spinse Sleipnir in mezzo a loro, scusandosi. Io lo seguii subito, cercando di non farmi toccare da nessuno.
Cosa  successo qui, amico?. Snorri si rivolse a un tizio alto e magro, probabilmente un contadino, con un brutto squarcio all'altezza del cranio.
L'uomo sollev lo sguardo vacuo. Razziatori, disse con una voce che era praticamente un bisbiglio.
Dove?, chiese Snorri, ma l'uomo gli aveva gi voltato le spalle.
Norwood. Fu una donna dall'altro lato a parlare. Aveva i capelli grigi e zoppicava leggermente. L'hanno rasa al suolo. Non c' pi niente per noi laggi.
Sono state le truppe del barone Ken? Ancrath  in guerra?, si accigli Snorri.
La donna scosse la testa e sput a terra. Razziatori. Uomini di Renar. Hanno bruciato tutto. A volte sono cavalieri e soldati, altre volte solo gentaglia. Feccia di strada. Si volt dall'altra parte, con il capo chino, assorta nella sua miseria.
Mi dispiace. Snorri non prov affatto a rallegrarla, n cerc di convincerla che presto tutto si sarebbe aggiustato - ma almeno lui aveva detto qualcosa. Era molto di pi di quanto avrei saputo fare io. Una scossa alle redini e riprese il cammino.
Passammo in mezzo agli sfollati, forse una trentina, e accelerammo il passo. Liberarsi di quella puzza fu un sollievo. Anch'io mi ero ritrovato povero, per qualche giorno, e non mi era piaciuto neanche un po'. I sopravvissuti di Norwood erano gi poveri prima, e ora non avevano letteralmente nulla, a parte la fame.
Sperano di ottenere la grazia da re Olidan, disse Snorri. Questo fa capire quanto sono disperati.
Snorri ne sapeva parecchio delle terre dall'altra parte del mare rispetto a casa sua, e questo mi irritava parecchio. Avevo sentito parlare di Olidan, ovviamente. La sua reputazione si era fatta strada persino nel mio agiatissimo mondo: la nonna si lamentava troppo spesso delle sue manovre perch io potessi ignorarlo. Ma chi regnasse a Kennick e in che rapporti fosse Ancrath con il suo fangoso vicino, non lo sapevo proprio. Snorri mi aveva rimproverato per la mia scarsa conoscenza della storia dell'impero, ma io avevo risposto che la storia  fatta di notizie ormai vecchie: profezie che da tempo hanno superato la data di scadenza. Ero pi portato per gli affari. Gli affari miei, per la precisione. E Borgo Crath era proprio quello che ci voleva. L avrei trovato vino, e donne, e musica, tutto quello che fino a quel momento ci era mancato nel nostro lungo e pessimo viaggio. In particolare le donne. Inoltre, quale posto migliore per trovare un saggio capace di rompere le catene dell'incantesimo della Sorella Silente?
Via di Roma ci permise di viaggiare pi veloci di un fiume, e arrivammo alle porte di Borgo Crath quando il sole iniziava a calare dietro le torri, proiettando tutt'intorno ombre nere di guglie e archi. Avevo sentito dire che la citt di Olidan rivaleggiava con Vermillion per la grandezza degli edifici e le favolose ricchezze che venivano spese per i mattoni e la malta. Due anni prima, insieme a una delegazione, Martus aveva visitato il palazzo di Ancrath e lo aveva descritto come una specie di troncone di una qualche torre dei Costruttori. Ma mio fratello diceva sempre un sacco di bugie, e in ogni caso di l a poco sarei stato capace di farmene un'idea tutta mia.
Meglio aggirare la citt. Snorri mi era scivolato alle spalle e, quando mi voltai, aveva tutto il viso avvolto nell'ombra. Soltanto le punte delle ciglia e gli zigomi catturavano la luce rossa del tramonto.
Sciocchezze. Sono uno dei principi della Marca. Abbiamo degli accordi con Ancrath ed  mio dovere appellarmi al re. Il dovere non c'entrava nulla. Borgo Crath era la mia ultima occasione di spezzare l'incantesimo della Sorella Silente. Con un po' di fortuna, avrei convinto re Olidan ad aiutarmi. Sicuramente aveva dei maghi al suo servizio. E comunque citt antiche come quella nascondono sempre un qualche stregone capace di sciogliere gli incantesimi. Non avevo mai nutrito grandi speranze in quel genere di cose, prima d'allora. Fumo, specchi e ossa secche: ecco cos'erano per me. Ma persino un principe di Marca Rossa pu trovarsi nella posizione di rivedere le sue convinzioni, ogni tanto.
No, rispose Snorri. Non riuscivo a scorgere i suoi occhi nella semi oscurit, ma quando le ombre iniziarono ad allungarsi a terra, mi torn in mente che quella era l'ora in cui lei gli parlava. Aslaug, il suo spirito oscuro, gli soffiava il veleno nelle orecchie non appena il sole spariva dal cielo.
Lanciarsi all'attacco senza la minima preparazione non ha funzionato la prima volta, o sbaglio? Vuoi salvare Freja? E il piccolo Egil? Vuoi fare a pezzi Sven lo Spezzaremi? Allora  arrivato il momento di usare la testa. Devi capire che cosa ci troviamo ad affrontare ed escogitare un piano. In qualche modo dovevo smuoverlo nel profondo, anche se cos rischiavo di svegliare il vichingo che era in lui e subirne le conseguenze. Questo  Borgo Crath. Non sai quante delle conoscenze del mondo sono nate proprio qui. Esamina con la dovuta attenzione tutto ci che dicono i saggi e prima o poi troverai un riferimento a uno dei documenti segreti conservati nelle cripte del Loove, questo  poco ma sicuro. Mi fermai a riprendere fiato, anche perch avevo esaurito tutto ci che ricordavo degli insegnamenti dei miei precettori su Borgo Crath. Non credi che faremmo bene a trascorrere un po' di tempo qui? Potremmo scoprire qualcosa del tuo nemico, o magari trovare un antidoto al veleno dei ghul. O anche meglio, una cura al nostro incantesimo. Ti sei arrischiato a prendere Via di Roma per raggiungere il Nord a tutta velocit, prima che l'oscurit diventi la tua padrona... e la soluzione, invece, potrebbe essere proprio dietro quelle mura. La Sorella Silente non  l'unica strega dell'Impero Spezzato, niente affatto. Troviamone una in grado di aiutarci.
Eravamo faccia a faccia, ora, i cavalli si trovavano muso contro muso e io aspettavo una risposta.
Segu un lungo silenzio. Hai ragione, disse alla fine Snorri, e con un colpo di redini condusse Sleipnir verso la citt. Il sollievo che mi pervase si rivel di breve durata: mi resi conto che non sapevo con certezza se si fosse rivolto a me o al suo demone. Mi attardai un altro minuto e poi, con una scrollata di spalle, cavalcai dietro di lui. Che importanza aveva, in fondo? Avevo ottenuto ci che desideravo. Una possibilit. Dopo tutto, un uomo ha bisogno soltanto di questo: una citt piena di peccati e sconcezze, e una possibilit.
Aslaug sta parlando di te, disse Snorri quando mi rimisi al passo con lui. Dice che la luce ti devier - e ti opporrai al mio cammino. Sembrava stanco. Dubito che la figlia di Loki possa sussurrare qualcosa di diverso da mezze bugie, ma sa essere molto convincente. E, comunque, una mezza bugia  anche una mezza verit. Perci ascoltami se ti dico che sarebbe... una mossa poco saggia... provare a fermarmi.
Ah, gli diedi una pacca sulla spalla e me ne pentii subito, dato che la mano inizi a farmi male per le scintille della magia. Secondo te, esiste una persona meno incline di me ad ascoltare i consigli di un angelo, Snorri?.

Borgo Crath ci accolse a braccia aperte. Vagabondammo lungo le rive del fiume, godendoci il tepore della notte. Quella via polverosa era rischiarata da entrambi i lati: a destra sorgevano diverse locande, mentre a sinistra alcune imbarcazioni ormeggiate erano illuminate da parecchie lanterne. La gente beveva ai tavoli o intorno alle botti. Alcuni si erano radunati in piccoli gruppetti e se ne stavano distesi a terra o sui ponti delle imbarcazioni. Bevevano da coppe di argilla, boccali di peltro, vassoi di legno e, ancora, brocche, bottiglie, barili e caraffe. I recipienti erano vari e numerosi quanto le birre che venivano tracannate dalla moltitudine di gole.
Tutti festaioli, qui a Borgo Crath. Mi sentivo gi a casa. Persi totalmente ogni desiderio di proseguire il viaggio, non appena sentii l'odore di vino economico e profumo ancora pi economico.
Un tipo, decisamente paonazzo, attravers la strada barcollando all'indietro. Chiss come riusciva a reggere la sua pinta a un'angolazione che non ne faceva cadere neanche un goccio, sebbene si muovesse come un marinaio sul ponte di una nave in mezzo alla tempesta. Snorri mi fece un sorriso, il cattivo umore che gli aveva messo Aslaug se n'era andato.
Intorno alla botte pi vicina, un gruppetto di persone innalz il coro del Lamento del Contadino, una ballata sconcia che in diciassette versi descrive in maniera dettagliata i diversi modi per divertirsi con il bestiame. Io la conosceva bene, anche se nella versione di Marca Rossa  un uomo di Rhone, e non un montanaro, il protagonista che non riesce a darsi pace finch non afferra una pecora.
Deve esserci una festa. Snorri inspir profondamente: l'aria che arrivava alle nostre narici portava l'odore di carne arrosto. Quel tipo di profumo che, dopo una lunga giornata di viaggio, ti fa immediatamente brontolare la pancia. Lo stomaco di Snorri ruggiva. Non pu essere cos tutte le sere.
Il principe perduto  tornato. Non lo sapevate?, disse una donna palesemente alticcia, avvicinandosi per palpare la coscia di Snorri. Lo sanno tutti!. Fece dietrofront e prese a camminare di fianco a Sleipnir, continuando a esplorare la gamba di Snorri. Mamma mia! Quanta carne quaggi!.
Suo marito, o forse un pretendente, riusc a staccarle la presa e la trascin via, guardando torvo Snorri. Ma non poteva proprio prendersela con lui. Il che andava a suo vantaggio, tutto sommato. Guardai la donna che si allontanava. A suo modo, era invitante come l'arrosto. Ben piazzata - alcuni l'avrebbero definita grassa - ma allegra, vivace, con una scintilla birichina negli occhi. Aveva ancora la maggior parte dei denti, addirittura. Sospirai - mi trovavo in viaggio decisamente da troppo tempo.
Principe perduto?. Forse Baraqel aveva detto qualcosa a proposito di un principe?
Snorri alz le spalle. Anche tu sei un principe perduto. A quanto pare ne spunta sempre fuori qualcuno. Un figliol prodigo ha fatto ritorno. Se mette di buon umore il popolo, le cose saranno pi semplici per noi. Entriamo, prendiamo quel che ci serve e andiamocene.
Perfetto. Ovviamente avevamo due idee diverse di cosa fosse quel che ci serve - ma era lo stesso un piano perfetto.
Attraversammo il fiume Sane sul Ponte Reale, un'elegante e ampia costruzione sostenuta da grossi supporti che dovevano aver resistito al Giorno dei Mille Soli. Borgo Crath sorgeva sulle sponde opposte del fiume. Stendendosi per tutte le dolci colline, abbracciava le cinte murarie che ospitavano al loro interno la Citt Vecchia, dove vivevano i ricchi, che dominava sul resto del territorio. L'Alto Castello giaceva nel cuore della citt, svettando imperioso sopra di noi. Lasciai che fosse il terreno in pendenza a farci strada. Ci condusse in un quartiere mal illuminato, dove le fogne scorrevano putride e gli ubriaconi barcollavano al centro del vicolo, non fidandosi delle zone d'ombra.
Troveremo un posto da queste parti per stanotte, dissi. Qualcosa di disgustoso. Il giorno seguente, bussando alla porta di Olidan, sarei tornato di nuovo a essere un principe. Quella sera volevo sfruttare appieno il mio anonimato, e godermi il pi possibile i vantaggi della civilt. I vantaggi di una civilt decadente, per la precisione. Se Baraqel aveva di nuovo intenzione di svegliarmi all'alba per una bella predica, tanto valeva dargli qualcosa su cui lavorare. Inoltre, se fossi riuscito a trovare una bettola immorale in cui risvegliarmi accerchiato dal peccato, come avevo in programma, magari non si sarebbe presentato affatto.
L?. Snorri indic una stradina abbastanza ampia da poter ospitare delle locande. Le case erano impilate le une sulle altre, su tre piani. Ciascun appartamento, sorretto da travi massicce, sovrastava quello di sotto, sporgendosi un po' di pi, cos che le case affollavano la strada man mano che crescevano in altezza. Il dito tozzo di Snorri puntava dritto verso una delle molte insegne.
L'Angelo Caduto. Calza a pennello. Mi chiesi che ne avrebbe pensato Baraqel.
Affidati i cavalli allo stalliere, seguii Snorri dentro al bar. Dovette chinarsi un bel po' per evitare di sbattere contro le lanterne appese all'entrata, e quando si spost di lato, la stanza si apr davanti ai miei occhi. Una vera e propria bettola, senza dubbio, pullulante di una vasta gamma di tizi tra i pi pericolosi che avessi mai visto fuori dalle fosse da combattimento... e probabilmente anche dentro. Il mio istinto stava per cacciarmi via di l senza pensarci su due volte e indirizzarmi verso un luogo pi accogliente, ma Snorri aveva gi preso un tavolo. Avendo visto come aveva fatto fuori la banda di Edris tra le montagne, pensai che fosse pi sicuro rimanergli incollato, invece di tentare la sorte da solo l fuori.
L'Angelo aveva l'olezzo tipico di luoghi del genere; puzzava di sudore, cavalli, birra stantia e sesso fatto da poco. Le cameriere sembravano infastidite, i tre gestori del bar nervosi; persino le puttane appostate sulle scale si affacciavano timidamente alle ringhiere, come se non fossero sicure della professione scelta. Era come se la massa di gente che riempiva la sala da cima a fondo non fosse composta di clienti abituali. Infatti, mentre prendevo posto sulla panca di fianco al mio vichingo, mi resi conto che, in mezzo a quella clientela bizzarra, la nostra stramba coppia - un norreno e un abitante di Marca Rossa - non era affatto stramba. Probabilmente, quello che veniva da pi lontano era il nubano seduto vicino al camino, un tipo ben piazzato con cicatrici tribali e dall'aria guardinga e vigile. Vide che lo osservavo e mi sorrise fugacemente.
Mercenari, disse Snorri.
Infatti, notai subito che quasi tutti l dentro avevano con s un'arma, e molti di loro pi di una, in verit. Non pugnali o stocchi da uomo civile, no, bens grosse spade assetate di sangue, asce, mannaie e coltelli buoni per squartare un orso. Il tavolo di fronte al nubano era quasi interamente occupato dalla pi grossa balestra che avessi mai visto. Molti di loro indossavano un pettorale, sudicio e malconcio, come se fosse stato usato spesso e a fondo; altri una cotta di maglia o robuste armature, alcune accompagnate da una corazza bronzea.
Potremmo provare quel locale in fondo alla via, il Drago Rosso, suggerii quando Snorri sollev il braccio per chiedere della birra. O un luogo meno affollato e..., alzai la voce per sovrastare il brindisi di un tavolo vicino, ... rumoroso.
A me piace qui. Snorri alz il braccio ancora pi in alto. Birra, donna, birra! Per l'amore di Odino!.
Uhm. C'era un mucchio di carte e dadi, ma qualcosa mi diceva che fregare dei soldi a quei tizi sarebbe stato un piacere di breve durata. Di fronte a Snorri, un uomo vecchio e sdentato sorseggiava la sua birra da una tazzina, rovesciandosene per la maggior parte sulla barbetta grigia. Un tizio pi giovane sedeva accanto al vecchio. Non aveva neanche la barba, era magro e slanciato, un tipo ordinario, a parte i tratti aggraziati del viso, che magari l'avrebbero reso attraente, sotto una luce migliore. Mi sorrise timidamente, ma a dirla tutta non mi fidavo di nessuno - non era saggio farsi ingannare dalle apparenze, in un posto del genere. Per far parte di una compagnia di briganti come quella che affollava l'Angelo, bisognava avere un cuore fatto di ferro, e probabilmente anche di cattiveria.
Ci piazzarono davanti la nostra birra, versata in coppe di terracotta, con la schiuma che fuoriusciva ai bordi. Non erano recipienti raffinati, anzi, si vedeva che erano stati realizzati in fretta a un prezzo bassissimo. Il genere di coppe che possono anche rompersi, senza che qualcuno se ne preoccupi troppo. Bevvi un sorso di birra - era amarissima - e mi ripulii il baffo bianco di schiuma. Dall'altra parte della stanza, attraverso il fumo e l'andirivieni della gente, un tipo enorme mi stava guardando decisamente male. Aveva una faccia che era simile a un'arma contundente - non facevo fatica a immaginarmelo mentre spaccava una porta a testate. Da seduto, svettava con la testa e le spalle ben al di sopra degli uomini accanto. Alla sinistra del gigante vi era un uomo troppo grasso per essere pericoloso, ma sembrava spaventoso lo stesso, con una barbetta irregolare che ricopriva i diversi doppi menti e un paio di occhi da maialino intenti a scrutare la folla mentre staccava la carne da un osso. Alla destra, invece, sedeva l'unico dei tre che avesse dimensioni normali. Era ridicolo rispetto agli altri, eppure era sicuramente un tipo da cui era meglio tenersi alla larga. Ogni cosa in lui suggeriva che era un guerriero. Beveva e mangiava con una forza impressionante. E se un tipo, in mezzo a una stanza affollata, riesce a impressionarti per come taglia la carne, allora forse  meglio non scoprire come usa la spada.
Sai, penso proprio che sia meglio se andiamo al Drago Rosso in fondo alla strada, dissi, appoggiando il mio boccale mezzo vuoto.  chiaramente una festa privata... Non credo sia sicuro restare qui.
Certo che non lo . Snorri mi scocc lo stesso preoccupante sorriso che mi aveva rivolto sulla montagna. Ecco perch mi piace. Sollev il suo boccale, andando pericolosamente vicino a versare un po' di schiuma addosso a un altro tipo della cricca, uno baffuto con un improbabile numero di coltelli. Carne! Pane! E altra birra!. Riuscivo a figurarmelo ora, a una riunione del suo clan nella sala dei banchetti del jarl, mentre afferrava un corno per bere. Non lo vedevo cos rilassato dalle fosse da combattimento a Vermillion.
Un'altra occhiataccia del gigante. Torno subito. Mi alzai a fatica tra la panca e il tavolo e andai fuori ad alleggerirmi la vescica. Se l'ammiratore che avevo conquistato dall'altro lato della taverna si fosse alzato in cerca di guai, probabilmente me la sarei fatta addosso. Perci togliermi dalla sua visuale per rispondere al richiamo della natura mi sembrava una buona mossa.
Scoprii che l'Angelo Caduto non era poi del tutto privo di classe. All'esterno c'era un bel muro, costruito apposta per pisciarci contro, e, da l, un piccolo canale di scolo che andava a immettersi in quello principale, per trascinare via lo scarto di birra. Tuttavia, la poeticit della vita che scorreva attraverso le arterie meno salutari di Borgo Crath era decisamente rovinata da un uomo disteso a faccia in gi, zuppo di sangue. Il fiotto rosso si riversava direttamente nel canale di scolo. Alle sue spalle scorrevano brutti ceffi e braccianti, mogli e mariti devoti, venditori di cibo d'asporto... insomma, un sacco di persone che andavano e venivano qua e l. Una lanterna li illuminava appena, poi si perdevano nell'ombra, e di nuovo una lanterna; passavano accanto alle venditrici di affetto all'angolo della strada e proseguivano senza pi fare ritorno.
Finii quello che stavo facendo e tornai dentro.
... se lo pensate vi sbagliate.
Ero stato fuori solo due minuti, tre al massimo, e al mio ritorno trovai Snorri in mezzo ai mercenari: raccontava storielle come se fosse in compagnia di un vecchio gruppo di amici. No, continu, dandomi per met le spalle. Vi dico che non  cos. Cio, pu sembrare a prima vista, certo. Ma in quel posto da cui l'ho trascinato via, lo tenevano legato a un tavolo per strappargli delle informazioni e lo minacciavano con dei coltelli. E non stiamo parlando di qualche punzecchiata - stavano per tagliargli quelle parti che per un uomo sono fondamentali. Snorri butt gi quel che rimaneva della sua birra. E sapete che cosa ha risposto? Cosa ha ruggito, a dir la verit? Non dir niente!. Glielo ha urlato in faccia. Strappami le unghie. Non dir niente. Neanche le tenaglie incandescenti mi convinceranno a parlare. Secondo me, questo vuol dire avere grinta. Potrebbe sembrare che dietro a tutte le sue spacconerie non ci sia niente, ma con lui non bisogna fidarsi dell'istinto.  un uomo coraggioso. Si  lanciato contro un non-nato tutto da solo. E parliamo di tre metri e mezzo di schifezze uscite dalle tombe; io ero disarmato, e a quel punto  arrivato Jal con la spada in mano.... Snorri guard nella mia direzione. Jal! Stavo proprio parlando di te. Mi indic alla tavolata. Fate spazio!. E due delinquenti dagli occhi malvagi scivolarono pi a lato, in modo che potessi infilarmici anch'io. Questi simpatici ragazzi sono: Fratello Sim..., indic il tizio esile, Fratello Elban, Fratello Gains..., indic il vecchio e il bullo con i capelli color stoppa. Be', sono tutti fratelli.  tipo una sacra fratellanza della strada, solo senza sacra. Fece ondeggiare l'osso mezzo rosicchiato che aveva in mano in direzione degli altri uomini. I Fratelli Grumlow, Emmer, Roddat, Jobe.... Erano il tizio dei coltelli, un ceffo dall'aria severa con la testa rasata e due ragazzi pi giovani, entrambi giallognoli, uno con una cicatrice sulla guancia, l'altro butterato. Ancora birra!. E batt il pugno sul tavolo cos forte che tutto ci che vi era poggiato sopra trem.
Il chiasso procurato da Snorri, in qualche modo, aveva spezzato la tensione e l'Angelo si ridest. I camerieri si rilassarono, le donne scesero le scale per fare il proprio lavoro e le risate si levarono liberamente. Probabilmente, l'unico uomo ancora triste l dentro ero io.  nella mia natura allontanarmi da un pericolo quando possibile, e rilassata o no, quella fratellanza trasudava minaccia da tutti i pori. Inoltre, il tocco magico di Snorri non aveva raggiunto ogni angolo del locale. Riuscivo ancora a sentire lo sguardo ostile del gigante dietro di me che mi bruciava il collo. Afferrai il primo boccale di birra e la buttai gi tutta in un sorso, sperando di smorzare quella sensazione.
Mi sentii subito meglio. Qualcosa di morbido e invitante mi sfior il collo, sostituendo il peso dello sguardo che mi sentivo addosso. Riccioli colorati d'henn mi accarezzavano la spalla, mani sottili massaggiavano il mio avambraccio e le punte di un corsetto a stecche di balena mi premevano contro la schiena.
Hai perso il sorriso, dolcezza?. Si abbass verso di me, mettendo in mostra la mercanzia che spuntava sotto il bustino. Fece scivolare le mani candide lungo il mio petto fino alla pancia ormai piatta. Devo ammettere che settimane di esercizio indesiderato e dieta forzata mi avevano spogliato di ogni grammo di grasso in eccesso. Scommetto che io posso ritrovarlo. Le dita scivolarono pi in basso. Una lunga esperienza di situazioni simili, maturata nel corso degli anni, mi aveva insegnato a dividere l'attenzione tra i seni ipnotici strizzati nel corsetto e la posizione dei miei oggetti di valore. Si chin avanti e mi sussurr all'orecchio: Sally rende tutto bello.
Molte grazie, ma no. Mi sorpresi da solo. Era ancora giovane e di bell'aspetto, come mamma l'aveva fatta, non ancora sfregiata dal vento amaro dell'esperienza, che soffia nei vicoli di posti simili. Ma non do il meglio quando sudo freddo, e ogni grammo di codardia che era in me mi stava suggerendo di scappare il pi lontano possibile. In circostanze come quella, la mia lussuria non  ardente come al solito.
Sicuro?. Si abbass di nuovo, dondolando i seni e sussurrando dolcemente nel mio orecchio.
Non ho soldi, dissi, e in un istante l'eccitazione scomparve dal suo viso e inizi a guardarsi intorno, in cerca di migliori opportunit. Ovviamente Snorri cattur la sua attenzione, ma se ne stava tutto tranquillo nel suo angolino a divorare un pezzo di manzo con una tale ferocia che Sally probabilmente si disse che non era in grado di competere. Se ne and in un gran fruscio di gonne. Nervoso o meno, mi girai comunque per osservare la sua ritirata e mi accorsi che due vecchi signori mi stavano studiando con attenzione. Avevano i capelli grigi, ma un fisico sottile e tirato come cuoio invecchiato, e lo stesso sguardo gelido di John l'Incisore mentre mi prendeva le misure. Chinai di nuovo gli occhi sul mio piatto, senza appetito. Qualcuno li aveva chiamati Fratelli Bugiardo e Zuffa. Non avevo molta voglia di scoprire come si erano guadagnati quei soprannomi. La risata di Snorri, pi simile a un ruggito, sovrast le mie paure, ma trasalii comunque quando lo sentii sbattere l'ascia sul tavolo.
No. Questa  un'ascia. La tua  pi simile a un'accetta.
Mentre Snorri si dilungava a parlare di spade, dei vari tipi di ascia e del prezzo del pesce sotto sale, io mi guardai intorno furtivamente - per quanto fosse possibile con una birra schiumosa in mano. A parte il trio composto dal gigante, il grassone e il tizio letale dietro di me, un altro tavolo sembrava avere altre faccende molto pi importanti da sbrigare, oltre a tracannare boccali. In una nicchia in fondo alla stanza, due uomini discutevano. Indossavano pochi pezzi di armatura, ma di una qualit di gran lunga migliore rispetto a quella dei Fratelli. Erano entrambi alti, con i capelli lunghi e scuri, per uno li portava lisci e l'altro ricci. Il pi grande avr avuto trent'anni, aveva una faccia cordiale, se non si considerava lo sguardo cupo del momento; il pi giovane - era davvero giovane - magari non arrivava a diciotto anni, ma era sicuramente pericoloso. Se avevo sentito qualche campanello d'allarme con gli altri Fratelli, quel ragazzino dall'aria scaltra li fece suonare tutti assieme, tanto forte da far staccare i batacchi. Incroci il mio sguardo mentre lo fissavo: occhi persi nel vuoto che mi suggerirono di voltarmi subito dall'altra parte.
Continuai a bere e poco a poco mi ritorn l'appetito, e con esso il buon umore. La birra  un ottimo rimedio alla paura. Certo, non la fa sparire. Te la ritrovi sempre l il giorno dopo, zuppa fradicia e ancora attaccata alle caviglie. Magari insieme a qualche nuovo timore, cos insieme formano un bel gruppetto e ti regalano un mal di testa che spacca le pietre. Per, sul momento, la birra  un buon sostituto del coraggio, dell'arguzia e della contentezza. Ben presto mi ritrovai a scambiare qualche storiella di sesso e donnacce con il taciturno Fratello Emmer, incastrato al mio fianco. Fu pi un monologo che uno scambio, a dir la verit. Appena mi si scioglie la lingua, certi argomenti mi scaldano parecchio, come accade alla maggior parte dei giovani in buona salute, immagino.
Quando un'altra prostituta si fece avanti, ero pronto a darle una risposta ben diversa da quella che aveva ricevuto Sally. Mary aveva deciso che l'accoppiata corsetto e vestaglia era eccessiva, e quindi sfoggiava solo un misero corsetto. I capelli lunghi e scuri, combinati agli occhi birichini e alla profonda temerariet di cui la birra mi aveva dotato, mi fecero saltare in piedi. A quel punto notai che il gigante - i Fratelli lo chiamavano Rike - si stava avvicinando: la sua faccia spuntava da sopra un mucchio di ossa sgranocchiate, distorta in un'espressione spaventosa. Mi rimisi immediatamente a sedere e presi a osservare il fondo del bicchiere, che mi sembrava, tutto a un tratto, davvero interessante.
Feci un profondo sospiro di sollievo quando l'ombra di quell'omone ci pass davanti e prosegu oltre. Era pi alto di Snorri di tutta la testa almeno; le braccia non erano muscolose quanto quelle del norreno, ma erano comunque pi larghe delle mie cosce. I Fratelli si tolsero subito dalla sua strada man mano che avanzava verso Snorri. Il giovane Sim scivol letteralmente sotto il tavolo per evitare di rimanere in mezzo - un tipo un po' viscido, come sospettavo. Anche Mary si dilegu con una velocit sorprendente. Snorri, dal canto suo, sembrava sereno mentre poggiava la birra sul tavolo e si liberava gli angoli della bocca dai rimasugli pi grandi di cibo.
In genere, persino quando uno scontro  inevitabile, entrambe le parti si prendono un momento per riscaldarsi. Si fa qualche commento dispregiativo, la replica accende gli animi, la madre di qualcuno  una puttana, e un attimo dopo - sia che la donna in questione sia davvero una prostituta o no - c' del sangue versato a terra. Fratello Rike imbocc la strada pi corta verso la violenza: rugg soltanto, come un animale, fino ad arrivare a tre passi dal suo obiettivo.
All'ultimo secondo, Snorri spost di lato il suo non trascurabile peso e un'estremit della panca, che si era liberata troppo in fretta, scatt in alto e colp con forza il mento di Rike, per poi puntarsi contro la sua gola. Persino con Snorri seduto sopra, la panca gratt il pavimento per diversi centimetri prima di arrestare del tutto l'avanzata di Rike. Snorri si alz in piedi, facendo cadere la panca a terra mentre Rike barcollava stordito, poi con una sola mossa veloce gli afferr il collo e gli sbatt la faccia contro il tavolo. Il colpo fece ondeggiare la birra nel mio bicchiere, e me ne cadde un po' sulla pancia. Rike scivol sul pavimento, disegnando una striscia rosso sangue sulle assi sporche di birra. L'assassino era rimasto in piedi dietro il suo compagno caduto. Kent il Rosso, lo chiamavano. Stringeva con una mano l'accetta e aveva un'espressione interdetta.
Ah! Lascia che ci dorma su. Snorri sorrise a Kent e si rimise seduto. Fratello Kent rispose al sorriso e riprese il suo posto vicino al grasso compare.
Snorri torn a sedere e afferr la birra che aveva appoggiato sul tavolo accanto.
Mi sentivo molto meglio dopo quella scena. La caduta di Rike mi aveva messo proprio di buon umore. Arraffai una birra dal vassoio di una cameriera, scambiandola con una monetina.
Be', Fratello Emmer. Feci una pausa per tracannare - uno stile di bevuta non molto diverso dal trangugiare, ma che implica una quantit di liquido ben maggiore versato sul petto. Non so te, ma io sono dell'umore giusto per un po' di divertimento orizzontale. E, come se aspettasse solo il mio segnale, la dolce Mary mi comparve accanto, con un ampio sorriso sulle labbra. Ave Maria, piena di grazia, dissi, incoraggiato dall'alcol. Mio padre  un cardinale, lo sapevi? Andiamo sopra e discutiamo di affari ecumenici. Mary ridacchi accondiscendente, mentre io, con una mano poggiata sulla spalla di Fratello Emmer, mi alzai in piedi. Fammi strada, signora. Accennai un inchino ma ci ripensai subito, dato che il senso dell'equilibrio mi stava abbandonando.
Seguii Mary verso le scale, sbandando di qua e di l. Grazie al cielo, mentre riprendevo la rotta che i suoi fianchi ondeggianti e provocanti mi indicavano, evitai di sbattere contro qualche Fratello o di rovesciare qualche birra. Da una mensola sulla parete, ai piedi delle scale, Mary prese una candela, la accese e inizi a salire. A quanto pareva avevo dato inizio a un trenino: sentii qualcun altro salire alle nostre spalle. Gli stivali provocavano un rumore sordo sui gradini.
Il secondo piano era diviso da un lungo corridoio, su cui si affacciavano delle porte da entrambi i lati. Mary mi condusse in una delle tante stanze, lasciata semiaperta. Sistem la candela in un supporto attaccato al muro e si volt verso di me. Il sorriso scomparve dal suo volto e gli occhi si spalancarono.
Vattene. Per un momento mi chiesi perch avessi detto una cosa simile, poi compresi che quella voce non era mia, ma apparteneva a qualcuno alle mie spalle.
Mary sgusci di lato e si lanci verso le scale, mentre io cercavo di voltarmi senza cadere. Ma non ne ebbi il tempo: delle dita mi afferrarono i capelli alla base del collo e mi spinsero all'interno della stanza buia.
Snorri!. Voleva essere un baldo grido d'aiuto, ma si rivel uno squittio spaventato.
Non abbiamo bisogno di lui. Quella mano mi spinse ancora pi dentro la stanza. La fiamma che ballava dietro di me proiettava ombre tremolanti. Io.... Ripresi fiato per tirar fuori una voce pi profonda. Non ho soldi. Solo una moneta o due. Il vichingo le tiene per me.
Non voglio i tuoi soldi, ragazzo.
Neppure una bella sbronza di birra basta a riempirti di ottimismo in certe situazioni. L'estremit di un letto premeva con forza contro la mia tibia. Fanculo!. Mi voltai di scatto, agitando il pugno. La luce tremolante mi permise soltanto di cogliere di sfuggita la sagoma di Fratello Emmer e delle sue grandi braccia, che con uno spintone mi fecero rotolare all'indietro. Il mio pugno colp solo l'aria, e la candela si spense del tutto.
No!. Ora il mio era diventato un pianto. Le lenzuola mi imprigionarono in quel letto, profumato di lavanda per nascondere la puzza di sudore stantio. Sentii la porta richiudersi di colpo. E il peso del suo corpo sul mio.
Emmer! Non sono quel genere di uomo!. Ora era diventato un grido disperato. Io.... Ricordai di avere un pugnale con me, e iniziai a cercarlo.
Oh, zitto. La voce era pi dolce e vicina al mio viso. Stai buono.
Ma....
Sono Emma.
Cosa?
Sono Emma, non Emmer. Non appena raggiunsi l'elsa del mio pugnale, mi strinse il polso con una presa di ferro. Quel corpo che mi teneva immobile ora si era disteso sul mio: i muscoli erano contratti, ma era pi basso di me e, adesso che si era creata una certa intimit, dovevo ammettere che era quasi femminile. Emma, ripet. Ma se lo dici a qualcuno fuori da questa stanza, tesoro, ti taglio la lingua e me la mangio.
Ma....
Rilassati e basta. Ti ho appena fatto risparmiare mezzo ducato d'argento.
E cos obbedii.

17.

Peccatore impenitente!.La solita, fastidiosa voce accusatoria mi risuon puntuale nelle orecchie, scagliando dardi di luce bianca e dolorosa nella mia testa. Le tue azioni sono perfino peggiori dei pensieri. Non lo avrei creduto possibile.
Oh Dio. Qualcuno mi aveva rivoltato lo stomaco e l'aveva riempito di anguille. Ne ero sicuro.
Come osi invocare il Suo nome!. Nella rabbia di Baraqel si percepiva una sfumatura di piacere, come se per lui non ci fosse cosa pi bella che scovare nuovi peccati da condannare.
Uccidimi e basta. Rotolai dall'altro lato. Mi faceva male tutto. Dovevo aver dormito a bocca aperta, perch dal sapore che mi sentivo in gola mi pareva chiaro che i topi l'avessero usata come latrina per tutta la notte.
Come una creatura come te possa aver raggiunto la luce..., l'immaginazione o l'eloquenza di Baraqel lo abbandonarono improvvisamente.
Spalancai un occhio. I raggi del sole entravano nella stanza come rasoi, attraversando le persiane e illuminando la stanza sudicia. Mi passai una mano sul petto, ricordai che qualcuno mi aveva spinto. Come mai ero nudo? Il mio medaglione! Mi tirai su vacillando - il mio stomaco per vacillava ancora di pi e dovetti sforzarmi per non decorare il cuscino con il suo contenuto. I vestiti erano sparsi sulle assi del pavimento. Mi allungai per tastare il rassicurante bozzolo che il medaglione creava all'interno della camicia che avevo addosso sin da Oppen. Cattiva idea. Stavolta lottai invano e vomitai tutto ci che avevo mangiato io e, a quanto sembrava, anche un paio di pasti di qualcun altro, nonch un mucchio di carote a cubetti di cui non avevo alcun ricordo.
E copriti, ragazzo! C' una signorina nella stanza. Sussultai alle parole dell'angelo - lo stesso suono delle unghie che graffiano su una lavagna, nel mio animo.
Oh Cristo, fu la mia pronta risposta. Mi pulii la bocca e sollevai la testa piano piano, appoggiandomi al bordo del letto.
Dal lato opposto della stanza, al di l di un mare in tempesta di lenzuola di lino sporche e lana ingrigita, Emma si stava rimettendo addosso un paio di pantaloni neri di pelle. Anche in quelle precarie condizioni fui in grado di apprezzare il suo corpo sodo, pur se un po' sporco, prima che venisse interamente nascosto. Si volt, abbottonandosi il farsetto sopra il seno stretto nelle fasciature. Aveva un'espressione di divertimento misto a disgusto. Dedussi che doveva aver passato i trent'anni, forse era addirittura pi vicina ai quaranta. Mi chiesi come avessi fatto a non accorgermi subito che dietro quel taglio corto e il naso storto si nascondeva una donna.
Il mio segreto. Si strinse una mano in mezzo alle gambe, sul viso non c'era pi alcuna traccia di allegria. Dillo a qualcuno e ti faccio diventare un eunuco. Tutto a un tratto, ogni cenno di femminilit in lei era scomparso.
Non c' nessun segreto, Fratello Emmer, risposi.
Cos va bene. Mi lanci una corona di rame, riprese il coltello che aveva infilato sotto la porta per tenerla ben chiusa e se ne and.
Rimasi da solo in quel disordine disgustoso e mi presi del tempo per riflettere. Una donna!. Mi raggomitolai di nuovo nel letto.
Nuda come il diavolo, vestita solo dei suoi peccati!, gridava Baraqel, o almeno nelle mie orecchie suonava come un grido. Trova un prete, principe Jalan, e.... Da qualche parte il sole aveva abbandonato l'orizzonte, e Baraqel perse la parola. I raggi irrompevano sempre pi prepotentemente attraverso la persiana e io tirai la coperta fin sopra la testa assalita da mille martellate. Ma i martelli diventavano sempre pi forti. Dopo un paio di minuti passati a dimenarmi dal dolore e a massaggiarmi le tempie, compresi che una buona parte del martellamento proveniva dalla parete: nella stanza accanto, la testiera del letto sbatteva ripetutamente contro il muro. Infilai la testa sotto le braccia, poi decisi che non era una buona idea. Il materasso era ben lontano dall'essere salubre - c'erano diversi Paesi di distanza tra quell'affare e l'igiene, probabilmente. Quindi mi tappai soltanto le orecchie, sperando che tutto il mondo sparisse e che quelli che se la stavano spassando nella stanza accanto, chiunque fossero, esaurissero di colpo le energie. O morissero.
Diverso tempo dopo, non avrei saputo dire quanto, la puzza della stanza mi costrinse a barcollare fino alla porta, ancora mezzo ubriaco dalla sera prima e avvolto in un sottile lenzuolo, mentre tenevo stretti i miei vestiti, gli stivali e la spada. E la moneta di Emma. Il risparmio  il miglior guadagno. La camicia la lasciai in dono al cliente successivo - senza il medaglione di Madre, ovviamente.
... una scopata reale. C'era un uomo appoggiato alla porta di fianco, guardava dentro. Visto da dietro, sembrava il pi vecchio dei due mercenari seduti nella nicchia la sera prima. Quindi, siamo pronti a partire?, chiese.
Di' a tutti che partiremo tra un'ora. Sar pronto tra un'ora. Da dentro la stanza, arriv la risposta di un uomo pi giovane.
L'altro alz le spalle e si volt, chiudendo la porta. Una donna all'interno disse qualcosa a proposito di un principe, ma non riuscii a sentire nulla con la porta chiusa. L'uomo - che effettivamente era il tipo nella nicchia - mi pass davanti, con un lieve sorriso appena accennato.
Pensai che probabilmente era meglio indossare i vestiti, invece di portarli in mano. Quindi mi rivestii, con attenzione, dato che mi faceva male qualsiasi parte del corpo, e scesi di sotto.
Il bar era semideserto - giusto una manciata di Fratelli che sonnecchiavano ai tavoli con la testa sulle braccia, e Snorri in mezzo a loro che assaliva un piatto di peltro, pieno di uova e pancetta. L'uomo con i capelli scuri, quello che avevo incontrato in corridoio, gli sedeva di fronte.
Jal!, url Snorri, abbastanza forte da spaccarmi la testa a met, e sventol la mano. Sembri appena tornato dall'inferno! Mangia qualcosa.
Ormai rassegnato al suo buon umore, mi sedetti al tavolo a debita distanza dalla sua colazione, come il mio stomaco mi imponeva.
Lui  Makin. Indic con la forchetta piena di cibo il tizio di fronte a lui.
 un vero piacere, dissi. Una spudorata bugia.
Piacere mio, annu educatamente Makin. Vedo che hanno delle cimici bestiali in questo posto. Fece scivolare lo sguardo sul mio petto e sulla pancia, lasciati scoperti dal giacchetto non allacciato.
Oh, Cristo. Qualcosa mi aveva morso per bene. I segni dei denti di Emma mi facevano sembrare un malato di peste bubbonica.
Una delle ragazze ha detto che hai avuto qualche problema con Fratello Emmer ieri sera.  vero?. Snorri si ficc in bocca mezzo maiale tagliato a strisce, spingendo con le dita le estremit della pancetta che non gli entravano nelle fauci.
Quell'Emmer  un tipo complicato, disse Makin, annuendo. Maledettamente svelto. E anche intelligente. Si picchiett la fronte.
No, negai, e riuscii a tirar fuori una voce abbastanza diversa da uno squittio. Nessun problema.
Snorri chiuse le labbra intorno a un altro boccone enorme e scrut i segni dei morsi. Chiusi subito la giacca.
Non ti giudico, eh, disse, alzando un sopracciglio.
Un uomo  libero di scegliere la propria strada. Makin si massaggi il mento.
Scattai subito in piedi, pentendomi di quel gesto troppo affrettato. Non me ne star qui a guardarti mangiare un maiale intero come un... come un....
Un maiale?, sugger Snorri. Sollev il piatto e raschi via le uova al tegamino.
Trover un altro posto, almeno semicivilizzato, in cui lavarmi, vestirmi e mangiare come si deve. Il mal di testa sembrava determinato a spaccarmi il capo in due. Odiavo tutto il mondo dal profondo del cuore. Ci vediamo ai cancelli del castello a mezzogiorno.
Ma  mezzogiorno!.
Tra tre ore!, urlai dall'uscio della porta e barcollai fuori, alla luce del giorno.

Il sole mi osservava da ovest, mentre risalivo la collina verso l'ultimo cancello dell'Alto Castello. Mi feci il bagno alle terme e lavai via tutto lo sporco della strada, annerendo l'acqua. Mi feci tagliare e sistemare i capelli, e lenii il mal di testa con delle polveri - ottime, secondo il barbiere, per alleviare il dolore, e benefiche, inoltre, in caso di piaghe e idropisia. Alla fine, mi ritrovavo con una camicia di lino leggera, riadattata alla mia taglia tramite un paio di orli praticati in punti strategici, un cappotto in velluto spazzolato con inserti in pelliccia di ermellino - o almeno cos mi avevano detto: pi probabilmente era di scoiattolo - e un fermaglio argentato su cui era incastonato un vetro in simil rubino. Almeno cos, a prima vista, potevo passare per un borghese.
Snorri non si era fatto vedere. Pensai di andare avanti senza di lui, ma alla fine lasciai perdere. Ho sempre desiderato una guardia del corpo, non solo per ragioni di prestigio, ma anche in senso letterale: qualcuno a guardia del mio corpo mi serviva davvero. E un pazzo furioso di quasi due metri, pieno di muscoli e con un preciso interesse a mantenermi in vita, faceva proprio al caso mio.
Pass un'altra mezz'ora e finalmente lo vidi comparire nell'ampia strada pi in basso. Aveva Sleipnir e Ron al seguito - almeno era riuscito a non portarsi dietro nessuno dei Fratelli.
Avresti dovuto lasciare i cavalli dov'erano. Sapevo che non era una buona idea rimproverarlo per il ritardo: mi avrebbe soltanto riso in faccia e dato una pacca sulla schiena, come se stessi scherzando.
Ho pensato che solo i mendicanti si presentano a piedi in queste terre piatte. Snorri sorrise e pass una mano sulla criniera di Sleipnir. Inoltre, mi sono affezionato a questa vecchia ragazza, e mi porta tutta la mia roba.
Era meglio dare l'impressione di avere un cavallo decente sistemato in una stalla qui intorno, piuttosto che marciare con questi due cosi spelacchiati. Cos facciamo pena pure alle guardie.
Be'....
Senti, lascia stare. Fa' finta che siano tutti e due tuoi. Mi incamminai avanti, lasciando che Snorri mi seguisse a debita distanza.
Al Triplice Cancello - nome azzeccatissimo - mi presentai alla pi anziana delle numerose guardie armate, che avevano il compito di passare al vaglio i potenziali visitatori. Dagli aristocratici ci si aspetta sempre una certa arroganza, e una vita spesa al servizio dei nobili aveva allenato gli uomini che avevo di fronte a rispondere di conseguenza. Mio fratello Martus aveva un modo meraviglioso di guardare dall'alto in basso anche il pi importante dei sottoposti, e devo dire che anch'io me la cavavo piuttosto bene. Radunai tutte le mie forze e iniziai a emanare disdegno. Snorri avrebbe certamente sostenuto - in realt lo faceva spesso - che il mio regale complesso di superiorit non mi abbandonava mai. Certo, lui sceglieva di solito espressioni pi concrete, sul genere togliti lo scettro dal culo. Ma non aveva ancora visto di cosa potevo essere capace.
Principe Jalan Kendeth di Marca Rossa, rampollo della Regina dei Rossi, decimo erede al trono di Vermillion e di tutti i suoi territori. Feci una pausa a effetto per dare il giusto peso alla parola principe. Sono diretto a nord e ho fatto una piccola deviazione da Via di Roma per porgere i miei omaggi a re Olidan. Oltre alle comuni cortesie formali, mi offro di riferire alla Regina dei Rossi ogni corrispondenza diplomatica conseguente alla recente visita di mio fratello, il principe Martus. Per la prima volta in vita mia, avevo un motivo per essere felice di somigliare cos tanto a Martus.
Benvenuto all'Alto Castello, vostra altezza. La guardia, un tipo robusto, con i capelli grigio acciaio che fuoriuscivano dall'elmo, fece un passo verso di me e i suoi occhietti, neri e brillanti, passarono al vaglio il mio abbigliamento. Si guard intorno, in cerca del resto del mio entourage.
Viaggio con una certa fretta. Quest'uomo  la mia guardia personale. Abbiamo delle stanze nella Citt Vecchia. Cercai di sottintendere che forse in quegli alloggi ci aspettavano altri servitori.
Certo, principe..., corrucci il viso, Jalan?
Esatto. Jalan. E ora riferisci a Olidan che sono qui, e fa' presto.
Quella risposta brusca ebbe successo. Non sono molti gli uomini che si permettono di riferirsi a re Olidan omettendo il suo titolo, soprattutto di fronte alle guardie reali. E sono ancora meno quelli che gli chiedono udienza adducendo false generalit. In fin dei conti, re Olidan non era proprio l'uomo pi affabile del mondo.
Invier immediatamente un messaggero, vostra maest. Nel frattempo, vogliate aspettare nella mia camera all'entrata e permettetemi di chiamare qualcuno per riporre nelle stalle i vostri... cavalli.
Ponderai l'alternativa di aspettare all'ombra delle mura. Si prospettava una serata piacevole, ma se il re ci avesse tenuto sulle spine troppo a lungo, non sarebbe stato facile mantenere la dignit sotto lo sguardo ebete e divertito delle guardie. Facci strada, dissi.  pi facile mantenere la dignit in privato che in pubblico.
Lo seguimmo attraverso i cancelli, fino a raggiungere una porticina incastrata in un muro spesso. Subito dietro, delle scale conducevano verso l'alto. Il capitano del Triplice Cancello aveva una soffitta tutta per s, ricavata dietro gli spaventosi argani e i vani in cui riposavano le saracinesche quando non erano abbassate. Tuttavia, era un posto pulito e aveva addirittura un tavolo con delle sedie. Dubitavo che molti principi stranieri fossero stati fatti accomodare l dentro, ma probabilmente erano ben pochi quelli che si presentavano alle porte senza un seguito e senza farsi annunciare.
Snorri incastr i ginocchi sotto il tavolo. Una birra non ci starebbe male.
Il capitano del cancello inarc un sopracciglio e si volt verso di me. Annuii. Non che avessi intenzione di bere anche solo un goccio. Mai pi nella vita, me l'ero giurato quella mattina stessa. Vedr cosa posso fare, rispose, e se ne and. Poco dopo lo sentimmo urlare per la tromba delle scale.
Pare che vada tutto bene. Snorri afferr il tozzo di pane al centro del tavolo e inizi a spargersi molliche su tutta la barba.
Uhm. Non era minimamente preoccupato, lui. Certo, ero io quello che rischiava tutto. Dovevo sperare che Olidan sapesse che non ero un nobile di rango tanto elevato da valere qualcosa come ostaggio; allo stesso tempo, non potevo far altro che augurarmi che un uomo freddo e crudele come il re di Ancrath non volesse mettersi contro mia nonna. La nonna era la mia carta vincente. Giravano un mucchio di storie su come era riuscita a far rispettare e temere Marca Rossa. Alcuni di quei racconti, anche se difficili da credere, erano raccapriccianti, roba da far venire gli incubi. In ogni caso, mi dissi che valeva la pena correre qualche rischio alla corte di Ancrath, se ci mi garantiva anche solo una piccola possibilit di venir liberato dalle catene che mi legavano a Snorri e tornare libero di fuggire verso sud.
Arriv la birra in una brocca, insieme a due boccali di peltro. Guardai Snorri assaporare la sua mentre il mio stomaco si contorceva in nuove e acrobatiche prodezze. Nonostante l'aria disinvolta del norreno, riuscivo a scorgere l'impazienza che gli illuminava gli occhi. Fremeva di ritornare sulla strada, voleva cavalcare in fretta e furia lungo le coste, e io potevo solo trattenerlo ad Ancrath per un po'.
Il capitano torn una o due ore dopo e ci inform che ci avrebbero fatto accomodare nella fortezza: probabilmente saremmo stati ricevuti a corte soltanto il pomeriggio seguente. Meglio di quanto avessi sperato.
Scendemmo di nuovo in fila indiana l'angusta scalinata, fino a ritornare all'entrata, dove il capitano ci affid alla custodia di un paggetto vestito di velluto. Finalmente superammo il sottopassaggio delle mura, e proseguimmo verso l'Alto Castello.
Gi al primo sguardo, era palese che la fortezza fosse opera dei Costruttori: era brutta, angolare, e solida. I Mille Soli avevano arso tutte le terre dell'Impero Spezzato; in diversi luoghi, il suolo era stato bruciato fino a scoprire il substrato roccioso, che, a sua volta, si era fuso nel vetro. Solo l'Alto Castello era sopravvissuto. Il fatto che gli abitanti di Ancrath si fossero stabiliti in quel posto la diceva lunga sul loro carattere e le loro intenzioni.
Le mura intorno al complesso e gli edifici esterni - la caserma, la fucina, le stalle e roba simile - avevano tutti tre o quattrocento anni, ma la fortezza no: quelle pietre risalivano a un migliaio di anni prima. Da quel che ricordavo dalle mie lezioni, raramente i Costruttori mantenevano in vita a lungo i loro monumenti. Li innalzavano e poi li smantellavano come se non fossero che semplici tende. Ma pur non avendo intenzione di farle durare a lungo, le loro opere erano sempre maledettamente perfette.
Il paggio ci condusse alla fortezza sotto l'occhio vigile delle guardie in servizio, degli uomini che pattugliavano le mura e dei cavalieri che andavano e venivano. Fu Snorri ad attirare la loro attenzione, ovviamente: non il dannato principe di Marca Rossa venuto a degnare di una visita le loro rozze sale, ma il norreno dalla stazza improbabile che non possedeva che dieci acri di terreno montagnoso. Probabilmente erano le trecce dei capelli, o il gelido bagliore degli occhi, o forse la sanguinolenta e grossa ascia che portava sulla schiena: in ogni caso, tutti gli abitanti del castello per un attimo ebbero il timore che le loro difese fossero state violate.
La fortezza sorgeva su un ampio terreno, i cui cortili erano stati destinati all'allenamento di cavalieri e guerrieri. Non sarebbe potuta essere pi diversa dal palazzo di Vermillion, e sospetto che la nonna avrebbe volentieri fatto a cambio. Quel posto era stato costruito appositamente per la guerra, non soltanto per ricordarla vagamente nell'aspetto. Era un castello che aveva resistito a diversi assedi, e capitolato ad almeno uno di essi, visto che, se le storie di Snorri erano veritiere, il popolo di Ancrath non era stato il primo a reclamare quel posto, dopo che le trib erano ritornate nelle terre avvelenate.
Bel posto. Mentre aspettavamo che l'immensa porta di quercia rivestita di ferro si aprisse davanti a noi, Snorri scrutava l'Alto Castello.
Il palazzo, effettivamente, era alto: su questo, non c'era nulla da dire. Per sembrava che non lo avessero finito, come se la costruzione fosse stata interrotta bruscamente. Non si restringeva verso l'alto, n mostrava alcuna rifinitura una volta raggiunta una determinata altezza, al contrario di tutte le torri di costruzione pi recente. Si lanciava semplicemente in su, dritto verso i cieli, e dava l'impressione che se i Mille Soli non avessero ridotto la sua ambizione, nulla gli avrebbe impedito di toccare le nuvole.
Ne ho visti di meglio, mentii.
La porta si apr di colpo e uno dei cavalieri della tavola di Olidan, con la mezza armatura scintillante, mi offr un inchino.
Principe Jalan,  un onore fare la vostra conoscenza. Io sono sir Gerrant di Treen. Appena si tir su, io indietreggiai di un passo: chiaramente, vista la stazza di Snorri, avevano mandato il loro uomo pi grosso a riceverci. Sir Gerrant era alto e imponente, aveva un viso affascinante, non fosse stato per la brutta cicatrice che gli solcava la faccia. Fece un ampio gesto per invitarci a entrare. Le labbra, anch'esse divise dalla cicatrice, sorridevano genuinamente. Vi mostrer le vostre stanze. Vieni anche tu, Stann, rivolse lo sguardo al paggio. Il principe Jalan avr bisogno di un uomo di fatica.
Sir Gerrant ci fece strada lungo un'ampia scalinata e diversi corridoi. L'architettura aveva un che di alieno, come se, un migliaio d'anni fa, fosse stata ideata da qualche essere non umano. Ovunque erano visibili i segni di lavori pi recenti, o, pi che altro, dei tentativi di rendere quel luogo almeno abitabile. Erano stati rimossi pavimenti, allargate e innalzate stanze e reso pi armonico l'insieme con alcuni sostegni di legno intagliato - anche se le opere dei Costruttori non avevano mai bisogno di rinforzi.
Ho avuto l'onore di conoscere il principe Martus durante la sua missione, due estati fa. Sir Gerrant ci apr un'altra serie di porte, e le mantenne spalancate per farci passare.  davvero impressionante quanto vi somigliate.
Ingoiai la rispostaccia che avevo sulle labbra e feci un sorrisetto.  innegabile: i miei fratelli per certi versi mi assomigliano - dal lato della famiglia di Padre vengono i capelli biondi, mentre l'altezza  merito della nonna e la bellezza  tutta della mamma, dato che Padre  un omuncolo basso e scialbo. Se non avesse fatto il cardinale, sarebbe stato perfetto per un grigio lavoro da scrivania. Tuttavia, Martus sembrava il frutto di una mano inesperta, e Darin era solo leggermente meglio. L'artista aveva perfezionato il suo tocco, prima di disegnare me.
Attraversammo una sala con delle alte gallerie, dalle quali ci piovevano addosso gli sguardi di alcune signore. Mi venne il sospetto che sir Gerrant fosse stato persuaso a farci sfilare sotto i loro occhi. Stetti al gioco, e finsi di non essermi accorto di nulla. Snorri, ovviamente, guard su sorridendo, e senza la minima nonchalance. Si udirono delle risatine, una dama sussurr un commento, stando per bene attenta a pronunciarlo a voce abbastanza alta da farsi comprendere bene: Non sar mica un altro principe vagabondo?.
Finalmente arrivammo alla mia stanza. Era ben arredata, sebbene non cos maestosa come ci si aspetterebbe per un principe in visita, ma di sicuro un centinaio di volte migliore di qualsiasi altra che avessi avuto dall'ultima fuga notturna dalle stanze di Lisa DeVeer - una vita fa, o almeno cos sembrava.
Condurr la vostra guardia alla stanza dei servitori, o pu farlo Stann pi tardi, se preferite, disse sir Gerrant.
Portatelo via, risposi. E non lasciate che qualcuno dei vostri gli si avvicini: non  abituato a stare in casa e finir per farli a pezzi. Mossi le dita e scacciai Snorri nel corridoio. Non disse niente, sorrise palesemente irritato e segu Gerrant.
Mi lasciai cadere su una poltrona imbottita. La prima sedia decente su cui poggiavo il sedere da mesi, ormai. Stivali. Sollevai una gamba e il paggio si avvicin per sfilarmi il primo. Era una cosa che mi era mancata parecchio, sulla strada. La totale pigrizia. Padre era troppo tirchio per assumere altro personale, ma quando avevamo qualche visita importante il numero dei servitori era decente. Il livello ideale per  un altro: per l'esattezza, la perfezione si raggiunge quando rovesci qualcosa e una cameriera la raccoglie prima che tocchi terra, oppure quando hai un prurito che richiederebbe una torsione o un qualche movimento, e devi solo dire una parola affinch delle dita solerti grattino via ogni fastidio.
Lo stivale venne via con uno strattone e il ragazzo indietreggi di qualche passo, poi si riavvicin per finire il lavoro. Poi portami della frutta. Mele e pere. Bada bene che le pere siano quelle di Conquence e non quelle gialle di Maran: fanno schifo.
S, signore. Una volta sfilato anche il secondo stivale, li prese entrambi e li sistem fuori della porta. Con un po' di fortuna, qualcuno li avrebbe lucidati per bene prima della mattina seguente, o meglio ancora li avrebbe sostituiti con un paio migliore. Il ragazzo apr la porta e fece per andarsene. Vi porto la frutta.
Aspetta un momento. Mi sporsi in avanti sulla sedia, muovendo le dita dei piedi. Stann, giusto?. Il birbantello poteva tornarmi utile.
S, signore.
Frutta, e pane. E scopri che fine ha fatto questo principe perduto che stanno festeggiando tutti. Com' che si chiama, comunque?
Jorg, signore. Principe Jorg. E usc dalla stanza senza aspettare di essere congedato e senza richiudersi la porta alle spalle.
Jorg, eh?. Ora che ci pensavo, tutta quella faccenda mi sembrava piuttosto strana. La sera prima, nessuno dei Fratelli aveva parlato di un principe perduto che si era gettato nuovamente tra le braccia del padre. E mentre tutto Borgo Crath mi era sembrato intento a festeggiare il ritorno del figliol prodigo, noi, in qualche modo, avevamo beccato proprio l'unica taverna, vicina all'Alto Castello, in cui nessuno aveva voglia di parlarne. Decisamente strano.
Un'ombra alla porta cattur la mia attenzione e lasciai perdere quei pensieri. S?. Era solo una mia impressione, o il giovane Stann era scappato, anzich precipitarsi a svolgere le sue mansioni? L'uomo sull'uscio non sembrava molto spaventoso, ma doveva essere per causa sua se il paggio se l'era data a gambe...
Quel tizio di fronte a me avrebbe vinto il premio per l'uomo pi ordinario del mondo, dando del filo da torcere persino al mio caro padre, se non fosse stato per gli scarabocchi stranieri tatuati su tutta la pelle, almeno quella visibile, e cio, mani, testa e collo. Alcune lettere si stendevano addirittura sul viso, occupando, con una spessa calligrafia, lo spazio delle guance e della fronte.
Uno sgradevole silenzio scese nella stanza dopo il suo arrivo. Di sicuro, fossi stato a casa mia, l'avrei accolto con una sfilza di improperi e gli avrei intimato di parlare o andarsene, incoraggiandolo con qualsiasi oggetto a portata di mano che potesse essere lanciato. Tuttavia, avevo passato troppo tempo sulla strada, dove un qualsiasi paesano mi avrebbe potuto accoltellare solo per aver occhieggiato la sorella, e dunque i miei vecchi istinti si erano arrugginiti.
S?, chiesi. Anche se in teoria toccava a lui dare spiegazioni, e non dovevo essere io a chiederne.
Mi chiamo Sageous. Sono il consigliere del re per quanto riguarda... le faccende inusuali.
Alleluia!. Forse non era proprio la cosa migliore da dire di fronte a un uomo dall'aspetto cos pagano, ma la gioia di incontrare qualcuno che poteva finalmente spezzare la mia maledizione aveva messo in secondo piano i difetti secondari, quali le origini evidentemente straniere e la fede nella divinit sbagliata. Anche Snorri aveva le stesse pecche, dopo tutto, e nonostante la mia diffidenza aveva dimostrato di avere molte qualit che compensavano i difetti.
La gente non  sempre cos felice di vedermi, principe Jalan. Sorrise appena.
Ah, ma scommetto che non tutti hanno bisogno di un miracolo come me. Mi alzai in piedi e gli andai incontro. Ero molto pi alto di lui, e la cosa non mi dispiacque affatto. Doveva avere intorno ai quarant'anni, o almeno cos immaginavo, e squadrandolo dall'alto in basso potevo leggere cos'era scritto sulla sua testa. O almeno sarei riuscito a farlo, se avessi conosciuto quella lingua. Probabilmente era originaria dell'est, e forse anche del sud. Di sicuro, un posto molto lontano. Un posto in cui la scrittura ricordava dei ragni che si accoppiano. Avevo visto qualcosa di simile nelle stanze di mia madre. Sageous inclin la testa per incontrare il mio sguardo e all'improvviso dimenticai completamente le parole illeggibili, la piccola statura e la puzza di spezie che aveva appena colpito le mie narici. Tutt'a un tratto, quegli occhi cos privi di particolarit divennero l'unica cosa importante al mondo. Pozze gemelle di contemplazione, calme, marroni, ordinarie...
Principe Jalan?.
Scossi la testa e mi ritrovai davanti a quel piccolo e maledetto omuncolo che os schioccare le dita davanti alla mia faccia: l'avrei preso a calci nel didietro fino al Triplice Cancello, se non avessi avuto bisogno di lui. E se non fosse stato uno stregone. Quella  gente che non si deve prendere dal lato sbagliato. Se invece li prendi nel modo giusto...  un po' come la lampada di Aladino: a un certo punto puoi anche sperare che esaudisca i tuoi desideri. Almeno, ora sapevo che non era un ciarlatano con tanto di specchi, fumo e mani leste.
Principe Jal....
Sto bene. Ho solo avuto un momento di debolezza. Entrate. Sedetevi pure. Devo chiedervi una cosa. Mi afferrai il ponte del naso, e sbattei le palpebre un paio di volte, per tornare a mettere a fuoco la stanza mentre camminavo a casaccio verso la sedia. Sedete. Agitai la mano, indicando un altro posto.
Sageous afferr una sedia con un elegante schienale, ma rest in piedi dietro di essa invece di eseguire il mio ordine. Le dita abbronzate correvano lungo un legno cos scuro da sembrare nero, scrutando ogni curvatura lucida e raffinata come se vi cercasse un significato nascosto. Voi siete un puzzle, principe Jalan.
Mi morsi la lingua per non rispondere a tono e sgridarlo per la sua impudenza.
Un puzzle composto da due soli pezzi. Gli occhi placidi di quel pagano erano fissi su di me. Lasci in pace la sedia e si pass le dita lungo il volto - fronte, sopracciglia, zigomi e guance. L dove i polpastrelli toccavano la pelle, i segni tatuati diventavano pi scuri per una frazione di secondo. Sembravano delle piccole fessure che dalla sua pelle si affacciavano su una sorta di oscurit interna. Reclin la testa e guard verso il corridoio. E l'altro pezzo  qui vicino.
Non mi sarei aspettato niente di meno da un consigliere scelto di re Olidan. Sfoggiai il mio miglior sorriso, quello da adorabile finto eroe in sintonia con la gente. La verit  che sono vittima di un terribile incantesimo che mi lega al norreno che  qui con me: siamo costretti a stare insieme e se ci allontaniamo troppo ci accadono cose terribili. E tutto ci che desidero  che qualcuno ce ne liberi, cos potremo finalmente prendere ciascuno la propria strada. Certamente, chi sar capace di tanto, scoprir che so essere un principe assai generoso!.
Sageous era molto meno sorpreso di quanto m'aspettassi. Come se fosse una storia gi sentita. Io posso aiutarvi, principe Jalan.
Oh, grazie a Dio. Voglio dire, grazie a tutti gli dei. Non sapete quanto  stata dura finire aggiogato a quel bruto. Ho creduto di dovermela fare a piedi fino ai fiordi insieme a lui. Io e il freddo non andiamo per niente d'accordo. La mia sinusi....
Sageous alz una mano e tagli corto il mio sproloquio. Era inaccettabile interrompere in tal maniera un principe, ma devo ammettere che il sollievo aveva sciolto un po' troppo la mia lingua.
Come accade piuttosto spesso, ci sono un modo semplice e uno difficile.
Il modo semplice mi sembra pi semplice, dissi e mi sporsi in avanti per sentirlo meglio: quel pagano parlava davvero piano.
Uccidere l'altro uomo.
Uccidere Snorri?. Balzai sulla sedia, sorpreso. Ma pensavo che se lui....
Su quali basi avete tratto una simile deduzione, principe Jalan? Un uomo ragionevole pu temere certe possibilit, ma non deve lasciare che la paura le trasformi in certezze. Se uno di voi muore, anche l'incantesimo morir e l'altro potr tornare libero.
Oh. Mi sentii uno sciocco... perch ero stato tanto certo delle conseguenze nefaste? Ma non posso uccidere Snorri. Non volevo che morisse. Voglio dire, sarebbe molto difficile. Voi non l'avete ancora conosciuto. Quando lo vedrete, capirete meglio.
Sageous alz le spalle, un movimento quasi impercettibile. Siete nel palazzo di re Olidan. Se fosse lui a dare l'ordine di ucciderlo, non avrebbe scampo. Dubito poi che rifiuterebbe la richiesta di un principe per salvare la vita a un plebeo. Soprattutto, se si tratta di un uomo che viene dal regno del ghiaccio e delle nevi e idolatra divinit primitive.
L'entusiasmo di poco prima vol via dal mio corpo con un solo e unico sospiro. Parlatemi del modo difficile....

18.

Mi svegliai in una pozza di sudore freddo, mentre il letto mi avvolgeva in un dolce tepore. Per un secondo mi chiesi in quale taverna mi trovassi. Credetti persino che Emma dormisse ancora al mio fianco, ma quando allungai il braccio per cercarla non trovai altro che lenzuola di lino. Lenzuola di lino. Il castello. Ricordai tutto e mi tirai su. Intorno a me, il buio della notte fonda.
Gli incubi mi avevano perseguitato, dandomi la caccia uno dopo l'altro. Avevo ancora il cuore palpitante di paura, ma non ricordavo alcun dettaglio. Solo qualcosa di spaventoso che mi inseguiva attraversi luoghi oscuri, cos vicino che riuscivo a sentirne il fiato sul collo, che mi tirava e strappava la camicia...
Castello, Jal: sei in un castello. La mia voce rimbombava come se mi trovassi in uno spazio largo e vuoto.
La candela che avevo lasciato accesa doveva essersi spenta - non ne rimaneva neppure l'odore. Avrei potuto riaccenderla con lo stoppino e la pietra focaia, ma erano nella borsa in groppa a Ron, in una stalla chiss dove.
Sei troppo grande per aver paura del buio. Il terrore mi incrinava la voce e mi convinsi che era meglio star zitto. Rimasi in ascolto di un qualche rumore diverso dal suono del mio stesso respiro, ma non sentii nulla.
Affondai la testa nel cuscino, mi coprii fin sopra il capo con le lenzuola e cercai di distrarmi dagli incubi della notte ripensando alla chiacchierata con Sageous.
Il modo difficile?, mi aveva chiesto stupito, come se fosse sorpreso che avessi anche solo preso in considerazione quell'opzione. Il modo difficile consiste nel portare a termine lo scopo della maledizione. Ogni incantesimo  un atto di volont che lotta continuamente per giungere a completamento. I desideri dei pi forti, una volta pronunciati - una volta enunciati e indirizzati lungo i sentieri che la loro arte ha scolpito nel tessuto di ci che esiste - prendono anch'essi vita. L'incantesimo si espander e si contorcer, muter, penser di testa sua e cospirer finch non avr raggiunto lo scopo a cui mira. La maledizione esiste ancora, perch l'obiettivo c' ancora. Distruggetelo e le catene che vi legano spariranno.
Mi erano tornati in mente quegli occhi dietro la maschera.
Uccidere Snorri, dite?. Il modo semplice effettivamente era pi semplice.
Quegli occhi scintillanti dietro le fessure della maschera smaltata... gli stessi che mi avevano osservato durante i miei incubi. Mi si accapponava la pelle persino in quel momento, se ripensavo a quello scrutare agghiacciante. Le lenzuola di lino sotto cui mi ero nascosto rappresentavano soltanto la protezione di un bambino, e persino un'armatura d'acciaio non sarebbe servita a nulla contro quell'orrore. Forse avrei dovuto uccidere Snorri?
Posso pensarci io, mio principe. Le parole che uscivano dalla bocca del pagano sembravano perfettamente ragionevoli.
No, davvero, non posso. Ormai  diventato un a.... Mi ero morso la lingua. Ormai  diventato un servo fidato.
Sageous aveva scosso la testa, le linee delle scritte impresse sul suo volto tremolavano di fronte ai miei occhi. Questa  pazzia, mio principe. Il barbaro vi ha fatto prigioniero e indotto in un pericolo terribile. Non siete che un ostaggio per perseguire i suoi scopi. Un uomo saggio, lord Stoccolm, scrisse di un caso simile, molti secoli fa. Pian piano il prigioniero inizia a vedere il suo aguzzino come un amico. Voi siete caduto nello stesso stato di incoscienza, principe Jalan.  ora che vi svegliate.
Disteso nel silenzio di quella stanza buia, con solo delle lenzuola a proteggermi dal timore che quel mostro senza nome di Vermillion fosse l a osservarmi, provai davvero a svegliarmi. Serrai i denti e cercai di dormire, o appunto di ridestarmi - ma solo il ricordo della voce di Sageous mi offriva una scappatoia.
Non dovete far altro che chiedere a re Olidan la sua protezione. Porter io personalmente il messaggio. Entro domattina quel norreno trover nel fiume un'umile dimora per il suo riposo eterno. Vi sveglierete da uomo libero, e sarete pronto a tornare alla vita che siete stato costretto a lasciare. Potrete tornare alle vecchie abitudini come se niente fosse accaduto.
Dovevo ammettere che era una prospettiva piuttosto allettante. Ma la mia lingua aveva continuato a opporsi, e nessun accordo era stato siglato. Forse anche la lingua era affetta da questa sindrome di Stoccolm. Ma lui... be',  un servo leale. E io sono un bugiardo, un imbroglione e un codardo, ma mai e poi mai tradirei un fedele servitore. A meno che, certamente, non tradirlo richieda onest, lealt o coraggio - o un qualunque atto che possa anche solo lontanamente mettermi in difficolt. Capisco le vostre ragioni... ma deve esserci un altro modo. Non potete fare qualcosa? Di sicuro, un uomo con le vostre capacit....
Aveva scosso di nuovo la testa, cos piano e con tanta delicatezza che era quasi riuscito a sembrare veramente dispiaciuto. Non senza correre rischi enormi, mio principe, per me e per voi. Aveva posato lo sguardo su di me e subito mi ero sentito attratto da quegli occhi miti, come se da un momento all'altro potessi caderci dentro e affogarci. C' una terza strada: il sangue della persona che ha scagliato l'incantesimo su di voi.
Oh,  impossibile.... Quella vecchia strega mi terrorizzava quasi quanto la creatura misteriosa al teatro. La Sorella Silente  troppo astuta e la regina le  affezionata.
Sageous aveva annuito come se si fosse aspettato un commento simile. Ha una creatura gemella, che il destino potrebbe farvi incrociare. Il sangue della creatura gemella pu servire al medesimo scopo. Spegner il fuoco dell'incantesimo.
Una gemella?. Non riuscivo a immaginare un altro mostro simile. La donna con l'occhio cieco mi era sempre sembrata unica nel suo genere.
Si chiama Skilfar.
E che diavolo!. Avevo sentito parlare di Skilfar. E quando senti parlare di qualcuno, puoi star sicuro che quel qualcuno porta guai. La strega del ghiaccio - sono sicuro di aver sentito la nonna chiamarla cos, e con un sorriso sulle labbra, come se fosse certa di aver detto qualcosa di intelligente. Che vadano tutti al diavolo. Uccidere Snorri sarebbe stato difficile. All'inizio ero pi che disposto a fargli trascorrere il resto della vita nelle fosse da combattimento, guadagnandoci sopra dei bei soldoni. Ma ora che lo conoscevo, le cose erano cambiate. L'intera faccenda delle fosse aveva preso una brutta piega: avevo realizzato che tutti gli uomini di quel posto avevano una vita, e non ero certo che sarei pi riuscito a godermi lo spettacolo, ora che lo avevo scoperto. La vita ha strani modi per infastidirti: ti rovina il divertimento con troppe informazioni. La giovinezza  l'unico vero momento felice, poich vivi nella beata ignoranza.
La vostra vecchia vita, mio principe. Che vi viene finalmente restituita.
La mia vecchia vita: i piaceri della carne e quelli dei tavoli di gioco, a volte anche insieme. Era stata una vita superficiale, in precario equilibrio sulla punta del pugnale di Maeres. Ma a volte la superficialit  tutto ci di cui hai bisogno.  in acque profonde che si rischia di affogare, no? Ci dormir su, avevo risposto.
Il problema era che non riuscivo a dormire. Steso a letto, continuavo a sudare freddo per la paura e a fissare l'oscurit vuota della notte. La morte di Snorri, l'uccisione del mostro, il sangue della Sorella Silente o della gemella del Nord. Nessuna via era semplice. Ciascuna era difficile a suo modo.
Chiedete al re la testa del norreno, aveva suggerito Sageous.  il modo pi semplice. Scegliere la soluzione pi semplice  la tua specialit, no? Questo sembravano voler dire quelle scritte, i misteriosi caratteri che mi offriva sui palmi delle mani. Non sei bravissimo a scappare?
Se fossi stato davvero bravo a scappare, avrei saputo dove si trovava la maledetta porta. Di solito, prestavo parecchia attenzione a questo genere di cose, focalizzavo le possibili vie di fuga e le conformazioni del terreno.

Ma quando quel pagano aveva lasciato la stanza, un gran senso di stanchezza mi aveva pervaso ed ero caduto a letto come un macigno in una pozza profonda.
Uccidi il norreno. Ogni volta che questa frase veniva ripetuta, diveniva sempre pi sensata alle mie orecchie. Dopo tutto, avrei risparmiato a Snorri il dolore di scoprire che la sua famiglia era morta. Non lo aspettava altro che un lungo viaggio verso la notizia pi terribile al mondo. Non aveva, forse, accolto la battaglia come una vecchia amica, dimostrandosi pronto a morire? Uccidi il norreno. Era stato Sageous a dirlo, oppure ero stato io?
Sprofondato nella comoda morbidezza della poltrona, di fronte al pagano, avevo ascoltato la sua verit. O forse ero ancora seduto, anche adesso? E lui mi stava ancora davanti? In piedi dietro lo schienale della sedia, faceva ancora correre le dita lungo gli intagli come se stesse suonando un'arpa? Dunque, chiederete che venga ucciso. Non era una domanda. I suoi occhi miti ora sembravano paterni. Un padre e un amico. Ma, Dio mi  testimone, non certo mio padre: lui  sempre stato a disagio con tutta la faccenda del rapporto padre e figlio.
S. Sageous aveva ragione: era esattamente quello che stavo per dire. Chieder che....
Dal petto gracile di Sageous emerse la punta di una spada. E non una qualunque: aveva in s la luce dell'alba, brillava come acciaio nel candido calore della fornace. Sageous, stupefatto, guard la punta, che avanz luminosa nel suo petto per una trentina di centimetri.
Cosa?. Il sangue gli sgorgava dagli angoli della bocca.
Questo non  il tuo posto, pagano. Dietro di lui si spiegarono delle ali, come se gli fossero spuntate dalla schiena. Ali bianche. Bianche come nuvole d'estate, di piume d'aquila, abbastanza ampie da trasportare un uomo verso il cielo.
Come?. La bocca di Sageous era completamente piena di sangue ora, un fiotto rosso si riversava sul mento mentre cercava di parlare.
La spada si ritrasse e un volto indomito si lev al di sopra del pagano, fiero e alieno come quelli scolpiti nelle statue di marmo degli dei greci o degli imperatori romani. Lui sta con la luce. E in un secondo, la spada tagli la testa del pagano, recidendogli il collo come la falce fa con l'erba.
Svegliati. Non era la voce dell'angelo che svettava sul cadavere di Sageous. Proveniva da fuori, era pi forte di qualsiasi altro suono, capace di spaccare le pietre. Svegliati.
Non aveva alcun senso. Cosa....
Svegliati.
Sbattei le palpebre. E ancora. Finalmente aprii gli occhi. Non ero pi immerso nell'oscurit, ma nel bagliore grigiastro dell'alba. Mi misi a sedere, con le lenzuola incollate ai fianchi sudaticci. Dietro i sottili fantasmi delle tende di raso, il cielo iniziava a schiarirsi a oriente.
Baraqel?
Un viscido manipolatore di sogni che pensa di poter macchiare un fedele della luce!. Baraqel sembrava orgoglioso. Poi, in tono pi serio, continu: Ho visto una mano dietro di lui, per. Con un tocco ancora pi mortale... le dita erano blu... La D....
M... ma quello eri tu? Ma, tu sei cos... be'... cos rompiscatole. Scivolai fuori dal letto, sentendo fitte di dolore in ogni parte del corpo, come se avessi passato la notte a combattere contro una bertuccia. La stanza era tornata vuota e l'angelo era di nuovo confinato nella mia testa.
Parlo con questa voce perch lo vuoi tu, Jalan. Sono legato alla tua immaginazione, sono le tue idee a darmi forma. Ogni tua pecca mi indebolisce, e sono molte. Io....
L'ultimo spicchio infuocato del sole si lev dall'orizzonte, illuminando un'intera foresta con la sua luce dorata. E il silenzio che ne segu fu davvero d'oro. Baraqel aveva avuto il suo momento di gloria. Ritornai verso la comoda poltrona, sistemandomi i calzoni. Ma in realt non volevo sedermi. Guardai lo schienale e immaginai Sageous l dietro, come lo avevo visto nel sogno: sgozzato e sanguinante. Voleva che ordinassi l'uccisione di Snorri. Aveva addotto dei validi argomenti ma, anche se con le carte avevo perso pi soldi di quanti ne avessi mai vinti, ormai avevo imparato a capirlo, quando qualcuno cercava di fregarmi.

Ero lavato e vestito, quando il sole a est sal definitivamente in cielo. I galli cantavano, la gente era indaffarata nelle proprie faccende e, ai piedi dell'Alto Castello, Borgo Crath si risvegliava a poco a poco. Un timido bussare alla porta distolse la mia attenzione dalla finestra e dalla vista che contemplavo.
Che c'?
 S-Stann, sua maest. Silenzio. Vi serve aiuto per vestirvi o devo....
Va' a chiamare il mio vichingo e portalo qui. Faremo colazione dove servono la roba migliore.
Schizz via all'istante, il suono dei suoi passi diventava sempre pi lontano e indistinto. Mi misi seduto sul letto e tirai fuori il medaglione. Era messo parecchio male, con dei vistosi vuoti: le gemme che avevo venduto avevano lasciato degli spazi neri che mi fissavano ciechi, con aria di rimprovero. Una metafora decisamente calzante. Anche la fortuna  cieca. Come l'amore. Con un'altra gemma sarei potuto tornare a Vermillion dentro una bella e comoda carrozza; una in pi, e mi sarei assicurato vino e compagnia a ogni sosta. Due altri occhi vuoti che avrebbero osservato la mia fuga, guardandomi mentre abbandonavo un amico a una morte miserabile e ritornavo alla vita superficiale di un tempo. Mi chiesi se Baraqel vedesse anche la mia anima, quando mi fissava. Anche il mio spirito era ridotto nello stesso modo? Barattato, un po' alla volta, giorno dopo giorno, per una fuga da vigliacchi verso i margini della vita?
Tuttavia, mi dissi. Meglio una lunga e ignobile vita tra piaceri effimeri, che un paio di gesti eroici che ti procurano solo un paio di coltellate. E poi, solo perch un furfante cerca di raggirarti, non vuol dire che ci che propone non sia la cosa migliore per tutti. Ripensai al gelido Nord e alle storie terrificanti raccontate da Snorri, e rabbrividii.
Jal!. Snorri occupava completamente la porta, proprio come il sorriso gli riempiva tutto il volto. Sembri pi stanco adesso, dopo una notte trascorsa tutto solo tra lenzuola di lino, che non dopo quella all'Angelo, in compagnia del tuo amico a cui piace mordere. Dietro di lui, Stann scalpitava nel corridoio cercando di entrare.
Mi alzai. Andiamo. Il ragazzo ci porta a fare colazione.
Seguimmo Stann, tenendo senza alcuna fatica la sua andatura affrettata. Posso farvi portare il cibo nelle vostre stanze, miei signori, disse senza voltarsi, riprendendo fiato.
Mi piace calarmi nell'ambiente che trovo, risposi. E devi chiamare vostra altezza solo me. Lui  soltanto... un hauldr. Il modo corretto per rivolgersi a lui : Ehi, tu!.
Va bene, vostra altezza.
Cos va meglio.
Un altro corridoio, un'altra curva, e attraversammo l'arcata dell'ingresso fino a raggiungere una sala piuttosto grande, in cui erano disposti tre lunghi tavoli. Due erano occupati da alcuni uomini che consumavano la colazione - ospiti, a vederli cos, o personaggi di una certa importanza nel castello. Nessun reale tra di loro, ma di certo non erano popolani. Stann indic il tavolo vuoto. Vostra altezza. Lo sguardo del ragazzo indugi su Snorri. Si morse un labbro. Indeciso, dondolava da un piede all'altro: si chiedeva se il rango del norreno fosse degno di un posto a tavola.
Snorri manger insieme a me, dissi. Concessione speciale. Stann trasse un sospiro di sollievo e ci indic le nostre sedie.
Per me uova strapazzate e con un pizzico di sale e pepe. E del pesce a seguire. Aringhe, sgombri, qualcosa di affumicato, insomma. Per il vichingo, pu andar bene un maiale intero, vivo  anche meglio.
Pancetta, annu Snorri. E del pane, bello abbrustolito. E birra.
Il ragazzo vol via, ripetendosi gli ordini.
Snorri appoggi la schiena sulla sedia e sbadigli lievemente.
Come hai dormito?, chiesi.
Sorrise e mi lanci uno sguardo allusivo. Ho fatto dei sogni strani.
Quanto strani?
Tutte le notti sogno la figlia di Loki. E se un sogno rende banali le apparizioni di Aslaug, non c' dubbio che sia molto strano.
Racconta.
Un tizio piccoletto e pieno di scarabocchi ha cercato di convincermi a ucciderti per tutta la notte. O almeno per una parte della notte... finch Aslaug non l'ha divorato.
Ah.
Restammo seduti in silenzio per un minuto, poi arriv un cameriere con due piccoli boccali di birra e una pagnotta.
E quindi?, domandai, leggermente preoccupato. Cio, non proprio leggermente. C'era un coltello enorme in mezzo a noi, l'avevano portato insieme al pane.
Ho deciso di non farlo. Snorri lo afferr e tagli la pagnotta a met.
Bene, sospirai, rasserenato.
Meglio aspettare di uscire dal castello. Addent il pane per nascondere il sorriso che gli illuminava il volto. E tu? Come hai dormito?
Pi o meno uguale, dissi, ma Snorri non mi prestava pi attenzione, il suo sguardo era incollato alla porta.
Mi voltai anch'io, e vidi una giovane donna che veniva verso di noi: era alta, slanciata ma non troppo magra, non una bellezza classica, ma aveva un qualcosa che comunque mi ispirava pensieri sconvenienti. La osservai mentre avanzava con passo deciso. Zigomi alti, labbra perfette, riccioli rossi e scuri che le ricadevano morbidi e spumeggianti sulle spalle. Mi alzai in piedi, pronto a inchinarmi. Snorri, invece, rimase seduto.
Mia signora. Sostenni il suo sguardo. Aveva degli occhi straordinari: verdi, ma restituivano pi luce di quella che catturavano. Principe Jalan Kendeth al vostro servizio. Mossi una mano verso il tavolo. Lui  la mia guardia del corpo, Snorri. La donna indossava un vestito semplice, ma realizzato da mani abili, di una qualit non appariscente. Un vestito che profumava di soldi.
Katherine Ap Scorron. Fece scivolare lo sguardo da me a Snorri, e viceversa. Il suo accento era inconfondibile: origini teutone. Mia sorella Sareth vi chiede il piacere della vostra compagnia per pranzo.
Un rapido sorriso si allarg sul mio volto. Ne sarei onorato, Katherine.
Bene, allora. Mi scrut dall'alto in basso. Vi auguro una piacevole permanenza e un buon proseguimento, principe. E si volt facendo svolazzare la gonna, diretta verso il corridoio. A giudicare dalla voce e dal viso pallido, non sembrava che pensasse davvero che la mia compagnia potesse essere un piacere per sua sorella. In effetti, il rossore intorno agli occhi mi spinse a chiedermi se avesse pianto.
Mi avvicinai a Snorri. Sento puzza di conflitto tra sorelle! Quella pi grande ha ottenuto un pasto con me, mentre la pi piccola  rimasta con la bella boccuccia asciutta. Il mio istinto raramente si sbagliava su queste cose. Conosco bene le dinamiche della rivalit tra sorelle. Snorri aggrott la fronte - l'invidia  una brutta bestia, questo  certo. Fa' con comodo, non aspettarmi. E mi alzai per seguire la ragazza.
La sua manona mi agguant il polso, ritraendosi subito a causa del crepitio bruciante provocato dal contatto. Ma bast comunque a fermarmi. Non credo fosse un invito di quel genere.
Sciocchezze. Una donna altolocata non riferisce messaggi. Avrebbe inviato un paggio. Questa  una cosa molto pi seria!. Potevo perdonargli la sua ignoranza in merito agli affari di corte: dopo tutto era un barbaro.
Katherine era ormai alla porta. La sua andatura non era certo ondeggiante e sinuosa come quelle che si vedono in posti come l'Angelo Caduto. Ma io la trovavo comunque eccitante. Dammi retta. Conosco le regole del castello. Questo  il mio campo. E le corsi dietro.
Ma il suo bracc..., disse Snorri mentre mi allontanavo. Qualcosa a proposito di un braccio, se avevo capito bene.
Mi venne da ridere ripensando al norreno cavernicolo che voleva spiegarmi come si ci comporta con le donne di palazzo. Katherine si era presentata senza accompagnatrice n scorta, sicura e altera, solo per dare uno sguardo attento al principe.
Katherine. La raggiunsi nel corridoio, a diversi metri dalla sala. Non scappare ora. Abbassai la voce per trovare un tono pi seducente, e la fermai posandole una mano sulla spalla, sopra i diversi strati di taffet. Dolce, ma deciso.
Si volt con una rapidit che non avrei creduto possibile con un abito del genere addosso e... be', passai un'eternit o gi di l a contorcermi, accecato da un dolore immenso.
Ho sempre pensato che la posizione dei testicoli sia un valido argomento contro la tesi del disegno intelligente. Se una giovane ed esile donna, con una ginocchiata ben piazzata, pu ridurre l'eroe del Passo di Aral a un'inutile creatura agonizzante e incapace di fare qualsiasi cosa a parte rotolarsi a terra, nella speranza di strappare anche un solo respiro in mezzo a tanto dolore - be', tutto questo non depone a favore delle capacit progettuali di Dio, no?
Jal?. Un'ombra si stagli contro la luce bianca del mio dolore. Jal?
Vattene. Via, dissi a denti stretti. E. Lasciami. Morire. In pace.
 solo che, ecco, stai bloccando il corridoio, Jal. Ti prenderei in braccio, ma... be', lo sai. Stann, chiama una guardia e fatti aiutare a riportare il principe nella sua stanza, per favore.
Una vaga percezione di un movimento squarci il velo del mio dolore. Sentivo i miei piedi che venivano trascinati lungo il pavimento di pietra e, dietro di loro, c'era Snorri, impegnato in un allegro scambio di battute con i tizi che mi reggevano.
Un malinteso, suppongo. E ridacchi. Ridacchi!  una specie di codice d'onore maschile, accidenti: tutti gli uomini devono trasalire e mostrare compassione, quando uno di loro viene colpito cos malamente. Non certo ridacchiare. Probabilmente al Sud ci sono abitudini diverse....
Sto perdendo il mio tocco magico, fu tutto quello che riuscii a dire a fatica.
Penso proprio che il tocco tu lo abbia usato un po' troppo, conoscendoti, Jal! Non hai visto il braccialetto nero? La ragazza  in lutto!. Un'altra risatina ai suoi compari. Altrimenti gliene avrebbe date di santa ragione! Ha carattere, quella l. Me ne sono accorto appena  entrata. Sangue norreno, probabilmente.
Risposi solo con un lamento, e lasciai che mi trascinassero fino alla camera.
Non ci penso neanche a vedere sua sorella. Sar un mostro. Mi sollevarono per mettermi sul letto.
Delicatezza, ragazzi, li guidava Snorri. Gentilezza!. Tuttavia era ancora troppo allegro per i miei gusti.
Maledetta stronza di Scorron. Argh!. Un'altra fitta di dolore mi lev il respiro. Alcune guerre sono scoppiate per molto meno!.
Tecnicamente voi siete gi in guerra, no?. La sedia scricchiol non appena Snorri si mise a sedere. Voglio dire, quegli uomini che hai distrutto con il tuo eroismo al Passo di Aral erano di Scorron, giusto?.
Mi aveva fregato. Vorrei averne uccisi una cinquantina in pi!.
Comunque sia, l'altra sorella  persino pi carina.
E come diavolo fai a saperlo, tu?. Provai a girarmi, ma lasciai perdere subito.
Le ho viste entrambe ieri, su un balcone.
Ah s?. Alla fine riuscii a girarmi. Ma non fu d'aiuto. Be', pu andare a impiccarsi. Cercai di fare uno sguardo duro e furibondo, per quanto me lo permettessero gli occhi ancora socchiusi.
Snorri alz le spalle e addent la pera che aveva rubato dal mio piatto.  pericoloso parlare cos della regina, se posso dirti la mia, disse con la bocca piena.
Regina?. Mi voltai di nuovo, con la faccia al muro. Oh merda.

19.

Stann mi faceva strada verso le stanze private della regina Sareth, e io lo seguivo zoppicando. Non sapevo se l'incontro avrebbe avuto luogo nelle sue camere, ma di sicuro la sua virt sarebbe stata ben sorvegliata.
Mi sembr strano che la strada conducesse nei sotterranei del castello, in fondo a una scalinata. Imboccammo un corridoio su cui si aprivano dei ripostigli: le scorte della cucina vi erano impilate fino al soffitto. Tuttavia avevo espressamente chiesto a Stann di condurmi per la strada pi breve, data la delicatezza delle mie condizioni. Scendemmo ancora attraverso una scala stretta - di sicuro un passaggio della servit per servire i pasti negli alloggi reali.
La regina chiede che siate discreto, se qualcuno vi domanda qualcosa, disse Stann, tenendo la lanterna bene in alto per illuminare un lungo passaggio senza finestre.
Sai che cosa vuol dire discreto, ragazzo?
No, signore.
Schioccai la lingua sdegnato, ma non ero sicuro se la sua fosse ignoranza o, appunto, discrezione.
Picchiett su una porticina. Una chiave gir nel chiavistello massiccio ed entrammo. Solo dopo un istante capii che era stata la regina in persona ad aprirla. All'inizio pensai si trattasse di una dama di compagnia, ma quando si volt a guardarmi mentre facevo il mio ingresso nella stanza non ebbi pi neppure l'ombra di un dubbio. Una dama di corte non avrebbe mai indossato un vestito cos raffinato, e la somiglianza con Katherine era innegabile. Doveva avere pi o meno venticinque anni. Era leggermente pi bassa della sorella, ma il suo viso era pi dolce e mostrava una bellezza pi classica: labbra carnose, riccioli di un rosso scuro e intenso. Anche lei aveva gli occhi verdi, ma senza il bagliore di quelli della sorella.
Un'altra caratteristica di Sareth mi colp. Quel genere di dettaglio che nessun vestito - a meno che non si tratti di una tenda - riesce a camuffare. La regina era incinta. Oppure aveva inghiottito un maialino intero.
Stann, fai accomodare il principe Jalan al suo posto, e servigli un bicchiere di vino. Poi fuori dai piedi. Gli intim con le mani di andarsene.
Il ragazzo mi sistem un cuscino su una sedia spaziosa a distanza di sicurezza dalla regina - insomma, mi mise all'angolo opposto della stanza. Ma la distanza di sicurezza, a dirla tutta, l'avrebbero ottenuta solo se mi avessero sistemato fuori, in corridoio, dato che una regina non dovrebbe mai restare sola con uno sconosciuto nelle sue stanze private - soprattutto se lo sconosciuto  uno come me.
Avanzai lentamente verso la mia sedia, spostai il cuscino e mi ci accomodai sopra.
Vi sentite bene, principe Jalan?. Corrucci le sottili sopracciglia e mi rivolse uno sguardo sinceramente preoccupato.
Ah, solo.... Riassunsi il mio contegno. Solo una vecchia ferita di guerra, mia regina. Di tanto in tanto fa i capricci. Soprattutto quando sto troppo lontano dal campo di battaglia.
Di fronte a me, Stann teneva le labbra serrate, mentre versava vino da un'ampia caraffa nel boccale d'argento poggiato su un tavolino. Terminato il suo compito, si conged, prese la porta di servizio e se ne and. I suoi passi risuonavano sempre pi indistinti in lontananza. Se qualcuno mi avesse trovato l, senza sorveglianza, la mia vita sarebbe dipesa dalla storia che la regina avrebbe deciso di raccontare. Avrebbe ammesso di essere stata lei in persona a invitarmi? Improbabile. Inoltre, la crudele sorella minore avrebbe di certo dipinto un quadretto poco lusinghiero delle mie precedenti avances, se ci avessero condotto da Olidan in persona. Decisi che avrei colto la prima possibilit per tirarmi fuori da quella situazione.
E come vi sembra Ancrath, principe Jalan?. L'accento teutone di Sareth era pi marcato di quello di Katherine, mi ricordava le grida della pattuglia di Scorron che mi dava la caccia al Passo di Aral. La cosa giov ben poco ai miei nervi.
 una regione davvero stupenda, dissi. E Borgo Crath, poi,  bellissima. Quando siamo arrivati era nel pieno dei festeggiamenti.
Il suo sguardo si oscur a quelle parole, e si morse un labbro. Dovevo aver toccato un nervo scoperto, evidentemente. Incinta o no, era davvero bella. Scorron  una terra pi affascinante, ed Eisenschloss  una fortezza pi bella. Come se non sapesse che Marca Rossa e Scorron erano nemici mortali. Meglio cos - sono sempre stato un sostenitore della tesi fate l'amore, non la guerra, anche se spesso il confine  davvero sottile. Ma voi avete ragione, principe Jalan, Ancrath vale la pena di essere vista.
Certamente. Ma devo confessarvi, mia regina, che sono un po' disorientato. Non sarebbe pi appropriato discutere di certi argomenti questo pomeriggio a corte? La vostra bellezza  conosciuta in ogni dove, e qualcuno potrebbe fraintendere le mie intenzioni se si venisse a sapere che.... In genere non mi dispiace dare alle donne come Sareth quello che cercano, soprattutto se quei cornuti dei mariti sono cos sciocchi da lasciarle insoddisfatte... ma la moglie di Olidan Ancrath? Proprio no, grazie. E poi, la sua gravidanza e il mio recente infortunio rendevano tutta quella situazione decisamente meno invitante.
Il viso di Sareth si contrasse costernato, il labbro inferiore inizi a tremare e a un tratto si tir su dalla sedia e si mise in ginocchio ai miei piedi. Perdonatemi, principe Jalan!. La sua mano candida e morbida strinse la mia, scura e piena di calli.  solo che... solo che...  stato un duro colpo per tutti veder tornare quel ragazzo terrificante.
Ragazzo?. Avevo dormito troppo poco nelle ultime due notti per capirci qualcosa.
Jorg, il figlio di Olidan.
Ah s, il principe perduto, dissi, mentre mi godevo la sensazione delle sue mani sulle mie.
Gi, sarebbe stato meglio se fosse rimasto perduto. E vidi qualcosa di duro come l'acciaio dietro quella bellezza rigata dalle lacrime.
Persino la mia mente addormentata, a un certo punto, non pot fare a meno di individuare il problema. Quel principe che aveva fatto ritorno non poteva essere suo figlio, no, Sareth non era abbastanza grande... ecco, era una seconda moglie, allora? Era stata scelta per dare al re un figlio, che lei pensava sarebbe diventato anche l'erede?
Oh. Guardai in basso, verso la sua pancia. Capisco. Il suo ritorno prima o poi sar un problema per voi. Il bel viso si contrasse ancora, pieno di dolore. No, no, non piangete, mia regina. Le diedi qualche amorevole pacca sulla spalla: eccolo l, il finto eroe che conforta la damigella nel momento del bisogno, e magari passa anche la mano tra quei meravigliosi capelli.
Perch quel ragazzino non se n' rimasto a vagare altrove?. Mi guard con quei suoi occhi lucidi.
Ragazzino, dite?. Non so perch, ma mi ero immaginato il principe come un uomo adulto. Ma quanti anni....
 poco pi di un bambino! Una settimana fa aveva tredici anni ed era dimenticato da tutti. A nessuno importava di lui. Ora ha raggiunto la maggiore et e.... Ancora un altro fiume di lacrime. Piangeva con il viso affondato nel mio petto. Oh, sapeste quanti problemi ci ha causato. Il putiferio nella sala del trono.
 un'et difficile. Annuii saggiamente e la strinsi pi forte.  il mio istinto, non posso farci niente. Aveva un odore stupendo, di pino e lill, e la maternit non le aveva solo gonfiato la pancia - il corpo straripava dei doni di madre natura.
Qui siete conosciuto come il Diavolo dell'Aral, disse. Il Principe Rosso.
Davvero?. Riprovai di nuovo. Senza stupore stavolta. Ah, certo.
Annuii, il capo della regina era ancora appoggiato sul mio petto. Sir Karlan  sopravvissuto alla battaglia che avete combattuto, e poi  fuggito a Nord. A corte, ci ha raccontato che vi siete battuto senza paura - come un pazzo, buttavate gi un uomo dopo l'altro. Anche sir Gort  caduto sotto i vostri colpi. Era il figlio del cugino di mio padre. Un guerriero rinomato.
Be'.... Immaginai che storie come quella venissero ingigantite passando di bocca in bocca, e talvolta una paura eccessiva pu esser scambiata per un'assoluta mancanza di paura. In ogni caso la regina mi aveva fatto un dono, e ora spettava a me sfruttarlo il pi possibile. In effetti, tra i miei sudditi sono conosciuto come l'eroe del Passo. Immagino sia normale che per Scorron io sia un diavolo. Sfogger tale appellativo con orgoglio.
Eroe. Sareth singhiozz, si asciug le lacrime e appoggi la mano sottile sul mio petto. Potete aiutarmi. Parole leggere, quasi un sussurro, cos piacevolmente vicino alle mie orecchie da farmi rabbrividire appena.
Certo, certo, mia signora. Mi ripresi in tempo, prima di promettere pi di quanto potessi mantenere. E come?
 un prepotente, Jorg. Qualcuno deve sistemarlo a dovere. Ovviamente,  di rango troppo alto perch un uomo qualsiasi possa dargli la lezione che si merita. Ma voi no: un principe pu sfidarlo. Non pu fare a meno di accettare la sfida di un principe.
Be'.... Inspirai il suo profumo e poggiai la mano sulla sua, ancora adagiata sul mio petto. I ricordi dei giorni passati a dare la caccia ai garzoni del teatro mi balenarono davanti agli occhi. Ah, quanti sederi avevo preso a calci! Un principino di tredici anni, una mezza calzetta, tornato da paparino con la coda tra le gambe, quando l'appetito aveva avuto la meglio sull'orgoglio, dopo un mese passato a morire di fame agli angoli delle strade... Mi ci vedevo a dargli una bella lezione, a quello l. Soprattutto considerando che in tal modo avrei guadagnato il favore della sua bella matrigna.
Sareth avvicin il viso ancora di pi al mio, e le labbra quasi mi premevano sul collo, mentre i seni prosperosi erano schiacciati contro il mio petto. Ditemi che lo farete, mio principe.
Ma Olidan....
 vecchio ormai, e distante. Da quando ha compiuto il suo dovere, non mi guarda nemmeno. Mi sfior la gola con le labbra, mentre faceva scivolare la mano pi in basso, sul mio stomaco. Ditemi che mi aiuterete, Jalan.
Certo, mia signora. Chiusi gli occhi, abbandonandomi completamente alle sue premure. In fin dei conti, prendere a calci un principino insolente per tutta la corte sembrava anche divertente. Inoltre, quando sarei tornato a Vermillion a dare la notizia, il principe Jorg sarebbe stato ormai un adulto, e tutti avrebbero dimenticato che era solo un bambino quando gliele avevo suonate.
Non mi dispiacerebbe se venisse ferito. Due dita della regina camminavano sul mio petto, slacciando allegramente i bottoni della camicia.
Gli incidenti capitano, mormorai.
Fu una frase in un certo qual modo profetica. Quelle parole spinsero Sareth a spingersi oltre. Immerse freneticamente la mano nei miei pantaloni.
Come ogni uomo rimasto ferito sul campo pu confermare, ci vuole un po' prima che le parti basse si riprendano dal dolore di una ginocchiata. E di conseguenza possono passare anche diversi giorni prima che i gioielli della corona di un principe siano pronti a una nuova ispezione. La mossa pi che avventata di Sareth non fece che risvegliare l'agonia sopita e devo proprio ammettere che l'urlo di dolore che tirai fuori fu veramente acuto. E probabilmente... anche femminile. Il che spiegherebbe come mai le guardie della regina decisero di sfondare la porta, per soccorrere prontamente la loro padrona da qualsiasi invasato la stesse molestando.
La paura pu essere un ottimo anestetico. E infatti l'improvvisa apparizione di due guardie di Ancrath, con la faccia cattiva e la spada sguainata, mi fece passare il dolore alle palle in mezzo secondo. Neanche con una catapulta sarei potuto balzare via dalla sedia tanto velocemente: prima ancora che qualcuno potesse gridare adulterio ero gi sulle scale della servit e mi sbattevo con violenza la porta alle spalle.
Arrivai finalmente nella mia stanza, con il fiatone, ancora in preda al panico. Snorri aveva abbandonato la sedia su cui l'avevo piazzato, preferendo il letto: adesso era steso spaparanzato. Hai fatto presto. Alz la testa.
Probabilmente dovremmo andarcene, dissi. Mi guardai intorno per recuperare i miei effetti personali, poi mi resi conto che in realt non ne avevo.
Perch?. Snorri si drizz a sedere, mentre la struttura del letto scricchiolava in modo preoccupante sotto il suo peso.
Ehm.... Mi affacciai alla porta per controllare se stesse arrivando qualche guardia. Ecco, io potrei aver....
Non con la regina spero!. Snorri si alz in piedi e ancora una volta mi ricord quanto fossi piccolo in confronto a lui. Chi vi ha visto?. Adesso si sentiva la rabbia nella sua voce.
Due guardie.
Due guardie sue?
S.
Comprer il loro silenzio e tutta la faccenda verr subito sepolta.
 solo che non vorrei che seppellissero anche me.
Andr tutto bene. Capii che non pensava ad altro che all'incontro con re Olidan, e a tutte quelle bugie che gli avevo rifilato sull'importanza di conoscere il nemico e di farci togliere la maledizione di dosso.
Lo credi davvero?
S. Annu. Idiota.
Potremmo andarcene comunque. Voglio dire, ho parlato con lo stregone del re l'altra notte e non  stato d'aiuto come....
Ah!. Snorri torn a sedere con un tonfo. Quel vecchio stregone dei sogni! Dovremo cercare aiuto altrove, Jal. Il suo potere  andato. Quel ragazzo ha fatto a pezzi il totem di Sageous, un paio di giorni fa. Era una specie di albero di vetro. Jorg l'ha lanciato da qualche parte nella sala del trono, c'erano pezzi ovunque!.
Dove... dove hai sentito tutte queste storie?
Io ci parlo con la gente, Jal. Mentre la regina ti ficca la lingua in un orecchio, io mi do da fare e cerco informazioni. Il principe Jorg ha annientato il potere di Sageous, una volta per tutte. Dovr pur esserci qualche altro mago o strega che potr darci una mano, Sageous non pu mica essere l'unico in tutta la regione. Ci serve qualche consiglio da re Olidan, se vogliamo disfarci di questa maledizione.
Ah....
Che c'?
Ho promesso a Sareth che avrei dato una bella lezione a questo principino. Spero solo di non ritrovarmi contro re Olidan. Se ci tiene al ragazzo, le cose potrebbero complicarsi.
Ma perch?. Snorri alz lo sguardo verso di me allargando le possenti braccia. Perch hai fatto una cosa simile?. Ai piedi del letto era poggiata l'ascia: le diedi un calcetto e la mandai sotto al materasso. Cos, per sicurezza.
L'hai vista anche tu la regina, giusto?, chiesi. Come potevo dirle di no?.
Snorri scosse la testa. Non ho mai incontrato un uomo che capisce cos poco di donne, e allo stesso tempo si fa comandare a bacchetta cos tanto da loro.
Allora, questo ragazzo. Sar un problema se gli do un paio di sculacciate?, chiesi. Dato che sai tutto sugli Ancrath.
Be', il padre non stravede per il figlio. Questo lo so per certo, rispose Snorri.
Che sollievo. Mi rilassai e sprofondai nella poltrona.
E so che tu sei coraggioso, Jal, e un eroe di guerra....
Continua....
Ma fossi in te, ci penserei due volte prima di dargli una lezione, a questo principe Jorg. L'hai visto anche tu all'Angelo l'altra sera, no?
All'Angelo? Ma di che parli?
All'Angelo Caduto. So che avevi altre cose per la testa, ma magari ti sei accorto che quel posto era pieno dei suoi seguaci. I Fratelli.
Come?. Quando riprovai ad alzarmi, la sedia mi tenne prigioniero nella sua stretta.
Il principe era con loro, non lo sapevi? Era quello all'angolo con sir Makin.
Oh Dio. Mi ricordavo i suoi occhi.
E si  fatto Sally nella stanza vicino alla tua, ho sentito. Una brava ragazza. Viene da Totten, un po' pi a sud di Lure.
Buon Dio. Avevo pensato che l'amico di Makin avesse pi o meno diciott'anni. Era alto almeno un metro e ottanta.
E ovviamente saprai cosa l'ha spinto a lasciare di nuovo l'Alto Castello, appena dopo il suo ritorno.
Rinfrescami la memoria. Essere diventato l'acerrimo nemico di uno stregone sarebbe gi stato un motivo sufficiente, per me, per progettare un lungo viaggio.
Ha ucciso il campione del re, il capitano della guardia, sir Galen.  per lui che  in lutto la sorella di Sareth.
Immagino che non lo abbia ucciso versandogli il veleno nell'idromele.
Un regolare duello.
Ce ne andiamo, gli urlai dal corridoio.

20.

Nessuno aveva ricevuto l'ordine di fermare un principe in visita che se ne andava in giro per la citt con il suo cavallo prima di un appuntamento a corte. Perci recuperammo Ron e Sleipnir e trottammo verso Borgo Crath. E poi oltre. Cavalcare fu un'agonia: continuavo a contorcermi sulla sella in cerca di una posizione comoda, maledicendo tutta Scorron e i suoi abitanti, in particolar modo quelle donne maledette.
Avevano pure gli occhi troppo vicini, tutte e due... E comunque sia non mi sono mai piaciute le rosse, quella piccola, poi, sono sicuro che....
Aveva carattere, quella Katherine, mi interruppe Snorri. Far strada, gi me la immagino.  destinata a grandi cose. Ce l'aveva negli occhi.
Se ti piaceva cos tanto, potevi farti avanti. Era il dolore che mi spingeva a provocarlo: mi serviva una distrazione. Magari le piace giocare pesante.
Snorri alz le spalle, mentre dondolava sulla sella lungo Via di Roma.  ancora una bambina. E io sono sposato.
Aveva almeno diciassette anni, secondo me. E poi, pensavo che voi vichinghi seguiste la regola della nave.
Regola della nave?. Inarc un sopracciglio. Ormai eravamo lontani da Borgo Crath, la citt era solo una macchia alle nostre spalle.
Se ci arrivi in nave, non c' nessuna regola, risposi.
Ah. Socchiuse un poco gli occhi. Siamo uomini come tutti gli altri. Alcuni sono buoni, altri cattivi. La maggior parte  nel mezzo.
Sbuffai. Comunque, quanti anni hai tu, Snorri?
Trenta. Credo.
Trenta! Io a trent'anni voglio continuare a divertirmi.
Un'altra alzata di spalle da parte sua, stavolta con un leggero sorriso. Snorri non si offendeva mai. Il che era un bene, a dirla tutta.  difficile arrivare ai trenta, dove siamo diretti noi.
Ma c' qualcosa di buono al Nord? Almeno una cosa? Una sola. Ti prego, dimmi una cosa bella che non si pu trovare anche in un posto caldo.
La neve.
Ma la neve non  una cosa bella.  solo acqua fredda e sporca.
Le montagne. Quelle sono belle.
Le montagne non sono altro che scomodi ammassi di roccia che ti impediscono di andare dove vuoi. E inoltre, se mi venisse voglia di vedere delle belle montagne, mi basterebbe affacciarmi alla finestra: ho le Aspi a portata di mano.
Restammo in silenzio per un minuto, mentre proseguivamo sulla nostra strada. C'era molto meno traffico su Via di Roma, ma nei lunghi tratti in rettilineo si vedevano lo stesso carri e cavalli, persino viaggiatori a piedi, che procedevano in lontananza.
La mia famiglia, rispose.
E anche se la saggezza non  il mio forte, fui abbastanza assennato da non replicare nulla.

Proseguendo verso nord, l'estate, che ci aveva dato il suo tardivo benvenuto ad Ancrath, si faceva sempre pi impalpabile. Nella citt di Hoff, in mezzo a campi pronti per essere mietuti, nel freddo di una giornata che ricordava pi l'autunno che la bella stagione, Snorri devi verso est.
Potremmo prendere una nave dal porto di Conaught, dissi.
I veri uomini del Nord non sono i benvenuti a Conaught, rispose Snorri. Vi abbiamo fatto visita un po' troppo spesso. Spinse Sleipnir verso dei campi incolti e imbocc una strada che conduceva a est, verso le montagne pi a nord di Gelleth.
E con i turtani va meglio?
Ecco, anche con i turtani non va troppo bene, ammise. Ma a Maladon saremo ben accolti.
Poche visite da parte vostra?
L ci siamo rimasti. Prenderemo la nave a Maladon, ho dei cugini da quelle parti.
Sar meglio, perch non ho intenzione di spostarmi ancora pi a est. A est di Maladon, si trovava Osheim - e nessuno andava mai a Osheim. L, i Costruttori avevano eretto la Ruota, e ogni fiaba capace di scatenare terribili incubi iniziava con: C'era una volta, in un luogo vicino alla Ruota di Osheim.
Snorri annu, solennemente. Maladon. Prenderemo la nave a Maladon.
Le montagne ci condussero in alto, dove l'autunno si tramutava in inverno. Nonostante le provviste e i vestiti caldi che ci eravamo procurati a Hoff, furono giorni difficili. Sganciai le mie monete pi a malincuore del solito, perch sapevo che la via di ritorno alla mia dolce Vermillion era lastricata di quei pezzi d'argento.
Tra le alture di Gelleth, rimpiansi quel piccolo assaggio di comodit provato all'Alto Castello. Persino le coperte puzzolenti dell'Angelo Caduto avrebbero vinto il confronto con quel letto di roccia, sulla cima di una qualche montagna senza nome. Suggerii a Snorri di seguire la strada, lunga ma meno ardua, che passava attraverso il Castello Rosso. Merl Gellethar, il duca in carica, era un nipote di mia nonna e, dunque per lui sarebbe stato una specie di dovere di famiglia aiutarci durante il nostro viaggio.
No.
E per quale diavolo di motivo?
 una deviazione troppo lunga. Aveva borbottato appena. Pareva irritato - strano, da parte sua.
Non  questo il vero motivo. Si innervosiva sempre, quando doveva mentire.
No.
Aspettai.
Aslaug mi ha detto di non farlo, disse a denti stretti.
Aslaug? Ma Loki non era il Padre delle Bugie? E lei  sua figlia.... Aspettai che provasse a negarlo. Quindi ci la rende... una bugiarda, no?
Le credo, stavolta, rispose.
Uhm. Non suonava per niente bene.  un tantino preoccupante sentire che il tuo unico compagno di viaggio - o, per l'esattezza, un pazzo maniaco di due metri armato d'ascia - inizia a dare retta a uno spirito che gli sussurra cose nelle orecchie al calar del sole. Tuttavia, non provai a ribattere: Baraqel mi aveva consigliato la stessa cosa, quella mattina. E forse, se un angelo ti parla al sorgere del sole,  il caso che inizi a dargli retta.
Sognai Sageous quella notte. Sorrideva tranquillo, mentre io venivo spinto da una parte all'altra di una scacchiera. Dalla casella nera a quella bianca, dalla bianca alla nera, dall'oscurit alla luce... E c'era Snorri di fronte a me, che rispecchiava i miei stessi movimenti, e tutt'intorno nient'altro che pezzi in ombra, orchestrati secondo un qualche complesso disegno. Una mano grigia spostava i suoi pedoni in avanti - sentii il tocco della Sorella Silente e feci un passo avanti, dalla casella nera a quella bianca. Dietro di lei incombeva una presenza pi grande, di un cremisi profondo: era la Regina dei Rossi, che teneva le fila del gioco. Dall'altra parte della scacchiera, una mano scura e putrefatta faceva le sue mosse, guidata da un'altra pi grande, di un blu profondo, che la sovrastava. Riuscivo quasi a vedere i fili che le legavano. La Dama Blu e il Re dei Morti mossero un pedone e, senza alcun preavviso, un non-nato si erse di fronte a me. Solo una candida maschera smaltata si frapponeva tra me e l'orrore del suo viso. Mi svegliai in preda alle urla e aspettai l'alba del nuovo giorno senza dormire.

Nelle Turtanie cercammo di non dare nell'occhio: evitammo le locande e le citt, dormimmo sulle alture, bevemmo dagli innumerevoli fiumi che solcavano la regione dividendola in innumerevoli strisce.
Al confine tra la Turtania orientale e quella occidentale si stendeva la grande e famosa foresta Gowfaugh, un'immensa distesa di pini, una trappola oscura e spaventosa.
Potremmo semplicemente seguire la strada, dissi.
Meglio attraversare il confine senza farci vedere. Snorri indic con un cenno i margini della foresta. Le guardie turtane ci terrebbero un mese in cella e si prenderebbero tutte le nostre cose di valore per il disturbo.
Guardai indietro, verso il sentiero che avevamo percorso scendendo dalle colline: una linea appena visibile lungo la tetra brughiera. La foresta non era affatto invitante, ma la minaccia che ci seguiva mi spaventava molto di pi. Giorno dopo giorno, sentivo il pericolo che ci stava attaccato, seguiva i nostri passi. Avevo la sensazione che ci sarebbero stati guai sin da quando avevamo lasciato Borgo Crath, e non da parte di re Olidan. No, non si trattava dell'onore di una moglie. Il Re dei Morti aveva gi provato due volte a fermarci, e la terza poteva essere quella giusta.
Avanti, Jal, devi guardare avanti. Voi del Sud vi guardate troppo indietro.
Questo perch non siamo stupidi, dissi. Ti sei dimenticato del non-nato del circo? E di Edris e dei suoi mercenari ritornati in vita?
Qualcuno sta seminando ostacoli sul nostro cammino per fermarci, ma nessuno ci sta seguendo.
Ma quella cosa a Vermillion...  fuggita, e Sageous ha detto che l'avremmo incontrata di nuovo, lui....
Mi ha detto la stessa cosa, annu. Tu non vuoi credere alle parole di quell'uomo, ma io penso che dica la verit. La creatura  fuggita. E sospetto che quello che hai visto all'opera fosse un non-nato, che ha avuto il tempo di accrescere il proprio potere. Era lui il bersaglio dell'incantesimo della Sorella Silente. Probabilmente un seguace del Re dei Morti. Il capitano del suo esercito, forse.
E non ci sta seguendo?. S, che ci stava seguendo. Ne ero certo.
Ma non hai sentito lo stregone dei sogni, Jal?
Ha detto un sacco di cose... Pi che altro mi consigliava di ucciderti per poter finalmente tornare a casa.
Niente sulla maledizione, su questo incantesimo della Sorella Silente? Sul perch ce lo abbiamo ancora addosso?.
In effetti, qualcosa ricordavo. Perch il non-nato non  stato distrutto. L'incantesimo  un atto di volont e deve portare a termine il suo scopo. Incrociai le braccia, soddisfatto di me stesso.
Giusto. E noi stiamo andando a nord, e la maledizione non ci sta creando alcun problema.
Esatto. Aggrottai la fronte: capivo dove stava andando a parare, e non mi piaceva.
Il non-nato non ci sta seguendo, Jal. Siamo noi che inseguiamo lui. Il mostro  andato a nord.
Merda. Cercai di calmarmi. Ma... ma, dai,  assolutamente improbabile! Pu essere che siamo diretti verso lo stesso luogo?
La Sorella Silente vede il futuro. Snorri si avvicin l'indice a un occhio. La sua magia  puntata verso il domani. L'incantesimo cerca una via per raggiungere il non-nato - ha seguito il sentiero che gli avrebbe permesso di farsi trasportare da una persona, o meglio da due persone, in modo da raggiungere la stessa destinazione del suo obiettivo.
Merda. Non avevo altro d'aggiungere, stavolta.
Eh gi.
Fiancheggiammo la foresta Gowfaugh, finch non ci imbattemmo in alcune tracce: si trattava di un sentiero, troppo largo per essere stato aperto da un cervo e troppo stretto perch fosse stato un boscaiolo. Riflettendoci meglio, mentre seguivamo quel varco con i cavalli, cercando di non beccarci nessun ramo in faccia, mi dissi che la Gowfaugh non era certo il tipo di foresta in cui si poteva sperare di trovare un cervo. N un boscaiolo.
Foreste, disse Snorri scuotendo la testa: alcuni rami gli avevano graffiato le braccia, procurandogli tre ferite parallele sul bicipite. Non vedo l'ora di tirarmene fuori.
Dei boschi in cui un uomo pu dare la caccia a cervi e cinghiali: ecco cosa c' a Marca Rossa. Con alberi come si deve, alberi veri, non tutti questi pini, e carbonai e taglialegna, e ogni tanto pure qualche orso o lupo. Ma al Nord.... I tronchi degli alberi erano cos vicini che per passarci in mezzo bisognava praticamente strisciare; i rami erano talmente intrecciati che se volevi percorrere anche solo un metro dovevi farti strada tagliando e falciando qua e l. Solo desolazione. Alberi, alberi e ancora alberi. Ascolta! Non c' neanche un uccello!.
Snorri scroll le spalle. Jal, questo te lo concedo. Le foreste al Sud sono pi belle.
Proseguivamo a fatica lungo i sentieri contorti e i nostri passi affondavano nella spessa coltre di aghi di pino rinsecchiti. Ci mettemmo ben poco a perderci completamente. Neanche il sole poteva indicarci la direzione da seguire, dato che le nuvole basse bloccavano e disperdevano la luce.
Non ho assolutamente intenzione di passare la notte qui. Non osavo neppure immaginare il buio pesto che sarebbe calato nella foresta.
Prima o poi troveremo un corso d'acqua e lo seguiremo. Snorri spezz un rametto sul sentiero. Gli aghi caddero a terra producendo un leggero picchiettio. Non dovrebbe mancare molto.  cos in Turtania: non riesci a fare tre passi di fila senza finire con le ginocchia in un fiume.
Non risposi e continuai a seguirlo. Le sue parole sembravano ragionevoli, ma quegli alberi erano cos secchi che le radici di sicuro avrebbero prosciugato un qualsiasi corso d'acqua senza dargli il tempo di raggiungere mezzo chilometro di lunghezza.
Mi pareva che la foresta incombesse sempre di pi su di noi, da ogni lato. Lentamente gli alberi schiacciavano e sopraffacevano tutto il resto, inesorabili e implacabili. La luce inizi presto a calare, avanzammo in un crepuscolo frondoso, anche se sopra le nostre teste il sole ancora graffiava le cime degli alberi.
Darei una moneta d'oro per una radura. E sarei stato disposto a pagare lo stesso prezzo per avere un po' di spazio in cui sgranchirmi le braccia. Ron e Sleipnir ci seguivano a testa bassa, graffiati su entrambi i fianchi, tristi come solo i cavalli possono essere.
Da qualche parte il sole aveva iniziato la sua discesa, e anche la temperatura crollava. Con la poca luce che rimaneva, continuavamo a combattere contro le impenetrabili barriere di rami morti in un'oscurit priva di ossigeno. Il rumore, quando arriv, ci colse di sorpresa, distruggendo l'arboreo silenzio in cui avevamo combattuto e sofferto tanto a lungo.
Un cervo?, dissi, spinto pi dalla speranza che da una vera convinzione. Ma era qualcosa di grande e meno sottile di un cervo. Spezzava i rami nella sua avanzata.
Pi di uno. Snorri indic con la testa il lato opposto: anche da l il rumore di rami secchi che si spezzavano si faceva sempre pi forte.
Ben presto, fummo accerchiati da entrambi i lati. Erano creature pallide. E alte.
Hanno dovuto aspettare che si facesse buio. Sputai gli aghi secchi che mi erano finiti in bocca e tirai fuori con difficolt la spada. Non ce l'avrei mai fatta a usarla come si deve.
Snorri si ferm e si volt. Nel buio non riuscivo a vedere i suoi occhi, ma qualcosa nella sua immobile tranquillit mi diceva che erano diventati neri, senza anima, senza umanit.
Sarebbero stato pi saggi a venir fuori con la luce. Muoveva la bocca, ma la voce che ne usciva non somigliava alla sua.
Tutto d'un tratto mi venne il sospetto che quel sentiero fosse il posto pi pericoloso di tutta la foresta di Gowfaugh. Una delle creature che ci circondavano riusc momentaneamente ad avvicinarsi, e scorsi delle braccia pallide e una gamba umana, ma nuda e grigiastra. Riuscii a dare un'occhiata anche al volto: bianco, con gengive e denti scoperti in un ringhio e un occhio luminoso che incroci per un secondo il mio. Era affamato.
Sono cadaveri!. E s, forse il mio fu uno strillo acuto.
Quasi. L'ascia di Snorri vortic descrivendo grossi cerchi nell'aria e riducendo i rami in tanti piccoli pezzetti di legno. Neanche una spada forgiata nell'acciaio dei Costruttori, affilata come un rasoio, poteva essere cos letale. Ancora un ampio affondo. Io me la diedi a gambe, e mi ferm soltanto il muso tondo di Ron, che bloccava il sentiero che ci eravamo aperti. Snorri si era messo a cantare ora, una melodia senza parole, o se c'era un qualche linguaggio dietro quelle note, di sicuro non era umano. Intanto avanzava, ritagliandosi uno spazio sempre pi ampio fra gli alberi, finch si scagli da un lato per colpire pi in profondit, e poi dall'altro avanzando di quattro, cinque, sei passi. I ceppi degli alberi, alcuni pi spessi del mio braccio, bloccavano il cammino, troncati all'altezza delle ginocchia in mezzo a cumuli di rami caduti a terra. Nonostante il cielo sopra le nostre teste si fosse tinto del blu del tramonto e gi le prime stelle della sera si fossero affacciate sul mondo, quella radura era pi buia della foresta stessa. L'oscurit scaturiva come una scia dalla sua ascia.
Co... cosa?. Snorri si ferm di colpo, affannato. Il crepuscolo aveva ormai annebbiato il mondo, il sole era tramontato. Aslaug era di nuovo confinata nel suo inferno. Il norreno guard la sua arma. Non  un'ascia per la legna! Dannazione!.
Mi avvicinai con nonchalance, pur con il terrore che quelle braccia cadaveriche e biancastre potessero sgusciare fuori dalle ombre fitte e afferrarmi.
Fammi luce, Jal. Veloce.
E cos, con Snorri in piedi davanti a me e i cavalli nervosi a bloccare il sentiero, frugai nel mio fagotto, mentre tutto intorno i rami si spezzavano e degli uomini pallidi si muovevano tra gli alberi.
Venite fuori. Scommetto che i vostri corpi si tagliano meglio degli alberi, url Snorri a quei mostri, anche se percepivo una nota di paura nella sua voce - una sfumatura che non avevo mai sentito prima. Penso che fosse la foresta a innervosirlo, pi del nemico che la infestava. Trovai il legno e la pietra focaia, riuscii nel buio a farli cadere entrambi, per poi riprenderli con mani tremanti. L'odore di linfa e pino cresceva intorno noi, intenso e nauseabondo, quasi insopportabile.
Riuscii ad avvicinare una flebile scintilla al legno mentre Snorri colpiva il primo degli uomini che era sbucato da dietro un albero. Il rumore dei rami rotti proveniva da tutti i lati: sempre pi nemici avanzavano contro di noi. Una ben poco saggia occhiata mi permise di vederli bene: nudi e slanciati, pallidi fantasmi verdi e bianchi nell'oscurit. L'ascia di Snorri apr uno squarcio nel corpo del nostro avversario dal fianco sinistro al capezzolo destro, la lama fendette l'intestino, le costole, lo sterno e i polmoni. Evidentemente l'ascia tagliava ancora bene, anche se era stata utilizzata per il legno. L'uomo-pino continu ad avanzare, la puzza di linfa era disgustosa come quella delle sue interiora fuoriuscite dalla ferita senza sangue. Alla fine inciamp in un ceppo e cadde a terra, bloccato in una pozza di interiora e frammenti di legno. Ma a quel punto Snorri aveva un mucchio di altri problemi di cui preoccuparsi.
Finalmente! La scintilla divenne un bagliore, che divenne fumo, che divenne fiamma. Un mese prima ci avrei messo mezz'ora per ottenere quello stesso risultato. Accovacciato a terra, con Snorri che lottava e gemeva sopra di me e i cavalli che nitrivano terrorizzati, riuscii ad accendere una delle torce che avevo comprato a Borgo Crath: le distribuivano per le visite alle ampie catacombe municipali.
Brucia tutto!. Un braccio pallido e contorto dagli spasmi mi atterr accanto ai piedi.
Che?
Brucia tutto!. Segu un altro gemito e una testa cadde l vicino. Un uomo-pino balz sulle spalle di Snorri.
Tutto cosa?, urlai.
Tutto. Si butt all'indietro, impalando il suo avversario su diversi ceppi d'albero.
Ma  una follia!. Saremmo bruciati anche noi.
La mossa di Snorri, seppur geniale a breve termine, mi lasci esposto al pericolo, con almeno quattro uomini-pino che fuggivano dagli alberi per avanzare verso la radura, e dietro di loro altri ancora. I loro occhi mi spaventavano pi del fuoco. Infilai la torcia in un mucchio di rami spezzati di fronte a me.
Le fiamme si levarono quasi subito. Gli uomini-pino avanzarono di altri due, tre passi prima di fermarsi, tutti con lo sguardo fisso sul fuoco. Dietro di me, Snorri riusc a liberarsi dal suo avversario e si rimise in piedi con un gemito. Segui i cavalli!.
Le fiamme stavano gi divampando, il crepitio diventava sempre pi feroce, alimentato dal rumore degli aghi che scoppiettavano immersi nel calore. Il fuoco inghiottiva i rami secchi, spinto nella sua corsa anche dal sangue degli uomini-pino. Terrorizzati fin nel profondo dell'anima - sempre ammesso che i cavalli abbiano un'anima - Sleipnir e Ron scapparono, lanciandosi attraverso il piccolo varco che Snorri aveva creato, evitando sia il fuoco che gli uomini-pino. Seguii l'esempio di Snorri e in qualche modo rotolai fuori da quell'incubo. Ci manc davvero poco che mi impalassi da solo su un paio di ceppi alti cinque o sei centimetri.
Scalciando di qua e di l, i cavalli si aprirono la loro via di fuga. Speravo che riuscissero a non cavarsi gli occhi nella frenesia - certo, sempre molto meglio ciechi che cotti. Snorri seguiva a ruota dietro di loro, mentre io zoppicavo in scia. Alle mie spalle, l'incendio scalpitava e ruggiva come se fosse una creatura vivente; gli uomini-pino emettevano gemiti e lamenti di agonia.
Per qualche istante riuscimmo a lasciarci l'incendio alle spalle, correndo alla cieca lungo il sentiero aperto dai cavalli. Non avevo pi fiato, mi fermai per un secondo, guardandomi indietro. L'intera foresta era illuminata dall'interno da un bagliore arancione, la sagoma di innumerevoli tronchi e rami era un'unica linea nera. Corri!, urlai, e s che non ce ne sarebbe stato bisogno. Poi cercai di recuperare fiato per seguire il mio stesso consiglio.
L'inferno inghiottiva gli alberi a una velocit sorprendente: in mezzo alle cime esso correva ancora di pi di quanto facesse all'altezza del suolo, e parecchie volte ci ritrovammo sotto un tetto di fuoco, mentre la bestia di fumo e fiamme ruggiva dietro di noi. Gli alberi esplodevano, divorati in pochi attimi. Saltavano letteralmente in aria, braci accese si alzavano in ampie volute. Le fiamme si lanciavano lungo i rami ricoperti di aghi come un vento incandescente, consumando ogni cosa. Una mano infuocata mi tocc la schiena, convincendomi a raddoppiare i miei sforzi. Ron e Sleipnir si separarono: io scelsi il sentiero di sinistra. Un centinaio di metri pi in l, vidi il mio cavallo in mezzo agli alberi, intrappolato da qualcosa, probabilmente rovi. Nitriva spaventato. Non  facile intrappolare un cavallo, soprattutto uno come Ron, bello grosso e sospinto dal terrore delle fiamme. Ma rimase incastrato l e io continuai dritto come una scheggia, imprecando. Alla fine l'incendio lo risucchi, ponendo velocemente fine alle sue pene: probabilmente, si era ritrovato con le ossa bruciate e il grasso fuso ancora prima di accorgersi che la tempesta di fuoco l'aveva raggiunto.
Vedevo Snorri pi avanti, illuminato dal fuoco, e Sleipnir che stava per esaurire le forze. Entrambi si stavano inerpicando su un versante scosceso.
Corri. Fu un sussurro, appena pi forte del mio respiro affannato.
Raggiungemmo la sommit del versante prima che ci arrivassero anche le fiamme, a parte quelle che danzavano sopra la nostra testa, sulle cime degli alberi. Hel sia lodata. Snorri si appoggi a un tronco, riprendendo fiato. La distesa si apriva davanti a noi, ripida nella discesa come nella salita. Gli alberi divenivano meno fitti metro dopo metro e, l dove il terreno si faceva pianeggiante, in lontananza, si vedevano solo ettari e ettari di prateria illuminata dal chiarore della luna.

21.

Un uomo pu affogare nel mare d'erba della Turtania. Sul serio. In quella distesa verde, che ondeggia seguendo la carezza del vento, con trenta e pi chilometri di gelido pantano e piante palustri su ogni lato, hai davvero l'impressione di essere alla deriva in un oceano senza fine.
L'incendio alle nostre spalle, almeno, era un buon punto di riferimento: ci forniva una chiara idea delle distanze, cosa che si perde facilmente nell'erba alta. Mentre camminavamo Snorri mi aveva raccontato che gli uomini-pino infestavano le foreste come quella di Gowfaugh da intere generazioni. Le leggende non erano concordi sulle origini di quei mostri, ma a quanto pareva perpetuavano la loro stirpe prosciugando il corpo delle loro vittime di tutto il sangue per rimpiazzarlo con la linfa degli alberi pi antichi. Quelle creature conservavano un minimo di intelligenza, ma nessuno sapeva se servissero un qualche padrone o seguissero solo l'istinto della fame. Tuttavia, mi sembrava difficile credere che il Re dei Morti non li avesse piazzati appositamente lungo il nostro cammino.
Mai pi foreste, dissi.
Snorri si pul la cenere dagli occhi e annu. Camminammo per un chilometro, poi un altro, e un altro ancora, e infine collassammo sul fianco di una collina, con lo sguardo fisso sul fuoco e sul fumo che si innalzavano al di sopra della foresta in fiamme. Era assurdo che una minuscola scintilla, nata da una pietra focaia e alimentata solo dal mio fiato, potesse aver dato vita a un inferno di tale portata, con tanto di braci che zampillavano nel cielo fin quasi a toccare le nuvole. Tuttavia, forse ogni singola vita  cos, forse  cos tutto il mondo: una collisione di diverse conflagrazioni, ognuna originata dal nulla. In fin dei conti, la mia avventura aveva avuto inizio dal lancio di un dado, che avrebbe potuto fermarsi sul cinque o sul due, e che invece mi aveva fissato con un solo e unico occhio da serpente: un solitario occhio spietato che era rimasto a guardarmi inerte mentre affogavo sempre di pi nel mare dei debiti di Maeres Allus.
Stavolta, dissi, ci siamo andati davvero vicini.
Gi. Snorri sedeva con le ginocchia raccolte contro il petto e osservava il fuoco. Raccolse un bastoncino che gli si era impigliato tra i capelli.
Non possiamo andare avanti cos. La prossima volta non saremo tanto fortunati. Dovevo farlo ragionare. Due uomini non hanno speranze contro forze simili. Avevo gi accettato scommesse rischiose in passato - di certo non mi ero giocato la vita, ma la mia intera fortuna s - ma non avevo mai fatto una puntata tanto disperata quanto quella che mi proponeva Snorri. Senza una vincita, senza uno scopo.
Avrei donato a Karl una pira simile. Snorri indic con la mano l'orizzonte in fiamme. Ho dato fuoco alla sua ai margini della foresta di Wodinswood, utilizzando dei rami caduti. Gli alberi erano troppo coperti di neve, altrimenti li avrei bruciati tutti. Avrebbe dovuto avere una barca, il mio Karl. Una di quelle lunghe. L'avrei disteso davanti all'albero maestro, con l'ascia di mio padre e un'armatura che avrebbe potuto utilizzare nel Valhalla. Ma non c'era tempo e non potevo permettere che finisse in pasto ai morti viventi, che lo avrebbero trasformato in uno di loro. Meglio i lupi.
Ti ha parlato di una chiave, giusto?, chiesi. Snorri me l'aveva raccontato tra le rovine di Compere, ma poi non era pi riuscito a proseguire il discorso. Magari ora, di fronte ai chilometri di foresta che bruciavano come era bruciata anche Compere, ne avrebbe parlato di nuovo. Il figlio maggiore si era rotto le ossa per liberarsi dalle catene e aveva usato le sue ultime parole per parlargli di una chiave.
Cos, nel buio della prateria, mentre la foresta di Gowfaugh ardeva rossa alle nostre spalle, Snorri mi raccont una storia.

Mio padre mi raccont la storia di Olaaf Rikeson e della sua marcia verso Ghiaccio Amaro. L'ho sentita molte volte, davanti al camino. Mio padre ne parlava a lungo nelle scure notti d'inverno, quando fuori il ghiaccio sull'Uulisk scricchiolava, come lamentandosi del freddo.
Occorre molto di pi di un guerriero o di un generale per condurre diecimila uomini a Ghiaccio Amaro. Diecimila uomini che non siano vichinghi morirebbero ancora prima di raggiungere il vero ghiaccio. Del resto, diecimila uomini abbastanza furbi da tenere la testa sopra il collo non accetterebbero mai di andare in un luogo simile. L non c' nulla per gli uomini. Persino gli Inowen si mantengono vicino alla costa e alle lastre di ghiaccio sul mare. Balene, foche e pesci:  di questo che vivono gli uomini in posti del genere. Probabilmente, nessun jarl aveva mai avuto sotto il suo comando tante navi quante Olaaf Rikeson, n aveva mai trasportato tanti tesori attraverso il Mare del Nord, bottino strappato ai deboli con l'ascia e il fuoco. Eppure la sua sola parola non bast a radunare diecimila uomini dalle gelide coste dei fiordi, dove gi cento erano considerati un esercito, e convincerli a marciare verso Ghiaccio Amaro.
Olaaf Rikeson aveva un piano. Gli dei erano al suo fianco. I saggi ripetevano le sue parole. Le rune incise sulla pietra parlavano per lui. E c'era molto di pi. Lui aveva una chiave. Come fosse arrivata in suo possesso  tutt'ora un mistero per le vlva, ma, secondo il racconto del padre di Snorri, fu Loki in persona a darla a Olaaf, dopo che aveva bruciato la cattedrale del Cristo Bianco a York e ucciso pi di duecento monaci. Che cosa Olaaf avesse dovuto promettere in cambio, nessuno l'ha mai saputo.
Il fatto che il dono di un dio consistesse in una semplice chiave aveva sempre lasciato Snorri un po' deluso. Ma dopo tutto, Loki era il dio della delusione, tra le altre cose - per esempio, delle bugie e degli inganni. Snorri avrebbe preferito un ariete, qualcosa di utile in battaglia: i veri guerrieri le distruggono, le porte, mica le aprono con una chiave. Ma suo padre gli raccont che la chiave di Olaaf era un talismano. Poteva aprire ogni serratura, ogni porta e, soprattutto, era in grado di aprire il cuore degli uomini.
Le pi antiche leggende narrano che Olaaf marci per aprire i cancelli del Niflheim e affrontare i giganti di ghiaccio nel loro nascondiglio, per umiliare gli dei e la loro falsa Ragnark di molti soli, e per mettere davvero fine a tutte le cose con un'unica grande battaglia. Il padre di Snorri non neg mai che il racconto fosse vero, ma gli fece capire che una cosa spesso pu nasconderne un'altra, come una finta in un combattimento. Gli uomini, diceva, erano spinti da desideri molto pi semplici - fame, avarizia e lussuria. Le storie nascono da un seme, poi crescono come l'erba: forse gli dei benedissero davvero Rikeson, o forse un razziatore dalle mani grondanti sangue port alcune centinaia di uomini al nord per depredare gli Inowen. Il suo fallimento potrebbe aver ispirato una canzone, che i bardi inserirono in un ciclo d'avventure, il quale a sua volta entr a far parte delle tradizioni del Nord, gelosamente custodite. Qualunque fosse la verit, il tempo ce l'ha rubata.

Snorri si allontan dalla pira accesa per suo figlio, mentre gli ultimi ciocchi bruciavano ancora e la neve intorno si ritirava, scoprendo il terreno scuro del bosco di Wodinswood. Le ceneri si alzavano in cielo, volteggiando insieme al fumo nero. Attravers le colline dell'entroterra, lasciandosi l'Uulisk alle spalle. Seguiva le tracce di Sven lo Spezzaremi e dei suoi scagnozzi delle Isole Sommerse, che lo condussero alle distese pietrose di Trn, dove venti crudeli modellavano le rocce stesse. Al di l di Trn, si ergevano gli Altopiani Jarlson; ancora dopo, Ghiaccio Amaro.
Snorri non aveva idea di cosa avrebbe fatto una volta raggiunti i suoi nemici, sapeva solo che sarebbe morto di una bella morte. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia lo consumavano. Forse ciascuna di queste emozioni sarebbe stata sufficiente a distruggerlo, ma prese in conflitto, una contro l'altra, riuscivano a trovare un equilibrio nel suo animo. Quindi Snorri and avanti.
Il passo di marcia dei razziatori era veloce, e Snorri temeva che n Freja, n Egil, che aveva soltanto dieci anni, potessero sostenerlo. Negli scenari pi oscuri, se li immaginava morti, in marcia insieme all'esercito di instancabili cadaveri che erano giunti fino alle rive di Otto Approdi. Ma Karl era sopravvissuto. Avevano preso un bel po' di prigionieri, li avevano incatenati - non aveva alcun senso portarli nell'entroterra, ma a quanto pareva i negromanti li volevano vivi, questo era chiaro.
Solo la notte riusc a fermarlo. La luce scomparve presto, ancora nuova al mondo, dopo l'oscurit dell'inverno che aveva tenuto il ghiaccio per mesi nella sua morsa. Se un uomo non pu vedere, non pu seguire una pista. E nel buio Snorri si sarebbe procurato soltanto una gamba rotta - quelle zone sono pericolose, e inoltre il terreno roccioso era ricoperto di ghiaccio e pieno di buche.
La notte sembr durare un'eternit, sotto l'assalto del freddo atroce e delle orribili immagini del massacro di Otto Approdi che tornavano a tormentarlo. Karl, devastato e in punto di morte, davanti al bosco di Wodinswood, e Emy... Le sue urla lo avevano seguito fino a quella landa selvaggia, il vento le ripeteva senza sosta nella lunga attesa dell'alba.
Insieme alla luce arriv anche la neve: fiocchi pesanti cadevano dal cielo plumbeo, anche se Snorri aveva creduto che facesse troppo freddo perch potesse nevicare. Lev un ruggito contro il cielo. Innalz l'ascia verso le nuvole e minacci ogni dio che riusciva a nominare. Ma non serv a nulla: la neve continuava a scendere noncurante, cadendogli nella bocca spalancata in un urlo infinito, riempiendogli gli occhi.
Snorri and avanti lo stesso, senza pi un percorso da seguire, ormai perso nel bianco privo di tracce. Cos'altro poteva esserci l per lui? Prese la stessa direzione della sua preda, e avanz in quelle lande desertiche, vuote.
Trov l'uomo morto diverse ore dopo. Era uno delle Isole. Quando la sua nave aveva attraversato il Mare del Nord, diretta all'Uulisk, era gi morto sul pontile. Adesso non era meno morto di allora, e nemmeno meno affamato. L'uomo si dimen inutilmente, bloccato fino al petto in un cumulo di neve. Il morbido bianco aveva accolto il cadavere, poi l'aveva imprigionato quando, nel tentativo di liberarsi, aveva finito per compattare le pareti della sua prigione rendendole solide come il ghiaccio. Cerc di afferrare Snorri con le sue dita annerite dal sangue gelato. Il viso era stato squarciato da un colpo di spada. Una ferita profonda correva dall'occhio al mento, lasciando scoperti la mascella e il muscolo rinsecchito; i denti erano spezzati, la pelle livida e senza sangue. L'unico occhio rimasto fissava Snorri, con un fervore disumano.
Dovresti essere immobile. Non era la prima volta che incontrava dei cadaveri sepolti nella neve: avevano le membra gelate, dure come il ghiaccio. Continu a fissarlo per un lungo momento. Non fai pi parte di ci che  giusto, gli disse Snorri. Questa  Hel. Sollev l'ascia, le nocche bianche erano strette intorno al manico. Ma tu non sei venuto da l, e lei non ti mander nelle acque dove scorrono lame di spade.
Il cadavere si limit a fissarlo, senza smettere di dimenarsi nella neve, cercando di tirarsi fuori, senza capire che avrebbe dovuto aprirsi un varco scavando.
Non ti vorrebbero neppure i giganti di ghiaccio. Snorri gli stacc la testa dalle spalle e la guard rotolare via, sporcando la neve candida con il suo sangue marcio, corrotto e mezzo congelato. Nell'aria si alz uno strano odore chimico, come quello di una lampada a olio, ma differente.
Snorri pass la lama di Hel sulla neve finch ogni traccia della creatura non spar, poi prosegu oltre, lasciando il corpo che ancora si contorceva nell'ammasso di neve.

Un uomo raggiunge Ghiaccio Amaro solo dopo aver visto un mondo intero di sfumature di bianco, giorno dopo giorno, bianco e nient'altro. Attraverser calotte di ghiaccio, senza neanche un albero o un filo d'erba, n rocce o montagne. Non sentir altro suono a parte l'eco della propria solitudine e il sibilo del vento che lo deride. Gli sembrer che al mondo non possa esistere un posto pi crudele, n uno meno adatto a ospitare la vita. E solo allora vedr Ghiaccio Amaro.
In certi punti, a Ghiaccio Amaro si arriva inerpicandosi su pendii ricoperti di neve, proprio come si scalano le montagne. In altri, i lastroni di ghiaccio si alzano a formare una serie di vette: alcune sono bianche di neve, altre, di un blu glaciale, offrono limpide profondit. Quando il sole di mezzanotte raggiunge le pareti di ghiaccio, penetra all'interno; allora sagome incerte vengono rivelate, come se nel tempo il ghiaccio avesse inghiottito e imprigionato le grandi balene o i leviatani, al cui cospetto persino le balene sono piccole. Tutte creature intrappolate sotto chilometri e chilometri di ghiaccio, per l'eternit. In fin dei conti, Ghiaccio Amaro non  che questo: un enorme ghiacciaio che si estende per un intero continente, che sempre avanza o si ritira, seguendo un ritmo che fa sembrare la vita dell'uomo lunga come quella delle effimere.
Snorri stentava a credere che lo Spezzaremi avesse accettato di farsi condurre fino a l, nonostante tutta la follia che aveva infettato la mente degli uomini delle Isole con i loro morti viventi. Era l'avidit a guidare lo Spezzaremi: per essa era pronto a correre rischi, ma mai a giocarsi la vita. Forte di questa convinzione, Snorri continu a camminare lungo i bordi della scarpata, affamato e indebolito. Il freddo era un veleno potente come quello dei ghul.
Quando per la prima volta vide un punto nero in lontananza, pens che fosse un'apparizione dovuta alla morte che stava per prenderlo: la vista gli veniva meno, il suo corpo era reclamato dalle lande selvagge. Ma il punto continuava a stare l, fermo, e diventava sempre pi grande man mano che si avvicinava, fino a rivelare le sue sembianze. La Fortezza Nera.

La Fortezza Nera?, chiesi.
Un'antica roccaforte costruita ai confini pi remoti di Ghiaccio Amaro. A diversi chilometri, adesso. Era stata costruita ai tempi in cui quella landa era verdeggiante.
E cosa... Chi la governa? C'era tua moglie?
Non stanotte, Jal. Non ce la faccio a parlarne. No, non stanotte.
Snorri si volt dall'altra parte, verso occidente. Il suo volto era illuminato dalle fiamme dell'incendio. E vidi i ricordi che tornavano, lo afferravano, lo portavano di nuovo al bosco di Wodinswood, dove aveva bruciato suo figlio.

22.

Maladon  territorio norreno. Se vi si giunge dalla Turtania orientale, si nota quasi subito. Nel modo in cui viene utilizzato il terreno, nei monumenti in pietra, squadrati e irregolari, che recano in s un potere e una bellezza sconosciuti alle cappelle ai lati delle strade turtane. Molte case hanno il tetto di torba e le travi del soffitto sfoggiano prue ricurve, per rammentare le lunghe barche che condussero i loro antenati a quelle coste. Forse alcune sono fatte proprio dello stesso legno, preso dalle navi spiaggiate in quei litorali un tempo ostili.
Sono vichinghi allora?, chiesi, incrociando i primi abitanti di Maladon alle prese con il raccolto.
Fit-firar. Contadini. Brava gente, coraggiosa, ma il mare li ha sputati via da s. Un vero vichingo conosce gli oceani come un uomo conosce la sua amante.
Disse l'uomo che ha preferito cavalcare per mille e pi chilometri piuttosto che prendere una barca.
Rispose con un borbottio. E non avevo neppure sottolineato il fatto che ora lui non aveva nemmeno un cavallo e doveva farsela a piedi. Anche se tecnicamente entrambi i cavalli erano miei, dato che ero stato io a pagarli, avevo l'impressione di trovarmi in groppa a Sleipnir su sua gentile concessione. Perci evitai di puntualizzare troppo: non volevo che mi scaraventasse gi dalla sella e neppure che mi prendesse in giro dandomi del principino del Sud dai piedi doloranti.
Sul collo, sul dorso e sulle scapole della cavalla c'erano dei tagli profondi causati dalla fuga della sera precedente. Avevo passato gran parte della mattinata a toglierle le spine e ripulirle le ferite, ma la bestia aveva dei graffi anche su entrambi gli occhi, che si erano colmati di muco. Avevo fatto il possibile, ma temevo lo stesso che il sinistro fosse spacciato. In seguito avevo tolto un bel mucchio di spine anche dalle mie braccia, due particolarmente dolorose da sotto le unghie. Forse non ci so fare tanto con gli esseri umani, ma con i cavalli me la cavo alla grande, e un vero cavaliere si prende sempre cura del suo destriero prima che di se stesso. Non sono neanche un tipo troppo incline alla preghiera, ma dedicai qualche parola a Ron su quella pianura, e non mi vergogno affatto di ammetterlo.
Nel cielo, in lontananza, si intravedeva una nefasta ombra giallastra. Una citt, forse?, chiesi. Borgo Crath colorava il cielo con il fumo dei suoi diecimila camini, e s che eravamo in estate: si trattava soltanto delle botteghe e dei fuochi accesi per cucinare. Non avrei mai detto che al Nord ci fossero citt del genere.
 Heimrift.
Ah.
Non sai cos', vero?
Ti informo che sono stato educato dai migliori precettori, tra cui Harram Lodt, il famoso geografo che ha disegnato la cartina del mondo che fa bella mostra di s nientepopodimeno che nella biblioteca personale del papa.
Davvero?
No.
 una catena di vulcani.
Ah s, montagne con il fuoco. Era abbastanza sicuro che un vulcano fosse una roba del genere.
Esatto.
Come ti dicevo, i migliori precettori. S, uomini davvero brillanti.

Proseguimmo per un paio di chilometri e superammo un martello di pietra, una grezza riproduzione di quello di Thor, ricavata da un enorme masso alto circa un metro e mezzo, posto al lato della strada. Snorri, per, sembrava molto pi interessato ai ciottoli sparsi l intorno. Si abbass per guardarli meglio e dovetti tirare le redini di Sleipnir, se non volevo lasciarlo l tutto solo, accovacciato sul ciglio del sentiero. L'orgoglio mi imped di tornare indietro e scoprire cosa aveva trovato l'hauldr. Perci me ne rimasi l, fermo in mezzo alla strada.
C'erano delle rocce interessanti?, gli chiesi quando finalmente si degn di riprendere il cammino.
Rune. Le lasciano i saggi e le vlva.  una specie di sistema di comunicazione.
E tu sai interpretarlo?
No, ammise con un sorriso. Ma quelle erano abbastanza chiare.
E dunque?
E dunque il nostro caro stregone dei sogni aveva ragione. Le pietre sostengono che Skilfar  a Maladon. Era da tanto che non veniva cos a sud.
Se  davvero la gemella della Sorella Silente, allora dovremmo tenerci lontani. Meglio non avere nulla a che fare con una tipa del genere, no?
Anche se con il suo sangue potremmo spezzare la maledizione?. Allung il palmo della mano aperta verso di me e io mi ritrassi subito.
Non gli crederai mica?, dissi. Sageous non aveva alcun motivo di essere sincero. Inoltre, sulla lingua di uomini come lui la verit brucia come un tizzone. In confronto, sulla mia, pizzica soltanto un po'.
Se credi che sia la gemella della Sorella Silente... allora il sangue di Skilfar potrebbe esserci utile. Se non ci credi, non hai motivo di averne paura. In entrambi i casi, meglio incontrarla. Anche se ogni singola parola di Sageous fosse falsa, Skilfar  una vlva potente e celebre. Non ne conosco altre che godano di fama maggiore. Se non ci riesce lei a rompere l'incantesimo, allora nessuno pu farlo. E se anche non potesse fare niente per noi, almeno sapr qualcosa dei negromanti e di quello che combinano a Ghiaccio Amaro. Fece scorrere un dito lungo la lama della sua ascia. Lanciarmi alla carica non mi  servito a molto l'ultima volta. La conoscenza  potere, a quanto dicono, e forse mi servir un'arma pi affilata di questa.
Sputai a terra. Tu e la tua maledetta logica da barbaro. No, non riuscii a trovare un argomento migliore per controbattere, lo ammetto.
 deciso allora. Proseguiremo. Snorri sorrise e si incammin lungo la strada.
Diedi un colpetto a Sleipnir e la spinsi a seguirlo. Certo che se  cos potente non si piegher al volere del primo che capita.
Noi non siamo i primi che capitano, Jal, rispose senza voltarsi. Io sono un hauldr dell'Uuliskind. Abbiamo entrambi una strana magia addosso e Sleipnir  probabilmente discendente di un cavallo leggendario. Fece ancora una decina di passi, e poi: E tu sei un principe di qualche parte.
Figuriamoci se avevo voglia di vedere un'altra strega in vita mia. A dirla tutta, avrei fatto volentieri a meno di vedere anche la prima. Ma se non volevo finire su una nave a dare la caccia al comandante dell'esercito del Re dei Morti per qualche mare sconosciuto, non avevo mica chiss quali opzioni.
Raggiunsi il norreno e cavalcai al suo fianco. Allora, come la troviamo?
Questo  semplice, disse. Prendiamo un treno.

Non avevo la minima idea di che cosa fosse un treno, ma non volevo dargli un altro motivo per prendermi in giro, perci lo seguii senza fare domande.
Superammo diverse propriet agricole, la gente del posto caricava sui carri il raccolto da destinare alla vendita e da custodire per affrontare l'inverno. Ci osservavano tutti quanti. In particolare osservavano Snorri e, anche se ancora mi seccava che un plebeo - un norreno per di pi - oscurasse del tutto un principe di sangue blu di Marca Rossa, era consolante constatare che le sue dimensioni erano fuori dal comune anche al Nord, come al Sud. Una parte di me aveva covato in gran segreto il timore che tutti gli uomini dei fiordi fossero simili a Snorri, condannandomi a fare la figura del nano in mezzo a dei giganti.
Alcuni fit-firar tentarono di parlare con Snorri usando l'antico idioma del Nord, ma lui rispondeva con la lingua imperiale, sorridendo e ringraziandoli per la cortesia. Ogni singola persona che incontrammo ci disse le stesse cose riguardo a Skilfar: la vlva era arrivata inaspettatamente un mese prima e nessuno l'aveva vista, a parte quelli abbastanza sconsiderati da andare a cercarla. Snorri chiese informazioni sulla stazione pi vicina; ricevute indicazioni precise, abbandonammo la strada verso nord per addentrarci nell'aperta campagna.
Scoprimmo che la stazione non era altro che un'ampia ed erbosa buca nel terreno, con una specie di sporgenza di pietra rialzata su un lato. La raggiungemmo camminando sotto un cielo grigio e una pioggerella gelida.
Vive in una buca?. Pensavo che i troll vivessero nelle buche, mentre le streghe nelle caverne...
Ora seguiamo le tracce, disse Snorri, e si addentr lungo il lato della fossa, diretto a nord-est.
In breve tempo, la buca divenne meno profonda, poi si confuse con il terreno. Ma noi proseguimmo attraverso brughiere e campi, ritrovando di nuovo la linea, ora sopraelevata di un metro rispetto al terreno. Soltanto dopo aver raggiunto le montagne, cominciai ad avere una vaga idea di che razza di bestia mostruosa dovesse essere quel treno per lasciare tracce simili. Un uomo avrebbe potuto fare un giro pi ampio, o cercare una via meno faticosa per risalire un pendio o un versante, ma questo treno era andato semplicemente dritto. In un punto camminammo lungo il ciglio di una gola profonda una trentina di metri, con delle pareti di roccia: il treno si era aperto la strada solcandone il letto roccioso.
Infine, il terreno si alz in una serie di colli pi imponenti. Eppure il treno aveva comunque mantenuto la sua traiettoria. Davanti a noi si apriva un buco sul fianco della collina, largo una decina di metri e pi nero del peccato. La pioggia cadeva pi fitta, le gocce mi scivolavano sul collo, riempiendomi con la loro particolare e gelida tristezza.
Uhm... Io non ci vengo l dentro, Snorri. Sir George avr anche seguito il drago nella caverna, ma che mi venisse un colpo, non mi sarei certo messo a dare la caccia a quel treno fin nelle viscere della terra.
Ah!. Snorri mi diede un pugno sulla spalla come se avessi fatto una bella battuta. Mi fece un male cane, e mi ripromisi di non scherzare mai con lui, se ero a portata di braccia.
Sono serio. Ti aspetto qui. Mi farai sapere com' andata al tuo ritorno.
Non ci sono pi i treni, Jal. Ormai da molto tempo. Non c' niente, nemmeno le ossa. Si volt a guardare l'ostile campagna alle nostre spalle. Per se vuoi, puoi startene qua da solo mentre io vado a cercare Skilfar. Si morse le labbra.
La parola solo, pronunciata in una landa desolata, mi fece cambiare idea: a un tratto, non avevo pi alcuna voglia di restare fermo sotto la pioggia. Inoltre, dovevo sentire di persona cos'aveva da dire quella strega sulla nostra maledizione. Non potevo certo farmelo raccontare da Snorri, che avrebbe di sicuro dimenticato qualcosa, o avrebbe scelto di omettere qualche particolare. Dunque ci addentrammo insieme, Snorri faceva strada, io guidavo Sleipnir subito dietro.
Gi dopo un centinaio di metri, il cerchio di luce alle nostre spalle non riusciva a offrirci che un pallido ricordo del fatto che un tempo eravamo in grado di vedere.
Ho ancora due torce. Feci per prendere il fagotto.
Meglio conservarle, disse lui. Tanto c' solo una via.
Chiss quali orrori erano in agguato nell'oscurit, ansiosi di afferrarci. Quanto meno, ansiosi di afferrare me. Immaginai i pallidi uomini della foresta che avanzavano sulle mie tracce con passo leggero. O forse erano appostati, in silenzio, su ogni lato della galleria, e ci scrutavano mentre avanzavamo?
Camminammo per diversi chilometri. Snorri faceva scorrere un bastoncino contro il muro per non perdere il contatto con la parete e io seguivo quel suono. Sleipnir, dietro di me, avanzava scandendo il ritmo dei suoi passi con l'eco degli zoccoli. Dal soffitto, in alcuni punti, gocciolava un po' d'acqua, mentre lungo le pareti rocciose colava una strana melma. Ogni cinquecento metri, pi o meno, in alto si apriva un buco non pi largo della vita di un uomo, che ci offriva un pallido scorcio di cielo. Strane piante si raggruppavano intorno a quelle aperture, si allungavano verso la luce tendendo foglie dalle molte punte. Di quando in quando dovevamo superare instabili cumuli di macerie, roba franata da chiss dove. Sleipnir con i suoi zoccoli creava delle piccole valanghe di detriti rocciosi. A un certo punto trovammo dei grossi blocchi di pietra, usati dai Costruttori, che ostruivano il passaggio, lasciando soltanto uno stretto corridoio. Non potemmo far altro che stringerci e assottigliarci per passare. Snorri mi lasci accendere una torcia per superare la strettoia, ma poco dopo mi costrinse a spengerla in una pozza d'acqua stagnante. Non obiettai in nessun modo - entrambe le torce probabilmente si sarebbero gi esaurite a quel punto, se le avessi accese come volevo, e ci che la luce aveva rivelato pareva abbastanza noioso. Niente mostri, neppure un teschio abbandonato o qualche osso spezzato.
A un tratto, quando delle rigide braccia mi strinsero senza il minimo preavviso, urlai cos forte da far collassare l'intero soffitto e mi buttai a terra dimenandomi come un pazzo. Con il pugno colpii qualcosa di duro e il dolore non fece altro che aumentare la mia isteria. Un basso fragore si innalz da entrambi i lati.
Jal!.
Levati! Levati, dannazione!.
Jal!, ripet Snorri, pi forte stavolta, ma con un tono piuttosto calmo.
Brutto bastardo!. Qualcosa di duro mi colp a un occhio e il mio assalitore cadde sferragliando.
 ora di accendere quella torcia, Jal.
Il silenzio era assoluto, a parte il mio respiro affannato e lo scalpiccio nervoso degli zoccoli di Sleipnir.
Bastardi!. Tirai fuori il coltello e fendetti l'aria un paio di volte, cos, per sicurezza.
La torcia.
Ce l'ho... da qualche parte. Dopo un paio di minuti trascorsi a tastare e frugare nella borsa in cerca dell'occorrente, avvicinai la fiamma al legno. La torcia si accese subito e luce fu. Ges Cristo!.
Di fronte a noi, file su file di figure pallide occupavano l'intero tunnel. Erano tutte statue, raffiguranti uomini e donne di media altezza, nudi e senza genitali. Intorno a me, giacevano altri esemplari rovesciati. Il mio ultimo nemico aveva il braccio teso verso il soffitto.
L'esercito di Hemrod, disse Snorri.
Che?. Alcune statue avevano perfino le pupille, disegnate nelle orbite, e anche i capelli, sempre disegnati. La maggior parte di loro, per, era calva e senza occhi, molte erano poco definite, al punto che le dita erano fuse tra loro e le facce completamente prive di tratti. Diverse erano congelate in pose stranamente disinvolte, ricordavano dei nobili annoiati piuttosto che guerrieri in marcia. Tra le file c'era spazio sufficiente per passare e, non so come, Snorri riusciva a farsi largo in qualche modo, mentre io ero gi andato a sbattere prima di raggiungere la seconda fila.
Hemrod, ripet Snorri.
Emorroidi, vuoi dire? Mai sentito nessun Hemrod. Raccolsi il braccio teso a terra davanti a me e rimisi in piedi la statua. Non pesava quasi niente: non so di che materiale fosse fatta, ma era cento volte pi leggera del legno. Ci battei le nocche contro.  vuota?
Questa  roba dei Costruttori. Statue, immagino. Hemrod dominava queste terre, prima che l'impero estendesse i suoi confini. Quando lo seppellirono quaggi, misero questo esercito di guerrieri di plastica a proteggerlo e servirlo nell'aldil. Forse aspettano con lui Ragnark nel Valhalla.
Mah. Mi alzai, scrollandomi la polvere di dosso. Io mi cercherei soldati migliori. Guarda qua: ne ho messi al tappeto sette e non ci vedevo neanche.
Snorri annu. Certo, per, devi ammettere che sei stato aiutato da quella ragazzina che urlava come una matta. Si volt dall'altro lato del tunnel. Mi chiedo dove sia andata a finire.
Fottiti, norreno. E mi incamminai in mezzo alle file di soldati.

Sai, pensavo che deve esserci qualcuno che viene a tirarli su, disse Snorri alle mie spalle.
Mi fermai e presi la torcia con l'altra mano: iniziava a farmi male il braccio a furia di tenerla alta sopra la testa, e poi ogni tanto cadevano delle ceneri bollenti che continuavano a bruciarmi le dita.
E perch?
Riflettici un attimo: sono qua da pi di cinquecento anni, non puoi essere l'unico che ne ha buttato a terra un paio.
Volevo dire, perch qualcuno dovrebbe occuparsi di una cosa del genere?
Magia. Snorri soffi un po' d'aria fuori dalle labbra.  un vecchio incantesimo di difesa. Si dice che la magia pi antica scorra pi in profondit. Se Skilfar ha scelto questo luogo quando  venuta a sud, deve pur esserci una ragione.
Be', di certo io non ho intenzione di tornare indietro a sistemarli. Alzai un altro po' la torcia. C' una specie di camera laggi....
Avvicinandomi capii che pi che altro somigliava a una caverna, e non certo perch fosse opera della natura - era chiaro che fosse stata realizzata da mani umane - quanto piuttosto per le dimensioni, decisamente cavernose. Era talmente buio l dentro che la luce della torcia veniva completamente inghiottita. Il pavimento era coperto di ruggine e l'unica porzione di stanza che riuscivo a vedere era piena zeppa di statue dei Costruttori, tutte rivolte verso un centro nascosto. Su entrambi i lati, i tunnel si aprivano come bocche e le statue marciavano avvolte nella loro oscurit. Se ovunque la disposizione era regolare come in quel punto, calcolai che l dovevano incontrarsi otto o dieci tunnel: probabilmente era una vecchia tana di quei treni, dove si avvolgevano l'un l'altro come degli enormi serpenti.
Snorri mi diede una spintarella e io avanzai, camminando con attenzione tra le file di soldati. Il mio lato lascivo - che non va mai in vacanza - not che per la maggior parte le statue raffiguravano donne, tutte nelle stesse posizioni rigide e goffe. La luce della torcia si posava tremante su centinaia, se non migliaia, di seni di plastica, antichi ma baldanzosi.
Comincia a fare freddo, mi inform Snorri, alle mie spalle.
S. Mi fermai, gli passai la torcia, feci il giro intorno a una nuda donna di plastica, e mi andai a posizionare dietro di lui. Dopo di te.  la tua strega malvagia del Nord, dopo tutto. Non so come, ma le parole strega malvagia riecheggiarono per tutta la stanza, e ci misero un'eternit a spegnersi.
Snorri alz le spalle e prosegu. Lascia il cavallo.
I corridoi creati dalle statue convergevano come i raggi di un cerchio, e di conseguenza si restringevano man mano che ci si avvicinava al centro. Presto Sleipnir avrebbe iniziato a far cadere tutti i soldati, perci mollai le redini. Buona. Mi guard sbattendo un occhio pieno zeppo di schifo - l'altro era ormai chiuso, appiccicato dalle secrezioni - e abbass il muso.
La temperatura era scesa sotto lo zero e da ogni parte i cristalli di ghiaccio scintillavano sugli arti di plastica delle statue. Mi strinsi le braccia intorno alla vita, mentre guardavo l'alone del mio respiro che si innalzava in piccole nuvolette.
In mezzo alla stanza, quattro gradini circolari portavano a un piedistallo; al centro, su quello che sembrava un trono di ghiaccio, sedeva Skilfar. Era alta, i lineamenti spigolosi, la pelle bianca tirata sopra le ossa appuntite, appena visibili sotto diversi strati di pellicce di volpi artiche. Intorno ai fianchi le scendeva una nebbiolina bianca. Pareva cos fredda da spezzare l'acciaio. Gli occhi, del colore del mare ghiacciato, erano fissi sulla torcia di Snorri, che di colpo si spense. La fiamma venne rimpiazzata da un bagliore stellare che si lev dai fianchi ghiacciati dei suoi antichi guardiani.
Visitatori. Volt il collo e il ghiaccio scricchiol.
Salve, Skilfar. Snorri fece un inchino. Dietro di lui, io mi chiedevo soltanto che cosa mai facesse quella strega l seduta al buio, quando nessuno andava a parlarle.
Guerriero. Inclin la testa. Principe. I suoi occhi freddi mi trafissero di nuovo. Tutti e due, legati dalla Sorella, come siete buffi. Si diverte proprio con i suoi giochetti.
Giochetti? Sentii la rabbia crescere e prendere forza, finch non scacci via la paura con una bella gomitata. Ti riferisci a tua sorella, signora?. Mi domandai quanto dovesse essere freddo il suo sangue.
Lei risponderebbe che era la sorella di tutti. Se parlasse, naturalmente. Skilfar si alz dalla sedia, l'aria ghiacciata scivolava via come latte lungo la sua pelle, riversandosi sul pavimento. La puzza di sogni guasti aleggia intorno a tutti e due. Arricci il naso. A chi appartiene questo odore? Non  stato fatto come si doveva.
Sei tu la gemella della Sorella Silente?, chiese Snorri a denti stretti, muovendo appena l'ascia.
Lei ha una creatura gemella, certamente. Skilfar avanz sul ciglio della piattaforma, a pochi metri da noi. Tutto quel freddo mi faceva male al viso. Non mi colpirai, Snorri Snagason. Indic con l'indice lungo e biancastro l'ascia, che il norreno aveva sollevato ormai ad altezza spalle.
No, rispose lui, ma il corpo rimase teso, pronto a sferrare l'attacco.
Mi ritrovai ad avanzare, con la spada sguainata, nonostante non avessi alcun ricordo di averla tirata fuori n tanto meno alcun desiderio di avvicinarmi ancora di pi. Tutto aveva una strana sfumatura onirica, come se stessi sognando. Negli occhi si agitavano visioni della strega che mi moriva davanti agli occhi sotto i colpi della lama.
Skilfar catturava l'aria, se la portava al volto, inspirando profondamente dal naso aquilino. Sageous ha traviato le vostre menti. La tua in particolare, principe. Ma ha fatto un lavoro rozzo, di solito ha una mano pi sensibile.
Fallo!. Quella parola esplose improvvisamente dalle mie labbra. Ora, Snorri!. Mi tappai la bocca prima di mettermi ancora di pi nei guai.
Due passi lo avevano portato sul gradino immediatamente sotto a Skilfar. L'ascia era sollevata sopra la testa della strega, i muscoli tesi e pronti a scagliare il colpo fatale su quel corpo minuto. Ma ancora una volta, il norreno si trattenne.
Fa' la domanda giusta, ragazzo. Skilfar distolse lo sguardo da Snorri, incontrando il mio dall'altra parte di un mare di statue. Meglio se ti scrolli da solo la magia di Sageous da dosso.  pi sicuro. Altrimenti dovr farlo io.
Io.... Ripensai agli occhi miti di Sageous, alle sue parole che si erano trasformate in verit nel momento in cui avevo deciso di credergli. Chi... chi  la creatura gemella della Sorella?
Bah. Skilfar sbuff, e la nuvola dell'alito bianco le si avvolse intorno al petto come un serpente. Pensavo che lei avrebbe scelto di meglio. Tese la mano verso di me, stretta a pugno: artigli di ghiaccio le crescevano dalle unghie.
Aspetta!, urlai. Non so per quale motivo, ma improvvisamente vidi il medaglione. Intatto, con tutte le gemme al loro posto. Io... Chi... Garyus! Chi  Garyus?
Meglio. Rilass la mano. Ancora nessun sorriso, tuttavia. Garyus  il fratello della Sorella Silente.
E rividi anche lui, il mio prozio, vecchio e deforme nella sua stanza nella torre, con il medaglione in mano. Avevo una gemella, mi aveva detto una volta. Ci hanno diviso. Ma non ci hanno diviso in modo equo.
Nel gradino sotto Skilfar, Snorri abbass l'ascia, sbattendo gli occhi come se si stesse appena risvegliando dopo una lunga dormita.
E il suo sangue potrebbe rompere l'incantesimo?. Quella domanda fluttuava bianca nell'aria di fronte a me.
L'incantesimo di sua sorella finirebbe per spezzarsi, annu Skilfar.
In che altro modo si pu rompere?, chiesi.
Conosci le alternative.
Non puoi farlo tu?. Tentai un sorriso speranzoso, ma i muscoli del mio volto erano congelati e non collaboravano.
Non voglio. Skilfar torn a sedersi sul trono. I non-nati non dovrebbero stare in mezzo a noi. Il Re dei Morti sta giocando a un gioco molto pericoloso. Voglio vedere le sue ambizioni deluse. Molte mani nascoste si stanno rivoltando contro di lui. Probabilmente tutte, tranne quelle della Dama Blu. E il gioco della Dama Blu  persino pi pericoloso. Perci no, principe Jalan: tu porti in te l'obiettivo della Sorella Silente, insieme alla magia con cui ha cercato di distruggere il pi grande servitore del Re dei Morti. Non ho alcuna intenzione di levartela. Bisogna spezzare gli artigli al Re dei Morti. La sua forza  come una foresta in fiamme. Fui incuriosito dalla scelta di quel paragone. Ma come accade alle conflagrazioni di quel genere, l'incendio si esaurir, e la foresta avr la meglio. A meno che, ovviamente, non bruci anche il terreno stesso. Distruggi il non-nato: questo  lo scopo dell'incantesimo e, una volta compiuto, sparir. Non c' altra scelta per te, principe Jalan, e quando non ci sono scelte, tutti gli uomini sono coraggiosi allo stesso modo.
E come?, chiesi, anche se in realt non volevo saperlo. Come posso distruggere il non-nato?
Come fanno i vivi a sconfiggere i morti?. Sorrise. Un freddo e leggero sorriso. Con ogni singolo battito del tuo cuore e ogni goccia del tuo sangue. La vera essenza dell'incantesimo della Sorella Silente mi  sconosciuta, ma portalo dove ti conduce e prega che si riveli sufficiente. Questi sono gli obiettivi che voi servite.
Snorri scese gli scalini e torn al mio fianco. Io ho i miei obiettivi personali, Skilfar. Gli uomini non sono al servizio delle vlva. Ricopr le lame dell'ascia con le protezioni di pelle che aveva strappato via qualche minuto prima.
Ogni cosa  al servizio di un'altra, Snorri ver Snagason. Non c'era alcun cenno di calore nella sua voce. Anzi, se possibile, sembrava pi fredda che mai.
Per evitare ulteriori disaccordi tra i due, le porsi una domanda: Credi che pregare sar sufficiente? Le preghiere vanno benissimo, certo, per carit, ma io non ci ho mai fatto molto affidamento. La Sorella Silente ha dovuto prendere i suoi nemici di sorpresa. Ha dovuto disegnare quelle rune e pian piano infilare il suo cappio intorno al loro collo. E persino allora, mi  bastato rompere soltanto una runa per far fuggire il non-nato... Quindi, diciamo pure che riusciamo a trovare un modo per liberare questo incantesimo... come far a sconfiggere anche un solo non-nato? E figuriamoci poi se ce n' pi di uno.
Skilfar inarc per un secondo le sopracciglia, come se si fosse domandata la stessa cosa. Si dice che il vino migliori con l'et, se imbottigliato.
Vino?. Lanciai un'occhiata a Snorri per vedere se lui ci capiva qualcosa.
Magie del genere non possono essere trasportate da due uomini comuni, disse Skilfar. Ogni magia richiede il giusto contenitore. Qualcosa di questo incantesimo s'incastra perfettamente con voi due. Tu hai il suo sangue, principe Jalan, e Snorri ha semplicemente qualcosa che lo rende idoneo a un compito simile. Pregate o no, ma l'unica speranza che avete  che l'incantesimo si rafforzi dentro di voi, proprio per via di ci che siete e di chi siete, e che quando arriver il momento sia pi forte, e non pi debole, di prima.
Non ho intenzione di andare a nord come il cagnolino ammaestrato di una strega, sbott Snorri. Sono qui per volere mio e....
Perch silente?. Diedi una gomitata al norreno, intimandogli di darci un taglio, e feci quella domanda per distrarli entrambi dalle polemiche parole del norreno. Perch la Sorella non parla mai?
 il prezzo che ha dovuto pagare per conoscere il futuro. Skilfar distolse lo sguardo da Snorri. Non pu parlarne. Non dice nulla, in modo che il patto non corra il rischio di venire spezzato per sbaglio o per una frase fuori luogo.
Mi morsi le labbra, annuendo con interesse. Bene. Mi sembra... sensato. Comunque sia, noi ora dobbiamo davvero andare. Feci un passo avanti e diedi una spinta a Snorri. Lei non ci pu aiutare, sussurrai.
Snorri, per, cocciuto come sempre, non si faceva trascinare via. Abbiamo incontrato un uomo. Si chiama Taproot. Anche lui ha parlato di mani nascoste. Una grigia che ci spinge avanti e una nera che ci blocca il cammino.
S, s. Skilfar liquid subito la domanda. La Sorella vi ha messo sulla strada, e il Re dei Morti desidera bloccarvi. Un desiderio pi che lecito, considerando che siete stati inviati a fermarlo prima che raduni un esercito di morti dal ghiaccio.
Nessuno ci ha inviato da nessuna parte!, disse Snorri, con un tono a mio parere un po' troppo sfrontato, visto che quella davanti a noi era una strega del ghiaccio. Io sono fuggito! Sono diretto a nord per salvare la....
S, s, la tua famiglia. Se lo dici tu. Skilfar guard Snorri negli occhi, e stavolta fu lui ad abbassare il capo. Gli uomini che compiono delle scelte pensano sempre di essere i padroni del loro destino. Pochi riflettono su chi davvero abbia plasmato e offerto loro quelle scelte. Il coniglio che insegue la carota che gli viene mossa davanti al muso crede di agire per sua scelta.
Adesso che Snorri aveva menzionato gli sproloqui di Taproot, e Skilfar aveva conferito alle sue parole una qualche importanza, ricordai cos'altro ci aveva detto.
Sotto il nero si cela il blu e cos il rosso sotto al grigio. Le sue parole mi scivolarono fuori dalla bocca come animate da una volont propria.
Quegli occhi si voltarono verso di me e io sentii l'inverno posarmi il gelo addosso. Elias Taproot l'ha detto?
Ehm... s.
Be', devo ammettere che quell'uomo si  rivelato molto pi attento di quanto pensassi. Strinse le dita bianche ad avvolgere il mento aguzzo. Quella tra il Rosso e il Blu, principe Jalan,  una guerra che va avanti da sempre: la Dama Blu contro la Regina dei Rossi. Tua nonna vuole un imperatore, principe. Lo sapevi questo? Desidera che l'Impero Spezzato ritorni unito... colmare tutte le crepe, quelle visibili e quelle invisibili. Vuole un imperatore perch un uomo del genere... be', sarebbe in grado di far girare la ruota al contrario.  questo che lei desidera, mentre la Dama Blu no.
E tu, vlva?, chiese Snorri. Che ruota?, avrei chiesto invece io.
Ah, entrambe le scelte richiedono un prezzo tremendo, e per entrambe bisogna correre dei rischi.
E non c' una terza soluzione?.
Skilfar scosse la testa. Ho lanciato le rune finch non si sono spezzate. Non vedo nient'altro a parte il rosso e il blu.
Snorri scroll le spalle. Imperatore o no, non fa differenza per me. Mia moglie e mio figlio, Freja ed Egil: sono loro il motivo che mi spinge verso il ghiaccio. Guarder Sven lo Spezzaremi morire e avr giustizia. Sai dirmi se  ancora alla Fortezza Nera?
Insegui la tua carota, Snorri ver Snagason? Guarda oltre, guarda davanti a te. Quando l'Uuliskind va in mare, naviga guardando l'acqua sotto la prua? Dovresti chiedermi pi che altro perch si trova l. Scavano il ghiaccio solo per recuperare altri cadaveri? E se no, cos'altro cercano e a quale scopo?.
Dalla gola di Snorri si alz un verso simile a un grugnito, ma molto, molto peggio. Sven lo Spezzaremi....
Andiamo!. Strattonai con pi forza la cintura di Snorri, prima che la sua rabbia ci facesse ammazzare entrambi.
Snorri curv le immense spalle e fece un inchino. Che gli dei t'assistano, Skilfar.
Lo lasciai passare e mi piegai a mia volta in un inchino molto pi profondo. La posizione sociale  importante, certo, ma io ritengo che una strega spaventosa sputata fuori dall'inferno meriti tutti gli inchini e le riverenze che sono necessari per non finire trasformati in rospi. Molte grazie, signora. Tolgo il disturbo e pregher affinch il tuo esercito ti protegga sempre. Con un ultimo sguardo istintivo a una giovane e formosa donna di plastica al mio fianco, alzai i tacchi e me ne andai.
Posate il piede sul ghiaccio con attenzione, disse Skilfar alle nostre spalle, come se avesse un pubblico davanti a s. Due eroi diretti a nord: uno controvoglia, condotto dal suo membro, l'altro guidato dal cuore. Nessuno dei due si sforza di concentrarsi sulle faccende pi importanti. Ma non li giudichiamo duramente, miei soldati, poich nulla  davvero importante, nulla comporta conseguenze.  dalla superficialit che emozioni scaturite da semplici desideri si alzano per guidarci come hanno sempre guidato l'uomo, come hanno guidato i Costruttori, come hanno guidato gli dei stessi, verso la vera Ragnark, la fine di tutte le cose. Una pace. A quanto pareva la strega non resisteva alla tentazione di chiudere con un bel commento. Immagino che persino i saggi non possano fare a meno di mostrare al prossimo quanto sono sapienti.
Le sue parole ci seguivano dalla caverna. Mi fermai un attimo nel tunnel per riaccendere la torcia. Ragnark. Ancora. Ma al Nord non pensate mai ad altro?  questo quello che vuoi, Snorri? Una battaglia finale, il mondo distrutto e morto?. Be', non lo avrei biasimato di certo, se avesse desiderato davvero una cosa simile. Non dopo tutto quello che gli era capitato nel corso dell'anno. Mi avrebbe dato fastidio, per, sapere che aveva sempre agognato una fine simile, persino la sera prima che le navi nere arrivassero a Otto Approdi.
La fiamma che si riaccendeva pian piano sulla torcia lo illumin. Vidi che stava scrollando le spalle. Tu desideri il paradiso che i tuoi preti fanno disegnare per voi sui soffitti delle chiese?
Touch.
Andammo avanti, mettendo da parte le questioni teologiche. Quando il tizzone inizi a languire e tremolare, accesi l'ultima torcia, ormai stufo di sbattere la faccia contro le rocce sporgenti, inciampare tra le gambe di soldati di plastica, affondare i piedi nelle pozzanghere e spaccarmi l'alluce contro le rocce cadute dal soffitto. Anche la possibile presenza di fantasmi mi disturbava. Nonostante l'intrepido coraggio che avevo dimostrato nella stanza della strega, la lunga notte dei tunnel mi aveva scosso i nervi. I suoi guardiani mi sembravano sempre pi inquietanti: sotto le ombre danzanti parevano muoversi. Con la coda dell'occhio continuavo a scorgere piccoli spostamenti, ma quando mi voltavo le loro file erano sempre intatte.
Non mi  mai piaciuto brancolare nei posti bui. Tuttavia, a quanto sembrava la nostra luce non sarebbe durata fino alla fine del viaggio. Alzai in alto la torcia e sperai vivamente di scorgere uno spiraglio di luce, prima che si esaurisse del tutto.
Avanti. Dai. Bisbigliavo con un fil di fiato mentre camminavamo. I soldati di plastica erano ormai parecchio indietro, ma per quel che ne sapevo potevano anche nascondersi nelle ombre, subito dietro il cono di luce della torcia. Avanti.
Non so come, ma la torcia continu a brillare.
Grazie a Dio!. Indicai, davanti a noi, la tanto agognata uscita. Non pensavo che la torcia sarebbe durata tanto.
Jal. Snorri mi picchiett sulla spalla. Mi guardai intorno, poi i miei occhi seguirono i suoi fino a posarsi sulla mia mano, ancora alzata sopra la testa. O porca mer.... Della torcia non era rimasto altro che un troncone annerito, neanche pi fumante ormai. Le dita che lo stringevano, invece, erano tutta un'altra cosa: brillavano intensamente di una qualche luce interna. O cos fecero finch Snorri non mi rivel la cosa. A quel punto si spensero di colpo, facendoci ricadere nel buio pi profondo. E io feci quello che avrebbe fatto ogni uomo ragionevole nei miei panni: mi misi a correre a pi non posso verso l'uscita.
Fuori, ci aspettava una tempesta.

23.

Il porto di Den Hagen sorge l dove il fiume Oout si riversa nelle acque di Karlswater, quella striscia che i norreni chiamano Mare Divoratore. Sui pendii che si innalzano verso est sorge una fila di belle casette - belle per i canoni del Nord, ovviamente: gli edifici sono bassi e di granito, per resistere meglio al maltempo che spazza quelle regioni direttamente dai ghiacciai. Capanne di legno, prigioni, locande, birrerie e mercati del pesce si alternano fino a raggiungere giganteschi magazzini che costeggiano le banchine come tante bocche affamate. Navi enormi riposano ormeggiate nelle quiete acque delle baie, mentre gli alti alberi maestri oscillano in una profusione di vele e cordami. I gabbiani svolazzano in cerchio, perennemente intenti a lanciare i loro lamenti, e l'aria risuona delle grida degli uomini. Chi urla i prezzi, chi dirige le operazioni di carico e scarico delle merci, chi litiga o scherza, chi maledice o prega i numerosi dei di Asgard e, infine, persino chi invita i pochi seguaci di Cristo alla chiesa dalle pareti rovinate dal sale, proprio accanto all'acqua.
Che razza di buco. La puzza di pesce marcio mi raggiungeva anche l, sulle cime della collina, dove la strada costiera giungeva sinuosa da ovest.
Snorri, che camminava davanti a me, mugugn ma non disse niente. Mi abbassai un po' e diedi qualche pacca sul collo di Sleipnir. Ben presto arriver il tempo di salutarci, cara occhio-solo.
Avrei sentito la mancanza del cavallo. Non mi  mai piaciuto camminare. Se Dio avesse voluto far camminare l'uomo, di certo non avrebbe creato anche i cavalli. Che animali fantastici. Sono praticamente la parola fuga incarnata in una bestia coperta di peli e dotata di quattro zampe.
Scendemmo fino a Den Hagen. La strada era costeggiata da baracche dall'aspetto tutt'altro che solido. Sembrava che le prime folate di vento invernale dovessero spazzarle via dal versante. In un angolo remoto al di sopra del mare, sette pietre troll si affacciavano sulle onde.
Per me erano soltanto pietre, ma Snorri insisteva a dire che dentro ci vivevano dei troll. Si slacci la giacca e alz di colpo i lembi della camicia, rivelando una terribile cicatrice che attraversava la marmorea tartaruga che aveva al posto dello stomaco. Troll. Indic con il dito una serie di altre cicatrici che andavano dal fianco alla spalla. Sono stato fortunato.
In un mondo in cui i morti camminavano, i non-nati sorgevano dalle tombe appena ricoperte di terra e gli uomini-pino infestavano le foreste, non potevo che essere d'accordo con lui.
Nell'ultimo tratto di strada superammo alcune pietre a forma di martello, poste sui bordi in onore del dio del fulmine. Snorri cerc l intorno altri sassi coperti di rune, ma non trov che un solo ciottolo disperso, smussato dall'acqua e abbastanza largo da occupare il palmo di una mano. Recava soltanto un segno. Probabilmente i bambini del posto si erano portati via gli altri.
Thurisaz. La ributt a terra.
Uhm?
Spine. Alz le spalle. Non significa nulla.

La citt non poteva vantare n mura n difese. Nessuno, a parte una manciata di mercanti dallo sguardo afflitto, ne controllava l'entrata - non che ci fosse una vera e propria entrata, pi che altro a un certo punto le abitazioni cominciavano a raggrupparsi facendosi pi fitte. Tuttavia, dopo mesi di viaggio, di fatiche e sacrifici, persino un luogo come Den Hagen poteva apparire invitante. Ogni singolo straccio che avevo addosso era ancora impregnato d'acqua: per due giorni la pioggia era caduta senza sosta nella landa desolata intorno al rifugio di Skilfar. Un uomo avrebbe potuto spegnere la sua sete semplicemente mettendosi a strizzarmi i pantaloni. Certo, avrebbe dovuto essere parecchio assetato per fare una cosa simile.
Perch non ci fermiamo l e vediamo se la birra fa un po' meno schifo da queste parti?. Indicai una taverna di fronte a noi. Davanti, sulla strada, erano sistemati dei secchi, in modo che i clienti potessero posarci i boccali. Sopra la porta, dondolava un'insegna di legno che raffigurava un pesce spada.
La birra di Maladon va benissimo. Snorri super di buon passo l'entrata della taverna.
Certo, se solo non ci mettessero dentro il sale. Roba schifosa, ma a volte ci si deve accontentare. A Goaten avevo chiesto del vino e tutti mi avevano guardato come se avessi ordinato un bambino arrosto per pranzo.
Avanti. Snorri si volt verso il mare, scacciando un uomo che tentava di vendergli pesce essiccato. Daremo prima uno sguardo al porto. Sembrava teso sin da quando avevamo iniziato ad avvicinarci alla costa; non appena avevamo avvistato il mare da un'altura, si era buttato sulle ginocchia mormorando qualche preghiera selvaggia. Dopo le pietre troll, poi, aveva preso a marciare con tanta determinazione che io non avevo potuto far altro che montare in sella a Sleipnir, per non restare indietro.
Lungo la banchina erano ormeggiate diverse barche e, tra quelle, soltanto una non era destinata n al carico n allo scarico.
Una barcaccia, dissi, distinguendo le inconfondibili linee che Snorri doveva aver riconosciuto gi dalla strada costiera. Smontai da cavallo quando Snorri si avvicin a grandi falcate all'imbarcazione: gli ultimi quaranta metri li fece praticamente di corsa. Non ci voleva un esperto per capire che quella barca aveva visto giorni migliori: l'albero era spezzato e molto pi corto del normale, le vele strappate e rattoppate.
Senza rallentare, Snorri raggiunse l'argine della banchina e spar: probabilmente era atterrato sul ponte della barca, che da l non riuscivo a vedere. Si alzarono in aria grida e urla, e io mi preparai ad assistere a una carneficina.
Avanzando lentamente e furtivamente, con la cautela di un uomo che non desidera certo una lancia conficcata in fronte, mi preparavo mentalmente allo spettacolo: una barca piena di sangue e parti del corpo mutilate. E invece Snorri se ne stava in mezzo alle file di remi, sorridendo come un fesso a sei o sette uomini pallidi e pelosi che si erano radunati intorno a lui salutandolo e dandogli il benvenuto.
Tutti quanti tentavano di parlare allo stesso momento in chiss quale lingua dimenticata da Dio, molto simile a dei conati di vomito.
Jal!. Alz lo sguardo e mi fece un cenno. Vieni!.
Provai a inventare qualche scusa ma a quanto sembrava non c'era via di fuga. Perci legai le redini di Sleipnir a una delle funi della barca, e cercai un modo per scendere che non finisse con la rottura di entrambe le caviglie.
Infine riuscii a districarmi da una scaletta instabile di funi gonfie di salsedine e alghe ammuffite, e mi ritrovai a essere l'oggetto di studio di otto vichinghi. La prima cosa che mi colp, oltre al classico pugno di benvenuto norreno, fu che erano quasi tutti identici.
Cinque gemelli?, li ricontai.
Snorri abbracci due tipi, avevano entrambi i capelli biondi, quasi bianchi, e, al posto degli occhi, due schegge di ghiaccio. La barba era molto pi corta rispetto alla distesa di peli, tipica del Nord, in cui un bambino avrebbe potuto perdersi. Tasto dolente, Jal. Ti presento la squadra degli otto di Jarl Torsteff: Atta ora siede con Odino, nel Valhalla, insieme a Sex e Sjau. Mi lanci uno sguardo duro e io riuscii a calarmi una maschera impenetrabile sul volto. Loro sono Ein, Tveir, Thrir, Fjrir, e Fimm.
Immaginai di aver appena ricevuto una breve lezione su come si conta fino a otto in norreno, e allo stesso tempo una dimostrazione della mancanza di immaginazione di questo Jarl Torsteff. Comunque sia, avevo gi deciso che li avrei chiamati i gemelli. Decisamente meno impegnativo.
E poi c' Tuttugu. Snorri si allung per dare un pugno sulla spalla a un uomo basso e grasso. Una barba rossa e folta spumeggiava in entrambe le direzioni, allungandosi baldanzosa dalle tempie ma senza incontrarsi sotto il mento. Era pi anziano degli altri, probabilmente di una decina d'anni. Avr avuto sui trentacinque anni. E questo qui  Arne Occhio di Falco, il nostro miglior tiratore!. Lui era decisamente il pi vecchio: alto e magro, con un'aria malinconica, denti rovinati, calvo, con qualche macchia grigia nella barba. Se l'avessi incontrato in un campo, piegato sulle erbacce, l'avrei scambiato di sicuro per un paesano qualunque.
Ah, dissi, sperando che non dovessimo fare riti tipo unire il nostro sangue o sputarci a vicenda sul palmo della mano.  un vero piacere fare la vostra conoscenza.
I sette vichinghi mi guardavano come se fossi un pesce sconosciuto che veniva pescato per la prima volta. Avete avuto qualche problema?. Indicai l'albero maestro spezzato. In verit, a meno che gli altri trenta uomini - come minimo - necessari a manovrare i remi non fossero a tracannare birra salata al Pesce spada, i problemi che avevano avuto dovevano essere ben peggiori di un albero spezzato e qualche vela strappata.
Il problema sono le Isole Sommerse!, rispose uno del quintetto, probabilmente Ein.
La colonia in Umbra non c' pi, disse un altro a Snorri.
Chiamatele Isole Morte ora, esord Tuttugu, scuotendo la testa, con un gran tremolio di guance.
I negromanti ci hanno inseguito fino alle navi. Le tempeste ci hanno dato la caccia fino a sud, disse Arne Occhio di Falco, guardandosi i calli della mano.
Siamo naufragati a Brit. Ci sono voluti mesi per riparare tutto. E la gente del posto?. Uno del quintetto lanci uno sputo verso il mare, incredibilmente lontano devo dire.
Da allora non abbiamo fatto altro che rimbalzare da una costa all'altra, cercando solo di tornare a casa. Arne scosse la testa. Abbiamo dovuto eludere le navi da guerra della Normardia, le pattuglie di Arco e i pirati di Conaught... E Aegir ci odia. Ha scagliato una tempesta contro di noi per riportarci indietro.
A un certo punto, mi aspettavo anche qualche serpente di mare, o un leviatano, perch no?. Tuttugu alz gli occhi al cielo. Ma alla fine siamo qui, in acque amiche. Qualche altra riparazione e potremo finalmente attraversare le acque di Karlswater!. Diede una pacca sulle spalle di un tizio a caso del quintetto.
Non sapete niente?, domandai.
Il viso di Snorri si oscur e si avvicin al bordo della nave, con gli occhi fissi verso il nord al di l delle acque.
Niente di cosa?, risposero in molti. Gli sguardi incollati su di me.
Capii subito il mio errore: mai salire a bordo della nave di qualcuno che non conosci portando brutte notizie. Ci sono molte possibilit che ti facciano scendere subito, ma dal lato bagnato.
Sappiamo solo che a Den Hagen non c' traccia degli Undoreth, disse uno del quintetto, Ein, quello con la cicatrice all'angolo dell'occhio. Non ci sono neanche navi attraccate. Ho sentito delle storie di una qualche razzia lungo l'Uulisk, ma nulla di pi. In quattro giorni qui  tutto quello che abbiamo saputo. Che altro c'?
 Snorri quello che ve lo deve raccontare, risposi. Tutto quello che so io viene da lui, e non mi fido della mia memoria. Cos, tutti gli sguardi si puntarono su Snorri.
Lui si tir ben dritto e sorrise, con una mano sull'ascia.  una storia che va raccontata in un posto in cui possiamo rendere onore ai morti, fratelli. E risal il muro del porto, arrampicandosi velocemente su delle rocce sporgenti che non avevo assolutamente notato lungo la discesa.

Snorri ci condusse a una taverna sul molo, da dove potevamo tenere d'occhio la nave. Non mi pareva degna di essere rubata, ma forse era saggio non rischiare. Dopo tutto, posti come Den Hagen facevano venire a chiunque una voglia matta di andarsene il prima possibile, perci poteva anche esserci un furfante talmente disperato da avere il coraggio di salpare con il primo vascello non custodito. Persino una bagnarola come quella con cui i norreni erano sbarcati al porto poteva andar bene.
Io camminavo in coda al gruppo insieme a Tuttugu. Pensavo che le vostre navi fossero, be', pi lunghe.
Quella  una snekkja.
Oh.
Ed  la versione pi piccola. Tuttugu fece solo un breve ghigno di fronte alla mia ignoranza. Di sicuro stava pensando a cosa avrebbe detto Snorri. Venti panche per i rematori. Una skei ne ha il doppio. La nostra si chiama Ikea, come il drago, hai presente?
S. Non era vero, ma era pi semplice mentire che sorbirsi mille spiegazioni. Le loro navi non mi interessavano nemmeno pi di tanto, ma a quanto pareva avrei dovuto fare affidamento su di esse, e prima di quanto volessi. Anche una nave lunga il doppio della snekkja continuava a non sembrarmi molto impressionante, ma da sempre la forza del Nord risiedeva nell'agilit delle imbarcazioni, oltre che nell'entit della flotta. Potevo solo sperare che quei dannati affari, dopo tante battaglie, fossero almeno in grado di reggere il mare.
Disponemmo degli sgabelli intorno a un lungo bancone. Diversi avventori locali decisero saggiamente di spostarsi a un altro tavolo. Snorri ordin della birra e si sedette a capotavola, scrutando, oltre l'estremit opposta, le vele della snekkja che sventolavano sopra le mura del porto. Il cielo sullo sfondo era un intricato miscuglio di nubi nere e cupe, alcune gonfie di pioggia, ma tutte illuminate dai raggi obliqui del sole pomeridiano.
Valhalla!. Snorri afferr il primo boccale ricolmo di schiuma dal vassoio che la cameriera aveva portato.
Valhalla!. Tutti batterono i pugni sul tavolo.
L'unica battaglia che un guerriero teme  quella che ha mancato. Pi di qualsiasi combattimento che gli rimanga ancora da affrontare, egli teme il combattimento ormai passato, che si  concluso senza di lui: uno scontro che nessuna prodezza pu pi cambiare. Snorri aveva catturato l'attenzione di tutti. Si interruppe per fare una lunga sorsata. Non ho combattuto a Einhaur, ma ho sentito i racconti di Sven lo Spezzaremi, sempre che la sua lingua biforcuta sia in grado di sputar fuori parole di verit.
I membri dell'equipaggio dell'Ikea si scambiarono lunghi sguardi e borbottarono qualcosa tra loro. A giudicare dal tono dei brandelli di conversazione che riuscii a cogliere, era chiaro che anche loro condividevano una bassa opinione dello Spezzaremi.
Ho combattuto per nella battaglia di Otto Approdi. Fu un massacro pi che una battaglia. Ogni giorno provo vergogna per essere sopravvissuto. Bevve un'altra sorsata e prese a raccontare tutta la storia.
Il sole cal, le ombre si allungarono e il mondo ci scorse davanti senza che noi vi prestassimo attenzione. Snorri ci teneva sotto l'incantesimo della sua voce e io lo ascoltavo, sorseggiando la mia birra senza gustarla, sebbene avessi gi sentito per intero quel racconto. O almeno, la parte fino al suo arrivo alla Fortezza Nera.

Quando avvist per la prima volta quella macchia nera, Snorri credette di essere ormai prossimo alla morte: la vista lo stava abbandonando mentre quella landa selvaggia lo chiamava a s? Ma la macchia rimaneva l, immobile, ingrandendosi man mano che lui avanzava barcollando. Poi piano piano era diventata la Fortezza Nera.
Costruita con enormi blocchi di pietra intagliati dagli antichi campi di basalto ricoperti dalle nevi, la Fortezza Nera fronteggiava Ghiaccio Amaro, quasi a sfidarlo, sovrastata dalle vaste e ripide cime di lastre ghiacciate a meno di dieci chilometri di distanza, in direzione nord. Nei lunghi anni trascorsi dalla costruzione del forte il ghiaccio era avanzato, poi si era ritirato, poi era avanzato ancora, ma non aveva mai raggiunto quelle mura nere, come se quella costruzione fosse l'ultimo baluardo del regno degli uomini, che si opponeva al dominio dei giganti di ghiaccio.
Rinvigorito da quella vista, Snorri continu ad avvicinarsi, trascinandosi avvolto nel mantello di pelle di foca, bianco di neve. Un vento si lev dall'est e spazz il ghiaccio, sollevando finissimi cristalli di neve secca e facendoli mulinare in vortici e correnti. Snorri si chin tra le fauci violente del vento che gli rub anche gli ultimi barlumi di calore. Ogni passo rischiava di trasformarsi in una rovinosa caduta da cui non si sarebbe pi rialzato.
Quando il massiccio corpo del forte blocc le folate di vento, Snorri per poco non croll a terra, come se d'improvviso gli fosse stato sottratto il suo sostegno. Non si era accorto di essere cos vicino, n aveva davvero creduto di riuscire a raggiungere la meta. Nessuno lo osservava dal parapetto. Le finestre alte e strette erano tutte sbarrate e coperte di neve. Di fronte all'enorme cancello non c'era nessuno di guardia. Snorri rimase in piedi, con il corpo e la mente intorpiditi, incerto sul da farsi. Non aveva un piano, voleva solo finire ci che era cominciato a Otto Approdi e avrebbe dovuto concludersi l. Era sopravvissuto a due figli. Non aveva alcun desiderio di sopravvivere anche a Egil o a Freja, voleva solo combattere per salvarli.
Privo di forze com'era, Snorri era consapevole che restare ad aspettare nella neve non avrebbe fatto altro che indebolirlo ulteriormente. Pensare di scalare le mura del forte era come progettare di scalare le cime di Ghiaccio Amaro. Afferr Hel con entrambe le mani e con l'ascia di suo padre prese a colpire le porte della Fortezza Nera.
Dopo quella che gli parve un'eternit, le persiane di una finestra in alto si aprirono, facendogli crollare neve e ghiaccio sulla testa. Ma quando alz lo sguardo, la finestra si era gi richiusa. Riprese a colpire la porta, consapevole di quanto la sua mente fosse annebbiata dalla lentezza e dal torpore causati dal freddo, ma incapace di pensare a un'alternativa.
Tu!, grid una voce dall'alto. Chi sei?.
Snorri sollev lo sguardo e vide Sven lo Spezzaremi, avvolto in pelli di lupo, che si sporgeva per guardare meglio, con il volto nascosto dalla matassa bionda e rossiccia dei ricci.
Snorri.... Ci mise qualche istante a pronunciare il proprio nome tra le labbra ormai insensibili.
Snorri ver Snagason?, tuon lo Spezzaremi incredulo. Eri sparito! Gli uomini dicevano che eri scappato dalla battaglia. Oh, questa  bella davvero. Scendo subito ad aprirti. Tu resta l. Non fuggire anche stavolta!.
E quindi Snorri rimase l in piedi, con le mani bianche strette intorno alla sua ascia, sperando che la rabbia lo riscaldasse almeno un po'. Ma il freddo aveva richiuso gli artigli intorno alle sue ossa, fiaccando la sua forza e la sua volont, e persino la sua memoria. Il freddo ha un sapore tutto suo. Lo stesso di quando ci si morde la lingua. Ti avvolge tra le sue spire, come una cosa viva, una bestia pronta a ucciderti non con la propria furia, n con zanne o artigli, ma con la misericordia di una resa, con la dolcezza di chi ti consegna delicatamente alla lunga notte dopo un fardello tanto pesante di dolore e sofferenza.
Il rumore delle porte che si schiudevano lo strapp a quel fantasticare. Barcoll all'indietro. Nell'aria risuonavano i gemiti degli uomini che con grande fatica smuovevano i due grossi battenti di legno dalla roccia ghiacciata. Se avessero deciso di lasciarlo l ad aspettare, forse Snorri non si sarebbe mai pi mosso.
Una decina di metri pi indietro, oltre le mura massicce, Sven lo Spezzaremi lo attendeva in piedi in mezzo al cortile, con l'ascia stretta in una mano guantata e il piccolo scudo di ferro nell'altra.
Avrei potuto finirti con una lancia scagliata gi dalle mura, o lasciare che le nevi ti prendessero, ma il campione dei Campi di Ferro merita una fine migliore.
Snorri avrebbe voluto rispondere che un uomo realmente preoccupato del proprio onore, o del modo giusto o sbagliato in cui un guerriero deve morire, si sarebbe presentato a Otto Approdi di giorno, facendo risuonare il proprio corno sul fiordo. Avrebbe voluto dire un sacco di cose, in realt. Su Emy e Karl, per esempio, ma il ghiaccio gli aveva sigillato le labbra e doveva usare tutta la forza che gli restava per uccidere l'uomo che aveva di fronte.
Avanti, vieni, lo schern lo Spezzaremi. Sei arrivato fin qui. Sarebbe un peccato se la paura ti impedisse di compiere gli ultimi passi del tuo viaggio.
Snorri cominci a correre con movimenti rigidi, i piedi troppo congelati per andare pi rapidamente. Gli uomini che avevano spalancato le porte rimasero ad aspettare subito dietro, e quando Snorri li super lo abbatterono.
Un calore bruciante lo svegli. Calore nelle braccia, tese sopra la testa. Calore alle estremit, come se ardessero. Calore sul viso. E dolore. Dolore ovunque.
Perch....
Il suo fiato form una nuvoletta sospesa nell'aria. Dalla sua barba pendevano ancora frammenti di ghiaccio, che gli gocciolavano sul petto. Dunque non faceva caldo come gli sembrava, n freddo come prima.
Quando alz la testa, la ferita sulla nuca sfreg contro la parete e lui si lasci sfuggire una mezza imprecazione dalle labbra spaccate. Nella sala di fronte c'era una dozzina di uomini, accalcati intorno a un piccolo fuoco che ardeva in un imponente focolare all'estremit pi lontana di un lungo tavolo di pietra. Uomini dello Spezzaremi e Vichinghi Rossi di Hardanger: cos vicino a Ghiaccio Amaro erano persino pi lontani da casa rispetto agli Undoreth delle sponde dell'Uulisk.
Snorri rugg in direzione dei suoi carcerieri, ringhiando tutta la sua rabbia, pronunciando cupe imprecazioni e gridando finch la gola non gli si secc e la voce si fece debole. Gli uomini lo ignorarono, degnandolo a malapena di uno sguardo, e alla fine il buon senso prevalse sulla rabbia. Non aveva alcuna speranza e si era reso conto di quanto fosse patetico, incatenato l alla parete a lanciare minacce. Aveva avuto la sua occasione di agire. Per ben due volte. Ed entrambe le volte aveva fallito.
Poi lo Spezzaremi entr nella sala da una porta accanto al focolare e si scald le mani, scambiando qualche parola con i suoi uomini prima di percorrere tutta la lunghezza del tavolo per andare a controllare il prigioniero.
Be',  stata una cosa davvero stupida, esord strofinandosi il mento tra pollice e indice. Anche da cos vicino era impossibile indovinare quanti anni avesse. Quaranta? Cinquanta? Aveva il viso sfregiato, scarno e segnato dalle intemperie ed era pi grosso persino di Snorri. La sua chioma di capelli biondo-rossicci era ancora folta, agli angoli degli occhi aveva una fitta rete di rughe e nel suo sguardo albergava un'innegabile sagacia mentre squadrava il suo uomo.
Snorri non rispose. Era stato davvero uno stupido.
Mi aspettavo di pi dal protagonista di cos tanti racconti che risuonano nella sala delle feste.
Dov' mia moglie? Mio figlio?. Snorri non gli rivolse alcuna minaccia. Lo Spezzaremi gli avrebbe solo riso in faccia.
Dimmi perch sei scappato. Snorri ver Snagason ha dimostrato di essere uno stupido e questo non mi ha sorpreso pi di tanto. Anche se mi aspettavo qualcosa di pi. Ma un codardo?
Il veleno delle tue creature mi ha atterrato. Sono crollato a terra e la neve mi ha sepolto. Dov' mio figlio?. Non poteva parlare di Freja davanti a quegli uomini.
Ah. Lo Spezzaremi lanci un'occhiata ai suoi, tutti con le orecchie tese. Non dovevano divertirsi granch alla Fortezza Nera. Persino il carbone che stavano bruciando doveva esser stato trascinato dentro con le slitte e a prezzo di enormi fatiche. Star bene, fintanto che tu continuerai a non essere una minaccia.
Non ti ho detto il suo nome. Snorri stratton le corde che lo legavano.
Lo Spezzaremi si limit a inarcare un sopracciglio. Credi che il figlio del grande Snorri ver Snagason non abbia detto a chiunque avesse voglia di starlo a sentire che suo padre avrebbe preso d'assalto i nostri cancelli per salvarlo? Secondo lui avresti decapitato tutti con la tua ascia e poi avresti fatto rotolare le teste fino al fiordo.
Perch li tenete prigionieri?. Snorri incroci lo sguardo dello Spezzaremi. Il dolore lo aiutava a distogliere la mente dalla fiducia malriposta che Egil aveva nei confronti di suo padre.
Be'. Lo Spezzaremi prese una sedia e si accomod con l'ascia poggiata sulle ginocchia. In mare l'uomo  ben poca cosa, e la sua nave non vale molto di pi. Andiamo dove ci portano il buono e il cattivo tempo. Cerchiamo di sfuggire alla tempesta. Ci innalziamo e ripiombiamo gi insieme alle onde. Gli esili pescatori al largo della costa africana o gli imponenti vichinghi con pi di cento morti sulle spalle in mezzo al Mare Divoratore... siamo tutti uguali,  il vento a spingerci avanti.
E il punto  proprio questo, Snorri ver Snagason. Il vento  cambiato. Adesso soffia dalle Isole e c' un nuovo dio che comanda i mutamenti del clima. Non  un buon dio, un dio che porta ordine, ma questo noi non possiamo cambiarlo. Noi ce ne stiamo in mezzo al mare, chiniamo il capo e facciamo il nostro dovere, sperando di rimanere a galla. Adesso  il Re dei Morti che tiene in pugno le Isole. Ha distrutto le forze di Jarl Torsteff e quelle del Jarl di Ferro, dei Jarl Rossi di Hardanger. Sono stati tutti ricacciati nei loro porti.
E ora viene da noi, con il suo esercito di morti, e i nostri morti sono in mezzo ai suoi, e ha mostri che provengono dalla landa oltre la morte.
Dovreste combatterli!. Snorri tese di nuovo i muscoli, ma nulla poteva contro quelle corde robuste.
A te  servito a qualcosa, Snorri?. Intorno ai suoi occhi c'era un alone di durezza, qualcosa di amaro e difficile da comprendere. Combatti contro il mare e affogherai. Lo Spezzaremi sollev l'ascia che teneva in grembo, trovando conforto nel suo peso. Il Re dei Morti sa essere persuasivo. Se portassi qui tua moglie e tuo figlio, in questa stessa stanza, e mettessi un ferro incandescente davanti ai loro volti... anche tu mi troveresti piuttosto persuasivo, non credi?
I vichinghi non fanno la guerra sulla pelle dei bambini. Snorri conosceva la sconfitta. Meglio essere presi dal ghiaccio che arrivare fin l per deludere la sua famiglia.
Gli Undoreth lasciano forse orfani e vedove illesi durante le loro scorrerie?. Gli uomini intorno al focolare lanciarono qualche mugugno derisorio nel sentire quelle parole. Snorri Ascia Rossa ha forse adottato tutti i figli e le figlie dei numerosi uomini che ha inviato verso il loro ultimo viaggio?.
Snorri non sapeva cosa rispondere. Perch sono qui? Perch avete preso dei prigionieri? Perch qui?.
Lo Spezzaremi si limit a scuotere la testa. Adesso sembrava pi vecchio, pi vicino ai cinquanta che ai quaranta. Dormirai meglio senza saperlo.

E che sogni ho fatto. Seduto a capotavola nella taverna, Snorri alz la testa. Aslaug ci scrutava tramite i suoi occhi ridotti ormai a piccole perle nere, scintillanti e sanguinose, illuminate dalle ultime luci del sole calante. Era facile pensare a occhi come quelli che ti scrutano da una ragnatela, e per un istante credere davvero alla leggenda di Loki, il dio degli inganni, che si avvicina a una bellezza jtnar, la sua vera natura tradita solo dall'ombra di un ragno. Che sogni. Il suo sguardo gelido si pos su di me.  difficile anche solo immaginarne di pi oscuri.
Sentivo Baraqel muoversi sottopelle e quasi mi aspettavo che il suo bagliore si riaccendesse, che la luce esplodesse dalle cicatrici che mi portavo dietro da Gowfaugh e il fulgore emergesse da sotto le mie unghie. Lungo tutto il tavolo cominci a crescere quella forza crepitante che avevamo conosciuto finora solo tramite brevi contatti. Adesso sapevo che era l'energia che correva tra Aslaug e Baraqel, tra gli avatar dell'oscurit e della luce, pronti a darsi battaglia.
Volevo chiedergli perch, riecheggiando la stessa domanda che Snorri aveva posto allo Spezzaremi: perch? Volevo sapere cosa era successo, perch era stato venduto e a quale scopo. Ma soprattutto volevo che Aslaug distogliesse lo sguardo, perci abbassai gli occhi e rimasi in silenzio. Gli altri presenti intorno al tavolo notarono o percepirono lo strano cambiamento che era calato sul loro compatriota e pure loro restarono zitti, anche se forse il loro silenzio racchiudeva in s una punta di compassione per l'Undoreth.
Anche Einhaur  stata saccheggiata?. Uno dei gemelli spezz la solennit del momento.
Prima che arrivassero a Otto Approdi?. Un altro.
E le Cascate Oscure?. Questo era Tuttugu.
Probabilmente le hanno saccheggiate tutte. Arne Occhio di Falco mantenne lo sguardo fisso sul tavolo. O a quest'ora avremmo gi sentito lo stesso racconto almeno una dozzina di volte.
Tutti gli uomini seduti al tavolo, a parte Snorri, sollevarono il boccale di birra e bevvero fino a svuotarlo.
Il nemico  l, oltre la Fortezza Nera, disse Snorri. La notte si addensava intorno a lui, pi scura di quanto avrebbe dovuto, visto che il sole stava ancora calando a ovest e non era stato del tutto ingoiato dal mare. Andremo l. Uccideremo tutti. Raderemo al suolo tutto ci che hanno costruito. Gli mostreremo un orrore pi oscuro della morte.
Gli uomini del Nord posarono i boccali e guardarono Snorri con aria affascinata e allo stesso tempo inquieta. Io rivolsi nuovamente lo sguardo verso il mare, a ovest, lungo la costa dove l'orlo ardente del sole costellava il cielo di piccoli rubini. Il loro numero cominci a ridursi, finch sparirono del tutto.
Undoreth, vi dico che coloreremo la neve con il sangue degli Hardanger!. Snorri si lev in piedi, liberato dal tramonto del sole e con gli occhi limpidi. Le zampe del tavolo sfregarono contro le pietre. Ci riprenderemo tutto ci che amiamo e mostreremo a quei Vichinghi Rossi cosa vuol dire sanguinare. Sollev l'ascia sopra la testa. Siamo gli Undoreth, i Figli del Martello. Nelle nostre vene scorre il sangue di Odino. Siamo nati dalla tempesta!.
E dove Aslaug, con le sue minacce oscure, non era riuscita a smuovere i norreni, Snorri ver Snagason li fece balzare in piedi in un istante. Lanciarono le loro urla di sfida al cielo della sera, battendo i pugni sul tavolo fino a scheggiare il legno e a far cadere i boccali.
Altra birra!. Infine Snorri si sedette, dopo aver battuto sul tavolo un'ultima volta. Beviamo per i morti.
Verrai con noi, principe Jalan?, chiese Tuttugu mentre prendeva dal vassoio della cameriera un alto boccale ricolmo di schiuma bianca come i capelli dei gemelli. Snorri dice che nel posto da cui vieni sei considerato un eroe e i tuoi nemici ti chiamano Il Diavolo.
Il senso del dovere mi costringe ad accompagnare Snorri in patria, dissi annuendo. Quando ti viene imposto un certo cammino,  meglio accettare facendo buon viso a cattivo gioco e cercare di trarne il massimo, almeno fino alla prima occasione di darsela a gambe. Vediamo un po' come se la cavano queste carogne Hardanger con un uomo di Marca Rossa. Nella speranza che non se la cavassero bene al punto di farlo a pezzetti.
Cosa ci fa pensare che in nove non faremo la stessa fine che ha fatto Snorri da solo?. Arne Occhio di Falco si pul i baffi dalla schiuma. La sua voce era cupa pi che spaventata. Lo Spezzaremi ha dimostrato di avere abbastanza uomini per devastare Einhaur e tutti i villaggi lungo l'Uulisk.
Ottima domanda. Snorri punt un dito contro Arne. Primo: sappiate che alla Fortezza Nera c'erano pochissimi uomini e che  impossibile ospitarvi un'intera guarnigione. L'unico modo per portare il cibo nel forte  trasportarlo attraverso il ghiaccio. E lo stesso vale per i ceppi di legno e i sacchi di carbone. Da chi dovremmo mai difenderci laggi? Dagli schiavi che faticano sotto Ghiaccio Amaro scavando gallerie in cerca di un mito?
Secondo: saremo meglio equipaggiati, di certo non vestiti di stracci di fortuna. Andremo l a mente lucida, con l'istinto assassino chiuso a chiave nel cuore finch non sar il momento di liberarlo.
Terza e ultima considerazione: che altro possiamo fare? Siamo gli ultimi Undoreth rimasti liberi. Tutto ci che  sopravvissuto del nostro popolo  l, sui ghiacci, nelle mani di altri uomini. Snorri si interruppe e pos le sue grosse mani sul tavolo, fissando lo spazio vuoto tra le dita. Mia moglie. Mio figlio. Tutta la mia vita. Tutto ci che di buono ho fatto. Una smorfia gli fece tremare le labbra, e il verso si tramut in un grugnito quando si alz in piedi. La sua voce crebbe fino a esplodere in un ennesimo ruggito.
Non vi sto offrendo la vittoria, n un ritorno alle vostre vecchie vite, n la promessa che ricostruiremo tutto di nuovo. Vi sto offrendo solo dolore e sangue e asce tinte di rosso e la possibilit di muovere guerra ai nostri nemici insieme, un'ultima volta. Cosa dite?.
Ovviamente quei pazzi ruggirono di approvazione, mentre io battevo fiaccamente il pugno contro il tavolo, chiedendomi come tirarmi fuori da quel casino. Se Sageous non aveva mentito e non si era sbagliato, allora forse avevo una possibilit: nel caso in cui Snorri fosse caduto durante l'attacco, sarei riuscito a fuggire una volta spezzato l'incantesimo, se mi fossi tenuto nelle retrovie. Ovviamente il problema era che nove uomini non sono esattamente una folta schiera nella quale nascondersi, e questa Fortezza Nera purtroppo pareva parecchio lontana da qualsiasi porto sicuro in cui un uomo in fuga possa trovare riparo.
Decisi che per il momento la politica migliore era ubriacarmi fino a svenire e sperare che il mattino seguente avesse qualcosa di meglio da offrire.
La cosa pi importante in questa situazione, dissi sfruttando un istante di silenzio mentre i norreni erano momentaneamente impegnati a vuotare i boccali,  non agire troppo in fretta. Pianificare  la chiave di tutto. Strategia. Equipaggiamento. Tutto ci che l'altra volta  mancato a Snorri per via della sua impazienza.
Pi la tiravamo per le lunghe, pi possibilit c'erano che quella follia si sgonfiasse da sola o che spuntasse fuori l'opportunit di filarsela. La cosa pi importante era che l'Ikea non salpasse prima che io avessi esaurito tutte le opportunit di non trovarmi a bordo al momento della partenza. Scrollai le spalle e mi scolai la birra, facendo subito cenno all'oste per averne un'altra.

24.

Certe sbornie sono cos tremende che il giorno dopo hai l'impressione che il mondo giri e ondeggi intorno a te, e ti pare quasi di sentire le pareti scricchiolare per tutti quegli scossoni. Altre volte, invece, non va poi cos male; semplicemente ti rendi conto che mentre eri ubriaco un'allegra compagnia di vichinghi ti ha buttato su un mucchio di cordame arrotolato a bordo della loro nave e ha abbandonato il porto.
Maledetti bastardi. Aprii un occhio e vidi un'ampia vela che sventolava e gabbiani che vorticavano in alto, sullo sfondo del cielo punteggiato di piccole nuvole bianche e fitte.
Mi misi a sedere, vomitai, mi alzai in piedi, vomitai di nuovo, poi barcollai fino al parapetto della nave e vomitai anche l'anima. Sempre barcollando, mi spostai sul lato opposto e brontolai rivolto verso la linea sottile e scura dell'orizzonte, l'unico residuo del mondo che conoscevo e che forse non avrei rivisto mai pi.
Non sei un gran marinaio, eh?, disse Arne Occhio di Falco osservandomi dalla panca, con il remo davanti a s e la pipa in mano.
I vichinghi fumano?. Mi sembrava una scena del tutto fuori luogo, in pratica come se avessi scoperto che la sua barba era in grado di riflettere la luce.
Il qui presente vichingo s. Non  che ci danno un manuale d'istruzioni da seguire, sai?
Immagino di no. Mi ripulii la bocca e rimasi l, vicino al parapetto. I gemelli stavano facendo delle complicate manovre con le vele e le cime. A prua, Tuttugu guardava le onde, a poppa Snorri era alla barra. Dopo qualche minuto mi sentii abbastanza forte da barcollare fino alla panca accanto a quella di Arne e accasciarmi l. Fortunatamente il vento spingeva il fumo dalla parte opposta; in caso contrario, con un po' d'impegno, forse sarei riuscito a far tornare su anche qualche pasto dei giorni precedenti.
E quante altre regole di questo manuale d'istruzioni che nessuno vi ha dato hai infranto?. Avevo bisogno di distrarmi da tutto quel saliscendi sulle onde. Nonostante il cielo terso e il vento leggero, era come se stessimo attraversando una specie di tempesta.
Be'.... Arne aspir una boccata dalla pipa. Non sono tipo da saloni delle feste e canzoni cantate in coro. Preferisco starmene fuori a pesca sul ghiaccio.
Pensavo che un uomo con tanti talenti come te preferisse inseguire una preda e abbatterla con un colpo solo piuttosto che gettare l'amo in un buco scavato nel ghiaccio. Riponevo buona parte delle mie speranze di sopravvivere in Arne Occhio di Falco. La cosa migliore di un uomo che sa essere letale con il suo arco  che quasi nessuno riesce ad avvicinarsi abbastanza da dargli noia.  questo il tipo di combattente a fianco del quale mi piace stare durante una battaglia, qualora le circostanze m'impediscano di filarmela via al galoppo. Ma che diavolo... dov' la mia cavalla?
Probabilmente ce ne sono dei pezzi lungo tutte le pendici pi basse di Den Hagen. Arne mosse la mandibola come se stesse masticando. Stufato, salsicce, pancetta di cavallo, cavallo arrosto, zuppa di lingua, fegato con cipolle, carne di cavallo fritta... Quanta roba buona.
Cosa? Io.... Ma fu il mio stomaco ad avere l'ultima parola. Un'unica lunghissima parola, piena di vocali, rivolta per buona parte alle acque del mare oltre il parapetto.
Snorri l'ha portata al mattatoio e l'ha venduta questa mattina, disse Arne rivolto alla mia schiena. Ha avuto di pi per la sella che non per l'animale.
Diavolo. Mi ripulii di nuovo il mento dalla bava, prima che il vento me la spargesse addosso. Tornato sulla panca, mi riposai per qualche istante, con la testa tra le mani. Stava succedendo di nuovo. Era sempre lo stesso incubo, che cominciava con me che venivo scaraventato su una nave vichinga. Rieccoci da capo. Nave pi grande, acque pi vaste, pi vichinghi, ma sempre lo stesso numero di cavalli.
Occhio di Falco, eh?. Sperai di rinfrancarmi un po' alla prospettiva che Arne fosse in grado di tenermi al sicuro. Come ti sei guadagnato un soprannome del genere?.
Arne sbuff una nuvoletta di fumo nauseabondo che fu subito portata via dal vento. Ci sono solo due modi per colpire un bersaglio lontano. Abilit o fortuna. Non sono un cattivo tiratore - non sto dicendo questo. Di certo sono meglio della media. Specialmente ora, con tutto l'esercizio che faccio.  un continuo Facciamo tirare Occhio di Falco e Date l'arco a Occhio di Falco. Ma quel giorno, al matrimonio di Jarl Torsteff.... Arne scroll le spalle. Era arrivata gente da tutte le parti per partecipare alle gare. Lancio dell'ascia. Sollevamento di massi. Lotta. Tutto quanto. Il tiro con l'arco... be', non  mai stato la nostra specialit, ma c'era un sacco di gente che voleva provare. Il jarl aveva posizionato la sua moneta lontanissimo e nessuno riusciva a colpire quel maledetto affare. Quando si decisero a farmi provare, stava gi facendo buio. La centrai al primo tentativo. E da quel momento non la finirono pi di parlarne.  cos che funziona il mondo, ragazzo. All'inizio  solo una storia, una fiaba da bambini che sembra destinata a svanire lentamente dalla memoria. E invece ti distrai un attimo e all'improvviso  diventata un mostro che ti prende tra le fauci e ti tira da una parte all'altra a suo piacimento.  cos che vanno le cose. Le nostre vite non sono altro che storie. Alcune si diffondono e si gonfiano a ogni racconto. Altre restano un segreto tra noi e gli dei, borbottate sottovoce lungo il corso dei giorni, eppure anche queste storie crescono e scuotono le nostre esistenze, con la stessa identica forza.
Brontolai e mi sdraiai sulla panca, tentando di trovare un'angolazione che potesse trasformare quell'oggetto da strumento di tortura a letto. In realt avrei voluto sdraiarmi tra le panche, ma ogni scossone della barca rovesciava acqua stagnante e maleodorante in mezzo alle file; un'imitazione in miniatura delle possenti onde che ci sballottavano.
Svegliami quando  passata la tempesta.
La tempesta?. Vidi un'ombra incombere su di me.
Adesso mi dirai che sar sempre cos, non  vero?. Socchiusi gli occhi e osservai la sagoma scura che si stagliava contro il cielo brillante, con i raggi del sole che s'infrangevano su quella figura e mi ferivano gli occhi. Un uomo alto, fastidiosamente atletico. Uno dei gemelli.
Oh no. Il gemello si sedette sulla panca di fronte alla mia, il suo buonumore era come un acido che incattiviva la mia sbornia. Di solito  peggio.
Urrrg. Nessuna parola di senso compiuto mi pareva sufficiente a esprimere i miei sentimenti a riguardo. Mi chiesi se Skilfar avesse previsto che il mio destino era quello di affondare una nave riempiendola di vomito e di morire annegato di conseguenza.
Snorri dice che te la cavi bene con le ferite. Il gemello cominci a tirarsi su una manica senza perdere tempo. Comunque io sono Fjrir. Di sicuro non ci distingui l'uno dall'altro.
Dio mio!. Non riuscii a trattenere una smorfia mentre Fjrir sollevava la fasciatura ormai lercia dall'avambraccio. Lo squarcio irregolare penetrava profondamente nella carne, che aveva assunto tutte le sfumature possibili di colore a partire dal nero ed era gonfia da entrambi i lati. Quando una ferita inizia ad avere uno strano odore, vuol dire che da l in poi c' solo un lento avanzare fino al cimitero. Forse facendosi amputare il braccio avrebbe potuto salvarsi, ma non ne ero sicuro. Io non so nulla di ferite. A parte lo stretto necessario per calibrare meglio le scommesse nelle arene da combattimento. Certamente avevo visto lesioni orribili sul confine con Scorron, ma ero riuscito a liberarmi con successo di quei ricordi. O almeno cos pensavo, prima che una zaffata proveniente dal braccio putrido del norreno riportasse tutto quanto a galla nella mia memoria. Questa volta almeno riuscii a raggiungere il parapetto prima di rigettare di nuovo tra le onde scure e gonfie. Rimasi l parecchio, a intrattenere una lunga conversazione priva di vere e proprie parole con il mare.
Quando ritornai alla panca, tremante e con lo stomaco ormai del tutto vuoto, Fjrir era ancora l. La nave continuava a minacciare di ribaltarsi ogni volta che le acque si sollevavano, ma nessun altro pareva preoccuparsene.
...  un bel taglio, non c' che dire, commentai.
 stato un arpione che si  staccato durante una tempesta al largo delle Turtanie. Fjrir annu. Brutta ferita. Non mi d pace.
Mi dispiace. Ed era vero. I cinque gemelli mi piacevano. Erano tipi a posto. E presto sarebbero rimasti in quattro.
Snorri dice che sei bravo con le ferite, ripet Fjrir. Pareva curiosamente allegro rispetto a tutta quella faccenda. Io non avrei scommesso che sarebbe arrivato alla fine della settimana.
Be', non  vero. Osservai quell'orrore, esercitava su di me un fascino macabro. Mi sembri meno preoccupato di me.
Gli dei ci prendono in un preciso ordine. Cominciano dai pi giovani. Di nuovo quel sorriso. Atta  stato ucciso dai ghul a Ullaswater. Poi uno dei morti ha trascinato Sjau nella palude a Fenmire. Sex si  beccato una freccia scagliata da un arciere di Conaught. Perci adesso tocca a Fimm, non a me.
All'improvviso mi ritrovai spaventato a morte. Snorri lo capivo. Non condividevo le sue passioni n il suo coraggio, ma riuscivo a percepirli come versioni maggiori o minori delle mie stesse emozioni e dei miei stessi pensieri. L'uomo di fronte a me, invece, all'apparenza sembrava uguale a noi, ma dentro? Gli dei dovevano aver fatto gli otto gemelli Torsteff un po' diversi dal resto degli uomini. Quanto meno questo qui. Forse le parti che mancavano a lui erano presenti in quantit doppia in qualcuno dei suoi fratelli. O forse, quando gli otto avevano iniziato a morire, i sopravvissuti ne erano usciti segnati e ogni volta un po' pi accidentati. Fjrir aveva ancora una certa amabilit e ispirava fiducia, ma chiss cosa c'era che non funzionava a dovere dietro quel sorriso troppo spensierato e quei grandi occhi azzurri come il ghiaccio.
Non so perch Snorri abbia detto una cosa del genere. Non sono un medico. Non so nemmeno....
Ha detto che avresti provato a tirarti indietro. E ha detto che devi solo fare quello che hai fatto nelle montagne. Fjrir mi porse il braccio senza mostrare alcun segno di trepidazione sul volto.
Avanti!, grid Snorri dal fondo della nave. Fallo, Jal!.
Serrai le labbra per contenere la repulsione e tesi la mano senza alcun entusiasmo, mantenendola qualche centimetro sopra la ferita. Sentii quasi subito il calore diffondersi nel mio palmo. Ritirai di scatto la mano. Il mio piano - fingere e ancora fingere -pareva destinato al fallimento. Avevo reagito in maniera pi forte e immediata rispetto a quando avevo curato la ferita di Meegan su nelle Aspi.
L'ultima persona a cui ho fatto una cosa del genere  finita sul fondo di un burrone, gettata gi da Snorri.
In mare non ci sono burroni. Mi stava facendo bene. Rifallo. Fjrir aveva uno sguardo limpido, da bambino, privo di malizia.
Ah, maledizione. Tesi di nuovo la mano, avvicinandola il pi possibile alla ferita, stando per ben attento a non toccarla. Nel giro di pochi secondi vidi il bagliore emergere dal mio palmo, come se fosse l'impronta di una mano bianca che penetrava in quella giornata tempestosa del Nord direttamente dal deserto ardente dell'Indus. Sentivo nelle ossa la scossa generata dalla forza - qualsiasi cosa fosse, le stava attraversando -, mentre il calore aumentava. Il vento intorno a me si fece gelido, la debolezza causata dal vomito si tramut in un tale sfinimento che persino tenere la mano alzata rappresentava una fatica degna di Ercole. Poi di colpo non tenni sollevato pi nulla. La barca prese a roteare intorno a me e io ripiombai nell'oscurit.
Una secchiata di acqua fredda e salata mi trascin a forza nel regno dei vivi.
Jal? Jal?
Come sta? Sta bene?.
La risposta fu pronunciata nella loro lingua pagana.
... questi del Sud sono dei pappamolla....
... seppellire in mare....
Poi altre parole senza senso in quel dialetto nordico.
E un'altra secchiata. Jal? Parlami.
Se ti parlo, la finite di annaffiarmi con acqua di mare?. Rimasi con gli occhi chiusi. Volevo solo restarmene sdraiato e tranquillo. Persino muovere le labbra mi costava troppa fatica.
Ringraziamo gli dei. Snorri s'interruppe. Riconobbi il suono di un pesante secchio che veniva posato a terra.
Dopodich mi lasciarono ad asciugare in santa pace. Mi sdraiai su una panca finch un'onda particolarmente grossa non mi fece rotolare gi. A quel punto rimasi sdraiato contro il legno dello scafo. Di tanto in tanto invocavo Ges. Ma non ne trassi grande aiuto.
Quando trovai le forze per tirarmi su e rimettermi a sedere l dove ero caduto, il sole aveva gi cominciato a calare. Fjrir mi port del pesce secco e un pasticcio di farina di mais, ma io riuscii a malapena a guardarlo.
Il mio stomaco si rivoltava ancora a ogni ondata e non mi dava la minima garanzia di poter trattenere alcunch.
Il mio braccio sta meglio!. Fjrir me lo porse a titolo di prova. La ferita aveva ancora un brutto aspetto ma sembrava libera dall'infezione e sulla via della guarigione. Ti ringrazio, Jal.
Non c' di che, mormorai debolmente. Forse Fjrir era davvero invulnerabile. Almeno finch non fosse arrivato il turno del povero Fimm. Speravo che mi ripagasse frapponendo se stesso e la sua invulnerabilit tra me e ogni pericolo.

Il sole cominci a calare e Snorri osserv il tramonto dalla prua dell'Ikea, con lo sguardo fisso verso il Nord e gli occhi neri che cercavano la costa del Norsheim. Io non riuscivo a recuperare le forze, anzi, semmai mi ero indebolito ulteriormente con il calare del buio. Provai a mangiare un po' di pane secco e a bere dell'acqua; li restituii entrambi al mare e precipitai in un sonno senza sogni.
Almeno finch non cominciai a sognare gli angeli.
Ero in piedi sulle colline subito oltre i campi di Vermillion, poco prima dell'alba, e guardavo in basso la Seleen che avanzava tortuosa verso occidente, in direzione del mare ancora distante. Baraqel era sopra di me, in cima alla collina, si stagliava immobile contro il cielo, finch i raggi del sole nascente non colpirono le sue spalle.
Ascoltami, Jalan Kendeth, figlio di....
Lo so di chi sono figlio.
L'angelo era molto pi solenne che nelle sue precedenti visite. Era come se adesso parlasse con la sua vera voce, e non con quella che gli avevo attribuito io all'inizio, quando era ancora per nove decimi frutto della mia immaginazione.
Arriver presto il tempo in cui dovrai ricordare da dove vieni. Sei in viaggio verso una terra di leggende, un luogo in cui c' bisogno di eroi, e dove gli eroi vengono forgiati. E tu avrai bisogno del tuo coraggio.
Non credo che il ricordo di mio padre mi sar di alcuna utilit laggi. Il buon cardinale si volterebbe e scapperebbe a gambe levate anche se una semplice capra gli bloccasse la strada. E non servirebbe nemmeno una capra troppo grossa.
 nella natura dei figli ignorare la forza dei propri genitori.  tempo di crescere, Jalan Kendeth. Alz il viso verso di me, i suoi occhi dorati scintillavano alla luce dell'alba.
E cosa c' di cos meraviglioso nell'essere coraggiosi? Skilfar aveva ragione. Non facciamo altro che affannarci di qua e di l, ciascuno secondo la propria natura: i furbi, gli onesti, i subdoli, i coraggiosi... ma cosa ne ricaviamo?.
Baraqel agit le ali. Tua nonna ha parlato di te a sua sorella. Ha fegato? Ha il coraggio necessario?. Ti ha definito un ragazzino pigro e superficiale, uno pieno di spacconate, ma vuoto come un albero cavo, Jalan. Un cervello duro di comprendonio, obnubilato dal sarcasmo, ha detto poi, ma stimolato a dovere, potrebbe anche spiccare il volo. Se avessimo il tempo e lo spazio, chiss cosa potremmo ricavare da quel ragazzo... ma non abbiamo n l'uno n l'altro. Ci che rimane della nostra causa si sta concentrando in un luogo a non molti chilometri da qui, e tra non molti anni, in quel punto, al momento opportuno, ci sar una prova da affrontare intorno alla quale girer il mondo. Queste sono le parole con cui ti ha dipinto.
Be', sarei sorpreso di scoprire che sapesse davvero chi ero. E la mia mente  abbastanza acuta, quando  necessario che lo sia. Il coraggio  solo una manchevolezza di un genere differente. I gemelli sono privi di ci che consente a un uomo di provare paura. Snorri  terrorizzato all'idea di essere un codardo. Nelle loro storie da focolare si parla di un wyrm, l'Uroboro, che divora la sua stessa coda. Il coraggio non  altro che la paura di essere codardi, forse? Sono coraggioso, io, perch non ho paura di avere paura? Tu stai dalla parte della luce, la luce rivelatrice. Illumina a sufficienza tutti i tipi di coraggio e scoprirai solo forme sempre pi complesse di codardia, non trovi?.
Mi fermai per un istante, con i palmi delle mani posati sulla fronte, in cerca delle parole giuste.
L'umanit si pu dividere in pazzi e codardi. La mia tragedia personale  semplicemente il fatto di essere nato in un mondo in cui la sanit mentale  considerata un difetto di carattere. Le parole mi abbandonarono sotto il suo sguardo fisso.
L'intelligenza permette davvero di edificare elaborate strutture di autogiustificazione, non c' che dire, fece lui con quel suo tono sputasentenze. Ma alla fine sei perfettamente consapevole di cosa  giusto e di cosa non lo . Tutti gli uomini lo sono, anche quelli che trascorrono i loro anni tentando di seppellire questa consapevolezza sotto le parole, o gli odi, i piaceri, la tristezza, o qualsiasi altro mattone costituisca le fondamenta della loro vita. Tu sai cosa  giusto, Jalan. Quando arriver il momento, lo saprai. Ma saperlo e basta non  mai sufficiente.

Mi dissero che rimasi privo di sensi quasi per tutta la settimana. Dormivo ventidue ore al giorno e tornavo cosciente quel tanto che bastava per permettere a Tuttugu di versarmi in gola cucchiaiate di porridge caldo. Un po' scendeva gi nello stomaco, un po' si riversava fuori. Due dei gemelli dovevano tenermi per le braccia quando la natura di tanto in tanto mi richiamava e mi costringeva a recarmi al parapetto, altrimenti sarei anche potuto saltare gi e nessuno mi avrebbe mai pi rivisto. Attraversammo il mare aperto e poi cominciammo a seguire la costa del Norsheim, giorno dopo giorno, diretti verso nord.
Sveglia. Fu questo l'unico comando che l'angelo pronunci all'alba.
Aprii gli occhi. Cielo grigio, vele che sventolavano, urla di gabbiani. Baraqel taceva. L'angelo aveva detto la verit. Avevo sempre saputo cosa era giusto. Semplicemente non lo facevo. Siamo quasi arrivati?. Mi sentivo meglio. Quasi bene.
Non siamo lontani. Tuttugu era seduto l vicino. Gli altri gironzolavano sul ponte della nave immersi nella semioscurit.
Oh. Dietro le palpebre chiuse provai a immaginare la terraferma, sperando di reprimere un conato di vomito pre-colazione.
Snorri dice che sei bravo con le ferite, disse Tuttugu.
Cristo santo. Questo viaggio mi uccider. Tentai di mettermi a sedere e crollai dalla panca, ancora troppo debole. Pensavo che a farmi fuori sarebbero stati orribili non-morti, o pazzi furiosi armati di ascia sul ghiaccio. E invece no. Morir qui in mare.
Probabilmente  la cosa migliore. Tuttugu mi porse una mano per tirarmi su. Una morte pulita.
Stavo quasi per afferrarla, ma poi mi tirai indietro di scatto. Oh no. Non ci casco. Se andava avanti cos, non avrei pi potuto scacciare nemmeno un lebbroso senza doverlo prima curare. Non mi sembri ferito.
Tuttugu affond le dita nella barba rossiccia e cespugliosa e prese a grattarsi furiosamente, borbottando qualcosa.
Come?, chiesi.
Un maledetto sfogo da bordello, rispose lui.
Sifilide?. Almeno quella storia mi strapp un sorriso. Ah!.
Snorri ha detto....
Non ho intenzione di mettere le mani su quella roba! Sono un principe di Marca Rossa, santo cielo! Non un dannato medico miracoloso itinerante!.
Il ciccione mise il broncio.
Senti, dissi, sapendo che avrei avuto bisogno di pi amici possibile non appena avessimo raggiunto la terraferma, non so molto di ferite in generale, ma sulla sifilide ho una cultura che nessun uomo dovrebbe mai possedere. Avete dei semi di senape a bordo?
Pu darsi. Tuttugu aggrott la fronte.
Salgemma? E poi melassa nera, acido da concia, trementina, un paio di aghi affilati e del filo, e un po' di zenzero... be' quello  facoltativo, ma aiuta.
Il vichingo scosse lentamente la testa.
Be', compreremo ci che ci serve al porto. Poi si tratta solo di bollire tutto insieme seguendo una vecchia ricetta di famiglia. Ne ricaver una pomata da applicare sulle piaghe e sarai come nuovo nel giro di sei giorni. Sette al massimo.
Tuttugu sogghign, il che era un bene, poi mi assest un amichevole pugno alla maniera nordica, molto pi doloroso dei tradizionali pugni sulla spalla del Sud, e la faccenda fin l. Almeno finch non si accigli e chiese: E gli aghi?
Be', quando ho detto applicare, in realt intendevo spalmare su un ago e infilare dentro. Te ne servir pi di uno, perch quell'intruglio li corrode.
Oh. Non era rimasto molto del suo sorriso. E il filo a che serve? A impiccarmici?
A tirare su i lembi per... Senti, ti spiegher tutti i dettagli truculenti quando ti sarai procurato quella roba.
Terra!, grid uno dei gemelli a prua, fornendo una gradita distrazione.
Ma il mio incubo sul mare non era affatto finito.

25.

La nebbia avvolgeva Norsheim, lasciandomi intravedere soltanto fugaci scorci di scogliere scure e una minacciosa barriera di rocce, mentre percorrevamo l'ultimo chilometro che ci avrebbe condotti alla costa. Passammo accanto ad altre navi norrene, ciascuna impegnata nelle proprie attivit. Erano in maggioranza imbarcazioni pi tozze della nostra, che trascinavano le reti oppure tornavano cariche, ma in ogni caso costruite secondo i dettami del Nord. Vedemmo anche altre navi come l'Ikea, circa una dozzina all'ancora, e una sola che si dirigeva verso il mare aperto: le sue vele rosse erano gi troppo piccole all'orizzonte per studiare i dettagli dell'imbarcazione.
Avvicinandoci ancora, scorgemmo davanti a noi il porto di Trond, che emergeva dalla costa di rocce scure e occupava le pendici pi basse delle montagne. Le alture parevano levarsi direttamente dalle acque del mare. Gi Den Hagen mi era sembrata cupa e ostile, ma paragonata a Trond, era una specie di paradiso che ti accoglieva a braccia aperte. I norreni costruivano le loro case in pietra e legno pesante, con il tetto di torba e finestre che assomigliavano pi che altro a fessure, per opporsi il pi possibile alle dita sottili del vento che aveva gi rubato quasi tutto il calore del mio corpo. La pioggia cominci a cadere, intrecciandosi al vento e pungendo le mie guance come se fosse ghiaccio.
E questa sarebbe l'estate? Ma come fate a distinguerla dall'inverno?
 una splendida estate!. Accanto a me, Snorri spalanc le braccia.
 facile, d'inverno non ci sono moscerini, disse Arne alle mie spalle. E la neve  alta quasi due metri.
E si pu arrivare al porto a piedi da qui, aggiunse Snorri.
Non sapevo nemmeno che il mare potesse ghiacciarsi.... Mi appoggiai al parapetto a riflettere su quella faccenda e mi sporsi tra due degli scudi che gli uomini avevano sistemato l in vista dell'arrivo. Almeno cos l'acqua la smetterebbe di fare su e gi tutto il tempo.
Per l'ultimo mezzo chilometro abbassammo le vele e usammo i remi. E se parlo al plurale  perch io mi occupai di fornire supporto morale.
Da dove viene il soprannome dello Spezzaremi?, chiesi mentre gli uomini si mettevano all'opera.
Dalla prima volta che si mise a remare su una nave come questa. Ein, uno dei gemelli.
Aveva quattordici, forse quindici anni. Tveir, o almeno credo.
Tir il remo cos forte che fin per spezzarlo. Questo era Thrir, probabilmente.
Neanche all'epoca era consapevole della sua forza. Fjrir, ancora con la cicatrice sul braccio.
Mai visto nessuno vogare cos forte. Fimm, per esclusione.
 pi forte di te, Snorri?. Era un pensiero inquietante.
Snorri tir indietro il suo remo, tenendo il ritmo con gli altri.
Chi pu dirlo?. Un altro colpo di remo. Lo Spezzaremi non conosce la sua forza. Ancora un colpo. Io per conosco la mia. Lo sguardo che mi lanci, un misto di ghiaccio e fuoco, mi rese molto felice e grato di non essere suo nemico.

Giunti sul molo, fui piacevolmente sorpreso nel constatare che il Nord non era popolato solo di uomini pelosi avvolti in pellicce. C'erano anche donne pelose avvolte in pellicce. E per essere onesti, c'era anche gente di citt con indosso mantelli di lana, farsetti di tweed o lino, e calzoni a quadri che andavano dalla caviglia alla coscia, secondo la moda delle Turtanie.
Quando sbarcammo, l'ormai poco familiare sensazione di avere qualcosa di solido e immobile sotto i piedi mi fece barcollare. Avrei voluto baciare la terra, ma non lo feci. Mi limitai a seguire il gruppo trasportando il mio bagaglio, adesso completo anche di un fagotto ben stretto che conteneva dell'equipaggiamento invernale. E avremmo dovuto procurarci ancora altra roba. Snorri conosceva bene il porto e ci guid fino a una taverna che godeva della sua fiducia.
Contrariamente a molti villaggi e cittadine pi piccoli lungo la costa dei fiordi, Trond non era il feudo di uno dei tanti jarl che dominavano dalle loro sale delle feste e imponevano che ogni nuovo arrivo fosse segnalato, tassato e sottoposto alla loro approvazione. A Trond era il commercio a dettare legge. La sicurezza del porto dalle minacce esterne si basava su una serie di alleanze ben foraggiate, mentre quella interna era affidata a una milizia pagata con moneta dell'impero dalla gilda di lord mercanti che governava la zona. Date le circostanze, Trond si presentava come il posto ideale per fermarsi a fare rifornimento. Snorri progettava di raggiungere l'Uulisk via terra, un viaggio di due giorni sulle montagne. Sbucare sul fiordo a bordo di una snekkja con un equipaggio pesantemente sottodimensionato ci avrebbe fatto perdere gli unici vantaggi che un gruppetto esiguo come il nostro offriva, ovvero agilit, velocit ed effetto sorpresa. Sembrava un piano sensato, considerando che eravamo in ogni caso follemente determinati ad andare in cerca di guai, e Snorri me ne attribu parte del merito. Sosteneva che l'avessi aiutato a formularlo nei pochi momenti di lucidit che avevo sperimentato durante il viaggio - cosa di cui non conservavo alcuna memoria.
Mentre ci addentravamo nel porto, notai nuvole cariche di tempesta che si addensavano sopra le montagne, scagliando fulmini nel cuore della catena montuosa, come se Thor in persona volesse annunciare la sua presenza. Da qualche parte, laggi tra quei picchi, Sven lo Spezzaremi ci stava aspettando alla Fortezza Nera, e alle sue spalle ci attendeva anche Ghiaccio Amaro con la sua morte gelida, i suoi negromanti e i non-nati. Tutte le possibilit di fuga mi erano scivolate via dalle dita: il nostro lungo viaggio si stava avviando alla conclusione. Probabilmente, tutto si sarebbe chiuso con una morte rapida e improvvisa.

La taverna scelta da Snorri esibiva tre asce arrugginite appese sopra l'ingresso. I norreni mi fecero accomodare a un tavolo e ordinarono praticamente un intero maiale arrosto, accompagnato da una copiosa quantit di birra. Erano convinti che maiale e birra fossero il rimedio migliore per un uomo convalescente.
Gli altri clienti avevano un'aria piuttosto rozza, ma nessuno sembrava in cerca di guai. La mia lunga esperienza in postacci del genere mi aveva fatto sviluppare una sorta d'istinto per queste cose. Inoltre, era ben difficile che un piantagrane non notasse gli otto guerrieri Undoreth che mi circondavano.
Ci incontreremo qui al calare della notte. Snorri annus l'aria con una certa nostalgia. L'odore di carne arrosto sovrastava quasi del tutto l'abituale tanfo delle taverne, un misto di fumo, sudore e birra. Poi, con un sospiro, conged i suoi uomini, che si dispersero nella cittadina, Tuttugu armato della mia ricetta contro l'infezione. Immaginai che gli uomini di Jarl Torsteff fossero fuggiti portando con s almeno una parte del bottino conquistato sulle Isole Sommerse, perch per una volta Snorri non mi aveva chiesto denaro, nonostante avesse parecchie cose da comprare, tra cui abiti pi caldi e provviste per nove persone. A ogni buon conto, sfiorai il mio medaglione, per sicurezza.
Quando l'ultimo dei miei vichinghi se ne fu andato, nella taverna fece il suo ingresso un uomo del Sud dalla corporatura agile, avvolto in un mantello a quadri e infiacchito dagli anni, con un mandolino sottobraccio. Si sistem vicino al focolare e alz una mano per chiedere della birra. Un altro tizio entr dalla porta che dava sulla strada, fece per abbassarsi il cappuccio, poi ci ripens e se ne and. Forse non era un grande amante della musica, o forse il posto era troppo affollato per i suoi gusti. Qualcosa nel suo aspetto mi era parso familiare, ma poi mi servirono da mangiare e il mio stomaco richiese tutta la mia attenzione.
Ecco qui, tesoro, disse una vivace cameriera dai capelli chiari servendomi il mio maialino arrosto, del pane, una caraffa di salsa fumante e un boccale di birra. Buon appetito.
La guardai allontanarsi e ricominciai a sentirmi un ventiduenne e non pi un novantaduenne. Merito del buon cibo, della birra, e di un pavimento sotto i piedi che mi faceva il favore di restare fermo dov'era... Il mondo cominciava a girare per il verso giusto. Adesso avevo solo bisogno di una scusa plausibile per restare a Trond finch quella brutta faccenda pi a nord non si fosse risolta. A quel punto avrei potuto ripensare a tutta quella storia semplicemente come a una vacanza andata a finire tragicamente male.
Notai una ragazza bionda che mi fissava accanto al suo compagno. Era giovane e piuttosto bella, al di l dei panni modesti e del sudiciume. Poi c'era un'altra giovincella, una creaturina pallida dai capelli biondo chiaro. Lanciava occhiate nella mia direzione, in piedi accanto a un uomo pi grande. Nessuna di loro sembrava un'accompagnatrice di professione. A quanto pareva, portare sorelle e figlie alla taverna era normale a Trond. Entr un'altra donna, robusta e severa, che si fece strada fino al bancone per ordinare della birra scura. La osservai mentre masticavo il mio arrosto. Le cose erano parecchio diverse al Nord. Ma per me andava benissimo. Certo, non mi piaceva il piano con cui la cugina Serah e la nonna intendevano aggirare la legittima linea di successione, ma in generale trovavo che le donne libere e indipendenti fossero le migliori. D'altra parte, il vecchio fascino di Jalan  pi difficile da sfoggiare in presenza di un accompagnatore o di un fratello inopportuno, come Alain DeVeer.
Rimasi seduto ancora per un istante, ascoltando la conversazione intorno a me. La maggior parte dei locali parlava la lingua dell'impero. Arne mi aveva detto che era una cosa abbastanza comune nelle citt portuali pi grandi. Nei villaggi lungo il fiordo, invece, potevi aspettare anche intere settimane prima di sentire una parola in una lingua diversa dall'antico dialetto.
Dall'altra parte della stanza il trovatore cominci a pizzicare le corde del suo mandolino, diffondendo qualche nota tra la folla. Mi ripulii la bocca dal grasso di maiale e scolai la birra. La bionda pi matura continuava a guardarmi e io le rivolsi il sorriso di Jalan, quello che l'eroe del Passo di Aral offriva graziosamente alle masse. L'uomo accanto a lei non sembrava interessato al nostro piccolo scambio - era un tipo di corporatura media, con i baffoni cadenti e occhi irrequieti -, ma sapevo che qualsiasi zoticone di villaggio  in grado di piantarti un coltello nella pancia, perci repressi l'istinto di avvicinarmi e presentarmi. Decisi invece di mostrare ci che avevo da offrire e lasciare che fossero le api a venire al miele.
Conosci La Marcia Rossa?, gridai al suonatore di mandolino. La maggior parte dei bardi la conosceva e quello aveva l'aria di essere uno che aveva viaggiato parecchio.
In tutta risposta, pass le dita sulle corde e ne uscirono le prime note. Mi alzai, feci un inchino alle fanciulle presenti e mi avvicinai al focolare. Principe Jalan di Marca Rossa, al vostro servizio. Sono ospite sulle vostre coste, e sono molto lieto di trovarmi in compagnia di fieri guerrieri e belle fanciulle. Annuii rivolto al mio nuovo amico, che cominci a suonare. Sono un discreto baritono e i principi di Marca Rossa vengono istruiti in tutte le arti: sappiamo declamare poesie, ballare e cantare. La nostra istruzione prevede soprattutto le arti della guerra, ma letteratura e pittura non sono trascurate. La Marcia Rossa, inoltre,  una marcia militare corale, che perdona eventuali debolezze del solista nella misura in cui incoraggia gli altri a unirsi al canto. In pratica, la canzone perfetta per rompere il ghiaccio. Anche i gelidi mari del Nord sarebbero stati costretti ad arrendersi di fronte al mio fascino!
Sollevai il boccale e presi a cantare a squarciagola, con il trovatore che mi seguiva e riempiva le pause con le sue dolci note.
Non si pu dire che ai norreni non piaccia cantare. Non avevo finito n la birra n la canzone, che gi tutti i presenti intonavano a gran voce La Marcia Rossa senza badare troppo alle parole, che non conoscevano affatto. E, come se non bastasse, la mia splendida bionda si era allontanata da Baffetto Pendulo ed era venuta al mio fianco, mostrando le sue grazie mentre si avvicinava. Gli dei di Asgard parevano averla baciata in tutti i punti giusti. Anche la giovincella pallida aveva abbandonato il papino ed era venuta a farmi compagnia dall'altro lato.
Quindi sei un principe?, mi chiese quella bellezza bionda, sempre pi attraente, non appena l'eco dell'ultimo verso si spense. Io sono Astrid.
E io sono Edda. Era la ragazza dalla pelle chiara, i capelli ondulati e morbidi come latte, i tratti cesellati. Chi era il guerriero che stava insieme a te? Quello grosso, intendo.
Feci del mio meglio perch l'irritazione non trasparisse sul mio volto. Non credo ti possa interessare un tipo del genere, Edda. Certo,  molto alto, ma le donne sostengono che non dia grandi soddisfazioni sotto le pellicce. Praticamente  cresciuto solo in altezza e non in altri aspetti pi importanti.  una triste storia. Sua madre e suo padre... be', erano fratello e sorella....
Non mi dire, esclam lei a bocca aperta.
S. Scossi il capo con aria affranta. Sai come vanno le cose quando nascono figli del genere. Non crescono mai bene. Io faccio del mio meglio per occuparmi di lui.
Davvero generoso da parte tua, comment Astrid, facendo le fusa come una gatta e distogliendo la mia attenzione dalla dolce Edda.
Mia cara signora,  un dovere di noi nobili....
Qualcuno fece irruzione nella taverna e m'interruppe. Un brandy, per favore!.
La folla di fronte a lui si apr mormorando. Un giovanotto un po' pi alto di me, e leggermente pi grande d'et, entr tenendosi il polso della mano destra e facendo gocciolare sangue sul pavimento.
Oh cielo... Cosa  successo?. Edda congiunse le mani sotto il seno.
 stato solo un cane. Il tipo aveva i capelli dorati - non di un biondo pallido come quelli di Edda - ed era di bell'aspetto. Ma il bambino sta bene.
Il bambino?. Astrid si avvicin con fare materno.
L'uomo raggiunse il bancone e un guerriero irsuto fece cenno di portargli da bere. L'aveva strappato dalle braccia di sua madre. Qualcuno gli porse uno straccio e lui cominci ad avvolgerlo intorno alla mano.
Oh, lascia che ti aiuti!. Anche Edda si allontan da me, seguendo l'esempio di Astrid.
Be', ho dovuto inseguirlo. Il bastardo non voleva lasciare la sua preda. Ci siamo azzuffati ma alla fine ho riportato indietro il bambino, e anche questa. Sollev la mano bendata.
Non  fantastico, principe Jalan? Edda si volt a guardarmi. A quella distanza era una tentazione ancora pi squisita.
Splendido, riuscii a borbottare.
Principe?. Il tipo si esib in un inchino. Piacere di fare la tua conoscenza.
Ora, io sono piuttosto belloccio. Non ci sono dubbi. Capelli folti, sorriso schietto, viso regolare. Ma quell'intruso pareva un'illustrazione di una qualche saga nordica; i suoi lineamenti erano scolpiti alla perfezione. Lo odiai con un'intensit insolita e immediata.
E tu saresti?. Mi attestai su un tono sprezzante, tagliente ma non al punto da mettermi in cattiva luce.
Hakon di Maladon. Mio zio  il duca Alaric. Forse lo conosci? Le mie navi sono quelle con le vele verdi ancorate al porto. Scol il brandy. Ah, un mandolino!. Lanci un'occhiata al trovatore. Posso?.
Hakon agguant lo strumento, pass la mano ferita sulle corde e di colpo la musica prese a fluire come oro colato. Con l'arpa vado meglio, ma ho fatto un po' di pratica anche con uno di questi.
Oh, canterai per noi?, chiese Astrid premendo le sue grazie contro di lui.
E quella fu la fine. Me ne tornai al mio tavolo mentre il Ragazzo d'Oro incantava l'intera taverna con una voce piena da tenore, passando in rassegna tutte le canzoni preferite del suo pubblico. Masticai il mio arrosto ormai tiepido e lo trovai un po' duro da mandare gi. Anche la birra mi pareva inacidita. Con lo sguardo torvo e gli occhi socchiusi osservai Hakon alzarsi in piedi, circondato da Edda, Astrid e dalle altre ragazze attirate dal suo spettacolino di bassa lega.
Alla fine non riuscii pi a sopportarlo e andai fuori per una pisciata. Lanciai un'ultima occhiataccia a Hakon e lo vidi districarsi dall'abbraccio di Astrid per seguirmi. Finsi di non essermene accorto. Una volta fuori, nel cortile ventoso, mi fermai ad aspettare invece di dirigermi subito verso la latrina. Avevo lasciato la porta socchiusa e aspettavo di vedere quale sarebbe stata la sua mossa.
Il vento ululava pi forte e mi fece venire in mente un trucchetto che avevo usato un paio di volte a Marca Rossa. Quando lo sentii posare la mano sulla maniglia, assestai un vigoroso calcio alla porta. Fui ricompensato da un colpo sordo, seguito da un'imprecazione. Contai fino a tre e riaprii la porta.
Diavolo! Tutto a posto?. Era disteso sulla schiena e si teneva la faccia. Una folata di vento. Che sfortuna.
... tutto a posto. Teneva entrambe le mani sul naso, quella ferita su quella ancora buona.
Mi accovacciai di fianco a lui. Lasciami dare un'occhiata, dissi scostandogli la mano ferita. Percepii subito quel calore ormai familiare, e insieme a esso nella mia mente si form un'idea per met orribile e per met splendida. Gli strinsi la mano morsicata dal cane. Sul mondo intorno a me cal la penombra.
Oh! Ma che.... Hakon si scost.
Adesso  tutto a posto. Lo aiutai a rialzarsi. Per fortuna ce la fece praticamente da solo, perch io mi reggevo in piedi a malapena.
Ma cosa....
Sei solo un po' confuso. Lo feci voltare di nuovo in direzione della taverna. Ti sei preso una porta in faccia.
Astrid e Edda si stavano dirigendo verso il Ragazzo d'Oro, cos io mi defilai, lasciando loro la preda. Mentre me ne andavo, afferrai un lembo dello straccio macchiato di sangue avvolto intorno alla sua mano e lo portai via con me.
Che.... Hakon sollev la mano libera.
Quanti neonati hai detto di aver salvato?, dissi mentre tornavo al mio tavolo, a bassa voce, ma non al punto da non farmi sentire.
Non c' nessun morso!, esclam Astrid.
Nemmeno un graffio. Edda fece un passo indietro, come se le menzogne di Hakon fossero contagiose.
Ma.... Hakon fiss la sua mano e la sollev ancora pi in alto, voltandola da una parte e dall'altra, stupefatto.
Be', il suo dannato brandy pu anche pagarselo!, esclam il guerriero dietro il bancone.
Che trucco da quattro soldi, aggiunse la donna robusta, sbattendo sul legno il boccale di birra.
Non sar nemmeno parente di Alaric!. I rimproveri cominciavano a colorarsi di rabbia.
Non credo a una sola parola di quello che ha detto da quando  entrato qui.
Bugiardo!.
Ladro!.
Di sicuro picchia anche le donne!. Quest'ultima era mia.
La folla si accalc intorno al povero Hakon, che fu sommerso dalle urla, mentre iniziavano a volare anche i primi pugni. In qualche modo riusc a defilarsi e raggiunse la porta della taverna un po' correndo e un po' a spintoni. Atterr in mezzo al fango, scivol, cadde, si rimise in piedi e spar, mentre la porta sbatteva alle sue spalle.
Mi appoggiai allo schienale della sedia e infilai in bocca l'ultimo pezzo di maialino arrosto. Aveva un sapore ottimo. Non potevo certo dire di essere orgoglioso di aver usato il potere di guarigione degli angeli per fregare un tizio che non aveva fatto nulla di male - e solo perch era pi bello, alto e talentuoso di me -, ma non mi sentivo nemmeno granch in colpa. Osservai la folla chiedendomi quale delle fanciulle avrei potuto provare ad agganciare di nuovo.
Tu, ragazzo. Un uomo robusto dai capelli rossi mi blocc la visuale su Astrid.
Mi chiamo....
Non m'importa come ti chiami, sei seduto al mio posto. Era uno di quei tipi dalla faccia rossa e truce che ti fanno venire voglia di tirargli subito un bel ceffone. La sua considerevole mole era avvolta in strati di cuoio pesante ricoperto di borchie di metallo nero. Appesi al fianco aveva un coltello e un'accetta.
Mi alzai, non senza un discreto sforzo, visto che guarire il morso sulla mano di Hakon aveva richiesto parecchie energie. A quel punto, torreggiavo sull'uomo, cosa che non  mai consigliabile se stai cercando un modo per svignartela da una rissa. In ogni caso, alzarsi in piedi era necessario, considerando che avevo tutte le intenzioni di lasciargli il posto ed evitare di essere fatto a pezzi per cos poco. Tuttavia sbuffai leggermente e mi diedi un po' di arie. Non bisogna mai mostrare la propria debolezza, oppure si  gi morti.
Uomini del mio rango non attraversano il mare per venire a litigare in una taverna. Figuriamoci se m'interessa su quale sedia devo sedermi. Il peso della mia spada mi infastidiva. Maledissi Snorri che mi aveva costretto a portarla.  sempre pi facile tirarsi indietro da dispute del genere se si pu affermare di aver lasciato la propria arma a casa.
Sei uno sporco bastardo, eh?. Il norreno alz lo sguardo su di me con aria sprezzante. Spero che tu non abbia lasciato macchie sulla mia sedia. Si accigli per dare maggiore enfasi alle sue affermazioni. O forse lo schifo che lasci non si stacca neanche strofinando?.
A dire la verit, eravamo entrambi luridi allo stesso modo. Il sudiciume ricopriva interamente la sua pelle, cos bianca da lasciar intravedere l'azzurrino delle vene che si diramavano sotto la superficie, cos come ricopriva la mia, di quel fiero colore olivastro che gli uomini di Marca Rossa conservano anche quando non vedono il sole da parecchio tempo. Nel mio caso poi la carnagione era scurita ulteriormente dall'ascendenza indus di mia madre.
Eccoti la tua sedia. Mi scostai di lato e gli indicai il posto libero. La mia attenzione era completamente concentrata su quell'uomo, i miei muscoli pronti a scattare.
Nella taverna era calato quel silenzio che precede uno scoppio di violenza. Aspettavano lo spettacolo. Ma c' sempre modo di evitarlo, a patto di essere dei veri professionisti. A molti, per esempio, non viene in mente di mettersi a correre veloci come il vento.
Be',  sporca!. Il vichingo indic la sedia, lurida come tutte le altre. Diciamo che adesso ti pieghi e la pulisci. Subito. Dalla strada entrarono altri uomini. Non che il mio avversario avesse bisogno di rinforzi.
Sono sicuro che possiamo trovarti una sedia pi pulita, sbuffai, fingendo di credere che stesse scherzando e sperando che la mia stazza lo intimidisse.
Proprio come molti codardi sviluppano un certo istinto per i guai, molti bulli riescono a fiutare la paura. Qualche inafferrabile indizio rivelatore nel mio atteggiamento doveva avergli svelato che non sarei stato un gran problema. Io direi che invece lo farai tu, straniero!. Sollev un pugno con fare minaccioso.
Poi alle sue spalle spunt Snorri, che afferr il polso dell'uomo, glielo spezz, e poi scaravent il tizio in un angolo. Non abbiamo tempo per giocare, Jal. C' un nugolo di marinai di Maladon diretti qui. Dicono che lord Hakon  stato aggredito, o qualcosa del genere. In ogni caso,  meglio non restare invischiati in questa faccenda.
Detto questo, mi trascin da un capo all'altro della sala, seguito da Arne, Tuttugu e i gemelli, fino alla porta sul retro.
Ci accamperemo sulle colline, disse, sollevando una grata nel muro del cortile recintato.
E cos i miei sogni di un letto caldo e di una compagnia ancora pi calda svanirono, portati via dal vento freddo.

26.

Mi trascinai avanti, in coda al gruppo, chino sotto il peso del mio bagaglio. A quanto pareva, Snorri aveva deciso che dovevamo assolutamente portare fino a Ghiaccio Amaro un bel po' di massi pesantissimi. Anche Tuttugu avanzava a fatica accanto a me, con il fiato corto e un'andatura piuttosto goffa.
Hai applicato la pomata?.
Lui annu, camminando come uno che proprio non ce l'ha fatta ad arrivare in tempo alle latrine. Pizzica parecchio.
Sono i semi di senape. A ripensarci, forse la ricetta diceva semi di finocchio, ma decisi di non farne parola per il momento.
Spostai il mio carico in una posizione che si rivel ancora pi scomoda. Allora, Tuttugu, non vedi l'ora di bagnare la tua ascia nel sangue dei nemici?. Avevo bisogno di capire come funzionava la mente di quei vichinghi. La mia unica possibilit di salvezza consisteva nel comprendere le motivazioni di quegli uomini.
Vuoi la verit?. Tuttugu lanci un'occhiata agli altri davanti a s. La prima coppia di gemelli era circa venti metri pi su, lungo il pendio.
Tu prova con la verit, e se la cosa si rivela troppo sconvolgente, possiamo sempre passare alle bugie.
A essere sinceri, preferirei di gran lunga essere a Trond davanti a un bel piatto di fegato e cipolle. Potrei persino stabilirmi l, fare il pescatore e trovarmi una moglie.
E la faccenda dell'ascia insanguinata?
Mi terrorizza. A dirla tutta, me la faccio addosso. In battaglia l'unica cosa che m'impedisce di scappare  la consapevolezza che sono tutti pi veloci di me e che finirebbero per abbattermi con un colpo alle spalle. Ragion per cui la mia migliore opportunit consiste nell'affrontare il nemico. Se gli dei mi avessero dato delle gambe pi lunghe... be'....
Hmmm. Spostai il mio bagaglio in quella che si rivel essere la posizione pi scomoda di tutte. Avevo gi i polmoni in fiamme. Allora perch ti stai inerpicando su per questa montagna?.
Tuttugu scroll le spalle. Non sono coraggioso come te. Ma non mi resta altro. Questa  la mia gente. Non posso abbandonarli. Se davvero gli Undoreth sono stati massacrati... qualcuno deve pagare. Non vorrei certo essere io quello che li costringer a farlo... ma qualcuno deve comunque pagare.

Tutto quell'affannarsi su per le montagne era di grande stimolo per la mia missione di trovare una bella scusa che mi permettesse di defilarmi. Strinsi i denti e riuscii a compiere lo sforzo necessario per raggiungere Snorri in testa alla fila.
Questo Spezzaremi.  un condottiero? Uno importante per la sua gente?
Ha una certa reputazione. Il clan a cui fa capo  quello degli Hardassa. Snorri annu. Ha molti seguaci, ma non  lui a governare Hardanger.  pi temuto che amato. In un certo modo, per, ci sa fare. Quando concentra la sua attenzione su qualcuno, diventa difficile resistergli. Gli uomini sono come trascinati dalla sua energia. Ma non appena volta le spalle, molti ricordano subito mille motivi per odiarlo di nuovo.
Eppure.... Mi interruppi per riprendere fiato. Eppure... non credi che un uomo del genere non si rassegner a trascorrere i suoi anni in un piccolo forte in mezzo a una desolazione ghiacciata? Pensi davvero che lo ritroverai dove l'hai lasciato?
A Trond non ci siamo fermati solo per comprare delle pellicce, Jal. Snorri lanci un'occhiata alle proprie spalle per osservare gli uomini che avanzavano faticosamente. Be', in realt solo Tuttugu faceva fatica. In tutto il Nord non c' posto migliore di Trond per scoprire cosa sta succedendo. I racconti arrivano con le navi. Sven lo Spezzaremi ha fatto razzie lungo tutta la costa. I clan Waylander e Crassis sul fiordo di Otins, i Jarl del ghiaccio del fiordo di Mynar e gli Hrost sulla Costa Grigia. Sono stati tutti colpiti, e anche duramente. Molti sono stati massacrati, molti fatti prigionieri. Stando alle ultime notizie che girano sul suo conto, era sul punto di entrare nell'Uulisk. Non c' niente l per lui, se non la via del ritorno al forte. Passer l'inverno laggi. Il ghiaccio chiude l'intera parte alta del Nord nella lunga notte. Tutti si ritirano all'interno delle proprie abitazioni, digiunano e aspettano la primavera. Lo Spezzaremi si ritiene al sicuro nella Fortezza Nera. Gli faremo capire che si sbaglia. Gli daremo una bella lezione.
Non sapevo cosa rispondere, a parte che non mi sentivo in grado di dare lezioni a nessuno. Ero molto peggiore come docente che come allievo, e gi come allievo ero stato pessimo.

Chilometro dopo chilometro, continuammo a trascinarci su per gli implacabili pendii di roccia che s'inerpicavano dal mare verso il cielo, fino a raggiungere altezze da capogiro. La stanchezza mi rese di cattivo umore. Brontolai per il peso del bagaglio finch non mi sentii troppo stanco anche per lamentarmi. In diverse occasioni pensai di abbandonare la spada per liberarmi almeno di quel peso. Alla fine piombai in una specie di sogno a occhi aperti, continuando ad avanzare mentre ripercorrevo gli eventi salienti di quel pomeriggio, soprattutto la parte di Edda e Astrid. Poi di colpo realizzai una cosa. Il tizio che era entrato, aveva fatto il gesto di abbassarsi il cappuccio, per poi andarsene... capelli neri come l'ala di un corvo, un po' ingrigiti sulle tempie.
Edris!. Mi bloccai in mezzo alla pista. Snorri! Quello stronzo di Edris Dean. Era in citt!.
Davanti a me Snorri si volt e sollev una mano per fermare i gemelli. L'ho visto anch'io, mi grid di rimando. Con una dozzina di uomini di Hardanger.  uno dei motivi per cui ce ne siamo andati cos in fretta. I Vichinghi Rossi hanno un certo potere a Trond.
Gli altri attesero me e Tuttugu finch non li raggiungemmo. Ci accamperemo qui, disse Snorri. E resteremo di guardia nel caso qualcuno ci avesse seguito su per il pendio.

Dormire in montagna non  una bella esperienza, ma devo ammettere che  un po' meno inaccettabile se puoi avvolgerti in uno spesso sacco a pelo, con una tenda di cuoio a contrastare la furia del vento. Snorri e gli altri avevano speso bene i loro soldi e la notte trascorse senza problemi.
Il mattino seguente facemmo colazione con pane nero, pollo freddo e altri alimenti deperibili presi a Trond. Presto ci saremmo ridotti a mangiare gallette e carne secca, ma per il momento pasteggiavamo da re. Certo, dei re caduti in disgrazia e persi in cima a una montagna.
Che diavolo ci fa Edris a Trond?. Feci finalmente la domanda che ero stato troppo stanco per porre la sera prima.
Ci a cui stiamo dando la caccia - o meglio, ci che ci sta trascinando a s - ha disseminato il nostro cammino di insidie. Snorri mastic un pezzo di pane, strappandolo come se fosse carne attaccata a un osso. Dietro tutto questo c' il Re dei Morti, che  a caccia di uomini, vivi o gi cadaveri.  in grado di attirare un certo tipo di persone. Come lo Spezzaremi o quell'Edris.
Quindi adesso Edris ci inseguir?. Speravo di no. Quell'uomo mi spaventava, e ben pi di quanto facesse di solito un semplice guaio. C'era qualcosa in lui che mi logorava. Non saprei come definire quella particolare qualit che scorre in uomini come Maeres Allus, ma di sicuro Edris la possedeva in abbondanza. Una specie di tacita minaccia; un pericolo che quando si manifesta davvero si rivela peggiore di qualsiasi altra azione o intimidazione proveniente da uomini di ordinaria crudelt.
 pi probabile che cerchi di precederci. Snorri inghiott il boccone e si alz in piedi, stiracchiandosi fino a far scrocchiare le ossa.  diretto alla Fortezza Nera, o forse agli scavi nel ghiaccio. Se riesce ad avvisarli, non avremo molte possibilit.
Non ne avevamo comunque. Ma tenni per me quel parere. Forse se Edris avesse effettivamente dato l'allarme, gli altri avrebbero realizzato che non c'era pi alcuna speranza e avrebbero abbandonato l'impresa.
Va bene, ma.... Mi alzai a mia volta e misi in spalla il bagaglio. Spiegami di nuovo perch un maledetto tizio di Marca Rossa dovrebbe farsi migliaia di chilometri per raggiungere un buco nel ghiaccio dimenticato da Dio.
Non lo so, Jal. Sageous mi ha detto qualcosa, ma forse erano bugie. Skilfar ne sapeva un po' di pi....
Cosa? Quando?. Non ricordavo nulla di tutto ci.
Non ti ha parlato?. Snorri inarc le sopracciglia.
Certo che mi ha parlato. L'hai sentita anche tu. Cose senza senso sul mio prozio Garyus e sul farmi trascinare dal mio cazzo. Quella vecchia mette i brividi,  matta come un cavallo.
Volevo dire... senza parlare. Snorri si accigli. Mi ha parlato nella testa, per tutto il tempo.
Hmmm. Mi chiesi quanto ci si potesse fidare di parole dette nella testa di Snorri ver Snagason. Sembrava parecchio affollata, del resto. Chi poteva sapere quante voci era in grado di usare Aslaug? O forse era stato Baraqel a impedire che le parole di Skilfar raggiungessero la mia mente, anche se non capivo bene in che modo quella sordit selettiva potesse andare a mio vantaggio. Rinfrescami la memoria.
 difficile evocare i non-nati. Molto difficile. Solo pochi ci riescono, e solo nelle giuste condizioni: quando ora, luogo e circostanze si allineano.
Be', questo lo sanno tutti!. Mai sentito nulla del genere, in realt.
Perci sono dispersi.
Esatto.
Ma quello che il Re dei Morti ha ordinato di fare a Ghiaccio Amaro, quello che i suoi servitori stanno compiendo l...  esattamente attirare non-nati da ogni angolo della Terra. Tutti in un unico posto. Forse quando il tuo amico all'opera ha realizzato di essere diventato un bersaglio ed  fuggito, ha abbandonato qualsiasi missione fosse in procinto di compiere ed  accorso al Nord per rispondere alla chiamata. O forse era diretto qui fin dall'inizio, dopo aver portato a termine qualsiasi cosa dovesse fare a Vermillion.
Ah. Accidenti. Ma tua moglie  alla Fortezza Nera, vero? E i non-nati sono sotto Ghiaccio Amaro? Giusto? Quindi non dovremmo incontrarli... non  cos?.
Snorri non rispose subito, ma riprese a camminare.
Non  cos?. Gli rimasi alle calcagna.
Prenderemo la Fortezza Nera.
Tentai di ricordare il racconto di Snorri alla taverna di Den Hagen. Lo Spezzaremi gli aveva detto che suo figlio stava bene. Non aveva rivelato altro. E poi aveva parlato e parlato fino a spingere Snorri a prendersi una mazzata in testa. Intorno a me i norreni stavano sollevando i bagagli per rimettersi in marcia. Riuscivo gi a sentire la maledizione che mi legava al loro capo tirarmi debolmente lungo il pendio. Dannazione. Ripresi a seguirlo.
Il Vero Nord assomiglia parecchio alla descrizione di Snorri, derivata dall'esperienza, e anche alla mia, che non ci avevo mai messo piede. All'inizio pare fatto unicamente di salite, poi invece comincia un saliscendi frenetico, come se la strada avesse fretta di arrivare da qualche parte. L'aria  sottile, fredda e piena d'insetti alati che vogliono succhiarti il sangue. Inspirare tra i denti aiuta a tenere fuori quei piccoli bastardi e a mantenere i polmoni liberi. Man mano che si sale, tuttavia, cominciano a morire.
Per la maggior parte del tempo non c' che nuda roccia. Quando si sale pi in alto, c' sempre nuda roccia, ma coperta dai residui della neve dell'ultimo inverno. Dalle cime si vedono montagne, montagne e ancora montagne, con qualche lago o delle foreste di conifere annidati tra l'una e l'altra. Seguendo il consiglio che mi aveva dato Tuttugu, avvolsi gli stivali in pelli di coniglio, che coprii ulteriormente con pelle di foca presa dai bagagli. Grazie a quell'accorgimento e alle pesanti calze di lana, le nevi non mi congelarono le dita. Ma la situazione non poteva far altro che peggiorare via via che ci inoltravamo nel Nord, negli Altopiani Jarlson, dove il vento che soffiava dall'interno era tagliente come la lama di un coltello.
Ci fermammo lungo un'alta cresta mentre Snorri e Arne discutevano della direzione da prendere.
Ein, giusto?, dissi a un gemello. La cicatrice vicino all'occhio era un indizio decisivo.
S. Il gemello con l'aspettativa di vita pi elevata mi rivolse un sorriso.
Come mai  Snorri il capo?, gli chiesi. Tu sei l'erede di Jarl Torsteff, giusto?. Non era mia intenzione minare l'autorit di Snorri, a meno che non fosse venuto fuori che Ein era in grado di ordinargli di porre fine all'impresa - cosa che pareva improbabile a prescindere dalla catena di comando. Semplicemente, come principe, mi sembrava strano che un uomo che per diritto di nascita avrebbe dovuto governare solo su un paio di acri rocciosi fosse l a dare ordini a illustri membri dell'aristocrazia del Nord.
In realt ho altri sette fratelli maggiori. Due parti trigemellari e un figlio unico, Agar, l'erede di nostro padre. Ma  possibile che siano tutti morti. Serr le labbra a quel pensiero, come se volesse sentire il sapore di quell'idea. Snorri comunque  un campione degli Undoreth. Ci sono molte canzoni che celebrano le sue gesta in battaglia. Se il palazzo di mio padre e quello di Einhaur sono crollati, la mia autorit si fonda solo su un mucchio di macerie.  meglio che a condurci nella nostra ultima impresa sia un uomo che conosce bene la guerra.
Annuii. Se era quello il nostro destino, allora Snorri era l'uomo migliore per guidarci verso la nostra amara fine. Eppure, non mi piaceva l'idea che il rango di un uomo potesse essere messo da parte cos facilmente. Poteva anche funzionare per il figlio di un jarl, l tra le nevi, ma gi al caldo, a Marca Rossa, un principe restava un principe, qualsiasi cosa accadesse. Mi confortai con quel pensiero e anche con la constatazione che il sole era sorto da un pezzo, perci Baraqel non poteva guastarmi l'umore con le sue opinioni su principi e simili.

Verso la sera del secondo giorno di viaggio raggiungemmo una delle grandi e magnifiche opere dei Costruttori, in alto tra le cime. Era un'enorme diga che tagliava a met una valle, pi alta di qualsiasi torre, larga abbastanza nella parte superiore da permettere a quattro carri di percorrerla affiancati, e ancora pi ampia alla base. Una volta probabilmente serviva a contenere un enorme lago, anche se non avrei saputo dire a quale scopo.
Aspettate!. Avevo bisogno di riposarmi un attimo e quelle rovine erano la scusa perfetta. Snorri torn indietro lungo il pendio, con il volto accigliato, tuttavia acconsent a fermarsi qualche minuto per assecondare la mia aristocratica curiosit. Decisi di soddisfarla mettendomi a sedere e lasciando vagare lo sguardo per tutta la valle. Enormi cilindri di pietra emergevano dal letto del fiume oltre la diga; ovviamente servivano a controllare il flusso dell'acqua, sebbene anche in questo caso non riuscissi a capirne la ragione. Era tutto costruito nella stessa scala gigantesca delle montagne. Ognuna di quelle strutture era talmente enorme da far sentire un uomo piccolo come una formica. Persino i cilindri avrebbero comodamente potuto ospitare diversi elefanti l'uno accanto all'altro, lasciando anche un po' di spazio per i cavalieri. In un posto del genere si poteva davvero credere alle storie del Nord sui giganti di ghiaccio che avevano plasmato il mondo senza curarsi minimamente degli uomini.
Mi ero seduto sul mio bagaglio, accanto a Tuttugu, e fissavo la valle mentre entrambi masticavamo delle mele che lui aveva tirato fuori dal suo zaino. Erano un po' avvizzite, ma conservavano ancora il sapore dolce dell'estate.
Quindi a quanto pare tutti i nomi vichinghi significano qualcosa... Snorri vuol dire assalto, Arne  aquila, i gemelli sono stati chiamati con il loro numero.... Mi interruppi per permettere a Tuttugu di fornirmi la spiegazione del suo nome. Probabilmente era qualcosa di molto eroico. Se i nomi erano assegnati con un minimo di accuratezza, allora Tuttugu doveva significare timido grassone e Jalan colui che scappa via urlando.
Venti, rispose lui.
Come?
Venti.
Rivolsi lo sguardo al mucchio dei gemelli. Dio mio! Mi dispiace per tua madre!.
Tuttugu sogghign. No, non  il mio numero di nascita,  solo un soprannome con cui mi chiamano tutti. Una volta ci fu una gara durante un banchetto di Jarl Torsteff, subito dopo la vittoria su Hoddof dei Sassi di Ferro, e vinsi io.
Una gara?. Aggrottai la fronte. Che gara poteva aver mai vinto Tuttugu?
Una sfida a chi mangiava di pi. Si batt una mano sulla pancia.
E tu hai mangiato venti.... Tentai di pensare a qualcosa che una persona avrebbe ragionevolmente potuto mangiare in una misura di venti esemplari. Uova?
Ci sei andato vicino. Si strofin il mento affondando le dita tozze nella barba rossiccia. Polli.

Ci vollero quattro giorni, invece dei due previsti, per avvistare la distesa scintillante dell'Uulisk da un'alta cresta. Alle spalle avevamo un'infinit di chilometri percorsi a piedi. Snorri indic un punto scuro lungo la costa.
Einhaur. A quella distanza non era possibile capire cosa ne fosse stato. L'unico indizio evidente era che non c'erano barche di pescatori attraccate al molo.
Guardate. Arne indic un altro punto lungo il fiordo, in direzione del mare. Sulle acque tranquille dell'Uulisk avanzava una nave, che a quella distanza sembrava minuscola, come il giocattolo di un bambino. Accanto alla prua c'era un segno rosso... un occhio dipinto?
Edris e i suoi amici Hardanger, immagino, disse Snorri.  meglio affrettarsi.

27.

Il viaggio fino alla Fortezza Nera non fu poi troppo diverso da come l'aveva descritto Snorri. Con un'unica differenza: fu molto, molto peggio. Edris probabilmente ci stava seguendo, o forse era gi davanti a noi nella corsa verso il forte; ma in quell'immensit cos vuota era impossibile sentirsi inseguiti o inseguitori. O sei solo, o non sei solo. Semplice. E noi eravamo soli, anche se il nemico ci incalzava da tutte le parti. Il vento e il freddo degli Altopiani non si possono descrivere, bisogna provarli: le parole non sono in grado di ridurli a qualcosa di comunicabile. Ci lasciammo alle spalle alberi, cespugli e l'erba pi resistente che avessi mai visto, finch il mondo non si ridusse unicamente a roccia e neve. I bianchi cumuli si susseguivano uno dopo l'altro, e alla fine non c'era pi alcuna interruzione nel manto candido. Le giornate si accorciavano a una velocit allarmante e Baraqel aveva smesso di farmi la paternale ogni mattina. Si limitava a spiegare le ali dorate nella luce dell'alba e mi esortava a essere degno del mio lignaggio. Snorri sedeva lontano da noi quando il sole calava piombando gi dal cielo e trascinando dietro di s la notte. In quei momenti, quando il ghiaccio divorava il sole, riuscivo a vederla avvicinarsi a lui: Aslaug, una bellezza tratteggiata dall'oscurit. La forma di ragno seguiva ogni suo passo, stagliandosi nera sul bianco della neve.
Ogni ora diventava un mero processo di trasformazione: il deprimente futuro si mutava in deprimente passato grazie al semplice trascorrere degli istanti. E ogni istante era uguale a quello precedente, colmo di dolore e sfinimento. Il gelo ti avvolge come un'amante che serba nel cuore un istinto omicida. Tentai di scaldarmi ripensando ai bei tempi, perlopi alle occasioni che avevo trascorso nel letto di qualcun altro. Curiosamente - un chiaro segnale che il mio cervello cominciava a congelarsi -, sebbene potessi richiamare alla mente un'infinit di rapporti, di gambe lunghe, curve dolci e capelli ondulati, l'unico viso che mi appariva davanti agli occhi era quello di Lisa DeVeer, con la sua solita espressione un po' divertita, un po' esasperata e un po' affettuosa. In effetti, mentre il freddo del Nord risucchiava la vita dal mio corpo, mi ritrovai a ripensare pi spesso ai momenti che avevo trascorso insieme a lei fuori dal letto. Le conversazioni, il modo in cui si passava una mano tra i capelli quando era confusa, l'intelligenza delle sue risposte. Attribuii tutto questo alla febbre da neve.
Ci accampavamo dietro ogni affioramento di roccia riparato dal vento che riuscivamo a trovare e bruciavamo il carbone che avevamo nei bagagli per riscaldare almeno in parte i nostri pasti. Le nevi a sud di Ghiaccio Amaro di tanto in tanto riuscivano a scongelarsi. Magari bisognava attendere due anni, o forse cinque, ma alla fine arrivava sempre un'estate particolarmente calda che scioglieva la neve, scoprendo la nuda roccia che era onnipresente, a parte negli abissi pi profondi. Il ghiaccio su cui camminavamo perci non era mai cos spesso da coprire ogni avvallamento e protuberanza del terreno. Ma Ghiaccio Amaro vero e proprio, quella distesa glaciale, non si scioglieva mai, anche se nel corso di diverse vite umane poteva capitare che si ritirasse di due o tre chilometri. La terra sottostante non vedeva il sole da secoli, forse da prima che Ges Cristo giungesse nel mondo. Forse non l'aveva mai visto.
Durante una lunga marcia in un deserto di ghiaccio non parla nessuno. Si va avanti a bocca chiusa per mantenere il calore dentro il corpo. Ci si copre il volto e si osserva il mondo da una fessura. Si mette un piede davanti all'altro, sperando di procedere in linea retta, lasciando che siano il sorgere e il calare del sole a guidare l'avanzata. E mentre tenti di forzare il tuo corpo a procedere dritto, i sentieri che percorri con la mente si fanno sempre pi tortuosi. I pensieri vagano liberi. Vecchi amici tornano a farti visita. I vecchi tempi spuntano fuori di nuovo. Sogni. Sogni a occhi aperti, con il rumore ritmico e sordo dei piedi che scandisce ogni minuto.
Sognai il mio prozio Garyus che giaceva afflitto e contorto nella sua alta torre, pi vecchio del peccato e con un odore non molto migliore. Le sue dame infermiere lo pulivano, lo spostavano, lo nutrivano, e gli sottraevano ogni giorno la sua dignit, sebbene lui paresse averne una scorta infinita.
Garyus avrebbe probabilmente ringraziato qualsiasi dio gli avesse concesso di camminare anche solo per un giorno, persino in un posto come quello. E anche alla fine di una giornata faticosa, con il freddo e la stanchezza che penetravano fin dentro le ossa, stanco e miserabile, non avrei comunque voluto fare a cambio con lui.
Il mio prozio continuava a giacere l anno dopo anno, con l'et e le malattie che lo conducevano sulla soglia della morte. La Regina dei Rossi ci aveva detto che esisteva davvero una porta oltre la quale si trovava la morte, e a quanto pareva Garyus ci stava bussando fin dal giorno in cui era nato.
Nei miei sogni tornai a quel giorno in cui il sole penetrava dalle persiane. Garyus mi aveva chiuso le dita intorno al ciondolo che teneva tra le mani, nodose, giallognole e tremanti. Il ritratto di tua madre, aveva detto. Tienilo al sicuro. Al sicuro voleva dire nascosto. Persino a sei anni lo sapevo gi.
Mi ero messo a sedere e avevo osservato quell'uomo vecchio e distrutto. Avevo ascoltato le sue storie, ne avevo riso come fanno i bambini, ed ero rimasto impietrito e con gli occhi spalancati quando invece i suoi racconti si erano fatti oscuri. Di solito non pensavo a lui come a un mio prozio. E non avevo mai saputo che fosse il fratello della Sorella Silente, anche se ovviamente era logico che la sorella dovesse essere sorella di qualcuno.
Mi chiesi se Garyus avesse paura della sua gemella, la donna cieca, la sua sorella silente. Si pu avere paura della propria gemella? Non  come aver paura di se stessi? So che molte persone temono se stesse: sono terrorizzate all'idea di deludere le proprie aspettative, magari scappando invece di combattere, o scegliendo il cammino del disonore, la via pi facile invece di quella pi difficile. Per quanto mi riguarda, io sono certo di essere sempre in grado di scegliere ci che  bene... per Jalan Kendeth. Le volte in cui sono stato assalito dalla tentazione di restare a combattere sono state le uniche, rare occasioni in cui ho avuto paura di me stesso. Quelle pochissime circostanze in cui la rabbia aveva preso il sopravvento e mi aveva quasi sospinto verso il pericolo.
Cosa sapeva Garyus, rinchiuso l nella torre con le sue storie e i suoi regali per i bambini, delle battaglie della sorella? Adesso quei ricordi mi sembravano un rompicapo. Forse dovevo guardarli con occhi diversi? Come quelle illusioni ottiche in cui un disegno sembra chiarissimo e poi qualcuno dice il bozzo in realt  un'ammaccatura, e all'improvviso ti accorgi che quella che ti sembrava una protuberanza invece  una cavit, che ci che sporgeva in realt  una rientranza, e che  tutto cos, ogni rilievo e ogni cavit hanno cambiato di posto, e l'immagine  trasformata, adesso  l'esatto contrario, e per quanto ci provi, non riesci pi a vederla com'era prima, solida, certa, degna della tua fiducia.
Garyus sapeva che la sorella minore pensava di conoscere l'ubicazione della porta della morte?
Jal?. Una voce sfinita. Jal.
Pensai ancora a Garyus, il fratello della Regina dei Rossi, e ai suoi occhi scintillanti nel letto angusto. Era pi anziano di lei? Era a conoscenza dei suoi piani? Quanto di tutto ci che vivevo era opera di quel vecchio storpio?
Jal!.
Non avrebbe dovuto essere lui il re? Avrebbe potuto governare Marca Rossa se non fosse stato un invalido?
JAL!.
Che c'?. Incespicai e quasi caddi a terra.
Ci fermiamo, disse Snorri, curvo e stanco. Quella distesa di ghiaccio si prendeva gioco anche della sua forza, cos come derideva la tempra di ogni uomo. Sollev una mano guantata e indic un punto. Io seguii il suo dito con lo sguardo. Di fronte a noi le pareti di Ghiaccio Amaro s'innalzavano senza preavviso, enormi, bellissime e pi alte di quanto avessi mai osato immaginare.

Consumammo un pasto, nonostante mangiare fosse una gran fatica. Era arduo armeggiare con le dita intorpidite per produrre una scintilla e usare le ultime fascine che avevamo, insieme al carbone, per accendere il fuoco sotto la pentola, consapevoli che da quel momento in poi l'unico calore di cui avremmo potuto godere sarebbe stato quello prodotto dai nostri corpi.
Per lungo tempo, quella notte, non riuscii a dormire. Il cielo sopra la mia testa era limpido e le stelle rilucevano mentre la temperatura calava. Ogni respiro era una sofferenza, come introdurre lame ghiacciate nei polmoni. La morte sembrava imminente, e allo stesso tempo allettante. Nonostante tutti gli strati di vestiti e le pellicce, continuavo a tremare. E quando alla fine i sogni presero il sopravvento, mi addormentai senza la certezza che mi sarei svegliato.
Nelle ore morte successive alla mezzanotte fu il silenzio a svegliarmi. Il vento implacabile pareva essersi finalmente mitigato, lasciando il posto alla quiete assoluta. Spalancai gli occhi e scrutai l'oscurit. Il miracolo avvenne di colpo e senza preavviso. In un attimo il cielo si accese di fasci di luce cangiante che attraversavano tutto lo spettro dei colori, prima il rosso, poi un verde misterioso, poi un azzurro che non avevo mai visto. Anche le forme, sinuose e simili a serpenti, si susseguivano l'una dopo l'altra. Il silenzio e la maestosit di quello spettacolo mi tolsero il fiato. Riempiva completamente la volta celeste, centinaia di chilometri di cieli che danzavano gloriosi su una musica che solo gli angeli potevano udire.
Adesso so che probabilmente fu solo un sogno, ma in quel momento ci credetti con tutto il cuore e mi sentii colmo di paura e meraviglia. Prima di allora nulla mi aveva mai fatto sentire cos piccolo, eppure quel grande mistero di luce danzante, pi imponente persino delle montagne, si dispiegava in quella landa desolata soltanto per me... e per un attimo mi fece sentire... importante.
La mattina successiva Fimm non si alz.
Adesso  arrivato il mio turno. Fjrir cuc i lembi del sacco a pelo intorno a suo fratello con un lungo ago d'osso e un filo fatto di budello animale.
Non si alzer?. Lanciai un'occhiata al sacco, quasi aspettandomi di vederlo muoversi.
Snorri scosse il capo con aria solenne. Alle sue spalle Tuttugu si strofin gli occhi. I gemelli, adesso rimasti in quattro, sembravano i meno commossi del gruppo.
 congelato, disse Snorri.
Ma.... Sentivo di avere il viso troppo rigido per aggrottare la fronte. Ma tu hai incontrato un uomo morto che ancora lottava dopo pi di un giorno trascorso nella neve.
I negromanti gli avevano iniettato un elisir. Una mistura di oli e sali, ha detto lo Spezzaremi. Impedisce loro di irrigidirsi. Snorri me l'aveva gi raccontato, ma il freddo mi aveva come congelato la memoria.
Questo esercito sotto il ghiaccio... le truppe di Olaaf Rikeson - gli uomini del Re dei Morti - dovranno prima scongelarli e poi sottoporli allo stesso trattamento. E direi che  impossibile, a meno che non dispongano di qualche nuovo tipo di magia. Gi solo la fatica di trascinarli verso sud congelati, o di trasportare sufficiente combustibile a nord.... Ripensai al resto del racconto di Snorri. Alla chiave in grado di aprire i cancelli dei giganti di ghiaccio. Il dono di Loki. La chiave che poteva aprire qualsiasi cosa. Forse volevano soltanto la chiave di Rikeson. Solo quella. E per qualche ragione quel pensiero mi turbava pi dell'idea di un esercito di cadaveri che emergeva dal ghiaccio.

Il piano di Snorri prevedeva di avanzare a occidente rispetto al forte, in modo che la linea di Ghiaccio Amaro ci conducesse verso est, nella giusta direzione. Se il suo piano era sbagliato, voleva dire che ci stavamo allontanando, ed eravamo diretti verso il deserto ghiacciato dell'interno, dove saremmo morti senza arrecare il minimo disturbo a nessuno. La morte pareva certa in entrambi i casi, e se tornare indietro da solo mi avesse offerto anche solo una tenue speranza di salvezza, l'avrei fatto senza ulteriori indugi. Sfortunatamente, come Tuttugu aveva scoperto in battaglia, scappare a volte si rivela la scelta meno sicura. Morire era l'ultima cosa che volevo fare, eppure morire da solo mi pareva ancora peggio.
Perci continuai a trascinarmi avanti lungo quella distesa bianca e infinita, chiedendomi se la Sorella Silente avesse previsto le mie sofferenze quando aveva spinto il suo sguardo al di l del mio domani. Il ghiaccio scricchiolava sotto i miei piedi ormai insensibili e il sibilo del vento mi riempiva la testa. Aveva forse contato uno per uno i miei passi congelati? O aveva soltanto scorto l'enorme pista bianca che segnava il nostro cammino tra le nevi? Quante possibilit aveva visto scorrere lungo quel futuro? E quanti di noi aveva visto morire? Un passo dopo l'altro, troppo congelati persino per tremare, mentre la morte sopraggiungeva pian piano. Forse in alcuni di quei futuri la crepa che mi inseguiva era riuscita a prendermi e mi aveva annientato prima ancora che raggiungessi Snorri. In altri invece era stato lui a uccidermi quando mi aveva incontrato. Sapeva con certezza che il suo incantesimo avrebbe trovato rifugio in noi e che l'avremmo portato fino in cima a Ghiaccio Amaro? Sapeva fin dall'inizio se i suoi poteri magici sarebbero avvizziti dentro di noi, o se al contrario avrebbero messo radici per poi crescere ancora di pi? Ne era sicura oppure, come il suo pronipote, era una giocatrice d'azzardo, sempre pronta a lanciare i dadi una volta di troppo? Rividi il suo sorrisetto nella mia mente e ci mi don ben poco calore. Un piede davanti all'altro. Avanti all'infinito.

La vista della Fortezza Nera mi colse di sorpresa, proprio come aveva detto Snorri. Il paesaggio non lasciava presagire alcun indizio, nessuna costruzione, nessuna indicazione che il viaggio volgesse al termine. Un attimo prima, di fronte a me c'era un'indistinta distesa bianca, fiancheggiata su un lato da Ghiaccio Amaro; un attimo dopo, c'era sempre la stessa indistinta distesa bianca, solo che adesso qualcosa si distingueva. Un puntino nero.
La marcia ci aveva sfiniti al limite delle nostre forze - nel caso di Fimm anche oltre -, ma nessuno di noi era nelle condizioni disastrose e semicongelate di Snorri quando era giunto ai cancelli la volta precedente. Noi eravamo arrivati fin l con almeno un residuo di combattivit, un'ultima riserva cui attingere. E anche se avevo ben poca voglia di combattere, sapevo per certo che senza il riposo e il cibo che solo la Fortezza Nera poteva offrirmi, non sarei sopravvissuto a un viaggio di ritorno.
Snorri ci guid pi vicino, esortandoci a fare in fretta. Voleva entrare prima del tramonto, per avere a disposizione la forza di Aslaug nel combattimento. Il terreno non offriva alcun riparo, per nasconderci potevamo contare solo sul fatto di essere vestiti di bianco su uno sfondo bianco, e sperare che nessuno fosse di guardia. Quest'ultima supposizione si rivel infondata.
Aspettate, disse Ein sollevando una mano guantata. C' un uomo nella torre sud.
Per quanto potessimo mimetizzarci nella neve, il sole calante alle nostre spalle avrebbe proiettato le nostre ombre, le quali avrebbero annunciato alla sentinella il nostro arrivo, se avesse prestato sufficiente attenzione.
La Fortezza Nera  una costruzione quadrata e tozza, con delle torri merlate su tutti gli angoli. Un mastio centrale, poco pi alto delle mura esterne, sorge al centro di un ampio cortile. Snorri pensava che il mastio fosse sguarnito e che fosse presente solo una piccola guarnigione dentro le mura massicce, intorno al cancello principale.
Occhio di Falco lo abbatter con una freccia, disse Snorri. Poi ci arrampicheremo.
Arne pass le dita guantate sul passamontagna, rigido per il freddo e coperto di minuscoli cristalli di ghiaccio. Il vento turbinava intorno a noi, le sue lame ci sferzavano senza sosta.  parecchio lontano.
Non per Occhio di Falco!. Uno dei gemelli gli batt una pacca sulla spalla.
E la luce sta calando. Scosse la testa.
 facile!. Un altro gemello.
Poi Arne scroll le spalle. Preparo l'arco, disse. Poi ci avvicineremo.
Ci volle un'infinit di tempo per tirare fuori e aprire la custodia che conteneva l'arco, e poi per trovare la corda, passare la cera qui, flettere l, scaldare le dita e agganciare un sacco di roba insieme. A Vermillion ovviamente mi avevano insegnato a tirare con l'arco. Tutti i principi dovevano conoscere quell'arte. Ma la nonna non era interessata a fare di noi dei tiratori provetti; pi che altro, aveva puntato a farci conoscere e comprendere le possibilit e i limiti di quell'arma, in modo che fossimo in grado di impiegarla massicciamente sul campo di battaglia. Ciononostante, dovevamo comunque allenarci nel tiro al bersaglio.
Se le lunghe ore di odiata pratica mi avevano insegnato qualcosa, era che il vento sapeva prendersi gioco anche del miglior arciere, specialmente quando si trattava di raffiche turbolente.
Finalmente Arne fin di prepararsi e noi avanzammo sulla neve, procedendo accovacciati, come se potesse fare una qualche differenza. La sagoma sulla torre si spost diverse volte, per un terribile istante guard anche nella nostra direzione, ma non mostr segni di particolare interesse.
Da qui. Snorri mise una mano sulla spalla di Arne. Probabilmente Occhio di Falco si sarebbe avvicinato fino ai piedi delle mura se solo gliel'avessero lasciato fare.
Che Odino guidi la mia freccia. Arne si tolse un guanto e incocc il dardo.
In una giornata tranquilla, con le mani calde e nessuna pressione addosso, quello era un colpo che potevo sperare di imbroccare quattro volte su cinque. Arne scocc la freccia, che sibil via, invisibile contro il cielo.
Mancato. Constatai quell'ovviet per rompere il silenzio che era calato su tutti noi. La freccia era andata cos lontana che l'uomo nella torre non l'aveva nemmeno notata.
Arne tent di nuovo, prendendo profondi respiri per calmarsi. Le dita che stringevano la corda dell'arco erano bianche. Scocc la freccia.
Mancato. Stavolta non era stata mia intenzione commentare. Solo che quella parola era uscita spontaneamente dalle mie labbra a infrangere la quiete carica di aspettative.
Arne si tolse il passamontagna e mi lanci una lunga occhiataccia. Si pass la lingua su quell'accozzaglia di denti che si ritrovava, la maggior parte marroni, uno nero, uno grigio, uno bianco e due mancanti. Prese un'altra freccia, gliene rimanevano circa una dozzina, e riport l'attenzione sulla torre. Tre respiri, incocc, lasci la corda lentamente, e il colpo part.
A onor del vero, aspettai diversi secondi. Per fortuna tutte e tre le frecce erano andate alte e non avevano colpito il muro. L'uomo sulla torre non aveva battuto ciglio.
Mancato, dissi.
Fallo tu, allora!. Arne mi spinse in mano l'arco.
Consapevole che non avrei certo potuto fare di peggio, mi tolsi il guanto e incoccai la freccia. Nel giro di pochi istanti il vento mi massacr le mani. Avevo poco tempo prima che da doloranti diventassero inutilizzabili. Puntai sull'uomo e per compensare il vento spostai la mira qualche metro pi a destra. Lo scarso tempo a disposizione si rivel utile. M'imped di pensare a ci che stavo per fare. Mi avevano detto che avevo ucciso degli uomini sul Passo di Aral, ma io non ne avevo memoria. Sulla montagna, con Snorri, un uomo si era praticamente impalato da solo sulla mia spada, e io mi ero scusato con lui ancora prima di realizzare cosa stessi dicendo. Avevo agito senza pensare. L invece ero accovacciato, con le braccia tremanti, con il sangue nelle vene freddo come non era mai stato, pronto a piantare una freccia nel petto di un uomo, a prendere la sua vita senza neanche avvisarlo, senza guardarlo in faccia. Era tutta un'altra cosa.
Mancato, sussurrai mentre lasciavo andare la freccia.
Trascorsero un paio d'istanti. Ero sicuro di non aver fatto meglio di Arne.
S!. L'uomo ruot su se stesso per l'impatto improvviso. S!, grid Snorri.
Merda!. Questo l'aveva detto Tuttugu. La sentinella, infatti, era ancora in piedi e avanzava verso il parapetto, barcollando e tenendosi un braccio. Infine si volt per scappare.
Hel! Colpiscilo di nuovo!, grid Snorri.
L'uomo stava scendendo i gradini che conducevano al muro principale e correva a perdifiato verso la torre pi lontana, che con tutta probabilit ospitava i suoi compagni. Perch non si fosse messo di sentinella l sopra, non avrei saputo dirlo.
 finita. Indicai il muro lontano. L'uomo si vedeva a intermittenza ogni mezzo secondo, una sagoma scura che appariva e spariva tra i merli del camminamento.
Arne riprese l'arco, incocc una freccia e la scagli contro il cielo. Che se la prendano gli dei. Sput e il suo muco si congel prima di arrivare a terra.
Perch sprecare un'altra freccia?. Guardai le mura e mi chiesi se i loro occupanti sarebbero usciti per ucciderci o ci avrebbero lasciati l a congelare.
L'uomo croll a terra con un debole grido quando giunse al terzultimo merlo prima della porta della torre, esattamente nello stesso istante in cui vi giungeva anche la freccia di Arne. Gli mancavano solo sei metri alla salvezza.
Occhio di Falco!. Uno dei gemelli assest un pugno sulla spalla di Arne.
Stai attento, mi spezzi il braccio. Ma sembrava piuttosto compiaciuto.
Snorri si era gi allontanato in direzione delle mura. Lo seguimmo. Mi sembr che ci volesse un'eternit per percorrere quel centinaio di metri. Snorri tir fuori una lunga fune, gi annodata per l'arrampicata e attentamente conservata per preservarla dal gelo in previsione di quel momento. A un'estremit aveva un uncino che assomigliava molto all'ancora di una piccola barca da pesca. Lo lanci sopra le mura e riusc ad agganciarlo al primo tentativo. Snorri era gi in cima quando io raggiunsi la base del muro. Dopo di lui, sal un gemello, poi Arne e quindi io, scivolando e imprecando perch i nodi adesso erano resi infidi dal ghiaccio degli stivali degli altri. Il corpo dell'uomo che Arne aveva ucciso precipit gi accanto a me mentre ero a met della scalata. Borbottai un'altra imprecazione, ma poi tenni la bocca chiusa.

Quando sotto le mura rimase solo Tuttugu, tirammo su i nostri bagagli e poi issammo anche lui. L'attivit fisica mi riscald un po' il sangue. Lo aiutai a rimettersi in piedi dopo l'imbarazzante e goffa fatica che aveva dovuto fare per sgusciare tra le merlature.
Grazie. Mi rivolse un sorriso nervoso, che svan un istante dopo, e prese l'ascia dalla schiena. Era un'arma particolare, la forma ricordava molto la lama studiata per perforare le armature in voga al Sud.
Il ghiaccio davanti ai miei piedi era macchiato del sangue della guardia. Dopo quell'eternit fatta di bianco, il colore era impressionante. Fui quasi ipnotizzato da quelle gocce. Tutte le chiacchiere, tutti quei chilometri... ci avevano condotti fino a quel momento, a quelle macchioline scarlatte. L'astratto che infine si faceva reale. Anche troppo reale.
Pronti?, chiese Snorri, di fronte alla porta che il nostro uomo aveva tentato di raggiungere. La parola no cerc di affacciarsi alle mie labbra. Bene. Snorri brand l'ascia a due mani, Arne estrasse il suo spadone, i gemelli avevano ognuno un'ascia bipenne con il manico corto e un coltello nell'altra mano. Io, buon ultimo, estrassi la mia spada lunga. Snorri annu soddisfatto e pos la mano sulla maniglia di ferro. Non aveva bisogno di ripeterci il piano: in effetti, era piuttosto semplice. Uccidere tutti.
La porta si apr cigolando e causando un'improvvisa pioggia di ghiaccio dai cardini. La varcammo, ammassandoci sui gradini oltre la soglia. Snorri serr l'uscio alle nostre spalle e io ne approfittai per chiudere gli occhi, godendomi quel momento di pura estasi. Finalmente eravamo al riparo. A Marca Rossa neanche le notti d'inverno erano fredde come quel corridoio della Fortezza Nera, ma l'assenza di vento lo rendeva comunque un paradiso in confronto all'esterno. Ci prendemmo tutti un istante, anzi diversi istanti, per ridare un po' di vita ai nostri piedi e agitare le braccia in modo da ritrovare un po' della flessibilit che avevamo perso.
Snorri ci condusse avanti, gi per i gradini fino a un lungo corridoio. Ci aspettavamo di trovare riuniti nello stesso luogo quasi tutti gli uomini dello Spezzaremi. La gente nei posti freddi se ne sta sempre in gruppo, no? Ci si riunisce intorno al caminetto, spalla a spalla, per tutto il tempo in cui si riesce a tollerare la reciproca compagnia. E in quel luogo, date le difficolt di approvvigionamento di combustibile, non si potevano accendere molti fuochi.
Sebbene le mura interne fossero coperte di ghiaccio in molti punti, dentro la Fortezza Nera sentivo caldo. La mia pelle bruciava, la vita tornava a insinuarsi nelle mani e addirittura rischiava di raggiungere le dita.
Arne accese una piccola lanterna; aveva trasportato l'olio per tutto il nostro lungo viaggio solo per quello scopo. Forse il suo calore avrebbe evitato a Fimm di morire durante la notte. La guardia non aveva alcuna torcia, conosceva il cammino anche al buio.
Ci fermammo davanti a tutte le porte. Snorri provava ogni maniglia. Nessuna era chiusa a chiave, ma alcune erano incastrate e aprirle senza far rumore metteva a dura prova persino la forza di Snorri. Le prime due camere si rivelarono vuote: stanzoni lunghi e stretti che non fornivano indizi sul loro utilizzo, anche se la mancanza di caminetti escludeva che si trattasse di camere da letto. La terza stanza era piena di blocchi dello stesso basalto con cui erano state costruite le mura. Materiale per le riparazioni. La quarta era una latrina, ma non veniva usata da parecchio tempo. I cumuli di sterco congelato non emanavano alcun odore.
La quinta porta cedette dopo una lotta silenziosa, con un sonoro stridio che riecheggi nel corridoio. Trattenemmo il fiato, in attesa, ma non comparve nessuno. Tutto l'orrore della situazione in cui mi trovavo aveva cominciato a impossessarsi di me man mano che il mio corpo si riprendeva. Recuperai la capacit di tremare per il freddo pi o meno nello stesso momento in cui fui in grado di tremare anche per la paura.
Hel. Snorri si ritrasse dalla porta parzialmente aperta, con un'inquietante espressione di sollievo disegnata sul volto dalla lanterna che teneva sollevata.
Tutto a posto?, chiese Tuttugu, che si rifiutava di abbassare l'ascia.
Snorri annu. Date un'occhiata. Mi rivolse un cenno e sollev la lanterna sopra la testa.
La scena mi ricord la tana di Skilfar. File e file di corpi, appoggiati gli uni agli altri per impedire che cadessero. Uomini ricoperti di ghiaccio e con la barba incrostata di cristalli, immobili in tutte le pose immaginabili: rannicchiati nel sonno, o contorti in agonia, ma per la maggior parte a testa china, congelati in quel lento incedere che ricordavo fin troppo bene dai giorni appena trascorsi.
Gli uomini di Olaf Rikeson?
Devono essere loro.... Snorri richiuse la porta.
Anche le cinque stanze successive contenevano cadaveri congelati, tutti di guerrieri. Ce n'erano centinaia, in totale. Erano morti da secoli, ma il gelo li aveva preservati. Mi chiesi se gli spiriti che i negromanti erano in grado di richiamare sarebbero stati ancora pi oscuri per via di tutti quegli anni passati in compagnia del demonio.
I gemelli si strinsero l'uno all'altro e la momentanea gioia che tutti noi avevamo provato al pensiero di essere sfuggiti al vento svan di fronte a quel luogo macabro, circondato ovunque da antichi morti.
Lungo il corridoio si aprivano due diverse scale a chiocciola, che scendevano e salivano tortuose nei loro angusti vani. Snorri le super. Quella parte del forte pareva pi utilizzata, non c'era ghiaccio sulle pareti e sul pavimento della sabbia evitava il rischio di scivolare.
Poi il nostro obiettivo si fece chiaro e inequivocabile. L'aria si riscald e si riemp dell'odore di fumo e cibo cucinato. Da quello che potevo sentire, stufato che bolliva in pentola. Mi venne subito l'acquolina in bocca. L'odore di un pasto caldo mi rese immediatamente pi che disposto a uccidere per procurarmi da mangiare. La porta alla fine del corridoio era pi alta di quelle laterali e rinforzata con del ferro nero. Dall'interno provenivano suoni attutiti.
Ci guardammo, pronti a organizzarci per fare irruzione. Come spesso accade nella vita, la decisione ci fu sottratta sotto il naso. Un gigantesco vichingo usc senza alcun preavviso, con il capo voltato all'indietro per gridare qualche ultimo insulto ai compagni.
Il braccio di Arne guizz e l'accetta che aveva portato al fianco per tutto quel tempo s'incastr all'improvviso tra i riccioli rosso scuro della barba dell'uomo. Snorri e gli altri si lanciarono avanti senza alcun suono, eccetto quello degli stivali sulla pietra. Il vichingo tent di afferrare l'accetta, mentre il sangue gli colava lungo il collo, e croll a terra.
Mi ritrovai in piedi con soltanto Tuttugu al mio fianco. Mi rivolse un sorriso imbarazzato e corse dietro agli altri. Rimasi da solo nel corridoio, su entrambi i lati c'erano stanze piene di uomini morti congelati. Poi sentii risuonare il primo grido di battaglia, il ruggito di gioiosa violenza lanciato da Snorri, mentre gli altri si fermavano appena oltre la grande porta, alle sue spalle. Tirai fuori tutto il coraggio che riuscii a trovare e mi misi alle calcagna di Tuttugu, con la spada pronta.
Lo spettacolo al di l della porta lasciava a bocca aperta. Cos a bocca aperta che Tuttugu, nonostante il suo slancio, si era bloccato di colpo, perci io andai a sbattere contro la sua schiena, e la mia spada rimase incastrata in mezzo a noi. I Vichinghi Rossi, una ventina o forse pi, erano ammassati all'estremit opposta della sala, davanti a un enorme focolare. Tavoli di pietra correvano per quasi tutta la lunghezza della stanza e pensai che doveva essere quello il luogo in cui Snorri era stato portato e appeso alla parete.
Gli uomini di Hardanger, noti come i Vichinghi Rossi, provenivano da una trib dalla carnagione pi scura rispetto agli Undoreth; inoltre, contavano pi uomini con i capelli rossi o scuri. Erano una stirpe robusta, tarchiati e con il torace ampio. Non indossavano armature e non parevano pronti alla guerra, ma  raro che i guerrieri del Nord non abbiano le asce a portata di mano, e in ogni caso hanno sempre con s un coltello o un'accetta.
Snorri salt sopra un tavolo sulla sinistra e lo percorse in tutta la lunghezza, staccando la testa a un uomo seduto vicino alla porta e scavando un solco lungo il viso di un altro seduto dal lato opposto, pi avanti, vicino al fuoco. Giunto di fronte al caminetto, salt a terra facendo volteggiare la sua arma in ampi cerchi rossi. Gli uomini di Hardanger si sparpagliarono per tutta la sala, afferrarono le loro armi e cercarono di allontanarsi da Snorri, finendo nelle grinfie dei gemelli, che facevano mulinare le asce rapidi come fulmini, piantandole nella carne del nemico.
Uno di loro fu abbattuto da un colpo assestato da un vichingo dai capelli neri che gli affond l'ascia nel collo. Quel guerriero era incredibilmente veloce, alto, snello; muscoli nodosi gli guizzavano sulle braccia sporche di fango. Tuttugu si lanci in avanti, urlando come se fosse in preda al peggiore degli incubi, e piant la sua ascia nel petto dell'uomo dai capelli neri prima ancora che questi riuscisse a liberare la sua dalle vertebre del gemello. Vidi gli uomini di Hardanger spostarsi velocemente lungo le pareti, con le armi sguainate. Quella manovra li avrebbe infine portati a convergere sulla porta, dove mi trovavo io in quel momento. Perci seguii Tuttugu fra i tavoli. A volte la miglior ritirata consiste nell'avanzare. Diedi inavvertitamente un calcio alla testa recisa della prima vittima, facendola rotolare nella mischia.
Ampi cerchi scarlatti decoravano adesso la parete in fondo alla sala. Il fuoco emanava volute di fumo crepitanti a causa del sangue che vi si era riversato. C'era anche una mano che bruciava, ancora attaccata all'avambraccio. Gli uomini arretrarono di fronte alla furia dell'acciaio affilato di Snorri, alcuni mostravano ferite aperte, o avevano le viscere che fuoriuscivano da squarci lunghi dall'inguine alla spalla. Altri urlavano mentre il sangue schizzava dalle loro membra recise con una pressione tale da macchiare il soffitto, quattro metri sopra le nostre teste. Gli altri minacciavano di scagliarsi contro Snorri e gli Undoreth con rabbia omicida, mulinando le asce.
Il rumore, l'odore, i colori. Vedevo la stanza girare, sentivo il frastuono attutirsi e rombare, e il tempo parve rallentare. Tuttugu estrasse l'ascia dallo sterno del suo nemico. Sentii il rumore delle ossa che si rompevano, vidi il sangue sgorgare fuori e l'uomo cadere agitando le braccia, con il viso scuro di passione, ignaro di essere morto. Un tipo enorme con i capelli rossi e una grossa spada si lanci su Tuttugu. Alle mie spalle tre uomini balzarono sopra i tavoli, due a sinistra e uno a destra, impazienti di insanguinare le lame. Poi la porta a sinistra del grande focolare si spalanc, lasciando entrare altri vichinghi. Il primo della fila indossava un elmo di ferro borchiato, completo di protezione per il naso. L'uomo alle sue spalle aveva un ampio scudo rotondo, con una punta acuminata al centro. Altri uomini si ammucchiarono dietro di loro.
Quando uno dei gemelli fece per lanciarsi verso la porta, una lancia gli si conficc nel petto. La violenza dell'impatto lo spinse indietro, facendo volteggiare i capelli biondo pallido. Schizzi di sangue mi colpirono negli occhi, mentre in bocca sentivo un sapore metallico e salato. Sentii un urlo e mi resi conto di essere io. I Vichinghi Rossi si avvicinavano da entrambi i lati e io li vedevo da dietro un velo scarlatto. La mia spada prese a tremare...

Jal?. Un suono attutito sotto il pulsare delle orecchie, il tuono del cuore che batteva impazzito e il sibilo dei respiri aspri. Jal?.
Vedevo il pavimento coperto di sangue e le punte dei miei capelli davanti agli occhi, gocciolanti.
Jal?. La voce era quella di Snorri.
Ero in piedi. Con la spada ancora in mano. Un tavolo su entrambi i lati. C'erano cadaveri ovunque, alcuni sotto le panche, altri riversi sopra.
Jal?. Adesso era Tuttugu, in tono nervoso.
Sta bene?. Un gemello. Forse ora era rimasto solo Ein.
Alzai lo sguardo. Tre Undoreth mi osservavano a distanza di sicurezza, mentre Snorri teneva d'occhio la porta da cui erano arrivati i rinforzi.
Berserkr!. Ein si batt il pugno sul petto.
Snorri sogghign rivolgendosi a me. Comincio a capire le storie sull'eroe e il demone del Passo di Aral!. La pelle di foca che indossava era lacerata in corrispondenza del fianco: sotto si vedeva una brutta ferita. Sanguinava copiosamente anche da un altro squarcio sul muscolo tra spalla e collo.
La mia mano libera fu presa da un tremito incontrollabile. Mi guardai intorno. Morti ovunque. Il pavimento accanto al focolare era pieno di cadaveri ammucchiati. Arne era seduto al tavolo dietro di me, pallido come un morto, con un terribile squarcio su una guancia che metteva in mostra i denti marci, met dei quali erano saltati dalla mandibola. La pozza di sangue che si allargava intorno a lui mi diceva che i denti erano l'ultimo dei suoi problemi. Uno squarcio sulla coscia aveva reciso in profondit l'arteria.
Jal!. Arne mi offr un debole sorriso, biascicando per via della ferita al viso. Si accasci all'indietro, quasi con grazia.  stato un bel colpo... vero Jal?
Io.... Avevo la voce malferma. Un colpo da maestro, Arne. Il migliore che abbia mai visto. Ma Occhio di Falco ormai non poteva pi sentire me, n nessun altro.
Snorri ver Snagason!. Un ruggito giunse dal corridoio alle spalle del focolare.
Sven lo Spezzaremi!, grid di rimando Snorri. Sollev l'ascia e si avvicin al fuoco. Dovevi immaginare che sarei tornato. Per mia moglie, per mio figlio, e per la mia vendetta. Perch mi hai venduto?
Oh, lo immaginavo, certo. Lo Spezzaremi pareva quasi compiaciuto, e questa stranezza, ora che il bizzarro senso di dissociazione mentale andava svanendo, mi risvegli nell'animo tutte le antiche paure, ripescandole dall'angolino della mente in cui la furia del combattimento le aveva relegate. Ma in fondo non sarebbe stato giusto privarti della tua battaglia, non trovi? E poi a noi Hardanger piace il denaro. E ovviamente i miei nuovi padroni hanno molte spese da sostenere. L'elisir di cui hanno bisogno per risvegliare i morti in questo clima freddo si fa con oli che provengono dall'Arabia. Non sono facili da trovare. Merce cos esotica richiede moneta sonante.
Nonostante il mio stato confusionale, mi resi conto della derisione insita in quelle parole. Lo Spezzaremi stava dicendo a Snorri che era stato proprio lui a finanziare quell'orrore, con la sua carne e il suo sangue e il suo fallimento. Si poteva dire tutto dello Spezzaremi, ma non che fosse uno stupido.
Ein, Tuttugu e io ci portammo a fianco di Snorri. In fondo al corridoio c'era un'altra stanza, quasi completamente invisibile dal punto in cui ci trovavamo. Un Vichingo Rosso giaceva esattamente tra le due stanze, met di qua e met di l, con la testa spaccata nel mezzo. Ein divelse una lancia dal corpo di suo fratello - doveva essere Thrir, se l'ordine era stato davvero rispettato.
Ma c' molto di pi, Spezzaremi. Avresti potuto uccidermi e avere comunque nove decimi del tuo maledetto oro, se non di pi. Snorri s'interruppe, come se facesse fatica a dar voce alle sue domande. Dov' mia moglie? E mio figlio? Se hai fatto loro del male.... Serr la mascella, i muscoli del viso contratti dalla tensione.
Tuttugu accorse a fasciare il fianco di Snorri con delle strisce di tessuto strappate da un mantello. Ein invece lo trattenne quando il guerriero fece per avanzare. Snorri cedette e li lasci fare. La ferita alla spalla avrebbe sanguinato fino a prosciugare le sue forze, se non l'avesse tamponata.
C' molto pi, ripet.
 vero, Snorri. Nella voce dello Spezzaremi c'era una punta di tristezza. Nonostante la sua reputazione, quell'uomo aveva un che di... regale. Un sovrano che parlava dall'alto del suo trono. La voce di Sven lo Spezzaremi era quella di un eroe e di un saggio, e ci avvolgeva come un incantesimo. Sono caduto. Tu lo sai. Io lo so. Mi sono piegato al vento. Ma Snorri? Snorri ver Snagason ha ancora la schiena dritta,  puro come la neve d'autunno, come se fosse emerso da una delle antiche saghe per salvarci tutti. E qualsiasi cosa io sia diventato, Snorri, resto prima di tutto un vichingo. Le saghe devono essere raccontate, l'eroe deve avere la sua opportunit di resistere al vento incessante. Siamo vichinghi, siamo nati per opporci ai troll, ai giganti di ghiaccio, persino al mare. E agli dei in persona.
Vieni avanti, Snorri. Finiamola qui. Solo tu e io. E i tuoi amici come testimoni. Io sono pronto.
Snorri si lanci in avanti.
No!. Lo afferrai per un braccio e lo tirai indietro con tutta la forza che mi rimaneva. Il sortilegio scintill tra di noi, e il contraccolpo fece a pezzi la sua manica e mi scagli sul tavolo, mentre immagini indistinte di inchiostro e luce mi si paravano davanti agli occhi. L'odore di bruciato mi riemp le narici, e la sua acredine mi riport in quella strada di Vermillion, mentre correvo come se avessi alle calcagna tutti i demoni dell'inferno e il selciato si spaccava sotto i miei piedi.
Per Hel, ma che.... Snorri si volt a guardarmi.
So.... Riuscii a produrre solo un sussurro. Tossii e riprovai a parlare. So riconoscere un bastardo quando lo vedo.
Ein si chin e raccolse uno scudo abbandonato. Tuttugu ne stacc altri due dalla parete.
Sono i tuoi ultimi istanti, Spezzaremi!, grid Snorri, mentre Tuttugu ed Ein imboccavano il corridoio proteggendolo con gli scudi in alto e in basso.
Dardi di balestra si piantarono nel legno nello stesso istante in cui i protettori di Snorri entrarono nel campo visivo dei tiratori. Snorri emise un ruggito inarticolato e super i suoi compagni, lanciandosi nella stanza successiva.
Lo seguii, ancora un po' confuso. Se fossi stato completamente in me, mi sarei seduto accanto ad Arne e avrei finto di essere morto.
Sven lo Spezzaremi era in piedi in fondo a una stanza pi piccola di quella da cui provenivamo, e torreggiava sui tre balestrieri accanto a lui. Non arrivava al punto da far sembrare piccolo Snorri, ma di certo il mio compagno non mi pareva pi cos grosso. La madre di quel tizio doveva essersi portata a letto un troll. Un troll di bell'aspetto, comunque. Con la folta barba biondo-rossiccia che gli ricadeva sul petto e i capelli sciolti e selvaggi, lo Spezzaremi incarnava alla perfezione l'ideale di un re vichingo - fino al dettaglio, come i bordi dorati del pettorale di ferro che indossava. In una mano brandiva una splendida ascia, nell'altra uno scudo di ferro delle dimensioni di un piatto da cerimonia, liscio e spesso.
Ein devi verso i due uomini a sinistra, Tuttugu caric quello a destra. Lo Spezzaremi and incontro a Snorri.
Non hai molte opzioni quando un'ascia roteante avanza nella tua direzione, sospinta da tutta la forza di un uomo. Uccidere colui che la brandisce prima che riesca ad assestare il colpo  la migliore. Se hai una spada, puoi impalare il tuo nemico. Ma se come lui sei armato di un'ascia, allora colpisci pi forte che puoi e spera che ti vada bene mi sembra il miglior consiglio che si possa dare. Ovviamente per tentare di colpire il tuo uomo devi essere a una certa distanza da lui, esattamente la stessa che serve a lui per colpire te.
Snorri tuttavia adott una soluzione diversa. Si scagli in avanti prima di lui, brandendo la sua arma e correndo a una velocit impossibile per chiunque stia caricando un colpo d'ascia. Quello scatto mand lo Spezzaremi fuori tempo, la lama affilata della sua ascia si abbatt una frazione di secondo troppo tardi e il manico si scontr con la spalla sollevata di Snorri, che contemporaneamente cal la sua arma sul collo dello Spezzaremi. Ma neppure in quel caso fu la lama ad andare a segno: Snorri conficc solo le estremit appuntite nella gola dell'avversario.
Avrebbe dovuto finire l. Con dei pezzetti di metallo piantati in gola da un uomo vigoroso. Ma in qualche modo lo Spezzaremi riusc a sbattere il proprio scudo sulla tempia di Snorri e cadde all'indietro con le mani strette intorno alla sua gola. Entrambi i contendenti avrebbero dovuto accasciarsi a terra, invece barcollarono e vacillarono, e poi si avvinghiarono come due orsi.
Nel frattempo Ein aveva ucciso uno dei suoi avversari e stava lottando con il secondo. Entrambi erano armati di coltelli e tentavano di assestare colpi al viso, impedendo al rivale di fare lo stesso. Tuttugu aveva ucciso il suo nemico, ma il Vichingo Rosso era riuscito a colpirlo con la daga prima che lui gli spaccasse la testa. Non riuscivo a vedere quanto fosse grave la ferita, ma a giudicare dal sangue che scorreva tra le mani grassocce dell'Undoreth intento a tenersi lo stomaco, non doveva essere nulla di buono.
I due giganti restavano in piedi, con le dita intrecciate, lottando l'uno contro l'altro. Paonazzo in viso e con il sangue che schizzava a ogni respiro, lo Spezzaremi stava mettendo Snorri in ginocchio, un centimetro dopo l'altro. I muscoli erano tesi, le vene parevano sul punto di scoppiare. Entrambi grugnivano e ansimavano. Di sicuro le ossa erano pronte a spezzarsi: pensai che con un ultimo schiocco le immense forze contrapposte avrebbero distrutto il corpo di uno dei due. Ma in realt, piano piano, con il sangue che defluiva oltre le fasciature sul fianco e sulla spalla, Snorri stava cedendo, finch di colpo non cadde in ginocchio, mentre lo Spezzaremi continuava a esercitare una terribile pressione.
Tuttugu tolse una mano gocciolante dallo stomaco e si chin a recuperare l'ascia, lento e agonizzante. Sembrava che lo Spezzaremi non si fosse accorto di nulla, eppure allung un calcio alle proprie spalle e spezz il ginocchio dell'Undoreth, spedendo Tuttugu lungo disteso, tra atroci urla di dolore. Snorri tent di rialzarsi e riusc a sollevare una gamba, ma con un ruggito lo Spezzaremi lo spinse di nuovo a terra.
Ein e l'altro Hardanger stavano ancora rotolando sul pavimento, ora entrambi feriti. Abbassai lo sguardo sulla mia spada, gi scarlatta dalla punta all'elsa.  Snorri quello l. Avevo bisogno di ripeterlo a me stesso. Era stato il mio compagno per chilometri e chilometri, in tutte quelle settimane di pericoli e privazioni... Lo Spezzaremi lo spinse ancora pi gi, mentre entrambi ringhiavano minacce selvagge. Uno scatto improvviso e Sven lo Spezzaremi chiuse la gigantesca mano destra intorno alla gola di Snorri, mentre la sinistra restava intrecciata alla sua. Con la mano improvvisamente libera, Snorri tentava di liberarsi dalla presa.
Ma adesso lo Spezzaremi era vulnerabile. Aveva la testa china. Cristo, Jalan, fallo!. Dovetti praticamente urlare a me stesso quelle parole. Quindi, all'inizio riluttante, poi sempre pi rapido, corsi verso di loro brandendo la spada sopra la testa. Non mi era piaciuta l'idea di uccidere la sentinella sulla torre, nemmeno con una freccia scagliata da cento metri di distanza. Ma adesso desideravo che Sven lo Spezzaremi morisse, l e ora, e se dovevo essere io a farlo...
Calai la spada con entrambe le mani, facendo sibilare la lama nell'aria, e in qualche modo, in quello stesso istante, lo Spezzaremi lasci la presa sulla mano di Snorri e interpose fra noi il suo scudo. Il contraccolpo fece vibrare la mia spada come se l'avessi abbattuta sulla pietra e rese la mia presa malferma. Con un rapido scatto il gigante ricacci indietro Snorri, sempre con la mano avvinghiata alla sua gola, e mi colp subito sotto il cuore: sentii la forza dell'impatto combinato delle nocche e del bordo dello scudo. L'aria abbandon i miei polmoni con un silenzioso whoosh, sentii le costole spezzarsi e crollai a terra come un cavallo azzoppato.
Disteso sul pavimento vidi lo Spezzaremi liberarsi dello scudo e stringere anche l'altra mano intorno alla gola di Snorri. In qualche modo riuscii a tirare un respiro che a Snorri era precluso. Rantolai mentre l'aria penetrava come acido nei miei polmoni e le costole fratturate sfregavano l'una contro l'altra.
Sven lo Spezzaremi cominci a scuotere Snorri, prima lentamente, poi con sempre maggiore energia, mentre il volto del suo avversario cambiava colore, scurendosi. Hai fatto male a tornare, Snagason. In tutto il Nord non c' nessuno come me. Ci vuole ben pi di un ragazzino per abbattermi.
Vedevo la vita che abbandonava Snorri, le braccia che ricadevano inerti, tuttavia riuscii solo a trarre un nuovo respiro. Ein era crollato lontano dal suo nemico, entrambi giacevano a terra. Tuttugu era sdraiato in una pozza sempre pi ampia del suo stesso sangue e guardava la scena senza poter intervenire.
 ora di morire, Snorri. I muscoli degli avambracci dello Spezzaremi si gonfiarono ulteriormente, rafforzando quella presa che era letteralmente in grado di spezzare un remo.
Da qualche parte, lontano e invisibile, il sole cal.
Snorri rialz le braccia. Strinse le mani intorno ai polsi di Sven lo Spezzaremi e la carne dell'Hardanger si fece nera nei punti in cui le dita di Snorri la toccarono. Le labbra dello Spezzaremi si tesero in un ringhio mentre Snorri sollevava il capo e spezzava la morsa del nemico intorno al suo collo. Uno strattone violento e improvviso verso il basso ed entrambi gli avambracci dello Spezzaremi si ruppero, le ossa fuoriuscirono da una poltiglia sanguinolenta. Poi un pugno lo sped a terra accanto a Tuttugu.
Come te?. La voce si Snorri si mescol a quella di Aslaug mentre si alzava in piedi. Il Nord deve temere me. Raccolse lo scudo abbandonato, con gli occhi colmi di tenebra.
Meglio. Steso a terra, Sven lo Spezzaremi riusc a cavarsi di bocca una risata. Ancora meglio. Potresti persino avere qualche possibilit. Distruggili, Snorri, mandali da Hel in un frastuono di urla!.
Snorri si inginocchi accanto a Sven lo Spezzaremi.
Sono riusciti a infondere in me la paura, Snorri, che gli dei li maledicano. Che gli dei li maledicano tutti.
Dov' Freja?. Snorri afferr lo Spezzaremi per la gola e gli sbatt la testa contro il pavimento. Mio figlio. Lui dov'?, rugg in faccia al guerriero.
Lo sai gi!, rispose lo Spezzaremi sputando sangue.
Voglio sentirtelo dire!. Snorri pos i pollici sugli occhi dello Spezzaremi.
A quel punto svenni, mentre Snorri cominciava a premere, strappando allo Spezzaremi un urlo che era per met una risata.
Quei momenti di buio e incoscienza furono gli unici istanti di conforto che trascorsi in quel forte oscuro. E mi furono portati via nel giro di pochi secondi.
 ora di morire, Spezzaremi. Snorri si chin sul gigante caduto, con le mani coperte di sangue.
Un balbettio scarlatto e poi: Bruciate i morti....
Sven lo Spezzaremi non ebbe tempo di dire altro. Snorri gli sfond il cranio con un colpo secco del pesante scudo.
Snorri. Riuscii a tirare fuori solo un sussurro, ma lui alz la testa e l'oscurit svan dai suoi occhi, che tornarono limpidi e azzurri come il ghiaccio.
Jal!. Nonostante le ferite fu subito al mio fianco e tir il cappuccio del mio mantello, sordo a ogni mia protesta. Per un attimo pensai che volesse aiutarmi, invece mi trascin all'altro capo della stanza e mi deposit accanto a Ein.
Il Vichingo Rosso vicino a lui pareva decisamente morto, ma Snorri gli prese il coltello dalle mani e gli tagli la gola, tanto per essere sicuro. Sei ancora vivo?. Si volt verso Ein e lo schiaffeggi. Ein brontol e apr gli occhi. Bene. Cosa puoi fare per lui, Jal?
Io?. Sollevai un braccio - non so perch, forse per rifiutarmi - e scoprii di avere una ferita sul bicipite. Che diavolo!. Rotolare su me stesso fu una vera sofferenza, ma mi diede modo di confermare un altro ricordo confuso sotto il velo rosso del combattimento: ero stato ferito anche alla gamba. Sono messo peggio di Ein. Considerando le ferite che avevo ricevuto senza rendermene conto e senza conservarne memoria, poteva anche essere vero. Ma Ein aveva uno squarcio al petto che gorgogliava e sibilava a ogni respiro. Una ferita mortale.
Sta peggio lui, Jal. E tanto non puoi guarire te stesso. Lo sappiamo.
Non posso guarire nessuno senza restarci quasi secco. Mi ucciderebbe. Anche se una volta morto, almeno avrei smesso di provare dolore a ogni singolo respiro. E qualcuno doveva avermi riempito il fianco di frammenti di vetro, ne ero certo.
La magia qui  pi forte, Jal, non senti che cerca di uscire? Io praticamente la vedo brillare dentro di te. Nella sua voce c'era un velato tono di supplica. Non per se stesso, questo mai, ma per l'ultimo dei suoi compatrioti.
Ges, voialtri sarete la mia rovina. Sbattei la mano sulla ferita di Ein, con pi energia del necessario.
Nel giro di un istante la mia mano si accese e divenne cos luminosa che era impossibile guardarla, mentre il mio dolore si trasformava in un'agonia; quello alle costole era oltre l'umana comprensione. Ritrassi la mano quasi immediatamente, ansimando e imprecando, mentre dalla bocca mi colavano sangue e saliva.
Bene. Adesso Tuttugu!. Mi sentii di nuovo trascinare. Con un solo occhio aperto vidi Ein mettersi a sedere a fatica, tastando la pelle intatta, bench macchiata di sangue, nel punto in cui il coltello era penetrato tra le costole.
Snorri mi port accanto a Tuttugu e ci guardammo negli occhi, entrambi troppo esausti per parlare. Il vichingo era sempre stato pallidissimo, ma adesso era bianco come il ghiaccio. Snorri lo trascin, spostandolo senza apparente sforzo, nonostante la sua mole. Scost la mano di Tuttugu dallo stomaco e sentii che gli si mozz il fiato.
 messo male. Devi guarirlo, Jal. Il resto pu aspettare ma questa ferita si infetter. Le viscere sono lacerate all'interno.
Non posso. Avrei preferito piantarmi un coltello in una mano o infilarmi in bocca delle braci ardenti. Non capisci....
Morir! Sapevo che per Arne era troppo tardi, ma questa invece... questa  una morte lenta e tu puoi fermarla. Snorri continuava a parlare. Le sue parole m'investivano come un fiume in piena. Tuttugu non diceva nulla, continuava a guardarmi e io guardavo lui. Entrambi eravamo sdraiati sul pavimento di pietra fredda, troppo deboli per muoverci. Lo ricordai sul versante della montagna che sovrastava Trond, mentre mi diceva che sarebbe fuggito via da ogni battaglia se solo avesse avuto le gambe pi lunghe. Un'anima affine alla mia, almeno per quanto riguardava le paure, e tuttavia era venuto ugualmente a combattere alla Fortezza Nera.
Sta' zitto, dissi a Snorri. E lui ubbid.
Si avvicin anche Ein, muovendosi con la prudenza di un vecchio.
Non posso. Non ce la faccio. Abbassai lo sguardo sulla mano libera. Con l'altra continuavo a stringere la spada, chiss per quale ragione: probabilmente mi era rimasta appiccicata, con tutto quel sangue. Non ce la faccio. Ma nessuno dovrebbe raggiungere il Valhalla con un'infezione presa in un bordello. Lanciai un'altra occhiata alla mano.
Finalmente Ein cap. Chiusi entrambi gli occhi, serrai i denti e strinsi qualsiasi cosa potesse essere stretta, mentre lui afferrava la mia mano e la posava sopra lo squarcio sul ventre di Tuttugu.
Al confronto, guarire Ein era stato un gioco da ragazzi.

28.

Mi svegliai davanti al calore di un fuoco. Il fianco mi faceva tremendamente male, ma quel tepore era meraviglioso, e se riuscivo a non muovere neanche un muscolo, quella situazione poteva sembrare quasi confortevole.
Ma pian piano le altre ferite cominciarono a farsi sentire. La coscia pulsava dolorosamente, avevo delle fitte penetranti nel braccio e in generale tutti i muscoli di cui conoscevo il nome - e anche qualcuno che non sapevo neppure di possedere - erano in uno stato pietoso.
Aprii un occhio. Dov' Snorri?.
Mi avevano fatto distendere sopra uno dei lunghi tavoli, all'estremit pi vicina al focolare. Ein e Tuttugu erano seduti davanti al fuoco. Tuttugu si sistemava una stecca intorno al ginocchio, Ein affilava la sua ascia. Entrambi avevano ripulito e suturato le proprie ferite, o forse si erano aiutati a vicenda.
Sta bruciando i morti. Tuttugu indic la porta pi lontana. Costruisce una pira sulle mura.
Tentai di mettermi a sedere, ma tornai subito a sdraiarmi, imprecando. Ma non c' abbastanza legna, no? Perch non li lascia congelare?
Ha trovato il deposito del legname e si  messo a scardinare porte e finestre.
Per quale ragione?, chiesi, ma non ero sicuro di volere una risposta.
Per via di ci che arriver da Ghiaccio Amaro, disse Ein. Vuole impedire che i cadaveri si rialzino e ci attacchino. Non disse che tra essi c'erano anche gli ultimi tre dei suoi fratelli, ma qualcosa nel suo volto me lo fece capire ugualmente.
Ma se sono congelati non possono.... Tentai di nuovo di mettermi a sedere. Sedersi  il primo fondamentale passo per poter poi fuggire.
Potrebbero non fare in tempo a congelare, disse Tuttugu.
E Snorri non vuole lasciare nulla che potrebbe essere contaminato dopo.... Ein pos la pietra per affilare la lama e ammir il risultato alla luce del fuoco.
Quei due, gli uomini ai quali avevo appena salvato la vita, erano riusciti a gelarmi il sangue nelle vene. I loro vaghi accenni - in tempo e dopo - non erano affatto incoraggianti. Un corpo congela in una notte, no?
Ci aspettiamo... problemi... prima di domattina?. Tentai di tirare fuori una voce che non suonasse come un piagnucolio, ma con scarso successo.
No, non li aspettiamo. Li aspetta solo Snorri. Ha detto che stanno arrivando. Tuttugu strinse la fasciatura intorno al ginocchio e mugol per il dolore.
E come fa a saperlo?. Tentai una terza volta di sedermi, galvanizzato dalla paura, e ci riuscii, nonostante le costole che sfregavano.
Snorri dice che gliel'ha annunciato il buio. Ein pos l'ascia e abbass gli occhi. E ha detto anche che se non mette fine a questa storia nel buio, dovrai farlo tu nella luce.
Questa.... Scesi dal tavolo e il dolore mi azzitt. Questa  follia. Deve solo trovare sua moglie e suo figlio e poi potremo scappare!. Evitai di aggiungere che doveva trovarli vivi o morti. Lo Spezzaremi  andato.  finita.
Senza aspettare di essere contraddetto, zoppicai fino alla porta pi lontana. Le tracce di sangue, adesso pi scuro e secco, quasi scarlatto, mi mostrarono la via. Davvero non immaginavo dove Snorri avesse trovato le energie di trascinare trenta cadaveri per tutto il corridoio e poi sulle mura, ma sapevo che non aveva n il combustibile n le forze per aggiungere alla pira i morti congelati della schiera di Olaaf Rikeson.
Le scale che conducevano alla porta esterna erano scivolose per via del sangue, che si stava gi congelando nei punti in cui era gocciolato da un gradino all'altro. Quando aprii la porta, vidi la notte completamente in fiamme. Il vento trasportava lingue di fuoco arancione lungo il parapetto. Nonostante l'enorme fonte di calore a meno di venti metri di distanza, il freddo mi attanagli immediatamente. Il gelo alieno di un paesaggio che non offriva nulla all'uomo, n a nessun altro essere vivente.
In piedi, Snorri si stagliava contro quell'inferno. Vedevo i cadaveri e i ceppi di legna, alcuni gi carbonizzati tra le fiamme incandescenti, altri sul punto di prendere fuoco. Neppure la violenza del vento riusciva ad allontanare dalle mie narici l'odore di carne bruciata. Il grasso rovente impregnava i camminamenti e continuava a bruciare persino mentre colava gi lungo il muro interno.
 finita quindi?. Dovetti alzare la voce per farmi udire sopra il crepitio del fuoco e l'ululare del vento.
Stanno arrivando, Jal. I morti di Ghiaccio Amaro, i negromanti che li hanno radunati, Edris e il resto dei seguaci dello Spezzaremi. Si interruppe. E i non-nati.
Che diavolo stai facendo qui fuori allora?, gridai. Va' a cercare tua moglie e andiamocene. Avevo deciso di ignorare il fatto che ero a malapena riuscito a percorrere il corridoio e che comunque non avremmo potuto riattraversare gli Altopiani a piedi se c'era un bambino con noi. Verit troppo scomode. E poi la donna e il bambino probabilmente erano morti; quanto a me, avrei preferito crepare tentando di superare la distesa di ghiaccio piuttosto che affrontando i negromanti e i loro orrori.
Snorri si volt, dando le spalle al fuoco, con gli occhi arrossati dal fumo. Rientriamo. Ho pronunciato le parole. Le fiamme li condurranno al Valhalla.
Be', non lo Spezzaremi e i suoi bastardi, dissi.
Persino loro. Snorri lanci un'altra occhiata alle fiamme e un mezzo sorriso gli incresp le labbra. Sono morti combattendo, Jal.  l'unica cosa che conta. Quando prenderemo le armi contro jotn e jotnr nella battaglia di Ragnark, tutti gli uomini con il fuoco nelle vene combatteranno insieme.
Ci incamminammo l'uno di fianco all'altro, e Snorri si adegu al mio passo da lumaca mentre zoppicavo scendendo le scale. Inciampai su un gradino e pronunciai tutte le imprecazioni che conoscevo finch non arrivammo in fondo. Non possiamo restare qui, Snorri.
Questa  una fortezza. Non c' posto migliore in cui trovarsi quando i nemici sono in marcia.
Su questo aveva ragione.
Quanto ho dormito? Quanto tempo ci rimane?
Mancano un paio d'ore all'alba. Loro arriveranno prima.
Cosa facciamo?. Sven lo Spezzaremi era gi stato abbastanza per me. Non avevo alcun desiderio di restarmene ad aspettare il nemico che aveva messo tanta paura in corpo a un mostro del genere.
Ci barrichiamo nella guardiola. Aspetta.
Per quanto mi piacesse l'idea di difenderci in quel modo, non sembrava affatto una tattica da Snorri. Il suo stesso nome voleva dire attacco, no? Limitarsi a resistere era come ammettere la sconfitta. Ma ormai era distrutto. L'avevo capito. Non potevo guarire le sue ferite, proprio come non potevo guarire le mie. Gi solo camminare accanto a lui faceva crepitare l'aria di energie turbolente. Persino a quasi un metro di distanza sentivo la pelle tirare come se quella crepa, la crepa che la magia della Sorella Silente aveva fatto emergere nel mondo - anzi, fra i mondi - stesse cercando di uscire fuori dal midollo delle mie ossa. Voleva scorrere attraverso di me e congiungersi alla sua gemella oscura che affiorava da Snorri, per unirsi a lei e correre insieme verso l'orizzonte, spaccandosi ancora e ancora, fino a ridurre il mondo in frantumi.

La guardiola ospitava diverse stanze, la pi grande delle quali offriva una buona visuale sui cancelli, sempre che si fosse disposti ad aprire le finestre e a sporgersi a guardare. In pi, tre feritoie coperte permettevano di versare liquidi di vario genere sulle teste di chiunque si presentasse alle grandi porte. Cos vicino a Ghiaccio Amaro, anche della semplice acqua versata su visitatori indesiderati sarebbe risultata fatale nella gran parte dei casi. Nella stanza c'era anche un caminetto con della legna impilata ai due lati e due secchi di rame colmi di carbone. Tuttugu ed Ein si occuparono di accendere il fuoco, anche se entrambi si muovevano goffamente per via delle ferite che si erano seccate. Tuttugu si era creato una stampella usando una lancia, alcuni pezzi di mobili e un mantello imbottito, ma di sicuro non era in grado di percorrere grandi distanze. La nostra forza d'attacco era rappresentata da Snorri ed Ein, entrambi piuttosto fiaccati dai colpi ricevuti. Per quanto riguardava me e Tuttugu... un dodicenne determinato e armato di un bastone avrebbe potuto abbatterci senza troppe difficolt.
Le porte e le finestre erano solide e massicce, con i catenacci di ferro sprangati e oliati a dovere.
Scavalcheranno le mura, dissi.
No, non i morti. Snorri agit le braccia per sgranchirle. Adesso brandiva l'ascia di Sven lo Spezzaremi, anzi, in realt sospettavo che avesse riguadagnato l'ascia di suo padre.
Ma gli Hardanger s. Tra loro ci sarebbe stato anche Edris. Non sapevo perch mai mi spaventasse pi dei vichinghi, ma era cos.
Non credo che abbiano dei rampini, probabilmente non hanno neanche le corde. Ma nel caso.... Snorri scroll le spalle. Non possiamo comunque pattugliare le mura della fortezza in due. Non dovrebbero far altro che attaccare in tre punti diversi. Riusciranno a entrare, oppure no. Li terremo d'occhio dal tetto della guardiola e decideremo cosa fare sul momento.
Ma  buio.
Se arriveranno di notte, Jal, avranno delle torce, non credi? Quelli in grado di scalare le mura dovranno poter vedere. Non so bene cosa vedano i morti, o se abbiano bisogno di luce, ma quelli che ho visto a Otto Approdi erano come i morti sulle montagne di Chamy-Nix. Non scaleranno le mura.
E i non-nati?
Che vengano. Men nell'aria un fendente improvviso con l'ascia.

I turni di guardia toccarono a me e a Tuttugu. Ci alternammo uno dopo l'altro, dato che non aveva senso che i due uomini in grado di combattere congelassero sul tetto. Tuttugu si prese la prima ora. Riuscii solo a immaginare quanta fatica dovesse costargli salire i gradini con il ginocchio a pezzi. Quando zoppicai su per la lunga scala a chiocciola per dargli il cambio, lo trovai avvolto nelle pelli, blu per il freddo e in stato di semi incoscienza. Ein dovette aiutarlo a scendere.
Rimasi in piedi per tutto il mio turno, immobile nel buio, con il vento che ululava intorno a me e un bel niente da vedere, se non il bagliore della pira funeraria sulla torre est. Ero rimasto al caldo solo per poche ore, ma il gelo aspro all'esterno fu comunque uno shock. Non riuscivo a credere di aver resistito l fuori per giorni.
Nel buio, mentre percorrevo lentamente le mura di guardia, la mente mi tirava brutti scherzi. Voci nel vento, colori nella notte, volti del mio passato che tornavano a farmi visita. Immaginai la Sorella Silente, lass nel ghiaccio, con i suoi cenci agitati dal vento mentre girava intorno alla Fortezza Nera, dipingendo la sua maledizione sulle mura man mano che avanzava. Avrebbe dovuto essere insieme a noi, quella vecchia. Era stata lei a condurci fin l, in qualche modo, con uno stratagemma che non riuscivo a comprendere. Era tutta colpa sua. Avevo pensato che quella donna cieca fosse il male, una strega che bruciava le persone nelle proprie case. Tuttavia sembrava proprio che il suo vero obiettivo fosse da sempre il non-nato, o qualche altro servitore del Re dei Morti. Alcune persone si erano semplicemente trovate in mezzo. Danni collaterali. O forse esche.
In quanto principe, mi era stato insegnato che il bene si oppone al male. E mi avevano dipinto il bene ammantato di onore cavalleresco e il male curvo sotto il peso della propria immoralit, sormontato da corna. Mi ero sempre chiesto quale fosse il mio posto in quel grande schema. Che ruolo poteva avere il piccolo Jalan, interessato solo ai propri capricci e ai propri piaceri insignificanti, di certo non maestoso come il male, e lontano dal bene quanto una pallida imitazione della virt? Adesso, a quanto pareva, scoprivo che la donna cieca che mi aveva terrorizzato da bambino era la mia prozia. E se il prozio Garyus era il vero sovrano, allora la Sorella Silente, che era pi anziana di mia nonna, non avrebbe dovuto essere la sua erede?
Mi strofinai gli occhi attraverso il cuoio rigido del passamontagna, tentando di allontanare la stanchezza e magari anche un po' di confusione. Sbattei le palpebre per vedere meglio. Le braci del fal danzavano nel vento stagliandosi contro la scura distesa di ghiaccio. Nonostante il vento, non si spegnevano. Sbattei di nuovo le palpebre, poi ancora una volta, ma niente, le luci non se ne andavano.
Diavolo!, mormorai tra le labbra insensibili.
Lanterne.
Stavano arrivando.

29.

Snorri osserv l'avanzata dai battenti scostati solo di una fessura. La lama di vento che vi penetrava riusciva a mordermi anche se mi trovavo a debita distanza, accanto al fuoco.
Vanno verso l'entrata principale.
Quanti?
Un paio di dozzine, forse di pi.
Mi ero aspettato l'arrivo di un esercito, ma era ovvio che fossero cos pochi. Sostentare un numero pi elevato di persone in quelle condizioni al limite della sopravvivenza sarebbe stata un'impresa non da poco, e non avrebbe nemmeno avuto molto senso, data la possibilit di sfruttare i morti per i lavori pesanti. Tuttavia m'interrogai ancora una volta sulla sorte dei prigionieri. Avevano venduto gli uomini a sud. Non ci avevo riflettuto molto, prima, ma di certo se volevano dei prigionieri per scavare nel ghiaccio allora... Non aveva alcun senso: avrebbero potuto ucciderli tutti e usarli per lo stesso scopo da morti, e inoltre a quel punto sarebbero stati infaticabili e non avrebbero avuto bisogno di sostentamento.
Non ci sono prigionieri!. Lo dissi ad alta voce, non un sussurro n un grido, ma una semplice constatazione.
Ci saranno almeno cinquanta morti dietro... almeno questo  quello che le loro luci mi consentono di vedere, ma  un bel gruppetto. Snorri prosegu a riferire ci che vedeva. Potrebbero esserci anche negromanti e uomini delle Isole, non posso dirlo.
Cosa.... Non riuscivo a trovare le parole giuste. Perch.... Se non c'erano prigionieri... dov'erano Freja e il piccolo Egil?
Stanno arrivando alle porte. Snorri si spost davanti alla prima feritoia. Olio.
Ein lo raggiunse con un secchio di olio che avevano riscaldato sul fuoco. Lo trasport con delle pinze. A quanto dicevano, l'acqua bollente si sarebbe congelata e sparpagliata cadendo, atterrando in una polvere di cristalli di ghiaccio.
Dal basso giunsero tre colpi attutiti, qualcuno stava bussando alla grande porta. Snorri tir lo sportello della feritoia ed Ein vi vers dentro il liquido. Quando il secchio si svuot, Snorri richiuse lo sportello, attutendo le urla.
E adesso?, disse Tuttugu con gli occhi spalancati, ormai abbastanza in forze da essere terrorizzato.
Jal, torna di guardia sul tetto, disse Snorri.
Quei gradini mi uccideranno, sempre che non lo faccia qualcos'altro. Scossi la testa e mi affrettai per quanto possibile lungo la scala a chiocciola.
Dal tetto vidi i nemici che aveva descritto Snorri, niente di pi. Forse non c'era nessun altro. Con il cuore in gola, tremando per il freddo e per il pensiero di cosa potessero nascondere le tenebre, percorsi il perimetro delle mura di guardia. Niente. Non c'erano altre luci. Niente da vedere. E questo mi preoccupava, in generale e per qualche altra ragione indefinita che non riuscivo ad afferrare.
Per lunghi minuti si ud soltanto l'ululato del vento, mentre i vichinghi serravano le fila alla base delle mura, con i morti alle loro spalle. Nessuno si muoveva. Il terrore cominci a crescere dentro di me, senza bisogno di chiss quale altra influenza maligna. L fuori c'erano delle cose morte che volevano farci diventare come loro: solo un pazzo non se la sarebbe fatta sotto dalla paura.
Dato che non c'era nulla da vedere a parte le luci, mi rassegnai a guardare quelle. Come avevo potuto sbagliarmi cos tanto? Impossibile scambiarle per braci della pira trasportate dal vento sopra i ghiacci. Pare che la mente umana passi un sacco di tempo ad autoingannarsi. Oppure mi ero semplicemente illuso... Mi soffermai ancora sulle luci, poi mi battei una mano sulla fronte. Non succede cos spesso che un uomo si batta davvero una mano sulla fronte quando un'improvvisa consapevolezza gli rischiara la mente. Specialmente se  solo, senza un pubblico. Ma io lo feci. E poi mi precipitai gi per le scale ghiacciate, due o tre gradini alla volta, imprecando per il dolore a ogni balzo.
Cosa? Cosa c'? Cosa hai visto?. Mi urlarono contro tutti e tre insieme, mentre io mi chinavo per il dolore e mi stringevo le costole, lottando per respirare.
Lasciategli un po' di spazio, disse Snorri facendosi indietro.
Io.... La ferita alla gamba si era riaperta nonostante i punti con cui Ein l'aveva suturata mentre dormivo, e il sangue riprese a scorrere lungo la coscia.
Cosa hai visto?, chiese Tuttugu, pallido in volto.
Niente. Boccheggiai e presi un altro respiro.
Cosa?. Tre sguardi inespressivi.
Niente, dissi. Solo le lanterne degli Hardanger.
Un altro momento di incomprensione.
Il fuoco sulle mura non c' pi. Indicai approssimativamente la direzione in cui doveva trovarsi la pira di Snorri.
Non pu essersi spenta, disse Ein. Domani a quest'ora dovrebbe ardere ancora.
Gi, annuii. Quando ero sceso ad avvertirli dell'arrivo dei visitatori da Ghiaccio Amaro, dalla pira si levavano circa dieci metri di braci arancioni, e le fiamme guizzavano agitate dal vento.
Vado a vedere. Ein prese una lanterna dall'attaccapanni e and alla pesante porta che conduceva al corridoio e alle sale successive. Si blocc quando sent un rumore sordo dal basso. Assomigliava a quello di un ariete, non certo al battere degli scudi sul legno che avevamo sentito poco prima.
Tuttugu! L'olio!. Snorri riapr lo sportello della feritoia. Guard gi, aggrottando le sopracciglia. Non c' nien....
BOOM!
Il rumore dell'impatto cancell le sue parole.
Hel! Veniva da dentro!. Snorri si volt di scatto verso Ein, che gli dava le spalle, ancora in piedi davanti alla porta.
Vado a vedere cosa.... Ein si interruppe a met frase e barcoll in avanti, accompagnato dal suono di qualcosa che si frantumava. Una punta spessa e affilata, coperta di sangue, emerse all'improvviso dal suo sterno. Un attimo dopo la porta si stacc dai cardini: l'orrore che vi comparve dietro scroll sia il battente che il corpo di Ein, agitando la lancia che aveva impalato entrambi.
Ges!. Un urlo. Qualcosa di caldo prese a scivolarmi tra le gambe. Mi piacerebbe poter dire che si trattasse di sangue. Quella cosa bloccava il corridoio, una massa informe di carne liquefatta e carbonizzata, fatta di ossa incastrate l'una con l'altra. Qua e l sporgeva un elmo, oppure un teschio, che ancora ardeva. Erano i resti fetidi di quanto rimaneva della pira, spenti e rianimati sotto forma di qualcosa che assomigliava a un orribile lumacone gigante, pi che a un essere umano.
Snorri balz in avanti, ruggendo e mulinando l'ascia. Pezzi di carne fumante volarono per la stanza. Il tanfo di quell'affare mi costrinse in ginocchio in preda al vomito. La maggior parte di quello che rigettai scivol gi dalla feritoia, ma sotto non c'era nessuno a ricevere quel torrente. I ruggiti di Snorri continuavano, inframmezzati dai colpi provenienti dal basso.
Quando finalmente riuscii a rialzare la testa, Snorri interruppe il suo assalto. Quell'incubo si era afflosciato sulla soglia, era penetrato per circa un metro nella stanza, coprendo parzialmente la porta e anche le gambe di Ein, fino al fianco. E ora non si muoveva pi, a parte il punto in cui Snorri aveva affondato un'ultima volta la sua ascia, tanto per essere sicuro.
 finita, disse Tuttugu accanto al fuoco con voce nervosa, quasi saltellando sulla gamba buona.
Tuttugu aveva appena richiuso la bocca quando la testa di Ein si sollev di scatto dal pavimento. Gli occhi con cui mi fiss erano esattamente gli stessi che avevo visto tempo prima sulle montagne di Rhone, famelici e non morti. Le sue labbra si arricciarono, ma qualsiasi cosa stesse per dire quell'essere che una volta era stato Ein, fu cancellata dall'ascia di Snorri che gli recise il capo.
Mi dispiace, fratello. Raccolse la testa per i capelli e la gett nel fuoco che ardeva nel caminetto.
C' dell'altro, dissi. Nella pira c'erano molti pi uomini di quelli contenuti nella massa informe di fronte a noi.
Come a darmi conferma dei miei sospetti, le porte in basso andarono in frantumi. In realt a rompersi erano stati con tutta probabilit i fermi della trave che le sbarrava, piuttosto che le porte stesse. Sarebbero stati sufficienti due uomini per aprire il portone dall'interno senza grandi problemi, ma quel mostro informe risvegliato dai negromanti non aveva l'abilit n l'intelligenza necessarie. Si era limitato a sfondare la trave di sbarramento, e adesso, spento come la sua controparte pi piccola giunta fino a noi, era crollato attraverso l'apertura.
E ora?. Avevo bisogno di una meta. Un posto in cui fuggire.
Adesso scappiamo, disse Snorri.
Oh, grazie a Dio!, replicai, sebbene non potessi fare molto di pi che zoppicare, per via delle costole frantumate. Mi fermai per un istante e scrutai Snorri. Era l'ammissione finale della sconfitta: Snorri che scappava da una battaglia. Dove?.
Ma lui aveva gi aperto la seconda porta, quella che conduceva alle stanze scavate dentro le mura massicce a sinistra della guardiola, dalla parte opposta rispetto al punto in cui ci eravamo scontrati con lo Spezzaremi.
C' una stanza blindata nel mastio. Porte di ferro. Diverse serrature. Dobbiamo resistere fino all'alba. Si lanci di corsa lungo il corridoio gelido, con il respiro che si trasformava in vapore intorno a lui.
Perch?, gli gridai dietro, tentando di tenere il passo. Ero assolutamente d'accordo con l'idea di scappare e nasconderci, ma speravo che la ragione non fosse semplicemente quella di ritardare l'inevitabile. Alle mie spalle la stampella di Tuttugu ticchettava sul pavimento di pietra. Si trascinava in avanti, al massimo della velocit che gli era possibile.
Perch?. Quando raggiunsi Snorri, quasi un centinaio di metri pi in l, ero senza fiato.
Lui ci aspettava in cima a una rampa di scale e guardava la lanterna dondolante di Tuttugu alle mie spalle. Sbrigati!.
Perch?. Quasi allungai una mano per afferrarlo.
Perch non possiamo vincere. Non nelle tenebre. Forse alla luce del giorno quei poteri, quelle creature... non saranno cos forti. O forse mi sbaglio. Comunque sia, almeno moriremo nella luce. Si interruppe. Non mi importa dei doni di Aslaug. Non mi piace ci in cui sta cercando di trasformarmi. Sogghign. Partiremo per il Valhalla con i raggi del sole sul viso.
Snorri si ferm per darmi modo di rispondere. Ma tutto ci che avevo da dire era che non credevo che il sole avrebbe potuto raggiungerci in una camera blindata al centro del mastio. Tuttavia, serrai i denti e ricacciai indietro quelle parole. Snorri mi rivolse un altro sorriso, questa volta un po' pi incerto, poi si volt e imbocc le scale. Lo seguii, imprecando per via degli ennesimi gradini ghiacciati e scivolosi che mi ritrovavo davanti, sebbene Tuttugu, con il ginocchio fratturato, se la vedesse ancora peggio.
Il gelo aveva sigillato la porta che dava sul cortile. Snorri la sfond e ci aspett l, mentre il vento ululava all'esterno.
Come faremo a entrare?, chiesi ansimando.
Ho preso le chiavi a Sven lo Spezzaremi. Snorri si batt una mano sulla giacca. Ci sono gi stato. L'ho gi aperta. Per cercare.... Scherm la lanterna in modo che non emanasse alcuna luce. Tuttugu fece lo stesso quando giunse ansimando in fondo alle scale.
Uscimmo nel cortile. Non vedevo nulla, solo un mucchio di luci vicino alle enormi porte, mentre i Vichinghi Rossi penetravano all'interno. Di certo prima di tutto sarebbero andati a cercare i loro compagni e le provviste. Senza cibo n combustibile il loro futuro era piuttosto grigio. Forte o non forte, Ghiaccio Amaro avrebbe finito per ucciderli tutti.
Venite, ci incit Snorri.
Aspetta!. Non riuscivo a vederlo. Rischiavamo di separarci e perderci nell'oscurit. Doveva mancare circa un'ora all'alba, ma nel cielo non se ne vedevano ancora tracce. Il buio assoluto.
Tuttugu mi super zoppicando e pos una mano sulla spalla di Snorri. Aggrappati, Jal.
Mi strinsi a Tuttugu e avanzammo in una cieca fila indiana, attraversando il cortile con il ghiaccio e la neve che scricchiolavano sotto i nostri piedi.
I Vichinghi Rossi probabilmente erano tutti impegnati a prendere possesso dei loro quartieri, ma io ero pi preoccupato per coloro che li avevano condotti fin l. Quella notte pareva maledetta, il vento adesso parlava con una voce nuova, ancora pi gelida e letale, anche se non l'avrei mai creduto possibile. Continuammo ad avanzare. A ogni passo mi aspettavo di sentire una mano posarsi sulla mia spalla e trascinarmi indietro.
A volte le nostre peggiori paure non si concretizzano - ma  pur vero che l'esperienza mi ha insegnato che non si concretizzano soltanto per lasciare il posto ad altri terrori che l'immaginazione non era stata nemmeno in grado di concepire. In ogni caso, riuscimmo a raggiungere il mastio e Snorri inser una grossa chiave di ferro nella serratura della porticina ricavata all'interno dell'enorme portale, grande a sufficienza da permettere il passaggio di un carro. Gir la chiave con forza. Per un attimo pensai che la serratura fosse troppo congelata, ma anche quella paura si rivel infondata. D'altra parte quel meccanismo era stato costruito in mezzo al gelo da uomini che conoscevano l'inverno.
Snorri ci guid all'interno. Chiuse la porta, gir di nuovo la chiave e scopr la lanterna. Rimanemmo immobili per qualche istante, tutti e tre, a fissare i nostri volti pallidi e sporchi di sangue, e il fiato che si addensava in nuvole di vapore.
Venite, ci esort Snorri, conducendoci attraverso diverse stanze vuote, superando poi nuove porte e nuove rampe di scale, meno gelide poich si trovavano all'interno dell'edificio. Percorremmo di corsa sale deserte, le nostre ombre danzavano intorno a noi seguendo il ritmo delle lanterne dondolanti. La nostra piccola bolla di luce incerta si addentrava nell'oscurit che la consumava. I nostri passi riecheggiavano in quei luoghi cos freddi e vuoti, producendo un rumore che ci parve assordante. L'espressione un frastuono da risvegliare i morti si affacci alla mia mente. Passaggi laterali si aprivano minacciosi accanto a noi mentre procedevamo. Ancora avanti, oltre un'alta arcata e dentro una lunga sala. Infine, all'estremit opposta, una porta di ferro socchiusa.
Eccola. Snorri la indic con l'ascia. La nostra fortezza.
La salvezza! Nei momenti peggiori, anche un riparo temporaneo sembra una benedizione. Mi voltai a guardare l'arcata, convinto di veder spuntare dalle tenebre qualche indicibile orrore pronto a saltarci addosso.
Snorri si avvicin rapidamente alla porta e la spalanc in modo che potessimo passare, facendo cigolare i cardini. Oltre la soglia, c'era uno stretto corridoio nel quale si susseguivano delle pesanti porte. Fortunatamente Snorri le aveva aperte durante la sua visita precedente, altrimenti ci saremmo ritrovati ad armeggiare con le chiavi nell'oscurit, mentre le ombre sopraggiungevano alle nostre spalle. Quando richiudemmo dietro di noi la prima porta, il rumore della chiave che girava nella serratura fu come musica per le mie orecchie. Sentii tutto il corpo afflosciarsi mentre la tensione finalmente calava.
Mi chiesi dove potessero essere Freja ed Egil e sperai che si trovassero al sicuro. Ma non lo dissi ad alta voce, per paura che a Snorri venisse in mente di uscire di nuovo a cercarli. Se ce l'avevano fatta finora, sarebbero riusciti a resistere ancora un altro po', dissi a me stesso. Nella mia mente me li raffiguravo cos come li aveva descritti Snorri. Freja era una donna esperta e determinata... non avrebbe smesso di sperare, non in lui, non finch suo figlio era ancora vivo. Vidi anche il ragazzino, ossuto, con le lentiggini e lo sguardo curioso. Lo vidi sorridere - lo stesso sorriso cos semplice di suo padre - e scorrazzare in cerca di guai tra le capanne di Otto Approdi. Non riuscivo a figurarmeli l nel forte, non volevo pensare a come potesse averli ridotti quel posto.
Mi appoggiai alla parete per un istante, chiusi gli occhi e tentai di convincermi che l'odore di tomba che aleggiava nell'aria fosse frutto della mia immaginazione. Forse era davvero cos, o forse i nostri inseguitori erano pi vicini di quanto pensassi, ma in entrambi i casi aver sbarrato la porta era stata un'ottima cosa. Davvero ottima. Snorri tir anche due catenacci, uno sotto e uno sopra. Ancora meglio.
Muoviamoci. Mi fece un cenno evitando accuratamente di toccarmi: l'aria crepitava e sfrigolava se ci avvicinavamo troppo, e la mia pelle diventava cos luminosa da poter quasi rischiarare il nostro cammino. Tra la prima sala e la camera blindata c'erano quattro porte. Snorri le sbarr una dopo l'altra, sprangandole con i catenacci, nel caso i nemici avessero avuto a disposizione una copia delle chiavi.
Quando l'ultima porta fu saldamente chiusa alle nostre spalle, crollammo esausti sui cumuli di sacchi ammassati contro le pareti. La luce delle lanterne ci mostr una stanza cubica, senza finestre n vie d'uscita, se non la porta da cui eravamo entrati.
Cosa c' nei sacchi?, chiese Tuttugu tastando l'estremit bitorzoluta sotto di lui.
Mais nero, farina di grano e sale. Snorri indic due barili nell'angolo opposto. Ghiaccio tritato e nell'altro whisky.
Potremmo sopravvivere anche un mese con tutta questa roba, dissi, tentando di immaginare una simile prova.
La luce del sole.  tutto quello che ci serve. Domattina attaccheremo. Snorri aveva un'aria torva.
Per quanto avessi voglia di ribattere, in effetti aveva ragione. Nessuno sarebbe venuto a salvarci, non aspettavamo rinforzi. Alla fine sarebbero riusciti a entrare, oppure saremmo morti nella nostra stessa sporcizia. Eppure, sapevo che al momento decisivo, quando sarei dovuto uscire e consegnarmi ai non-nati, i miei compagni avrebbero dovuto trascinarmi a forza. Avrei preferito di gran lunga tagliarmi le vene e farla finita cos.
Cosa c' l fuori, Snorri?. Mi sdraiai e osservai le ombre che danzavano sul soffitto. Aslaug te l'ha detto? Ti ha detto cosa ha visto nell'oscurit?
Non-nati. Forse una dozzina. E con loro il peggiore di tutti, il Capitano Non-nato. Il braccio destro del Re dei Morti nel Nord. Cavano fuori dalla terra le truppe da schierare nella guerra che il re ha in mente di scatenare. Ma i soldati sono solo un extra. In realt stanno cercando la chiave di Rikeson. Non che l'abbia creata lui. Aslaug dice che l'ha sottratta a Loki con l'inganno. O forse Loki ha fatto in modo che sembrasse cos, mentre in realt  stato lui a ingannare Olaaf Rikeson perch la prendesse.
Tuttugu allung una gamba, annusando e coprendosi con delle pelli. Arricci il naso, quell'odore non gli piaceva.
Baraqel non mi dice mai nulla di utile. Immagino che i segreti migliori vengano sussurrati di notte. Non prestai troppa attenzione a ci che Aslaug aveva detto di Loki. A quanto pareva, le voci con cui la luce e le tenebre ci parlavano erano quelle che noi stessi avevamo attribuito loro, a seconda delle nostre aspettative. Perci era del tutto naturale che le spiegazioni fornite a Snorri giungessero sotto forma di racconti pagani, mentre a me arrivava la versione vera, pronunciata dalle labbra di un angelo simile a quelli dipinti sulle vetrate dai mille colori della cattedrale di Vermillion.
Vermillion! Dio, quanto avrei voluto essere l. Ricordai il giorno in cui avevo lasciato la citt. Quella giornata cos folle e caotica. Non avevo fatto nemmeno in tempo a interrompere il mio digiuno, quella mattina: la Regina dei Rossi aveva deciso di molestare le orecchie di tutti noi nipoti con un lungo discorso, e proprio verso la fine, quando ormai bruciavo dalla voglia di andarmene per i fatti miei, la nonna non aveva forse parlato di compiti, missioni, e della ricerca... di una chiave?
Dall'odore sembra che qualcuno abbia strisciato fin qui per venirci a morire. Tuttugu interruppe i miei pensieri. Annus di nuovo l'aria e lanci uno sguardo sospettoso nella mia direzione.
Lo azzittii agitando una mano. I pezzi del puzzle cominciavano a incastrarsi nella mia mente. La Regina dei Rossi ci aveva raccontato la storia di una porta che si apriva sulla morte, una porta vera e propria. Chi mai avrebbe voluto aprirla?
Il Re dei Morti....
Jal.... Tuttugu tent di nuovo di intromettersi.
Sto pensando!. La porta della morte non poteva essere aperta, la serratura non aveva... La chiave di Loki pu aprire qualsiasi porta!.
Jal!. Snorri si alz in piedi. Gi!.
Un sacco vuoto mi cadde sulle spalle mentre mi lanciavo in avanti, dimenticando il dolore. Sentii il rumore del grano che si rovesciava e si sparpagliava per terra. L'odore di tomba aument fino a diventare quasi palpabile.
No!, grid Tuttugu lanciandosi addosso a qualsiasi cosa fosse comparsa alle mie spalle, brandendo l'ascia. Atterrai sul pavimento e il mio mondo esplose di dolore quando le costole fratturate incontrarono la pietra. Udii un colpo sordo e dalle palpebre socchiuse intravidi Tuttugu che volava dall'altra parte della stanza. Il rumore che produsse quando colp la parete mi fece capire che non si sarebbe pi rialzato.
Rotolai su me stesso e vidi il non-nato torreggiare su di me, srotolava le sue membra lunghe e oscene, squarciando i sacchi pieni e vuoti sotto i quali si era nascosto. Il suo volto scuoiato di fresco si chin a guardarmi, la nuca con lo scalpo umido e privo di capelli quasi sfiorava il soffitto. Nei suoi occhi c'era la stessa espressione bestiale e famelica che non aveva mai cessato di perseguitarmi durante la mia fuga lunga e selvaggia da Marca Rossa, ma non erano gli stessi occhi di fronte ai quali ero scappato la notte dell'opera, quasi una vita prima. Certo, erano terrificanti, ma avevano solo un leggero accenno di quell'orribile consapevolezza.
Barcollai di lato e tentai di strisciare verso la porta, mentre una mano fatta di carne semi liquefatta e dotata decisamente di troppe ossa si allungava verso di me.
Jal!. Snorri si lanci all'attacco. Snorri si lanciava sempre all'attacco. Colp il suo braccio, deviandolo di lato. Il non-nato lo agguant con l'altra mano, i suoi artigli ricurvi penetrarono attraverso diversi strati di vestiti fino alla pelle e ai muscoli.
Io ero quasi riuscito a raggiungere la porta. Non so cosa pensassi di fare, una volta l. Probabilmente avrei cercato di grattare via il metallo freddo in preda alla disperazione. Il non-nato mi risparmi un bel po' di unghie spezzate artigliandomi il fianco con un dito lungo e lurido e trascinandomi indietro. Lottai per ogni centimetro, scalciando e urlando. Perlopi urlando.
Snorri caric di nuovo, fradicio del suo stesso sangue, e il non-nato lo agguant all'altezza della vita, sollevandolo da terra e affondando in profondit gli artigli.
Muori, bastardo!, ulul Snorri mentre la vista gli si annebbiava. Poi, con le ultime forze che gli restavano, Snorri ver Snagason cal l'ascia di suo padre, mulinandola in un colpo laterale con una torsione del corpo che fece affondare gli artigli del non-nato ancora di pi nella sua carne ma aument la potenza del colpo. La lama fendette la luce della lanterna, lasciando dietro di s una scia di oscurit. Poi penetr nel cranio del non-nato, spaccando a met quell'orribile teschio. Con un ruggito, Snorri liber l'ascia, facendo schizzare della poltiglia grigia mentre apriva in due il mostro.
In preda alle convulsioni, il non-nato ci lasci andare, sparpagliando ovunque grano, sale e pezzi di sacchi squarciati mentre si schiantava a terra e si rattrappiva. Rimasi sdraiato con il sangue che scorreva copioso dallo squarcio scuro che la creatura mi aveva inflitto. Snorri riusc a rimettersi in piedi a malapena, barcollando, mentre trascinava la sua ascia di nuovo verso il nemico.
Ma quando il norreno raggiunse l'altro capo della sala, tutto ci che restava del non-nato, in mezzo a un mucchio di vecchie ossa e brandelli di pelle, era un affarino annerito e rannicchiato su se stesso. Sembrava quasi un bambino. Crollando in ginocchio di fronte a lui, Snorri si chin e pianse come se il suo cuore si fosse spezzato.

30.

Siamo fregati. Sollevai una mano per ripulirmi il sangue dalla bocca. Il braccio era quasi troppo pesante da muovere, mi pareva che appartenesse a qualcun altro, che non fosse mio. E c'era fin troppo sangue da ripulire. Dovevo essermi morso la lingua.
S,  cos. Snorri era sdraiato sulla schiena, i sacchi intorno a lui erano color cremisi. La sua gamba aveva un brutto aspetto, piegata a una strana angolazione, ma se anche gli dava fastidio, non aveva pi la forza per spostarla. Mi turbava vederlo cos, senza pi energie per combattere. Snorri non mollava mai. Non l'avrebbe mai fatto, non a un passo dal ritrovare la moglie e il figlio. Lo guardai di nuovo, accasciato, sanguinante e sconfitto. Allora capii.
Dimmelo. Ero sdraiato su dei sacchi impregnati di sangue quanto quelli su cui giaceva lui. Presto entrambi saremmo morti dissanguati. Volevo sapere se quella era stata sul serio una missione di salvataggio. C'era mai stata davvero la possibilit di salvare sua moglie e suo figlio? Dimmi tutto.
Snorri sput del sangue e apr la mano, facendo scivolare a terra l'ascia. Su nella sala, lo Spezzaremi mi ha rivelato che se gliel'avessi chiesto quando ero suo prigioniero, me l'avrebbe detto. All'epoca mi consigli di non chiedere, quando mi cattur, e mi spavent cos tanto che... non ebbi il coraggio di farlo. Mi disse di non fare domande, perch altrimenti lui me l'avrebbe detto. Non chiesi, e lui mantenne il silenzio. Snorri trasse un profondo respiro. Aveva gli zigomi frantumati, pezzi di osso erano visibili sotto la pelle. Ma su, quando Aslaug era dentro di me e gli avevo quasi cavato gli occhi, gliel'ho chiesto di nuovo... e questa volta mi ha risposto. Un altro respiro tremante. Non avevo pi sensibilit al volto, un formicolio mi attraversava gli zigomi e i miei occhi erano gonfi e brucianti. Hanno consegnato Egil e gli altri bambini ai negromanti. Le vite dei bambini erano nutrimento per i non-nati e i lichkin, altre creature mostruose ugualmente terribili. Ancora un respiro spezzato. Le donne sono state uccise e i loro corpi, una volta risvegliati, impiegati per scavare nel ghiaccio. Solo Freja e poche altre sono state risparmiate.
Perch?. Forse non volevo saperlo davvero. La vita scivolava via da me in una pozza scarlatta che si allargava sul pavimento. Ricordi felici mi tornarono alla mente, giorni pigri, momenti dolci. Era meglio trascorrere cos i miei ultimi istanti. Ma Snorri aveva bisogno di dirmi tutto e io avevo bisogno di lasciarglielo fare.
Morire non era cos male come avevo immaginato. Per tanto tempo ero stato dominato dalla paura, mi ero figurato innumerevoli volte la mia morte, e invece eccomi l, vicino alla fine e quasi in pace. Faceva male, certo, ma c'era un amico con me e mi sentivo avvolto da una certa tranquillit. Perch?, chiesi di nuovo.
Non te l'ho detto, Snorri boccheggi per un'improvvisa fitta di dolore. Non potevo. Non era una bugia. Ma non riuscivo a dirlo... era troppo... se tu....
Capisco. Era vero. Ci sono delle verit che non si possono esprimere a parole. Sono verit che feriscono, ogni parola ti lacererebbe l'anima se provassi a strappartela dalle labbra.
Lei... mia moglie, Freja. Un mezzo respiro. Freja era incinta. Del nostro bambino. Per questo l'hanno tenuta in vita. Per creare un non-nato.  morta quando le hanno squarciato il ventre per tirarlo fuori. Snorri boccheggi schizzando sangue dalla bocca, buttando fuori il dolore con quei rapidi singhiozzi che gli uomini fanno per non scoppiare a piangere come bambini.
Incinta?. In tutto il tempo che avevamo passato insieme non me lo aveva mai detto. Tutto il nostro lungo viaggio era stato una corsa senza speranza per il destino di quel bambino. Una lacrima col lungo la mia guancia, ardente e lenta, raffreddandosi a contatto con l'aria gelida.
Ho appena ucciso mio figlio. Snorri chiuse gli occhi.
Voltai la testa e guardai di nuovo il feto rannicchiato tra ci che rimaneva del corpo del non-nato - il suo nucleo, ci che aveva fornito energia a quell'orrore che non aveva mai veramente vissuto, ma solo abusato della carne per i suoi scopi.
Tuo figlio.... Non gli chiesi come facesse a saperlo. Forse il legame tra loro aveva consentito al non-nato di leggere nella sua mente e l'aveva condotto ad attenderci in quella stanza. Non feci altre domande, non sapevo cosa dire. Pronunciai invece le parole che avrei dovuto dire pi spesso nel corso della mia breve e sconsiderata vita.
Mi dispiace.
Restammo cos per qualche istante, senza parlare. La vita scorreva via dal mio corpo, goccia dopo goccia. Avevo l'impressione che non mi mancasse come avrebbe dovuto.
Il silenzio fu rotto da un cigolio.
Che diavolo.... Sollevai leggermente il capo. Sembravano proprio...
Cardini. Snorri si alz lentamente, sorreggendosi a fatica sui gomiti.
Ma l'avevi chiusa a chiave. Il rumore del metallo che sfregava sul metallo era insopportabile. Con il catenaccio.
S.
Ancora un cigolio. Questa volta pi forte, pi vicino.
Com' possibile?. La mia voce riprese un po' di energia. E anche un tono un po' lamentoso, devo ammetterlo. Pensavo dovessero abbatterle.
Evidentemente hanno la chiave. Snorri afferr l'ascia, mugolando di dolore.
Ma hai sprangato tutte le porte... ti ho visto!.
Un altro cigolio, il suono di metallo antico che sfiorava la pietra mentre anche la terza porta cedeva. Ne restava soltanto una, e su di essa posai il mio sguardo terrorizzato.
La chiave. La chiave di Rikeson. La chiave di Loki. La chiave che apre tutte le porte. Snorri riusc a mettersi a sedere, pallido come un morto, con le membra tremanti.  il Capitano Non-nato. Devono aver trovato la chiave sotto il ghiaccio.
Ci restavano solo pochi istanti. Sentii qualcuno graffiare sull'altro lato della porta e vidi la ruggine fiorire sull'antico metallo scuro. All'improvviso la stanza parve pi fredda e pi cupa, come se un velo di tristezza si fosse posato sulle mie spalle. Un fardello troppo pesante da sopportare.
Jal,  stato un onore. Snorri mi porse la mano. Sono fiero di averti conosciuto. Pass il palmo sulla lama dell'ascia di suo padre, aprendo un lungo taglio. Sanguina con me, fratello.
Al diavolo. I catenacci dell'ultima porta scattarono e rimbalzarono con violenza. Ho sempre saputo che prima o poi mi avresti proposto questa robaccia vichinga. La porta cominci ad aprirsi, centimetro dopo centimetro, spingendo via i sacchi.  stato un onore anche per me, hauldr Snagason. Mi ferii il palmo con la lama della mia spada, in una smorfia di dolore, e tesi la mano verso quella di Snorri, lasciando che si riempisse di sangue.
La porta si spalanc per met e alla luce morente delle nostre lanterne comparve il Capitano Non-nato, curvo in mezzo al corridoio, la parodia di un essere fatto di carne, con malformazioni di ogni genere e il volto deturpato da ossa sporgenti. Vi si leggeva tutta la forza dei suoi istinti maligni.
Da qualche parte, oltre le mura della Fortezza Nera, il sole fece capolino sull'orizzonte ghiacciato, penetrando nella lunga notte.
L'aria tra me e Snorri prese a sfrigolare e a luccicare mentre le nostre mani si avvicinavano l'una all'altra. Il mio braccio risplendeva di un fulgore cos brillante che non riuscivo nemmeno a guardarlo. Quello di Snorri invece si fece scuro come la notte, un buco nero che divorava tutta la luce del mondo senza restituire nulla.
Il non-nato balz in avanti.
Noi congiungemmo le mani.
Il mondo si spacc.
La notte si mescol con il giorno.
Poi esplose tutto quanto.

La magia della Sorella Silente ci abbandon e insegu la sua preda. La deflagrazione risuon in tutto il mastio, nel cortile e oltre le mura. Il Capitano Non-nato resistette a malapena per un battito di ciglia. Le due crepe gemelle lo attraversarono, il buio intrecciato alla luce, e minuscoli brandelli del suo corpo furono scagliati indietro nel corridoio mentre le due linee proseguivano.
La forza del contraccolpo ci rivolt entrambi sulla schiena e ci separ. Non avevo la forza per oppormi e rimasi l dove l'esplosione mi aveva scagliato.
La crepa che avevamo aperto aveva origine nel pavimento, nel punto in cui avevamo congiunto le mani e il nostro sangue si era mescolato colando a terra. Quell'estremit inizi ad allungarsi, lentamente, frantumando la pietra con lo stesso crepitio del ghiaccio che si spezza, la linea di luce inframmezzata con quella fatta di oscurit.
Cristo!, imprecai. Tanto valeva morire con una bestemmia a fior di labbra.
La crepa devi nella mia direzione, cos luminosa e insieme oscura al punto da accecarmi. Sbattei le palpebre e dietro ai miei occhi comparve una vaga eco di Baraqel, con le ali ripiegate.  nelle tue mani adesso, Jalan Kendeth.
Gli inveii contro. Perch non se ne andava? Perch non mi lasciava morire in pace?
 nelle tue mani. La sua voce era pi bassa, adesso, la sua immagine pi tenue.
Snorri si sforz di alzarsi in piedi, sostenendosi alla sua ascia. In qualche modo quel bastardo ci riusc. Troppo stupido per capire quando era il momento di finirla. Tuttavia non si addiceva a un principe di Marca Rossa essere da meno di un hauldr del Nord. Rotolai su un lato, imprecando, piantai la punta della spada nella fessura tra due lastre di pietra e tentai di sollevarmi. Era troppo difficile. Da qualche parte nella mia mente mia nonna incombeva su di me. Alta, regale e spaventosa come non mai nei suoi abiti scarlatti. Alzati in piedi! Ringhiando per lo sforzo, ci riuscii.
Feci un passo indietro e appoggiai le spalle alla parete, la crepa era a meno di un metro da me, squarciava i sacchi e il pavimento sottostante, facendo schizzare in aria granelli di mais, che scoppiettavano con un curioso rumore.
Quando non c' modo di scappare, a volte bisogna ricorrere a misure estreme. Baraqel mi aveva sempre parlato del mio lignaggio. In quel momento la mia mente era dominata dall'immagine della Regina dei Rossi, autoritaria e impavida, ma alle sue spalle vidi Garyus e la Sorella Silente, mentre davanti a lei c'era mio padre. Avevo nominato il suo nome invano pi e pi volte, l'avevo definito un codardo, un ubriacone, un falso prete, ma in fondo avevo sempre saputo cosa l'aveva ridotto cos. Sapevo anche che c'era sempre stato quando mia madre aveva avuto bisogno di lui. Non si era arreso ai suoi demoni, se non quando lei aveva perso ogni speranza di salvezza.
Andai incontro alla crepa, la frattura tra i mondi. Mi chinai di fronte a essa e allungai la mano.
 mia. Sono stato io a crearla, e la magia da cui trae origine ha avuto inizio nella mia famiglia. Una catena ininterrotta di sangue mi unisce a chi ha lanciato l'incantesimo. Tesi la mano e attingendo al potere che giaceva nel profondo della mia essenza, richiusi la crepa.
La fessura avvamp per tutta la sua lunghezza, poi si scur, avvamp di nuovo e infine si rattrapp su se stessa finch non ne rimasero che pochi centimetri di luce e tenebra, l dove l'avevo richiusa tra pollice e indice.
La crepa si dimen emettendo un brontolio, e minuscole fratture presero a diramarsi dal punto in cui la tenevo, risalendo per il dorso della mia mano. Il dolore era insopportabile.
Non riesco a tenerla, Snorri. Ero gi sul punto di morire, ma l'incantesimo di mia nonna pareva intenzionato a farmi crepare subito, l su due piedi, invece di attendere un'ora o poco pi.
Snorri dovette strisciare e arrampicarsi sui sacchi, i muscoli massicci delle sue braccia tremavano per lo sforzo. Dalla bocca gli colava del sangue scuro. Ma ce la fece. Il suo sguardo incroci il mio mentre allungava una mano per chiudere l'estremit opposta della crepa.
Morir con noi? Sar la fine di tutto?.
Annuii. Serr pollice e indice sull'altro capo della frattura.

31.

Ceppi di legno crepitanti in un caminetto. Mi rilassai. Nel mio sogno quello era stato il rumore delle fiamme dell'inferno che mi attendevano per i miei peccati. Rimasi sdraiato ancora per diversi minuti a godermi semplicemente il calore e a osservare attraverso le palpebre chiuse la luce e le ombre che danzavano insieme.
Scappa!. Mi misi a sedere di scatto ricordando la stanza blindata, il non-nato e le porte che si aprivano.
Ma che diavolo.... Abbassai lo sguardo sulle pellicce che erano scivolate dal mio corpo e sulla pelle liscia che qualcuno doveva aver suturato, senza dubbio forando molti degli organi vitali spugnosi di cui ogni uomo  ben dotato. Palpai quell'area, ma a parte i tessuti un po' molli, non sentii nulla di strano. Mi passai le mani su tutto il corpo, tastando e pizzicando, ma non trovai ferite peggiori di uno strano livido.
Mi guardai intorno. Ero in una sala della Fortezza Nera e Tuttugu camminava verso di me zoppicando leggermente.
Tu sei morto!. Mi guardai intorno in cerca della mia spada. Ti ho visto schiantarti contro il muro!.
Tuttugu sogghign e si tocc la pancia. Sono ben imbottito!. Poi, con aria pi seria: Ma sarei morto se non fossi stato guarito. E anche tu.
I non-nati?. Snorri aveva detto che ce n'erano almeno una dozzina, o forse pi. Improvvisamente sentii la bocca secca e riuscii solo a spalancare le braccia per dare pi forza alla mia domanda.
Quelli che non sono stati annientati sono scappati. I negromanti, i Vichinghi Rossi, gli uomini-cadavere... sono tutti spariti, disse Tuttugu. Come ti senti?. Il suo tono era leggermente apprensivo.
Bene. Pi che bene. Benissimo. Premetti le dita sul punto in cui si trovava la ferita alla coscia e non sentii alcuna fitta. Com' possibile?
Quindi non ti senti... malvagio?. Tuttugu serr le labbra, il suo volto era come una maschera.
Uhm, no... non particolarmente. Mi guardai intorno in cerca di Snorri, ma non vidi nulla a parte mucchi di pellicce e qualche fagotto di provviste. Com' successo?. Non ero in grado di guarirmi da solo.
 stato Snorri, disse Tuttugu con voce cupa. Ha detto che una valchiria....
Un angelo?
Lui ha detto valchiria. Ha detto che  stata una valchiria ad aiutarlo. C'era anche dell'altro, ma verso la fine non era pi in grado di parlare. Ha detto... per non esistono valchirie maschi... credo che la valchiria in realt fosse un dio.
Baraqel? Ha detto Baraqel?.
Tuttugu annu.
Verso la fine?. Il mio stomaco si contorse in una morsa nodosa e gelida. Ricordai quanta energia mi avesse richiesto ogni singola guarigione. ...?
Morto?. Tuttugu zoppic fino al mucchio di pellicce. No, ma dovrebbe. Sollev una pelle di lupo, sotto la quale giaceva Snorri. Era pallido, ma respirava ancora. Gli zigomi fratturati erano stati rimessi a posto e le ferite suturate. Ho fatto quello che ho potuto. Adesso possiamo solo aspettare.
Quanto ho dormito?. Mi sembrava importante saperlo, anche se i nostri nemici erano fuggiti.
Tutto il giorno, Jal.  quasi il tramonto.
Ma se Snorri... Baraqel, hai detto? E il potere di guarigione... Quindi adesso  un guerriero della luce. Abbassai di nuovo lo sguardo sul punto in cui avrebbero dovuto trovarsi le ferite. Quindi adesso quello che  consacrato alle tenebre....
Tuttugu annu.
Ah.
Tornai a sdraiarmi. Il viaggio di ritorno fino a Vermillion era lungo, e se non fossimo riusciti a partire prima dell'inverno, la Fortezza Nera sarebbe stata la nostra casa fino a primavera. Ma ce l'avrei fatta in ogni caso, e allora avrei raccolto ci che restava del coraggio che avevo appena ritrovato e mi sarei presentato di fronte alla Regina dei Rossi per chiederle di ordinare alla sua dannata sorella di liberarci da quel maledetto incantesimo.
Sempre che nel frattempo qualcuno non fosse riuscito a convincermi del contrario.
Da qualche parte il sole stava calando. Chiusi gli occhi. Volevo scoprire quanto poteva essere persuasiva Aslaug.

Sei settimane dopo, le prime vere nevi dell'inverno precipitarono dal cielo plumbeo, sospinte da un vento feroce.
Portami un'altra birra, Tuttugu, amico mio.
Tuttugu scroll le spalle, mite come al solito. Mise da parte il suo pollo arrosto e and a riempire un boccale.
Fuori, le strade di Trond erano ingombre di neve. Non mi importava. Mi rannicchiai pi a fondo nella pelliccia di un orso bianco ancora pi grosso di quello che Snorri aveva abbattuto nelle Fosse del Sangue. Molto confortevole. Nessuno se ne andava in giro senza una buona ragione, e nella taverna delle Tre Asce c'era poco movimento. Probabilmente era quello il motivo per cui il proprietario me l'aveva venduta senza battere ciglio, per soli due diamanti cavati dal pendente di mia madre.
Era una bella sensazione essermi liberato di cos tante paure e turbamenti e starmene tranquillo e al caldo tra le grinfie dell'inverno. Le uniche preoccupazioni che ancora mi tormentavano nelle lunghe notti erano cose da poco, e comunque molto lontane. Il problema di Maeres Allus sembrava insignificante rispetto al terribile scoglio di come tornare a casa. In effetti, l'unica cosa che riusciva a togliermi il sonno, o meglio, l'unica cosa che riusciva a togliermi il sonno senza che io fossi consenziente, era il ricordo del Capitano Non-nato: certo, quell'orribile apparizione mi aveva terrorizzato al punto da fermarmi il cuore, il suo sguardo era qualcosa di agghiacciante, ma non si trattava comunque degli stessi occhi che mi avevano osservato dalle fessure di quella maschera all'opera, cos tanti chilometri e cos tanti mesi prima. Quello sguardo era ancora pi terribile. E mi tormentava ancora.

La vita  bella.
Oggi Astrid  in citt per lavoro, ma al suo posto a scaldarmi c' l'adorabile Edda. Snorri dice che finir male e ha cominciato a lanciarmi occhiatacce, come a dire che ormai dovrei aver imparato qualcosa. La mia opinione in proposito  che se continuo a lanciarle come si deve, le mie palle da giocoliere resteranno in aria (c' anche Hedwig, una bellezza su cui ho messo gli occhi, figlia di Jarl Sorren) e su di me non piomber mai il giusto castigo - che sarebbe comunque meritato. Aslaug  d'accordo con me. Devo dire che  una compagnia molto pi piacevole di Baraqel. Sono stupito che Snorri ce l'avesse tanto con lei.
Comunque s, sarebbe ora di crescere, e di certo lo far, ma c' sempre tempo domani. Oggi me la voglio godere.
Perci eccoci qui, al caldo alle Tre Asce, con nient'altro da fare a parte... niente. L'inverno ci ha bloccati qui, al sicuro dal mondo esterno e intrappolati nel nostro piccolo mondo segreto.  ironico, visto che il nostro premio era una chiave in grado di aprire qualsiasi cosa. E invece siamo segregati a Trond finch la primavera non scioglier i ghiacci, liberandoci.
A un certo punto, in quell'orribile forte, mentre Baraqel mi tormentava e la mia piccola e sudicia esistenza correva rapidamente incontro al momento fatale, mi ero posto delle domande sulla mia vita. Avrei dovuto impegnarmi di pi, vivere meglio? Avevo cominciato a riflettere sulla mia vecchia esistenza, fatta di vino, canzoni e di tutte le donne che riuscivo a procurarmi. Mi pareva improvvisamente squallida. Una miseria di cui vergognarsi. Durante la marcia nel ghiaccio e in quella lunga notte scura dentro la Fortezza Nera confesso di aver provato il desiderio di ricominciare. Avevo promesso di comportarmi meglio con tutti e accantonare gli stupidi pregiudizi. Avevo deciso di cercare Lisa DeVeer, volevo giurarle fedelt, rimettermi alla sua misericordia e diventare finalmente un uomo: me lo imponeva la mia et, anche se i miei anni tolleravano ancora che fossi un ragazzino. E qual era la cosa peggiore? Ci credevo sul serio!
Aslaug non ci aveva messo molto a dissuadermi. Tutto ci di cui avevo bisogno era qualcuno che mi dicesse che andavo bene cos com'ero, mi desse una pacca sulla spalla e mi ricordasse che il mondo era l fuori ad attendermi, dovevo solo andare a prenderlo!
Quanto a Snorri,  diventato pi cupo che mai da quando Baraqel gli impartisce le sue lezioni ogni volta che il sole sorge. Eppure dovrebbe girare pagina: ha perso la sua famiglia e la sua vendetta  compiuta. Tuttugu l'ha fatto. Va a pesca sul ghiaccio con la gente del posto, ora che il porto  ghiacciato. Ha persino una ragazza gi in citt, o almeno cos dice. Snorri invece continua a rimuginare sul passato. Si mette seduto in veranda, quando il freddo  cos intenso da congelare le onde nel mare, avvolto nelle sue pellicce e con l'ascia in grembo, e resta l a fissare la chiave.
Ora, a me piacciono molto le chiavi, ma quell'affare, quel pezzo di ossidiana, proprio no. Quando la osservi... ti evoca dei pensieri. E pensare troppo non fa bene a nessuno. Specialmente a un uomo come Snorri ver Snagason, che  incline ad agire assecondando le proprie riflessioni. Se ne sta seduto l a fissarla e io riesco quasi a percepire le idee che gli frullano in testa, senza che me le riveli Aslaug. Ha una chiave che apre qualsiasi porta. I suoi familiari sono morti. E da qualche parte l fuori c' una porta che conduce al mondo dei morti, e pu aprirsi in entrambe le direzioni. Una porta che nessuno dovrebbe mai aprire, che nessuno  mai riuscito ad aprire.
Finora.
...
.
...
FINE.